Il caldo intenso è un rischio per la salute dei lavoratori, non un semplice disagio. I più esposti sono gli addetti ai lavori all'aperto (edilizia, agricoltura, manutenzione stradale, logistica, consegne), ma anche chi lavora in ambienti chiusi con fonti di calore: cucine, fonderie, lavanderie industriali, magazzini senza climatizzazione.
Il quadro normativo
Il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi (art. 28 D.Lgs. 81/2008). Il microclima rientra tra gli agenti fisici del Titolo VIII (art. 180), per i quali l'art. 181 richiede una valutazione programmata e documentata. Per gli ambienti chiusi l'Allegato IV, punto 1.9, fissa requisiti sul microclima dei luoghi di lavoro.
Il 2 luglio 2025 Ministero del Lavoro e parti sociali hanno firmato il Protocollo quadro sulle misure di contenimento dei rischi legati alle emergenze climatiche, che indica come organizzare il lavoro nei periodi di caldo estremo. Molte Regioni emanano inoltre ordinanze estive che, nei giorni di rischio elevato, vietano il lavoro fisico all'aperto nelle ore più calde (di solito tra le 12:30 e le 16:00): l'ambito e gli orari cambiano da Regione a Regione e vanno verificati ogni anno.
Come valutare il rischio
La valutazione considera temperatura, umidità, irraggiamento, ventilazione, impegno fisico, abbigliamento e durata dell'esposizione. Lo strumento di riferimento è l'indice WBGT (UNI EN ISO 7243). Per la programmazione quotidiana sono utili le previsioni del rischio da caldo per i lavoratori del progetto Worklimate di INAIL e CNR, che indicano il livello di rischio per area geografica e per attività.
Nel DVR va descritto anche come l'azienda reagisce ai giorni critici: chi controlla le previsioni, chi decide la riorganizzazione dei turni, come si informano le squadre.
Misure organizzative
Le misure più efficaci sono organizzative:
- anticipare l'inizio del turno e spostare le lavorazioni pesanti nelle prime ore del giorno;
- sospendere o ridurre il lavoro fisico intenso nelle ore più calde;
- prevedere pause regolari in zone d'ombra o in locali freschi;
- garantire acqua potabile fresca facilmente raggiungibile;
- organizzare la rotazione delle mansioni più faticose;
- evitare il lavoro isolato, in modo che un collega possa accorgersi dei primi sintomi;
- prevedere un periodo di acclimatamento per i neoassunti e per chi rientra da un'assenza.
L'abbigliamento deve essere leggero e traspirante, con copricapo; i DPI che ostacolano la dispersione del calore richiedono pause più frequenti.
Lavoratori più vulnerabili
Il medico competente individua i lavoratori per cui il caldo è un rischio maggiore: persone con patologie cardiovascolari, respiratorie o renali, chi assume farmaci che alterano la termoregolazione, lavoratori anziani e lavoratrici in gravidanza. Per loro possono servire limitazioni specifiche. La formazione deve insegnare a riconoscere i segnali di allarme (crampi, spossatezza, nausea, vertigini, confusione) e cosa fare in attesa dei soccorsi.
Riconoscere il colpo di calore
Il colpo di calore è un'emergenza medica: temperatura corporea molto elevata, confusione, perdita di coscienza, a volte cute calda e asciutta. Bisogna chiamare subito il 112, portare la persona all'ombra, raffreddarla con acqua e ventilazione e non lasciarla sola. Le procedure di primo soccorso aziendali devono prevedere questo scenario.
Cassa integrazione per temperature elevate
L'INPS riconosce la CIGO per eventi meteo quando le temperature superano i 35 °C, anche se si tratta di temperatura percepita, e quando le lavorazioni non possono essere svolte in sicurezza (messaggio INPS n. 2999/2022). Per il settore agricolo valgono le regole sulla CISOA in vigore al momento della richiesta.
Errori frequenti
- Trattare il caldo come un rischio generico senza una procedura per i giorni critici.
- Mettere a disposizione acqua solo in punti lontani dalla zona di lavoro.
- Lasciare la decisione di fermarsi al singolo lavoratore, senza indicazioni del preposto.
- Ignorare le ordinanze regionali, che in alcune Regioni sono sanzionabili.
Cosa fare in pratica
Prima dell'estate aggiorna la valutazione del rischio, definisci chi consulta ogni giorno le previsioni di rischio e quali soglie fanno scattare la riorganizzazione, informa preposti e squadre e verifica con il medico competente l'elenco dei lavoratori più vulnerabili.