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Sicurezza Gas Medicinali in Ospedali

Obblighi di sicurezza per gli addetti ai gas medicinali in ospedali, cliniche, farmacie ospedaliere e aziende di distribuzione (ATECO 46.46.0 e 20.11.0): DVR con valutazione ATEX, rischio criogenico dell'azoto liquido, bombole ad alta pressione e verifica periodica, formazione specifica e sorveglianza sanitaria.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Chi lavora con gas medicinali in ospedali o nelle aziende di distribuzione (ATECO 46.46.0 commercio all'ingrosso di prodotti farmaceutici; ATECO 20.11.0 fabbricazione di gas industriali e medicinali) è soggetto a un sistema normativo articolato che combina il D.Lgs. 81/08, il D.M. 18/09/1975 sui gas compressi, il D.Lgs. 93/2000 sulle attrezzature a pressione, la Farmacopea Europea, il D.Lgs. 219/2006 (Codice del Farmaco) e la norma tecnica UNI EN ISO 7396-1:2016 sugli impianti di distribuzione gas medicinali. I rischi principali sono il rischio criogenico (azoto liquido a −196 °C), il rischio da pressione (bombole fino a 300 bar), il rischio ATEX nelle sale operatorie con gas anestetici e il rischio da deficit di ossigeno in ambienti chiusi con gas inerti. La classificazione delle zone ATEX, il collaudo periodico delle bombole e la formazione specifica degli addetti sono adempimenti non delegabili.

1. Quadro normativo: D.Lgs. 81/08, DM 18/09/1975 e norme tecniche

La sicurezza sul lavoro nel settore dei gas medicinali si fonda su un quadro normativo stratificato che integra la normativa generale sulla sicurezza con discipline specifiche di settore. Il punto di partenza è il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro — che si applica a tutti i datori di lavoro che impiegano almeno un lavoratore, senza eccezioni per il settore sanitario o per le aziende di distribuzione gas.

Il D.M. 18 settembre 1975 costituisce la norma tecnica di riferimento per i depositi e gli impianti di gas compressi e liquefatti: disciplina la progettazione, il collaudo, la distanza di sicurezza dai fabbricati, le caratteristiche costruttive dei locali di stoccaggio e le modalità operative per la gestione in sicurezza di gas compressi, inclusi quelli medicinali. Pur essendo datato, questo decreto rimane la norma tecnica cogente in Italia per i depositi di gas, aggiornata nelle parti compatibili dalla normativa europea e dalle norme UNI/EN.

Per le attrezzature a pressione — bombole, serbatoi criogenici, recipienti fissi — il riferimento normativo primario è il D.Lgs. 26 luglio 2016 n. 165 (che recepisce la Direttiva PED 2014/68/UE) e il precedente D.Lgs. 2 febbraio 2002 n. 93. Queste norme impongono la marcatura CE delle attrezzature a pressione, la valutazione di conformità da parte di organismi notificati e le verifiche periodiche successive alla messa in servizio. Le bombole di gas medicinale compresso rientrano nel campo di applicazione di queste direttive e devono essere collaudate periodicamente con prove idrauliche.

Sul versante della qualità del prodotto, i gas medicinali sono classificati come medicinali ai sensi dell'art. 1 c. 2 del D.Lgs. 24 aprile 2006 n. 219(Codice del Farmaco) e richiedono l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) rilasciata dall'AIFA. I requisiti di purezza sono definiti nelle monografie della Farmacopea Europea (Ph. Eur.): ciascun gas medicinale — ossigeno per uso medicinale, azoto per uso medicinale, protossido di azoto, anidride carbonica medicinale, aria per uso medicinale — ha la sua monografia che specifica i criteri di purezza minimi, i limiti di impurezze, i metodi analitici di verifica e i requisiti di etichettatura delle bombole.

La progettazione e la gestione degli impianti centralizzati di distribuzione dei gas medicinali all'interno delle strutture ospedaliere è disciplinata dalla norma tecnica UNI EN ISO 7396-1:2016, che specifica i requisiti per gli impianti di distribuzione di gas medicinali compressi e vuoto, compresi i sistemi di allarme, i pannelli di zona, i riduttori di pressione di linea e le prese di utilizzo a parete. La conformità a questa norma non è obbligatoria per legge in senso stretto, ma costituisce lo stato dell'arte della tecnica (art. 2087 cod. civ.) ed è quindi richiamata in tutti i capitolati per la costruzione e la ristrutturazione degli impianti gas negli ospedali. Il Reg. UE 536/2014 sulle sperimentazioni cliniche rileva per le strutture che partecipano a trial clinici: i gas medicinali sperimentali devono essere trattati come medicinali investigativi con adeguata catena di custodia e documentazione GMP.

2. DVR in ambiente ospedaliero e classificazione ATEX

Il Documento di Valutazione dei Rischiin un ospedale o in un'azienda di distribuzione gas medicinali deve affrontare una complessità superiore rispetto alla maggior parte degli altri settori: i rischi sono eterogenei, variano da reparto a reparto, e coinvolgono contemporaneamente il personale sanitario (infermieri, anestesisti, tecnici di sala operatoria) e il personale tecnico (addetti alla manutenzione degli impianti, autisti delle cisterne criogeniche, addetti al magazzino bombole). Il DVR deve essere firmato dal datore di lavoro ai sensi dell'art. 17 D.Lgs. 81/08, elaborato con la collaborazione del RSPP e del medico competente e approvato dall'RLS o RLST.

