Il terzo settore e le cooperative sociali rappresentano un comparto lavorativo con specifiche vulnerabilità in materia di rischi psicosociali. Operatori sociali, educatori, assistenti domiciliari, animatori e personale delle strutture residenziali per anziani, disabili e minori sono costantemente esposti a una combinazione di fattori di rischio che può portare a stress lavoro-correlato cronico, burnout e disturbi dell'adattamento.
Il burnout degli operatori sociali è caratterizzato da tre dimensioni principali: esaurimento emotivo (la sensazione di aver consumato le proprie risorse affettive), depersonalizzazione (un atteggiamento distaccato e cinico verso gli utenti) e ridotta realizzazione personale (la percezione di inefficacia del proprio intervento). Questi segnali, se non intercettati precocemente, portano a un deterioramento della qualità del servizio, all'aumento dell'assenteismo e a un elevato turnover del personale.
Un ulteriore fattore di rischio specifico è la violenza da parte dell'utenza. In strutture che accolgono persone con disturbi psichiatrici, demenze, dipendenze o situazioni di grave marginalità, gli episodi di aggressione verbale e fisica verso gli operatori sono statisticamente significativi. Il DVR deve includere la valutazione del rischio di violenza da terzi come rischio specifico della mansione, con misure preventive che includono la formazione alla de-escalation, la dotazione di sistemi di allarme personale e la definizione di procedure di intervento in caso di aggressione.
Altrettanto rilevante è la mancanza di supporto organizzativo: supervisione assente, carichi di lavoro eccessivi, scarsa chiarezza sui ruoli, comunicazione inefficace tra équipe e management sono fattori organizzativi che moltiplicano il rischio psicosociale. La valutazione dello Stress Lavoro-Correlato (DVR-SLC), obbligatoria ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08, deve essere effettuata con metodo standardizzato, preferibilmente con il metodo INAIL validato, e deve essere specifica per le diverse categorie di lavoratori del terzo settore.
Le misure organizzative efficaci includono: l'istituzione di gruppi di supervisione clinica periodica, la rotazione programmata tra utenze più impegnative, la definizione di protocolli chiari per la gestione delle situazioni critiche, la formazione specifica sulla gestione emotiva e la creazione di spazi fisici e temporali di debriefing dopo eventi traumatici. Le cooperative che si dotano di un piano strutturato di prevenzione del rischio psicosociale registrano, secondo le evidenze disponibili, una riduzione dell'assenteismo e un miglioramento della fidelizzazione del personale.