La realtà virtuale immersiva (VR) applicata alla formazione sulla sicurezza sul lavoro ha vissuto negli ultimi anni un significativo salto di maturità tecnologica, con dispositivi diventati più accessibili e contenuti formativi specifici sviluppati per il contesto italiano ed europeo. Le applicazioni più diffuse riguardano la simulazione di scenari di emergenza antincendio, la formazione per i lavori in quota (ponteggi, tetti, scale), la gestione degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, e il riconoscimento dei rischi nei cantieri edili.
Sul piano dell'efficacia formativa, diversi studi pubblicati su riviste scientifiche peer-reviewed (tra cui quelli dell'INAIL con il progetto DigiWork) documentano che la formazione VR produce risultati superiori alla formazione tradizionale in aula su specifici indicatori: il tasso di ritenzione delle conoscenze a distanza di 30-90 giorni è significativamente più elevato; la capacità di riconoscere situazioni di pericolo in contesti nuovi (trasferimento delle competenze) è migliorata; il coinvolgimento emotivo e la motivazione dei discenti sono più alti. Questi effetti sembrano particolarmente pronunciati per i lavoratori meno abituati alla formazione d'aula tradizionale.
Limitazioni rilevanti rimangono però presenti: il costo di sviluppo dei contenuti VR specifici per settori e mansioni particolari è ancora elevato; la necessità di hardware dedicato (visori) richiede investimenti o noleggio delle attrezzature; alcuni lavoratori, in particolare quelli più anziani o con problemi di cinetosi, possono avere difficoltà con l'utilizzo prolungato dei visori VR. Queste limitazioni fanno sì che la VR sia prevalentemente adottata da grandi imprese o da enti di formazione specializzati che possono ammortizzare i costi su volumi elevati di discenti.
Sul piano normativo italiano, la questione chiave è se e come la formazione VR possa essere riconosciuta come modalità valida nell'ambito degli obblighi formativi previsti dal D.Lgs. 81/2008 e dall'Accordo Stato-Regioni. Il nuovo Accordo Rep. 78/CSR del 17 aprile 2025 ha aggiornato la disciplina della formazione obbligatoria, includendo previsioni sulle modalità di erogazione a distanza (FAD). Il tema dell'ammissibilità della VR come forma di FAD avanzata è oggetto di discussione in seno alla Commissione tecnica istituita presso il Ministero del Lavoro, con posizioni non ancora cristallizzate in un provvedimento definitivo.
Le indicazioni circolate in ambito tecnico suggeriscono che la VR potrebbe essere riconosciuta come modalità FAD per i moduli pratici e di addestramento, a condizione che i contenuti siano validati da organismi accreditati e che la piattaforma garantisca il tracciamento dell'attività formativa. Questo riconoscimento aprirebbe spazi significativi per l'adozione della VR anche nelle PMI, attraverso piattaforme condivise a livello territoriale o settoriale. Le organizzazioni di categoria e gli organismi paritetici del settore edile (in primis CPT — Comitati Paritetici Territoriali) stanno già sperimentando modelli di questo tipo.