Sezioni obbligatorie del DVR per gas medicinali. Un DVR completo e specifico per il rischio gas medicinali deve comprendere almeno:

Il DVR deve essere aggiornato ogniqualvolta intervengano modifiche significative alle condizioni di lavoro: installazione di nuovi impianti o reparti che utilizzano gas medicinali, modifica del tipo di gas utilizzato (ad esempio, sostituzione del protossido di azoto con altri agenti anestetici), ampliamento del deposito bombole, variazione delle mansioni dei lavoratori. Nei grandi ospedali è prassi strutturare il DVR come documento madre con schede di valutazione specifiche per reparto (sala operatoria, terapia intensiva, pronto soccorso, deposito bombole, locale tecnico impianti).

3. Ossigeno, azoto, protossido e CO2: rischi chimici e fisici

I gas medicinali più comunemente presenti negli ospedali hanno caratteristiche di pericolo molto diverse tra loro, il che rende indispensabile una valutazione specifica per ciascun gas. La classificazione ai sensi del Regolamento CLP (CE) 1272/2008 è la base della valutazione del rischio chimico ai sensi del Titolo IX D.Lgs. 81/08 (artt. 223-232).

Ossigeno medicinale (O2).L'ossigeno è classificato come gas comburente (H270: può provocare o aggravare un incendio; comburente) e come gas sotto pressione (H280). Non è infiammabile di per sé, ma è un potente accelerante degli incendi: in atmosfere arricchite di ossigeno (concentrazione superiore al 23-25% in volume), la velocità di propagazione delle fiamme aumenta drasticamente, materiali normalmente difficilmente infiammabili — come certi tessuti, plastica, gomma — diventano facilmente combustibili, e l'energia minima di innesco si riduce. I grassi e gli olii a contatto con ossigeno puro possono reagire spontaneamente con violenza. Nelle sale operatorie, dove l'ossigeno è somministrato ai pazienti in miscela con agenti anestetici, la gestione dei rischi di incendio è una priorità assoluta: è vietato l'uso di fonti di ignizione, di materiali oleosi e di fibre sintetiche non conformi nelle immediate vicinanze dei punti di erogazione.

Azoto medicinale (N2).L'azoto gassoso è classificato come gas asfissiante semplice: non è tossico, non è infiammabile, ma sposta l'ossigeno dall'aria riducendone la concentrazione. L'azoto è presente nell'aria al 78%, quindi la sua presenza è normale; il pericolo nasce quando si verifica una perdita in un ambiente chiuso e scarsamente ventilato. Concentrazioni di ossigeno inferiori al 19,5% causano stordimento e riduzione delle capacità cognitive; sotto il 16% subentra la perdita di coscienza; sotto il 6% il decesso può avvenire in pochi minuti senza che la vittima ne sia consapevole. L'azoto è insidioso perché inodore, insapore e incolore: non fornisce alcun segnale sensoriale di allarme. Nei locali dove sono stoccati grandi quantitativi di azoto gassoso compresso o dove vengono utilizzati serbatoi criogenici di azoto liquido, è obbligatoria l'installazione di rilevatori fissi di deficit di ossigeno (Oxygen Deficiency Monitors — ODM).

Protossido di azoto medicinale (N2O).Il protossido di azoto è classificato come comburente (H270) — agisce come l'ossigeno nel supportare la combustione — e ha anche un profilo di tossicità cronica significativo per i lavoratori esposti. I rischi cronici da esposizione professionale includono la neurotossicità (inibizione della metionina sintetasi vitamina B12-dipendente), gli effetti sulla riproduzione (aumentato rischio di aborto spontaneo nelle donne gravide esposte), e la mielopatia da deficit funzionale di vitamina B12. Il protossido di azoto è anche un potente gas serra (potere climalterante pari a 298 volte quello della CO2 su 100 anni), il che ha portato alla progressiva sostituzione del N2O nelle procedure anestesiologiche in molte strutture europee.

Anidride carbonica medicinale (CO2).L'anidride carbonica è classificata come gas sotto pressione (H280) e, ad alte concentrazioni, come tossico acuto. La CO2 è più pesante dell'aria (densità relativa 1,52) e tende ad accumularsi nelle zone basse di ambienti chiusi. Concentrazioni in aria superiori al 2-3% causano cefalea, dispnea e tachicardia; oltre il 5% si verificano perdita di coscienza e convulsioni; concentrazioni superiori al 10% possono essere letali. In ambiente ospedaliero, la CO2 medicinale è usata in laparoscopia (pneumoperitoneo) e in alcune procedure di insufflazione: le perdite dai sistemi di erogazione durante le procedure chirurgiche possono creare livelli elevati nella zona di lavoro. La CO2 è anche diffusa nei laboratori e nelle farmaci ospedaliere per la conservazione di prodotti biologici.

Aria medicinale.L'aria medicinale è una miscela controllata di azoto e ossigeno (circa 78% N2, 21% O2) con limiti di impurezze (CO, CO2, idrocarburi aromatici, vapori d'olio) definiti dalla Farmacopea Europea. Il rischio principale è legato alla possibile contaminazione dell'impianto con altri gas durante le operazioni di manutenzione o in caso di malfunzionamento delle stazioni di controllo dell'impianto centralizzato.

4. Rischio criogenico: azoto liquido (−196 °C) e DPI criogenici

Il rischio criogenico è presente ovunque vengano utilizzati gas medicinali o tecnici allo stato liquido a temperature estremamente basse. I principali gas criogenici presenti in ambiente ospedaliero e nelle aziende di distribuzione gas medicinali sono: azoto liquido (LN2, punto di ebollizione −195,8 °C), ossigeno liquido (LOX, punto di ebollizione −182,9 °C) e protossido di azoto liquido (LN2O, punto di ebollizione −88,5 °C). La caratteristica comune di questi liquidi è la rapidissima capacità di produrre ustioni criogeniche per contatto con la pelle o con le mucose, anche attraverso gli indumenti imbevuti di liquido.

