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Guida definitiva · 2026

Sicurezza nella Produzione di Bevande Analcoliche e Acque Minerali: la Guida 2026

Tutto quello che serve sapere per impostare la sicurezza in uno stabilimento di produzione di acque minerali, bibite, succhi di frutta, energy drink e sciroppi (ATECO 11.07.10/11.07.90): DVR, rischio CO2, linee di imbottigliamento, procedure LOTO, HACCP, spazi confinati, rumore, MMC, formazione obbligatoria.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Uno stabilimento di produzione di bevande analcoliche e acque minerali deve gestire la sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 con un DVR calibrato sui rischi specifici della produzione industriale alimentare: rischio asfissia da CO2 per gassatura, rischio meccanico delle linee di imbottigliamento ad alta velocità, rumore elevato (88-100 dB(A)), scivolamento su pavimenti bagnati, MMC per pallet e contenitori bulk, rischio biologico e chimico con piano HACCP ai sensi del Reg. CE 852/2004, spazi confinati (serbatoi, cisterne, silos) ai sensi del DPR 177/2011. La formazione obbligatoria include corsi specifici su HACCP, spazi confinati, DPI di III categoria e procedure LOTO.

1. Quadro normativo: D.Lgs. 81/08, Reg. CE 852/2004, DPR 235/2003 e D.Lgs. 18/2023

La produzione di bevande analcoliche — acque minerali naturali e gassate, bibite, succhi di frutta, energy drink, sciroppi, acqua tonica — si svolge in uno dei settori produttivi più regolamentati, in cui la normativa sulla sicurezza sul lavoro si intreccia con quella igienico-sanitaria e alimentare. Comprendere il quadro normativo applicabile è il primo passo per impostare correttamente il sistema di prevenzione.

Il riferimento principale per la sicurezza dei lavoratori è il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81(Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro), che si applica a tutti i datori di lavoro con almeno un lavoratore dipendente o equiparato. Per gli stabilimenti produttivi del settore alimentare e bevande, i titoli più rilevanti sono: Titolo II (ambienti di lavoro e requisiti dei luoghi), Titolo III (attrezzature di lavoro e DPI), Titolo VI (movimentazione manuale dei carichi), Titolo VIII Capo II (rumore), Titolo IX (agenti chimici pericolosi), Titolo X (agenti biologici), Titolo XI (atmosfere esplosive — rilevante per silos di zucchero o farine).

Sul versante igienico-alimentare, il Regolamento CE 29 aprile 2004 n. 852 sull'igiene dei prodotti alimentari impone a tutti gli operatori del settore alimentare l'applicazione delle procedure basate sui principi HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points). Il Regolamento CE 28 gennaio 2002 n. 178 definisce i principi generali della legislazione alimentare (sicurezza, rintracciabilità, responsabilità dell'operatore, ritiro e richiamo dei prodotti non sicuri).

Per le acque minerali naturali si aggiunge il DPR 8 luglio 2003 n. 235, che disciplina i requisiti delle sorgenti, i parametri di qualità, le autorizzazioni ministeriali e le indicazioni in etichetta. Il D.Lgs. 23 febbraio 2023 n. 18 (recepimento della Direttiva UE 2020/2184) fissa i parametri di qualità delle acque destinate al consumo umano, rilevante per le acque utilizzate come materia prima nella produzione di bevande. Il DPR 14 settembre 2011 n. 177 regola i lavori in spazi confinati o sospetti di inquinamento, applicabile a serbatoi, cisterne e silos presenti negli stabilimenti.

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili al tuo stabilimento in base alle tipologie di prodotto realizzate e supportiamo la gestione documentale integrata sicurezza-qualità-HACCP.

2. DVR nella produzione di bevande: rischi specifici della produzione industriale alimentare

Il Documento di Valutazione dei Rischi di uno stabilimento produttivo di bevande analcoliche è un documento tecnico complesso che deve coprire l'intera filiera produttiva: dal ricevimento delle materie prime (acqua di sorgente o di rete, succhi concentrati, aromi, sciroppi di zucchero, anidride carbonica liquida) alla spedizione del prodotto finito (bottiglie, lattine, bag-in-box, fusti). Il DVR va redatto ai sensi dell'art. 28 D.Lgs. 81/08 e firmato dal datore di lavoro, dal RSPP e dal medico competente.

