I laboratori veterinari operano in un contesto di rischio biologico strutturale: la natura stessa delle analisi, che comporta la manipolazione di campioni biologici di origine animale, espone il personale ad agenti patogeni zoonotici, ovvero trasmissibili dagli animali all'uomo. La classificazione dei rischi biologici nei laboratori veterinari deve seguire il Titolo X del D.Lgs. 81/08 (artt. 266-286) e i criteri di classificazione degli agenti biologici dell'allegato XLVI, che suddivide gli agenti in quattro gruppi in base alla loro pericolosita per l'uomo, alla trasmissibilita e alla disponibilita di trattamenti efficaci.
Le principali zoonosi rilevanti per il personale dei laboratori veterinari includono: Brucella spp., classificata gruppo 3, responsabile della brucellosi con presentazione clinica sistemica e potenziale cronicizzazione; Leptospira interrogans, gruppo 2, responsabile della leptospirosi con manifestazioni renali ed epatiche; Coxiella burnetii, gruppo 3 e agente della febbre Q, trasmissibile per via aerea da campioni di aborto ovino e caprino; Toxoplasma gondii, gruppo 2, con rischio specifico per le lavoratrici in gravidanza; Mycobacterium bovis, gruppo 3 e agente della tubercolosi bovina con potenziale trasmissione all'uomo per inalazione o contatto con tessuti infetti; e Salmonella spp., gruppo 2, frequente in campioni di feci e organi di diversi animali.
Il protocollo di post-esposizione accidentale (PEP) e un documento obbligatorio per i laboratori che trattano agenti biologici dei gruppi 2 e 3. Deve prevedere: procedura immediata di primo soccorso con lavaggio abbondante della ferita o della mucosa esposta con acqua e sapone e disinfezione locale; comunicazione immediata al responsabile del laboratorio e al medico competente; documentazione dell'esposizione con indicazione dell'agente biologico coinvolto, della modalita di esposizione e delle misure di DPI in uso al momento dell'incidente; valutazione del rischio da parte del medico competente per la determinazione della necessita di profilassi farmacologica o vaccinale post-esposizione; e sorveglianza medica del lavoratore esposto per un periodo adeguato alla biologia dell'agente coinvolto.
Le misure di prevenzione collettiva comprendono: l'adozione di livelli di contenimento adeguati alla classificazione degli agenti trattati, con requisiti impiantistici BSL-2 per gli agenti di gruppo 2 e BSL-3 per quelli di gruppo 3; l'uso di DPI appropriati tra cui guanti, camice, occhiali protettivi, schermo facciale e maschere FFP3 per le operazioni con rischio di aerosolizzazione; e la formazione periodica del personale sulle procedure di sicurezza in laboratorio, inclusa la simulazione di incidenti e la verifica della conoscenza del protocollo PEP da parte di tutti gli operatori.