Meccanismo delle ustioni criogeniche.Il contatto anche brevissimo — dell'ordine di pochi secondi — con un liquido criogenico causa congelamento immediato dei tessuti. A differenza delle ustioni termiche, il danno criogenico avviene in modo silenzioso perché la temperatura estrema blocca i recettori del dolore nei tessuti colpiti: la vittima può non percepire l'entità del danno. Le ustioni criogeniche sono classificate con lo stesso sistema delle ustioni termiche (primo, secondo, terzo grado) e quelle più gravi possono richiedere interventi chirurgici rilevanti. La prima mossa in caso di contatto è rimuovere immediatamente l'indumento imbevuto e immergere la parte lesa in acqua tiepida (non calda) scorrente; non applicare mai materiali caldi a contatto diretto.

Rischio di asfissia da evaporazione. Un litro di azoto liquido produce circa 700 litri di azoto gassoso a temperatura ambiente e pressione atmosferica. Un versamento anche limitato di azoto liquido in un locale chiuso può generare in pochi minuti una concentrazione di azoto gassoso tale da ridurre la concentrazione di ossigeno a livelli incompatibili con la vita. Le cisterne criogeniche di azoto liquido trasportate dagli autisti rappresentano un rischio specifico: in caso di incidente stradale o di malfunzionamento delle valvole di sicurezza (PRV — Pressure Relief Valve), la rapida evaporazione del liquido può creare un pericolo immediato non solo per i lavoratori ma anche per terzi nelle immediate vicinanze.

DPI specifici per il rischio criogenico. Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori addetti alle operazioni criogeniche i seguenti DPI, selezionati in base alla valutazione del rischio:

Rilevazione del deficit di ossigeno. Nei locali dove vengono stoccati o utilizzati gas criogenici (depositi di dewar, locali tecnici con serbatoi criogenici), devono essere installati rilevatori fissi di concentrazione di ossigeno (ODM) con doppia soglia di allarme acustico-luminoso: primo allarme a 19,5% O2 (soglia di attenzione secondo le linee guida OSHA) e secondo allarme a 16% O2 (pericolo immediato). I rilevatori devono essere calibrati periodicamente e il registro delle calibrazioni deve essere conservato. In aggiunta ai rilevatori fissi, i lavoratori che entrano in spazi confinati con possibile deficit di ossigeno devono usare rilevatori portatili e, se la concentrazione di ossigeno è inferiore al 19,5%, sono tenuti a utilizzare autorespiratori a circuito aperto prima di qualsiasi ingresso.

5. Rischio pressione: bombole ad alta pressione e verifica periodica

Le bombole di gas medicinale compresso sono recipienti a pressione con pressioni di carica che variano tipicamente tra 150 bar e 300 bar a 15 °C (le bombole di ossigeno medicinale in acciaio da 50 litri possono contenere fino a 10.000 litri di gas a 200 bar). Una bombola di acciaio integra è un recipiente estremamente solido; il pericolo nasce quando la valvola viene danneggiata o se il recipiente subisce un impatto significativo in determinate condizioni. Il cedimento catastrofico di una bombola di gas compresso è un evento raro ma di elevata gravità: il rilascio istantaneo di energia può proiettare la bombola come un proiettile o causare onde di pressione dannose nell'ambiente circostante.

Rischi principali legati alle bombole ad alta pressione:

Verifica periodica delle attrezzature a pressione (D.Lgs. 93/2000 e art. 71 D.Lgs. 81/08).Le bombole di gas medicinale compresso sono attrezzature a pressione soggette a verifica periodica ai sensi dell'art. 71 c. 11 D.Lgs. 81/08 e del D.M. 11 aprile 2011 (Allegato VII). La verifica comprende: ispezione visiva esterna e interna (se tecnicamente fattibile), prova idraulica a pressione di prova pari a 5/3 della pressione massima di esercizio, e verifica delle caratteristiche della valvola. La periodicità dipende dal tipo di gas e dal materiale costruttivo della bombola: per le bombole di acciaio per ossigeno, azoto e protossido, la prova idraulica è generalmente richiesta ogni 10 anni secondo le norme ADR per il trasporto; per le bombole composite (con rivestimento in fibra di carbonio o fibra di vetro), le ispezioni possono essere più frequenti. Le bombole il cui collaudo è scaduto devono essere segregate, etichettate come "fuori servizio" e restituite al fornitore per il ricollaudo: l'uso di bombole fuori collaudo è una violazione grave e può comportare responsabilità penali in caso di incidente.

Riduttori di pressione e manometri.I riduttori di pressione (regolatori) riducono la pressione della bombola (fino a 300 bar) alla pressione di utilizzo (tipicamente 3-5 bar per i sistemi di distribuzione ospedalieri). I manometri di alta pressione indicano il contenuto della bombola; quelli di bassa pressione indicano la pressione di erogazione. Entrambi devono essere controllati prima di ogni utilizzo, sostituiti se mostrano danni o anomalie di lettura, e tarati periodicamente secondo le indicazioni del costruttore. I riduttori e i manometri per ossigeno devono essere privi di olii o grassi: il contatto con ossigeno ad alta pressione di un materiale oleoso può causare un'accensione spontanea (ignizione adiabatica).