I rischi tipici di un impianto produttivo di bevande analcoliche comprendono:

Il DVR deve essere strutturato per reparti e per mansioni, con la valutazione specifica di ogni rischio e la programmazione delle misure di prevenzione e protezione. Supportiamo la gestione documentale del DVR e il suo aggiornamento a ogni modifica significativa del ciclo produttivo.

3. Rischio chimico: CO2 per gassatura — asfissia in ambienti confinati e stoccaggio criogenico

L'anidride carbonica (CO2) è una materia prima indispensabile nella produzione di acque minerali gassate, bibite, birra analcolica e energy drink. Viene stoccata allo stato liquido in serbatoi criogenici a pressione (tipicamente a -20°C e 20 bar) e vaporizzata prima dell'immissione in linea. La gestione della CO2 presenta rischi gravi e spesso sottovalutati che il DVR deve affrontare con misure specifiche ai sensi del Titolo IX D.Lgs. 81/08 (agenti chimici pericolosi).

La CO2 è un gas inodore, incolore e più pesante dell'aria (densità relativa 1,52 rispetto all'aria): in caso di fuoriuscita si accumula nelle zone basse degli ambienti — fosse, cunicoli, locali interrati, cavità intorno ai serbatoi — raggiungendo concentrazioni letali prima che il personale possa accorgersene. I valori limite di riferimento sono:

Concentrazione CO2Effetti sull'organismoSoglia di riferimento
1.000 ppm (0,1%)Nessun effetto apprezzabile per esposizione prolungataAria ambiente tipica: 400-500 ppm
2.000 ppm (0,2%)Affaticamento, riduzione della concentrazione in soggetti sensibiliSoglia allarme livello 1 (consigliata)
5.000 ppm (0,5%)Limite TLV-TWA (esposizione per 8 ore lavorative giornaliere)Soglia allarme livello 2 / valore d'azione
15.000 ppm (1,5%)Cefalea, dispnea, tachicardiaTLV-STEL (max 15 min)
50.000 ppm (5%)Grave dispnea, perdita di coscienza in 30 minutiLivello di pericolo immediato per la vita
oltre 100.000 ppm (10%)Perdita di coscienza in pochi minuti, morte per asfissiaConcentrazione letale

Le misure preventive obbligatorie per gli impianti con stoccaggio di CO2 liquida comprendono:

4. Rischio meccanico: linee di imbottigliamento ad alta velocità e procedure LOTO

Le linee di imbottigliamento degli stabilimenti del settore bevande (ATECO 11.07.10/11.07.90) sono tra le più complesse e pericolose dell'industria alimentare. Una linea moderna di imbottigliamento di acqua minerale in PET opera a velocità di 20.000-60.000 bottiglie per ora e comprende: soffiatori PET, sciacquatrici, riempitrici rotative, tappatrici, etichettatrici (a colla o autoadesive), rilevatrici di livello e di difetti, confezionatrici termorettraibili, pallettizzatori automatici, avvolgitrici di film estensibile. Il rischio meccanico è il principale fattore di infortuni gravi in questo settore.

I rischi meccanici principali per mansione comprendono:

La procedura LOTO (Lockout/Tagout), codificata dalla norma UNI EN ISO 14118, è obbligatoria per qualsiasi operazione di manutenzione, pulizia interna, intasamento, regolazione con macchina ferma o ispezione di parti normalmente protette. La procedura prevede: spegnimento della macchina con il comando ordinario; isolamento di tutte le fonti di energia (sezionatore elettrico, valvola aria compressa, valvola acqua/prodotto, freno meccanico); blocco di ogni dispositivo di isolamento con lucchetto personale nominativo e cartello di divieto; scarico delle energie residue (pressione pneumatica residua, condensatori elettrici, energia cinetica di parti rotanti); verifica con apposita strumentazione dello stato di zero energia; inizio del lavoro.

Tutte le macchine della linea devono essere conformi alla Direttiva Macchine 2006/42/CE (D.Lgs. 17/2010) — dal 20 gennaio 2027 sostituita dal Regolamento UE 2023/1230 — con marcatura CE, dichiarazione di conformità e manuale di istruzioni in italiano. Il datore di lavoro deve predisporre il registro delle attrezzature e il piano di manutenzione preventiva per ogni macchina.

