Ogni datore di lavoro con almeno un lavoratore deve designare l’RSPP e non può delegare questa scelta (art. 17 D.Lgs. 81/08). Può nominare un dipendente formato o un consulente esterno, oppure, nelle aziende entro le soglie dell’Allegato II, svolgere personalmente i compiti dopo il corso previsto. L’RSPP deve avere i requisiti dell’art. 32 e aggiornarsi ogni cinque anni secondo l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
La definizione completa è nella voce del glossario RSPP. Qui trovi le risposte alle domande pratiche più frequenti.
Domande frequenti sull’RSPPFAQ
Ogni azienda deve avere un RSPP?
Sì. Ogni datore di lavoro con almeno un lavoratore deve designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. È uno dei due obblighi che il datore di lavoro non può delegare, insieme alla valutazione dei rischi (art. 17, comma 1, lett. b, D.Lgs. 81/08). Le alternative sono tre: un dipendente formato, un professionista o un servizio esterno, oppure lo stesso datore di lavoro nei casi dell’Allegato II.
Quando il datore di lavoro può fare da RSPP?
Secondo l’art. 34 e l’Allegato II, nelle aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori, nelle aziende agricole e zootecniche fino a 30, nelle aziende della pesca fino a 20 e nelle altre aziende fino a 200 lavoratori. Sono escluse le attività in cui il servizio deve essere interno (art. 31, comma 6). Il datore di lavoro deve frequentare il corso e gli aggiornamenti previsti dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. Questo corso è distinto dalla formazione che l’art. 37, comma 7, richiede a ogni datore di lavoro.
Meglio un RSPP interno o esterno?
La legge lascia la scelta al datore di lavoro, salvo i casi dell’art. 31, comma 6, in cui il servizio deve essere interno: aziende a rischio di incidente rilevante, centrali termoelettriche, impianti nucleari, fabbriche di esplosivi, aziende industriali con oltre 200 lavoratori, industrie estrattive e strutture di ricovero e cura con oltre 50 lavoratori. Un RSPP interno conosce meglio i processi. Un RSPP esterno porta competenze trasversali, ma deve conoscere davvero i luoghi di lavoro: servono sopralluoghi documentati, non una consulenza solo “a distanza”.
Quali requisiti deve avere l’RSPP?
Secondo l’art. 32, servono un diploma di istruzione secondaria superiore e l’attestato dei corsi di formazione: modulo A, modulo B (comune più eventuali specializzazioni di settore) e modulo C, con verifica dell’apprendimento. Durate e contenuti sono definiti dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2025, che ha sostituito gli accordi precedenti, tra cui quello del 7 luglio 2016. Alcune lauree tecniche danno diritto all’esonero da parte dei moduli (art. 32, comma 5).
Ogni quanto si aggiorna l’RSPP?
L’aggiornamento è quinquennale, con la durata minima e le modalità fissate dall’Accordo Stato-Regioni 2025. L’obbligo vale sia per l’RSPP e l’ASPP sia per il datore di lavoro che svolge direttamente i compiti del servizio. Conviene annotare la scadenza nello scadenziario aziendale insieme a quelle degli altri corsi.
Cosa fa concretamente l’RSPP?
Secondo l’art. 33, individua i fattori di rischio e valuta i rischi insieme al datore di lavoro. Propone le misure di prevenzione e i sistemi per controllarle, elabora le procedure di sicurezza e propone i programmi di informazione e formazione. Partecipa alla riunione periodica e alle consultazioni sulla sicurezza. Non ha poteri di spesa né di decisione: questi restano al datore di lavoro e ai dirigenti.
L’RSPP risponde penalmente in caso di infortunio?
Il D.Lgs. 81/08 non prevede sanzioni contravvenzionali a carico dell’RSPP, perché il suo ruolo è di consulenza. Questo non esclude la responsabilità penale: se un errore o un’omissione nell’individuare un rischio o nel proporre una misura contribuisce a un infortunio, l’RSPP può rispondere di lesioni od omicidio colposi insieme al datore di lavoro. Per questo conviene mettere per iscritto le segnalazioni e le proposte fatte al datore di lavoro.
L’RSPP può essere anche RLS o preposto?
Non può essere RLS: l’art. 50, comma 7, rende incompatibili le funzioni di RLS e quelle di RSPP o ASPP. Nessuna norma vieta invece che un RSPP interno sia anche preposto del proprio reparto. In questo caso deve avere entrambe le formazioni e i compiti dei due ruoli vanno distinti nelle nomine.
Cosa succede se non nomino l’RSPP?
La mancata designazione è punita con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda (art. 55, comma 1, lett. b). Gli importi delle ammende sono rivalutati periodicamente (art. 306, comma 4-bis). Senza RSPP manca anche la collaborazione richiesta dall’art. 29 per la valutazione dei rischi, e il DVR ne risulta viziato.
Quanto costa un RSPP esterno?
Non esiste una tariffa di legge. Il costo dipende dal numero di lavoratori e di sedi, dal settore e dai rischi, dalla frequenza dei sopralluoghi e dalle attività incluse, come l’aggiornamento del DVR, le riunioni periodiche e l’assistenza nelle ispezioni. Per un confronto corretto tra offerte conviene chiedere l’elenco delle attività e delle ore comprese.