6. Classificazione ATEX in sale operatorie, rianimazione e depositi

La direttiva ATEX (Atmosphere Explosible) è recepita in Italia con il Titolo XI del D.Lgs. 81/08 (artt. 287-297) per la protezione dei lavoratori, e con il D.Lgs. 26 febbraio 2016 n. 34 (che recepisce la Direttiva 2014/34/UE) per le attrezzature. Il datore di lavoro ha l'obbligo di classificare in zone tutte le aree dove possono formarsi atmosfere esplosive (per la presenza di gas, vapori o polveri infiammabili in quantità tale da richiedere precauzioni per la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori) e di redigere il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE).

In ambiente ospedaliero, la classificazione ATEX deve considerare in particolare i seguenti scenari:

Le zone ATEX sono classificate in:

Nelle zone classificate devono essere utilizzate esclusivamente attrezzature contrassegnate con marcatura Ex conforme alla categoria ATEX corrispondente. Nella zona classificata non devono essere introdotti telefoni cellulari non certificati ATEX, apparecchi elettrici ordinari o qualsiasi fonte di innesco. Le operazioni di manutenzione in zone ATEX richiedono il rilascio di un permesso di lavoro specifico (hot work permit) che verifichi l'assenza di concentrazioni esplosive prima e durante i lavori.

7. Rischio biologico: contaminazione microbiologica dei gas medicinali

I gas medicinali devono soddisfare requisiti di purezza microbiologica definiti dalla Farmacopea Europea. La contaminazione microbiologica è un rischio sia per la qualità del prodotto (e quindi per la sicurezza del paziente) sia, in certi scenari, per la sicurezza dei lavoratori addetti alla manutenzione degli impianti. Il Titolo X del D.Lgs. 81/08 (artt. 266-286) si applica ai lavoratori che possono essere esposti ad agenti biologici nell'esercizio della loro attività.

Fonti di contaminazione microbiologica degli impianti gas medicinali. I punti critici per la contaminazione microbiologica negli impianti centralizzati di distribuzione gas medicinali in ospedale sono:

Il piano di manutenzione degli impianti gas medicinali, richiesto dalla norma UNI EN ISO 7396-1, deve includere le procedure di sanificazione dei componenti a contatto con i gas medicinali e i criteri microbiologici di accettabilità. I lavoratori addetti alla manutenzione degli impianti gas medicinali in ambienti ospedalieri devono essere formati sui rischi biologici specifici dell'ambiente sanitario e devono rispettare le procedure di controllo delle infezioni adottate dalla struttura.

8. Movimentazione bombole: stoccaggio, carrelli e separazione

La movimentazione manuale delle bombole di gas medicinale è una delle operazioni a più alto rischio infortunistico nel settore: le bombole sono pesanti (una bombola da 50 litri di acciaio pesa circa 65-75 kg vuota), di forma cilindrica (tendono a rotolare), e devono essere movimentate con la valvola protetta per evitare danni. Il Titolo VI del D.Lgs. 81/08 (artt. 167-171) sulla movimentazione manuale dei carichi si applica pienamente: la valutazione del rischio con metodo NIOSH o MAPO deve precedere l'organizzazione del lavoro.

Ausili per la movimentazione. Le bombole non devono mai essere rotolate sul fondo o sul corpo; devono sempre essere movimentate con:

Stoccaggio delle bombole.Le regole di stoccaggio sono dettate dal D.M. 18/09/1975 e dall'esperienza tecnica consolidata:

L'identificazione delle bombole avviene tramite il codice colore standardizzato dalla norma UNI EN 1089-3: colore della spalla della bombola per il gas contenuto (ossigeno: spalla bianca; azoto: spalla nera; protossido di azoto: spalla blu; CO2: spalla grigia; aria medicinale: spalla bianca con banda nera). Il corpo della bombola può essere di colore grigio neutro (norma UE) o di colori diversi secondo le convenzioni nazionali precedenti. Il personale addetto alla movimentazione deve essere specificamente istruito sulla lettura del codice colore e non deve mai collegare una bombola senza aver identificato con certezza il gas contenuto.

9. Formazione obbligatoria: ATEX e addetti gas medicinali

La formazione dei lavoratori addetti ai gas medicinali in ospedali e nelle aziende di distribuzione è disciplinata dagli artt. 36-37 del D.Lgs. 81/08 e dall'Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011. Le aziende di produzione e distribuzione gas industriali e medicinali (ATECO 20.11.0) rientrano nel macrosettore del settore chimico, classificato come rischio alto, con conseguente obbligo di formazione di 16 ore (4 ore di modulo generale e 12 ore di modulo specifico). Il personale ospedaliero che lavora con gas medicinali (infermieri, tecnici di sala operatoria, tecnici di manutenzione) segue i percorsi formativi della propria categoria professionale, con integrazione specifica sui rischi dei gas medicinali.