5. Movimentazione manuale dei carichi: pallet di bottiglie, bidoni di sciroppo, contenitori bulk

La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è disciplinata dal Titolo VI D.Lgs. 81/08 (artt. 167-171). In uno stabilimento di produzione di bevande analcoliche, le attività di MMC coinvolgono più categorie di lavoratori e presentano fattori di rischio specifici:

La valutazione del rischio MMC deve essere effettuata con metodi standardizzati: l'indice di sollevamento NIOSH per le attività di sollevamento e abbassamento di carichi; il metodo Snook-Ciriello per le attività di spinta, traino e trasporto orizzontale; il metodo OCRA per i movimenti ripetitivi degli arti superiori degli operatori di linea. Quando la valutazione supera i valori di azione, il datore di lavoro deve adottare misure tecniche (transpallet elettrici, sollevatori pneumatici per i bidoni, tavoli elevatori, nastri di alimentazione automatici), misure organizzative (rotazione delle mansioni, frazionamento dei carichi nel tempo), formazione specifica sulla corretta tecnica di sollevamento e sorveglianza sanitaria tramite medico competente.

6. Scivolamento su pavimentazioni bagnate: spillage, pulizie e risciacqui linea

Lo scivolamento su pavimento bagnato è il rischio infortunistico di maggior frequenza negli stabilimenti produttivi del settore alimentare e bevande. Le sorgenti di bagnatura delle pavimentazioni sono molteplici e difficilmente eliminabili del tutto: spillage di prodotto da perdite di linea, rottura di bottiglie, fuoriuscite durante le manovre di cambio formato; condensazione sulle superfici fredde dei serbatoi e delle tubazioni nelle aree con differenziali di temperatura; pulizie e lavaggi delle linee; risciacqui CIP con acqua e detergenti; drenaggio delle aree esterne degli impianti.

Le misure preventive strutturali e organizzative comprendono:

Le aree di cambio formato e le zone di risciacquo CIP richiedono particolare attenzione: durante queste operazioni la presenza contemporanea di liquidi, di superfici bagnate e di interventi manuali sulle macchine crea condizioni di rischio elevato. Va definita una procedura specifica che preveda il drenaggio preventivo dell'area prima degli interventi manuali e l'uso di pedane rialzate dove necessario.

7. Rumore: linee di imbottigliamento ad alta velocità (90-100 dB(A))

Le linee di imbottigliamento ad alta velocità degli stabilimenti del settore bevande generano livelli di pressione sonora tra i più elevati dell'industria alimentare. Le principali sorgenti di rumore nelle linee sono: lo spostamento ad alta velocità delle bottiglie lungo le guide metalliche e le stelle di trasferimento, il funzionamento delle riempitrici rotative con decine di valvole di riempimento, il serraggio delle tappatrici (specialmente per i tappi a corona), il trasporto pneumatico delle preformazioni PET, i compressori ad aria compressa, i sistemi di raffreddamento e i pallettizzatori.

Reparto / postazioneLivello tipico Lex,8hObbligo ai sensi del D.Lgs. 81/08
Linea imbottigliamento vetro (riempitrice/tappatrice)95-100 dB(A)DPI uditivi obbligatori, sorveglianza sanitaria, misure tecniche urgenti
Linea imbottigliamento PET ad alta velocità88-95 dB(A)DPI uditivi obbligatori, sorveglianza sanitaria, programma riduzione rumore
Soffiatore PET / area compressori92-98 dB(A)DPI uditivi obbligatori, cabina insonorizzata per postazioni fisse
Pallettizzatore automatico85-92 dB(A)DPI uditivi obbligatori, sorveglianza sanitaria
Sala controllo qualità / laboratorio70-80 dB(A)Informazione, DPI a disposizione su richiesta

La valutazione strumentale del rumore deve essere effettuata da un tecnico competente secondo la norma UNI EN ISO 9612, in condizioni rappresentative della produzione (linea a pieno regime, tutti i macchinari attivi). Il DVR deve riportare i valori Lex,8h per ogni mansione e le misure adottate o programmate.

