La silice cristallina respirabile (RCS, dall'inglese Respirable Crystalline Silica) e il principale rischio per la salute nelle attivita estrattive: la sua inalazione causa silicosi polmonare, una fibrosi polmonare progressiva e irreversibile che puo evolvere verso forme complicate (PMF) e aumenta il rischio di tubercolosi polmonare e carcinoma del polmone. Quest'ultimo e stato classificato dallo IARC nel gruppo 1 per la forma quarzo inalato nelle lavorazioni di frantumazione. Le cave di marmo, granito, pietra calcarea, ardesia e altri materiali lapidei, insieme alle miniere, sono i luoghi di lavoro con le concentrazioni di RCS tipicamente piu elevate.
Lo SCOEL, ora integrato nella funzione del RAC (Committee for Risk Assessment) dell'ECHA per la parte regolamentare, aveva gia in precedenza raccomandato un VLEP di 0,05 mg/m3 per la frazione respirabile di quarzo. Nel 2025, la revisione della letteratura epidemiologica ha portato a una raccomandazione di mantenimento di questo limite, con indicazioni piu stringenti sulle metodologie di campionamento e analisi e sull'adozione dell'Accordo europeo NEPSI come strumento di gestione del rischio settoriale.
In Italia, il D.Lgs. 81/08 all'allegato XLIII fissa il valore limite di esposizione professionale per la silice cristallina in forma di quarzo della frazione respirabile pari a 0,1 mg/m3. Questo valore e superiore alla raccomandazione SCOEL e all'accordo NEPSI, creando un contesto di doppio binario: le aziende virtuose adottano il limite di 0,05 mg/m3 su base volontaria, mentre la normativa nazionale resta ferma al limite piu permissivo. Un decreto ministeriale di aggiornamento dell'allegato XLIII era atteso nel corso del 2025-2026 per allinearsi alla raccomandazione europea.
Per le aziende estrattive, la valutazione del rischio chimico relativa alla RCS deve prevedere: misurazioni ambientali rappresentative con metodologia EN 481 per la frazione respirabile; analisi dei campioni con tecnica gravimetrica e, ove necessario, diffrattometria X (DRX) per la determinazione della composizione mineralogica; confronto con i valori limite applicabili; e adozione di misure di controllo secondo la gerarchia prevista dal D.Lgs. 81/08, ovvero sostituzione o riduzione della sorgente, misure tecniche di abbattimento quali bagnatura e aspirazione localizzata, misure organizzative come la riduzione del tempo di esposizione e la rotazione, e solo come ultima risorsa i DPI respiratori con fattore di protezione adeguato (FFP3 o maschere a pieno facciale con filtro P3).
La sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a silice cristallina include la spirometria, la radiografia del torace (o la HRCT in sostituzione o integrazione) e la valutazione anamnestica, con cadenza definita dal medico competente in relazione all'entita dell'esposizione. Il registro degli esposti e il relativo fascicolo sanitario devono essere conservati per almeno 40 anni dalla cessazione dell'esposizione, data la lunga latenza della silicosi.