FiguraFormazione base D.Lgs. 81/08Formazione specifica aggiuntivaAggiornamento
Addetto movimentazione bombole / magazzino gas16h (4h generali + 12h specifiche settore chimico/distribuzione)Formazione uso DPI criogenici; movimentazione manuale carichi; identificazione gas dal codice colore bombola6h ogni 5 anni
Tecnico manutentore impianti gas medicinali16h settore rischio altoFormazione ATEX (art. 294 D.Lgs. 81/08); normativa UNI EN ISO 7396-1; procedure di verifica e collaudo bombole6h ogni 5 anni; aggiornamento ATEX periodico
Autista cisterne criogeniche ADR16h settore rischio altoCertificato ADR sezione 1.3 (formazione di base e specializzazione per gas in classe 2 ADR); rischio criogenico specificoRinnovo ADR ogni 5 anni
Preposto / responsabile deposito16h lavoratore + 8h prepostoFormazione ATEX avanzata; gestione emergenze gas; supervisione procedure operative standard6h ogni 2 anni (post-Accordo SR 2025)
Datore di lavoro RSPP (rischio alto)48h corso datore-RSPP settore chimico15h ogni 5 anni

La formazione specifica per gli addetti ai gas medicinali deve comprendere obbligatoriamente: le proprietà fisico-chimiche dei gas utilizzati (comburenza, asfissia, infiammabilità, tossicità, criogenicità), la lettura e l'interpretazione dei pittogrammi di pericolo CLP e dell'etichettatura delle bombole (codice colore UNI EN 1089-3), le procedure di collegamento e scollegamento in sicurezza delle bombole e dei riduttori, le procedure di emergenza in caso di perdita di gas, l'uso dei DPI criogenici, il riconoscimento dei segnali di allarme degli ODM e le procedure di evacuazione. Per i lavoratori che operano nelle zone ATEX classificate nel DPCE aziendale, la formazione specifica ATEX (art. 294 c. 2 D.Lgs. 81/08) è un requisito aggiuntivo non sostituibile dalla formazione generale.

10. Sorveglianza sanitaria per addetti gas compressi

La sorveglianza sanitaria per gli addetti ai gas medicinali è quasi sempre obbligatoria, data la molteplicità di rischi che caratterizzano questa attività e che superano tipicamente le soglie del D.Lgs. 81/08. Il medico competente deve essere nominato e deve elaborare un protocollo sanitario specifico per le diverse mansioni presenti. I principali fattori che determinano l'obbligo di sorveglianza sanitaria nell'ambito dei gas medicinali sono:

Il giudizio di idoneità alla mansione specificarilasciato dal medico competente deve indicare eventuali limitazioni per i lavoratori con patologie predisponenti (es. "idoneo con limitazione: non addetto alla movimentazione di bombole superiori a 20 kg per lombalgia cronica" o "non idoneo temporaneamente alla mansione in sala operatoria con N2O per stato di gravidanza"). Le visite preventive (prima dell'assunzione), periodiche (di norma annualmente o con periodicità definita dal medico competente in base all'entità del rischio) e le visite straordinarie (su richiesta del lavoratore o dopo assenza prolungata per malattia) devono essere documentate nella cartella sanitaria individuale, conservata con idonee garanzie di riservatezza.

11. Sanzioni D.Lgs. 81/08

Le strutture ospedaliere e le aziende di distribuzione gas medicinali possono essere soggette a ispezioni da parte di più organi di vigilanza, con profili sanzionatori distinti:

Organo di vigilanzaNormativaViolazioni tipiche e conseguenze
ASL/SPISAL (strutture sanitarie) — INL (aziende private)D.Lgs. 81/08DVR mancante o carente per gas medicinali: arresto 3-6 mesi o ammenda 3.071-7.862 €; DPCE ATEX assente: arresto fino a 6 mesi o ammenda; formazione mancante: arresto fino a 8 mesi o ammenda; DPI criogenici non forniti: ammenda; sorveglianza sanitaria omessa: arresto 2-4 mesi o ammenda
INAIL / ASL — Ufficio MetrologiaD.Lgs. 93/2000, art. 71 D.Lgs. 81/08Uso di bombole con collaudo scaduto: sanzione amministrativa; mancata registrazione delle verifiche periodiche: ammenda; attrezzature a pressione non conformi: sequestro immediato e sospensione dell'attività
AIFA (gas medicinali come farmaci)D.Lgs. 219/2006 (Codice del Farmaco)Distribuzione di gas medicinali senza AIC (Autorizzazione all'Immissione in Commercio): sanzione penale; non conformità alla Farmacopea Europea: richiamo del lotto, sospensione della distribuzione; mancanza di certificati di analisi per lotto: irregolarità amministrativa
INLD.Lgs. 81/08 art. 14Sospensione dell'attività imprenditoriale per gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza o per lavoratori in nero oltre il 10% del totale

Per le violazioni contravvenzionali del D.Lgs. 81/08, si applica il meccanismo della prescrizione obbligatoriaai sensi del D.Lgs. 758/1994: l'organo di vigilanza prescrive la regolarizzazione entro un termine congruo; il pagamento di un quarto del massimo della pena pecuniaria e l'ottemperanza alla prescrizione estinguono il reato. In caso di infortuni gravi (ustioni criogeniche di terzo grado, soffocamento da deficit di ossigeno, proiezione di bombola) si aprono profili di responsabilità penale (artt. 589-590 cod. pen.) e di responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi commessi con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Checklist adempimenti sicurezza gas medicinali