Le misure tecniche di riduzione alla fonte — prioritarie rispetto ai DPI ai sensi del D.Lgs. 81/08 — comprendono: cabine insonorizzate per le postazioni fisse degli operatori di linea, rivestimento acustico delle guide di trasporto delle bottiglie, schermi fonoassorbenti tra le macchine rumorose, sostituzione delle guide metalliche con guide in materiale plastico a bassa emissione acustica, manutenzione preventiva dei cuscinetti e delle parti in movimento. I DPI uditivi (tappi monouso o cuffie antirumore) con SNR adeguato a riportare l'esposizione effettiva al di sotto di 85 dB(A) sono obbligatori nelle aree che superano il valore di azione superiore, con formazione e sorveglianza sanitaria audiometrica periodica tramite medico competente.

8. Rischio biologico: controllo microbiologico HACCP e CCP per bevande analcoliche

Il rischio biologico nella produzione di bevande analcoliche e acque minerali riguarda due dimensioni distinte: la sicurezza del prodotto per il consumatore (gestita tramite il piano HACCP ai sensi del Reg. CE 852/2004) e la tutela della salute dei lavoratori esposti a microrganismi potenzialmente patogeni durante le operazioni di produzione e manutenzione (disciplinata dal Titolo X D.Lgs. 81/08). Il DVR deve affrontare entrambe le dimensioni.

Piano HACCP per bevande analcoliche. Il piano HACCP di un impianto di produzione di acque minerali, bibite o succhi deve identificare i pericoli biologici rilevanti per la specifica tipologia di prodotto e i relativi Punti Critici di Controllo (CCP):

Dal punto di vista della tutela dei lavoratori, la valutazione del rischio biologico deve identificare i lavoratori esposti a materiale biologico potenzialmente contaminato: addetti alla pulizia delle cisterne e dei serbatoi, personale di laboratorio che manipola campioni microbiologici, addetti alla ricezione di materie prime vegetali (succhi, puree). Per questi lavoratori il DVR deve definire i DPI appropriati e le procedure di igiene personale.

9. Rischio fisico da temperatura: ambienti freddi, camere frigorifere e DPI specifici

Negli stabilimenti di produzione di bevande analcoliche e acque minerali, i lavoratori sono frequentemente esposti a condizioni microclimatiche sfavorevoli, in particolare a temperature basse o molto basse nelle aree di stoccaggio delle materie prime e del prodotto finito. Il rischio da esposizione al freddo è disciplinato dal Titolo VIII Capo V D.Lgs. 81/08 (microclima) e deve essere valutato nel DVR con metodi standardizzati (ISO 11079 per gli ambienti freddi).

Le aree a rischio da freddo tipiche di uno stabilimento bevande comprendono:

I DPI per il lavoro in ambienti freddi devono essere selezionati sulla base della temperatura dell'aria, dell'umidità, della velocità dell'aria (effetto windchill) e del tipo di attività fisica svolta (metabolismo del lavoratore). L'abbigliamento termico di protezione deve essere conforme alla UNI EN 342 (protezione contro il freddo) per le camere frigorifere a temperatura negativa o alla UNI EN 14058 per ambienti moderatamente freddi. Le misure organizzative comprendono: rotazione del personale con periodi di riposo in ambienti caldi, limitazione del tempo di permanenza nelle aree più fredde, divieto di lavoro in isolamento nelle celle frigorifere, sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti stabilmente a temperature inferiori a 0°C.

10. Sicurezza in ambienti confinati: cisterne, serbatoi, silos e DPR 177/2011

Il DPR 14 settembre 2011 n. 177 (regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o in spazi confinati) si applica a tutti i lavori eseguiti all'interno di ambienti che per conformazione e caratteristiche possono presentare rischi di asfissia, intossicazione, annegamento o seppellimento. In uno stabilimento di produzione di bevande analcoliche e acque minerali, tali ambienti sono numerosi e variegati.

