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Rifiuto di indossare i DPI: quando il licenziamento è proporzionato secondo la Cassazione

Il rifiuto sistematico di indossare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) obbligatori è una delle violazioni disciplinari più gravi in materia di sicurezza sul lavoro. La giurisprudenza della Cassazione Sezione Lavoro ha chiarito le condizioni in cui il licenziamento è proporzionato, valutando la reiterazione della condotta, la gravità del rischio e il rispetto della scala disciplinare prevista dal CCNL.

· Redazione 123 Consulenza

L'obbligo di utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) forniti dal datore di lavoro è stabilito dall'art. 20, comma 2, lett. d) e dall'art. 77 del D.Lgs. 81/08. Il rifiuto di indossare i DPI non è solo una violazione contrattuale, ma una condotta che espone il lavoratore a rischi per la propria salute e, in alcuni casi, anche per la salute dei colleghi. Per questo motivo, la giurisprudenza tende a considerare questa violazione con particolare severità, soprattutto quando è reiterata e avviene in contesti ad alto rischio.

Il sistema disciplinare in materia di mancato utilizzo dei DPI si articola in una scala progressiva che di norma comprende: il richiamo verbale (per la prima violazione o le violazioni di minore gravità), il richiamo scritto o la lettera di ammonizione, la multa (trattenuta pecuniaria sulla retribuzione, entro i limiti previsti dai CCNL), la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, fino al licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. I CCNL di settore specificano la scala disciplinare applicabile e i casi in cui è possibile irrogare sanzioni più gravi già in prima battuta.

L'art. 77, comma 4, del D.Lgs. 81/08 attribuisce espressamente al datore di lavoro l'obbligo di adottare le misure appropriate affinché i DPI siano utilizzati dai lavoratori, e prevede sanzioni penali (arresto o ammenda) in caso di violazione di questo obbligo. Tuttavia, il datore di lavoro che dimostra di aver fornito i DPI, di aver formato i lavoratori sul loro uso e di aver esercitato un'adeguata vigilanza — anche attraverso il sistema disciplinare progressivo — può escludere la propria responsabilità penale per gli infortuni causati dall'omesso utilizzo dei DPI da parte del lavoratore.

L'onere probatorio del datore di lavoro in caso di licenziamento per mancato utilizzo dei DPI è rigoroso: deve dimostrare di aver fornito i DPI idonei e in buono stato di manutenzione, di aver formato il lavoratore sull'uso corretto, di aver contestato per iscritto le precedenti violazioni rispettando la procedura disciplinare dell'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori (contestazione scritta, congruo termine per la difesa, proporzionalità della sanzione), e di aver irrogato sanzioni progressive prima di ricorrere al licenziamento.

La Cassazione Sezione Lavoro, in numerose sentenze del 2023-2025, ha confermato che il licenziamento per mancato utilizzo dei DPI è proporzionato quando: la violazione è reiterata nonostante le precedenti contestazioni disciplinari, il rischio a cui il lavoratore si espone è oggettivamente grave (lavori in quota, esposizione a sostanze tossiche, ambienti con rischio di esplosione), e il datore di lavoro ha rispettato la procedura disciplinare. Per converso, la Cassazione ha annullato licenziamenti fondati su singole violazioni di minore gravità o in assenza di contestazioni disciplinari precedenti, per violazione del principio di proporzionalità. In tutti i casi, deve essere adattato al caso specifico sia il tipo di sanzione da irrogare sia la valutazione della proporzionalità, che dipende dalla gravità del rischio, dal settore produttivo e dalla storia disciplinare del lavoratore.

DPI licenziamento disciplina Cassazione

Fonti normative

  • Art. 20 e art. 77 D.Lgs. 81/08 — obblighi dei lavoratori e DPI
  • Art. 7 L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) — sanzioni disciplinari
  • Cassazione Sezione Lavoro — sentenze 2023-2025 su proporzionalità del licenziamento
  • CCNL di settore — scale disciplinari e sanzioni conservative

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