  • DVR specifico per addetti gas medicinali: rischio chimico (ossigeno, azoto, N2O, CO2), criogenico, pressione, biologico, ATEX
  • Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE) allegato al DVR con classificazione zone ATEX (Allegato L D.Lgs. 81/08)
  • RSPP nominato con formazione adeguata (rischio alto comparto chimico-sanitario) o datore-RSPP con corso 48h
  • RLS designato o RLST territoriale con accesso al DVR e al DPCE
  • Medico competente nominato; protocollo di sorveglianza sanitaria per addetti gas compressi e criogenici
  • Registro delle verifiche periodiche delle bombole e dei serbatoi criogenici (D.Lgs. 93/2000, art. 71 D.Lgs. 81/08)
  • Collaudi e verifiche periodiche delle bombole in regola (marcatura data ultima prova idraulica visibile)
  • DPI criogenici disponibili: guanti UNI EN 511, occhiali a mascherina UNI EN 166, visiera facciale, indumenti coibentanti
  • DPI per bombole ad alta pressione: guanti antiabrasione, scarpe antinfortunistiche, occhiali di sicurezza
  • Rilevatori fissi di ossigeno (ODM) nei locali criogenici e nei depositi con possibile accumulo di gas inerti
  • Sistema di evacuazione gas anestetici (AGSS) nelle sale operatorie con protossido di azoto
  • Carrelli appositi per movimentazione bombole con catene o cinghie di fissaggio; nessun trasporto manuale senza ausili
  • Stoccaggio bombole verticale fissato a parete o rastrelliera; separazione fisica tra gas comburenti e infiammabili
  • Piano di emergenza scritto per perdita di gas (ossigeno, azoto, N2O, CO2) con procedure di evacuazione e numero di emergenza impianti
  • Formazione ATEX documentata per i lavoratori che operano in zone classificate (art. 294 D.Lgs. 81/08)
  • Certificati di analisi (CoA) dei gas medicinali conformi a Farmacopea Europea conservati per ogni fornitura