Gli ambienti confinati tipici di un impianto bevande comprendono:

Prima di qualsiasi accesso in uno spazio confinato è obbligatorio predisporre il Piano di Lavoro in Spazio Confinato (PLSC), che deve contenere: identificazione dello spazio e dei pericoli; procedure di messa in sicurezza (bonifica, ventilazione, isolamento delle sorgenti di energia e di materia); strumentazione necessaria (rilevatori portatili di O2, CO2, CO e gas infiammabili); DPI obbligatori (autorespiratore, imbragatura, corda di recupero); numero minimo di addetti (almeno uno all'interno e uno di guardia all'esterno con attrezzatura di recupero); comunicazioni e procedure di emergenza. Il DPR 177/2011 richiede che almeno il 30% dei lavoratori coinvolti abbia un'esperienza di almeno tre anni nel settore specifico e che l'impresa esecutrice sia in possesso dei requisiti di qualificazione previsti dall'art. 2 del decreto.

Checklist documentale per la produzione di bevande analcoliche

  • DVR completo con valutazione CO2, rumore, MMC, scivolamento, biologico, spazi confinati, microclima
  • Piano HACCP ai sensi del Reg. CE 852/2004 con identificazione dei CCP e registrazioni
  • Nomine RSPP, RLS, medico competente, addetti emergenza e primo soccorso
  • Attestati formazione lavoratori (rischio alto — 16 ore) e aggiornamento periodico
  • Rilevatori fissi di CO2 installati, tarati e con registro delle verifiche periodiche
  • Procedure LOTO redatte per ogni macchina della linea di imbottigliamento
  • Piani di Lavoro in Spazio Confinato (PLSC) per ogni ambiente confinato individuato
  • Valutazione strumentale del rumore secondo UNI EN ISO 9612 con report fonometrico
  • Protocollo sanitario del medico competente e giudizi di idoneità per ogni mansione
  • Verbali di consegna DPI (III categoria: cuffie antirumore, autorespiratori, calzature S2/S3 SRC, imbragature)
  • Registro attrezzature con documentazione CE e piano di manutenzione preventiva
  • Registro infortuni e procedure di segnalazione degli infortuni e dei mancati infortuni

11. Formazione obbligatoria: HACCP, DPI III categoria, spazi confinati, PES/PAV

Gli stabilimenti di produzione di bevande analcoliche e acque minerali (ATECO 11.07.10 e 11.07.90) sono classificati come attività a rischio alto dall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011, in virtù dei rischi specifici presenti: rischio chimico da CO2 e da agenti di pulizia CIP, rischio meccanico delle linee di imbottigliamento, rischio da ambienti confinati, rumore elevato. Il monte ore di formazione dei lavoratori è di 16 ore totali: 4 ore di formazione generale e 12 ore di formazione specifica sui rischi del settore produttivo alimentare. L'aggiornamento periodico è di 6 ore ogni 5 anni.

Oltre alla formazione generale D.Lgs. 81/08, i percorsi formativi specifici obbligatori per questo settore comprendono:

