Lo stress termico da caldo costituisce un rischio fisico disciplinato dal D.Lgs. 81/08 nell'ambito della valutazione dei rischi fisici (Titolo VIII). Con l'aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore registrato negli ultimi anni, la prevenzione degli effetti del calore sui lavoratori è diventata una priorità concreta per molte aziende, in particolare per quelle con attività all'aperto (edilizia, agricoltura, vivaismo, gestione reti) o in ambienti interni non climatizzati (fonderie, panifici, lavanderie industriali, magazzini logistici non raffreddati).
La valutazione del rischio da stress termico richiede la misurazione o la stima degli indici riconosciuti dalla normativa tecnica: il WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) è l'indice di riferimento per l'esposizione al calore ambientale, disciplinato dalla norma ISO 7243 e dalla norma tecnica UNI EN ISO 7243:2017. Per attività fisicamente impegnative o condizioni particolari, si utilizza anche il modello PHS (Predicted Heat Strain) secondo la norma UNI EN ISO 7933. I valori limite variano in funzione del metabolismo energetico dell'attività lavorativa.
Le misure preventive si articolano su tre livelli: tecniche (climatizzazione o raffrescamento degli ambienti, schermatura delle fonti di calore radiante, adozione di DPI appropriati), organizzative (turnazione, pause frequenti nelle ore più calde, spostamento delle attività nelle fasce mattutine o serali, riduzione dei ritmi lavorativi) e procedurali (formazione e informazione dei lavoratori sui segnali di allarme, procedure di primo soccorso in caso di colpo di calore o crampi da calore, designazione di referenti per il monitoraggio delle condizioni).
Sul fronte previdenziale, la Circolare INPS in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria per eventi meteo avversi chiarisce le condizioni nelle quali le alte temperature possono giustificare la sospensione dell'attività lavorativa con accesso agli ammortizzatori sociali. Le imprese edili e agricole sono le principali beneficiarie, ma negli ultimi anni la platea si è estesa. La tempestività nella presentazione della domanda e la corretta documentazione delle condizioni climatiche registrate sono elementi chiave per l'accoglimento.
Un aspetto spesso trascurato riguarda i lavoratori particolarmente sensibili: il medico competente, nell'ambito della sorveglianza sanitaria, deve identificare i soggetti a maggior rischio (cardiopatici, ipertesi, diabetici, lavoratori in terapia farmacologica che riduce la tolleranza al calore) e definire misure di tutela specifiche, inclusa l'eventuale limitazione dell'esposizione nelle condizioni più critiche.
Ti aiutiamo a verificare gli obblighi di valutazione del rischio da stress termico nella tua azienda, a identificare le misure preventive proporzionate e a impostare le procedure per la gestione operativa durante le ondate di calore.