FAQ sicurezza gas medicinaliFAQ

Il DVR di un ospedale deve includere la classificazione ATEX per i reparti con gas medicinali?
Sì. Il Titolo XI del D.Lgs. 81/08 (artt. 287-297, Allegati XLIX e L) impone al datore di lavoro di classificare le zone in cui possono formarsi atmosfere esplosive o potenzialmente pericolose e di redigere il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE), che deve essere allegato al DVR o integrato in esso. In ambiente ospedaliero la classificazione ATEX riguarda principalmente: le sale operatorie e i locali di rianimazione dove si utilizzano gas anestetici infiammabili (come l'isoflurano o, in passato, l'etere), che possono creare atmosfere potenzialmente esplosive in presenza di ossigeno concentrato; i depositi e i locali di stoccaggio di bombole di gas infiammabili (idrogeno, acetilene usata in laboratorio); le aree di ricarica di carrelli elettrici o di accumulo di idrogeno. Anche nei locali dove viene utilizzato esclusivamente ossigeno (comburente ma non infiammabile di per sé) la valutazione ATEX è rilevante perché la presenza di ossigeno in concentrazione superiore al 21% abbassa significativamente il punto di infiammabilità dei materiali organici presenti nell'ambiente. La norma tecnica UNI EN ISO 7396-1:2016 sugli impianti di distribuzione dei gas medicinali prescrive i criteri di progettazione degli impianti che tengono conto dei rischi ATEX, ma la classificazione delle zone rimane responsabilità del datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08. Per gli ambienti con soli gas inerti non infiammabili (azoto, CO2, aria medicinale pura) la classificazione ATEX non è direttamente applicabile, ma rimane il rischio di asfissia, che deve essere valutato separatamente.
Cosa fare immediatamente se si sospetta una perdita di ossigeno in una sala operatoria o in un corridoio ospedaliero?
La perdita di ossigeno da un impianto centralizzato o da una bombola portatile è un'emergenza che richiede intervento immediato secondo la procedura predisposta nel piano di emergenza aziendale (artt. 43-46 D.Lgs. 81/08). Le azioni immediate da eseguire in sequenza sono: 1) Allontanare immediatamente il personale dall'area interessata e impedire l'accesso a chi non è attrezzato per interventi in atmosfera ossigenata; 2) Eliminare tutte le fonti di innesco nell'area circostante: vietare l'uso di apparecchi elettrici non adatti, non azionare interruttori elettrici, non utilizzare telefoni cellulari nelle immediate vicinanze; 3) Attivare il sistema di allarme interno e notificare il responsabile della manutenzione degli impianti gas medicinali e il responsabile della sicurezza; 4) Intercettare la valvola di zona più vicina dell'impianto centralizzato (i valvoloni di zona devono essere chiaramente segnalati e facilmente accessibili secondo UNI EN ISO 7396-1); 5) Ventilare l'area aprendo finestre e porte, se possibile con ventilazione meccanica forzata; 6) Non rientrare nell'area finché i rivelatori di gas non confermano il rientro nella normalità dei livelli di ossigeno (obiettivo: concentrazione tra 19,5% e 23,5% in volume); 7) Richiedere la verifica e la riparazione dell'impianto prima di riprendere l'attività. L'arricchimento di ossigeno a concentrazioni superiori al 23,5% crea un ambiente di iperossigenazione che aumenta fortemente la probabilità di incendio: materiali normalmente resistenti alla combustione possono incendiarsi facilmente, i tessuti di cotone si infiammano con energia di innesco minima, e i grassi possono combustire spontaneamente in presenza di ossigeno puro.
Quali DPI sono obbligatori per chi maneggia azoto liquido criogenico?
La manipolazione di azoto liquido criogenico (temperatura di ebollizione −195,8 °C a pressione atmosferica) richiede DPI specifici per la protezione contro le ustioni da freddo (criogeniche), descritti nella valutazione del rischio criogenico ai sensi del Titolo IX D.Lgs. 81/08 e della norma UNI EN 511 per la protezione dal freddo. I DPI obbligatori per i lavoratori addetti al trasferimento, stoccaggio e utilizzo di azoto liquido comprendono: 1) Guanti criogenici conformi a UNI EN 511 e UNI EN 388, realizzati in materiali coibentanti con palmo impermeabile, che proteggono fino alla temperatura dei gas criogenici; i guanti non devono essere attillati per consentire la rimozione rapida in caso di versamento; 2) Occhiali di sicurezza a mascherina (non occhiali aperti) conformi a UNI EN 166, che proteggono contro gli schizzi di liquido criogenico; per le operazioni ad alto rischio di schizzi è consigliata la visiera facciale integrale; 3) Scarpe antinfortunistiche chiuse, preferibilmente con puntale rinforzato, senza elastici o lacci che possano trattenere il liquido criogenico; i pantaloni devono sempre essere portati sopra le scarpe, mai dentro gli stivali, per evitare che il liquido si accumuli contro la pelle; 4) Indumenti da lavoro a maniche lunghe in materiale naturale (cotone, lana) che non fondano al contatto con il freddo, preferendo i materiali naturali ai sintetici; 5) Grembiule criogenico o schermatura laterale per le operazioni di travaso da dewar a contenitore più piccolo. In tutti i locali dove viene utilizzato azoto liquido deve essere installato un sistema di rilevazione della concentrazione di ossigeno in aria (Oxygen Deficiency Monitor — ODM) con soglie di allarme a 18% e 16% di O2 e con evacuazione automatica o manuale, perché l'evaporazione di azoto liquido in ambiente chiuso genera rapidamente un'atmosfera asfissiante. Il DVR deve prevedere anche la procedura di salvataggio per un lavoratore privo di sensi in ambiente con deficit di ossigeno, con obbligo di utilizzo di autorespiratori per i soccorritori.
Chi può effettuare le verifiche periodiche delle bombole di gas medicinale compresso?
Le bombole di gas medicinale compresso sono attrezzature a pressione soggette al D.Lgs. 2 febbraio 2002 n. 93 (che recepisce la Direttiva PED 97/23/CE) e alla successiva Direttiva PED rifusa 2014/68/UE recepita con D.Lgs. 26 luglio 2016 n. 165. Il regime delle verifiche periodiche per i recipienti a pressione portatili (bombole) è disciplinato dall'art. 71 del D.Lgs. 81/08 in combinato con il D.M. 11 aprile 2011 (attrezzature soggette a verifica periodica). Le verifiche periodiche di conformità e di integrità delle bombole di gas medicinale possono essere effettuate solo da: 1) INAIL (che ha assorbito le competenze dell'ex ISPESL per le attrezzature a pressione); 2) Organismi abilitati dal Ministero dello Sviluppo Economico (oggi MIMIT) ai sensi del D.M. 11/04/2011, che include enti notificati e soggetti abilitati; 3) Aziende proprietarie delle bombole con personale specializzato certificato, solo per le verifiche interne prescritte (non per la verifica decennale con prove idrauliche). Le bombole di ossigeno, azoto, protossido di azoto e CO2 medicinale sono soggette a: verifica visiva esterna annuale da parte dell'utilizzatore/azienda manutentrice; verifica interna e prova idraulica a pressione (collaudo) ogni 5-10 anni secondo il tipo di bombola e il gas contenuto (i periodi esatti dipendono dall'ADR per il trasporto e dall'allegato del DM gas compressi). Le bombole fuori collaudo devono essere ritirate dal servizio, segregate e restituite al fornitore: il loro utilizzo è vietato e costituisce violazione della normativa sulle attrezzature a pressione con conseguenti responsabilità penali e civili. Il registro delle verifiche deve essere conservato in azienda e disponibile in caso di ispezione.
La formazione ATEX è obbligatoria per tutti gli addetti alla distribuzione e utilizzo di gas medicinali?
La formazione specifica sulle atmosfere esplosive (ATEX) è obbligatoria per tutti i lavoratori che operano in zone classificate ATEX ai sensi del Titolo XI D.Lgs. 81/08 (art. 294 c. 2 e Allegato L). Nell'ambito dei gas medicinali, i soggetti obbligati alla formazione ATEX sono: 1) Gli addetti che lavorano nelle zone classificate (sala operatoria con gas anestetici infiammabili, depositi con bombole di gas infiammabili, laboratori con gas tecnici); 2) Il personale di manutenzione degli impianti gas medicinali che accede alle zone classificate per interventi tecnici; 3) I tecnici che eseguono la verifica e la taratura degli impianti. Non tutti gli ambienti ospedalieri con gas medicinali rientrano nelle zone ATEX: i locali con solo ossigeno gassoso, azoto, CO2 o aria medicinale non infiammabili non sono classificati ATEX (sono pericolosi per altri motivi — asfissia, supporto alla combustione — ma non per rischio di esplosione). La formazione ATEX deve comprendere: il concetto di atmosfera esplosiva e le sue cause, la classificazione delle zone, i criteri di scelta delle attrezzature idonee alle zone (con marcatura Ex), le procedure di lavoro sicuro, il riconoscimento dei segnali di allarme e le procedure di emergenza. Non esiste un unico formato di corso ATEX prescritto per legge, ma il contenuto della formazione deve essere documentato, aggiornato periodicamente e coerente con la valutazione delle zone classificate presente nel DPCE aziendale. Per i lavoratori con funzioni di preposto o responsabile in zona ATEX, è raccomandato un livello più approfondito di formazione.
Il protossido di azoto (N2O) usato nelle sale operatorie richiede misure di sicurezza specifiche diverse dall'ossigeno?
Sì. Il protossido di azoto (N2O, "gas esilarante") è un gas medicinale usato come agente anestetico e analgesico; presenta un profilo di rischio professionale specifico che differisce da quello dell'ossigeno puro e deve essere valutato in modo distinto nel DVR. I principali rischi del protossido di azoto per i lavoratori esposti in modo cronico in ambiente ospedaliero sono: 1) Neurotossicità da esposizione cronica: il N2O inibisce irreversibilmente la vitamina B12-dipendente metionina sintetasi, con conseguente alterazione del metabolismo dei folati. Esposizioni croniche anche a concentrazioni relativamente basse (nell'ordine di poche centinaia di ppm) sono associate a neuropatia periferica, mieloneuropatia (degenerazione subacuta del midollo spinale) e, nelle donne in gravidanza, a possibile effetto teratogeno e aumento del rischio di aborto spontaneo. 2) Effetti narcotici acuti a concentrazioni elevate: a concentrazioni superiori al 20% il protossido di azoto causa effetti narcotici, disorientamento e perdita della coordinazione. 3) Rischio di asfissia: il N2O può spostare l'ossigeno in ambienti chiusi se si verifica una perdita massiva. Le misure di sicurezza specifiche per il protossido di azoto includono: monitoraggio continuo in aria con rilevatori specifici per N2O nelle sale operatorie (limite di esposizione professionale — OEL — fissato da ACGIH a 25 ppm come TWA 8h, assente nei valori limite italiani ma raccomandato per prassi precauzionale); sistemi di evacuazione dei gas anestetici (AGSS — Anaesthetic Gas Scavenging System) obbligatori in tutte le sale operatorie; sorveglianza sanitaria specifica per i lavoratori esposti, con attenzione ai segni di neuropatia e con esclusione temporanea in gravidanza dalle aree con possibile esposizione; informazione e formazione specifica sui rischi neurologici.