FAQ — Sicurezza nella produzione di bevande analcolicheFAQ

Qual è il rischio reale della CO2 nelle linee di gassatura e come si previene?
L'anidride carbonica (CO2) utilizzata per la gassatura di acque minerali, bibite e bevande energetiche è un gas inodore, incolore e più pesante dell'aria. In caso di fuoriuscita da serbatoi criogenici o tubazioni, la CO2 tende ad accumularsi nelle zone basse degli ambienti confinati (fosse, cunicoli, locali di stoccaggio interrati, cavità intorno ai serbatoi) raggiungendo concentrazioni letali prima che il personale ne percepisca la presenza. Il TLV-TWA (valore limite di esposizione per 8 ore) è 5.000 ppm (0,5%); il TLV-STEL per brevi esposizioni è 30.000 ppm (3%). A partire dal 5% si manifestano sintomi di ipossia (mal di testa, capogiro, confusione), oltre il 10% può sopravvenire perdita di coscienza e morte per asfissia in pochi minuti. Le misure preventive obbligatorie comprendono: installazione di rilevatori fissi di CO2 con soglie di allarme (primo allarme a 2.000 ppm, secondo allarme a 5.000 ppm) e attuatori di blocco automatico della valvola di erogazione; ventilazione forzata permanente dei locali con serbatoi criogenici; divieto di accesso singolo in locali con serbatoi; procedure scritte per le emergenze da fuga di gas; DPI per atmosfere irrespirabili (autorespiratori) disponibili all'esterno del locale. La valutazione del rischio CO2 è parte integrante del DVR ai sensi del Titolo IX D.Lgs. 81/08.
Qual è la differenza tra HACCP per un impianto di bevande analcoliche e HACCP per un ristorante?
Il Reg. CE 852/2004 impone a tutti gli operatori del settore alimentare l'applicazione delle procedure basate sui principi HACCP, ma la complessità e la struttura del piano variano profondamente tra un'impresa di produzione industriale e una di ristorazione. Per un impianto di produzione di acque minerali o bevande analcoliche (ATECO 11.07.10/11.07.90), il piano HACCP è un documento tecnico articolato che identifica punti critici di controllo (CCP) sull'intera filiera di produzione: qualità microbiologica e chimica dell'acqua di processo, dosaggio degli ingredienti (zuccheri, aromi, succhi concentrati, estratti di piante), processo di pastorizzazione o trattamento UV, dosaggio CO2, chiusura ermetica dei contenitori (integrità del tappo), condizioni di stoccaggio del prodotto finito. Per ogni CCP si definiscono i limiti critici, le procedure di monitoraggio in continuo o a campione, le azioni correttive in caso di deviazione e le registrazioni. Un ristorante ha pochi CCP (temperature di cottura, refrigerazione degli alimenti) gestibili con registrazioni semplificate; un impianto industriale ha decine di parametri monitorati in continuo da strumentazione automatica, con sistemi SCADA e storicizzazione dei dati. Supportiamo la gestione documentale del piano HACCP industriale, verificando la corretta identificazione dei CCP e la coerenza con i requisiti del Reg. CE 852/2004 e del Reg. CE 178/2002.
Cosa si intende con LOTO (lockout/tagout) e quando è obbligatorio sulle linee di imbottigliamento?
Il LOTO (Lockout/Tagout) è la procedura di isolamento e blocco delle energie pericolose (elettrica, pneumatica, idraulica, meccanica, termica) prima di qualsiasi intervento di manutenzione, pulizia o ispezione su un macchinario. Sulle linee di imbottigliamento ad alta velocità — riempitrici, tappatrici, etichettatrici, pastorizzatori, pallettizzatori — il rischio di avviamento accidentale durante le operazioni di manutenzione è il principale fattore di infortuni gravi (cesoiamento, intrappolamento, schiacciamento). Il D.Lgs. 81/08 art. 70 e l'Allegato V (requisiti di sicurezza delle attrezzature) e l'Allegato VI (uso delle attrezzature) impongono che le operazioni di manutenzione siano effettuate con le macchine ferme e le energie bloccate. La norma tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 14118 (prevenzione dell'avviamento inatteso). La procedura LOTO prevede: identificare tutte le fonti di energia della macchina; spegnere la macchina; azionare i dispositivi di isolamento (sezionatori, valvole, spine); bloccare ogni dispositivo di isolamento con un lucchetto personale e applicare un cartello di divieto di manovra; scaricare le energie residue (condensatori, accumulatori idraulici, pressione residua nelle tubazioni); verificare con apposita strumentazione che la macchina sia effettivamente in stato di zero energia prima di iniziare il lavoro. Ogni addetto alla manutenzione deve avere il proprio lucchetto personale. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e supportiamo la redazione delle procedure LOTO specifiche per ogni macchina presente nell'impianto.
Qual è il livello di rumore nelle linee di imbottigliamento e quando scatta la sorveglianza sanitaria?
Le linee di imbottigliamento ad alta velocità per acqua minerale, bibite e succhi generano livelli di pressione sonora molto elevati a causa della movimentazione delle bottiglie in vetro e PET, del funzionamento ad alta velocità delle riempitrici rotative, delle tappatrici, delle etichettatrici e dei sistemi di trasporto. Le misurazioni strumentali in impianti reali del settore (ATECO 11.07) riportano livelli di esposizione giornaliera (Lex,8h) compresi tra 88 e 100 dB(A) nelle postazioni vicino alla linea. Il Titolo VIII Capo II D.Lgs. 81/08 prevede: al superamento del valore di azione inferiore (80 dB(A)) — informazione e messa a disposizione di DPI uditivi; al superamento del valore di azione superiore (85 dB(A)) — DPI uditivi obbligatori, programma tecnico di riduzione del rumore, sorveglianza sanitaria audiometrica obbligatoria; il valore limite di esposizione è 87 dB(A) tenendo conto dell'attenuazione dei DPI. Per un operatore di linea in un impianto di imbottigliamento il valore di 85 dB(A) è quasi sempre superato, rendendo obbligatorie sia la sorveglianza sanitaria sia l'adozione di misure tecniche di riduzione (cabine insonorizzate per le postazioni fisse, schermi fonoassorbenti, rivestimento delle guide di trasporto, riduzione della velocità nelle fasi non produttive). La valutazione strumentale va eseguita secondo UNI EN ISO 9612.
Quando un serbatoio o una vasca in uno stabilimento di bevande è considerato spazio confinato e quali obblighi comporta?
Il DPR 14 settembre 2011 n. 177 (spazi confinati o sospetti di inquinamento) si applica a qualsiasi lavoro all'interno o in prossimità di ambienti che per la loro conformazione presentano rischi di asfissia, intossicazione, annegamento, seppellimento o caduta. In uno stabilimento di produzione di bevande analcoliche sono tipicamente ambienti confinati: serbatoi di stoccaggio CO2 (rischio asfissia), cisterne e vasche di miscelazione degli ingredienti, silos di zucchero sfuso (rischio seppellimento e atmosfera povera di ossigeno per fermentazione), serbatoi di acqua di processo, vasche di raccolta CIP (Clean In Place), tunnel di pastorizzazione. Prima di qualsiasi accesso in uno spazio confinato è obbligatorio: eseguire la valutazione dei rischi dello spazio specifico; redarre il Piano di Lavoro in Spazio Confinato (PLSC) ai sensi del DPR 177/2011; garantire la presenza di un preposto con specifica formazione (corso di almeno 8 ore per lavori in spazi confinati); dotare il personale di rilevatori portatili di O2, CO2, CO e gas infiammabili; disporre di dispositivi di recupero (imbragatura e treppiede di recupero) e di comunicazione; non accedere mai da soli. L'impresa che esegue i lavori in spazio confinato deve possedere almeno il 30% dei lavoratori con esperienza almeno triennale nel settore (art. 2 DPR 177/2011). Supportiamo la gestione documentale del PLSC e la verifica degli obblighi applicabili per ogni spazio confinato presente nell'impianto.