13. Fonti normative

Fonti normative

  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro: art. 17 (DVR), artt. 36-37 (informazione e formazione), Titolo IX rischio chimico (artt. 223-232), Titolo XI atmosfere esplosive (artt. 287-297, Allegati XLIX e L), art. 71 e ss. attrezzature di lavoro, Allegato VII verifiche periodiche
  • D.M. 18 settembre 1975 — Norme di sicurezza per l'impianto e l'esercizio di depositi di gas compressi e liquefatti, compressi, disciolti in pressione: disciplina la progettazione, il collaudo e la manutenzione degli impianti di stoccaggio di gas tecnici e medicinali
  • D.Lgs. 2 febbraio 2002 n. 93 — Attuazione Direttiva 97/23/CE: attrezzature a pressione (PED); regime di verifica periodica delle bombole di gas compresso medicinale e dei serbatoi criogenici; obblighi di marcatura CE e documentazione tecnica
  • D.Lgs. 26 luglio 2016 n. 165 — Attuazione Direttiva 2014/68/UE: attrezzature a pressione (PED rifusa); aggiornamento dei requisiti essenziali di sicurezza per recipienti a pressione incluse le bombole di gas medicinale
  • UNI EN ISO 7396-1:2016 — Impianti di distribuzione gas medicinali — Parte 1: Impianti per gas medicinali compressi e per vuoto: specifica i requisiti di progettazione, installazione, funzionamento, prestazione, documentazione e verifica degli impianti ospedalieri di distribuzione gas medicinali
  • Farmacopea Europea (European Pharmacopoeia, Ph. Eur.) — monografie sui gas medicinali (Ossigeno per uso medicinale, Azoto per uso medicinale, Protossido di azoto, Anidride carbonica medicinale, Aria per uso medicinale): requisiti di purezza, limiti di impurezze, metodi di verifica analitica, etichettatura delle bombole
  • D.Lgs. 24 aprile 2006 n. 219 — Codice del farmaco: qualifica dei gas medicinali come medicinali (art. 1 c. 2); obblighi AIC (Autorizzazione all'Immissione in Commercio) per i gas medicinali confezionati in bombole; responsabilità del titolare AIC per la conformità alla Farmacopea Europea
  • Regolamento UE 16 aprile 2014 n. 536 — Sperimentazioni cliniche di medicinali per uso umano (CTMF): rilevante per le strutture ospedaliere che partecipano a trial clinici con gas medicinali sperimentali; requisiti GMP per i gas medicinali investigativi
  • Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti ex D.Lgs. 81/08: classificazione del rischio per il settore farmaceutico e chimico (ATECO 20.11.0 produzione gas industriali e medicinali) come rischio alto; monte ore formazione 16h
  • UNI EN 1089-3:2011 — Bombole per gas: identificazione delle bombole per gas (escluso GPL) — Parte 3: Codice colore: codice colore obbligatorio per le bombole di gas medicinale (ossigeno: bianco; azoto: nero; protossido d'azoto: blu; CO2: grigio; aria medicinale: bianco-nero); rilevante per la sicurezza nella movimentazione e stoccaggio
  • ISO 11114-1:2020 — Bombole per gas trasportabili — Compatibilità dei materiali delle bombole e delle valvole con i gas contenuti: criteri di compatibilità chimica dei materiali costruttivi delle bombole con i gas medicinali; prevenzione delle reazioni pericolose valvola-gas
  • Linee guida ISPESL (ora INAIL) — Sicurezza nell'uso delle sostanze criogeniche: indicazioni operative per la manipolazione in sicurezza di azoto liquido, ossigeno liquido e altri gas criogenici in ambiente industriale e ospedaliero; DPI criogenici e sistemi di rilevazione ossigeno

Disclaimer.Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la valutazione tecnica o legale del caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dalla tipologia di gas medicinali presenti, dalla struttura degli impianti, dal numero e dalla mansione dei lavoratori esposti e dalla normativa regionale vigente. DVR, DPCE ATEX, protocollo sanitario per gli addetti e piano di emergenza devono essere adattati alla specifica struttura ospedaliera o all'azienda di distribuzione gas medicinali con il supporto di professionisti abilitati.

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