13. Fonti normative

Fonti normative

  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro (Titoli II, VI, VIII, IX, X, XI)
  • Regolamento CE 29 aprile 2004 n. 852 — Igiene dei prodotti alimentari (principi HACCP e prerequisiti)
  • Regolamento CE 28 gennaio 2002 n. 178 — Principi e requisiti generali della legislazione alimentare (sicurezza alimentare, rintracciabilità)
  • DPR 8 luglio 2003 n. 235 — Regolamento recante disciplina delle acque minerali naturali
  • D.Lgs. 23 febbraio 2023 n. 18 — Recepimento Direttiva UE 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano
  • DPR 14 settembre 2011 n. 177 — Regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o in spazi confinati
  • Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti (D.Lgs. 81/08)
  • Accordo Stato-Regioni 7 luglio 2016 — Indicazioni operative attuative degli obblighi di formazione
  • UNI EN ISO 9612:2011 — Acustica, determinazione dell'esposizione al rumore in ambiente di lavoro
  • UNI EN ISO 14118:2018 — Sicurezza del macchinario — Prevenzione dell'avviamento inatteso (LOTO)
  • Regolamento UE 1272/2008 (CLP) — Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e miscele pericolose
  • INAIL — Linee guida per la sicurezza nel settore alimentare e delle bevande
  • Circolare INAIL n. 42/2000 — Rischio da movimentazione manuale dei carichi nel settore alimentare

Disclaimer. Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la valutazione tecnica o legale del caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dalle tipologie di prodotto realizzate, dai macchinari presenti, dalle mansioni e dalla normativa vigente al momento dell'applicazione. Il DVR, il piano HACCP, la valutazione del rischio CO2 e le procedure per gli spazi confinati devono essere adattati al caso concreto da professionisti abilitati. Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili al tuo stabilimento e supportiamo la gestione documentale integrata.

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