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D.Lgs. 231/2001: nuove sentenze sulla responsabilità degli enti per reati di sicurezza sul lavoro

Il 2026 ha registrato un significativo incremento del contenzioso giudiziario in materia di responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per i reati di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commessi in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art. 25-septies). Le nuove pronunce della magistratura inquirente e giudicante chiariscono i presupposti per l'imputabilità dell'ente, il requisito dell'interesse o vantaggio, i criteri di valutazione dell'idoneità del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231) e le condizioni per l'applicazione delle sanzioni interdittive. Si segnala che le sentenze confermano come un MOG 231 non adeguatamente specifico, aggiornato e concretamente applicato non garantisce l'esonero dalla responsabilità amministrativa dell'ente. È opportuno verificare con il supporto di un consulente specializzato l'adeguatezza del proprio modello 231 rispetto alle specificità del settore produttivo e ai rischi di sicurezza concreti presenti in azienda.

· Redazione 123 Consulenza

Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, è entrato a pieno titolo nel sistema prevenzionistico italiano con la legge n. 123/2007 che ha introdotto l'art. 25-septies, estendendo la responsabilità degli enti ai reati di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche. Il 2026 ha visto un ulteriore consolidamento della giurisprudenza in questo ambito, con pronunce che affinano i criteri di valutazione dell'efficacia esimente del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231).

Le sentenze del 2026 affrontano in modo specifico la questione del requisito dell'"interesse o vantaggio" dell'ente nella commissione del reato colposo. In materia di sicurezza sul lavoro, la giurisprudenza ha elaborato il concetto di vantaggio inteso come risparmio di spesa o di tempo derivante dalla mancata adozione delle misure di sicurezza prescritte. Le nuove pronunce precisano che tale vantaggio non deve necessariamente essere consapevolmente perseguito dall'ente: è sufficiente che la condotta omissiva abbia di fatto prodotto un beneficio economico per l'organizzazione.

Un secondo profilo di grande rilevanza pratica riguarda i criteri di valutazione dell'idoneità del MOG 231 come causa di esclusione della responsabilità dell'ente (art. 6 e 7 del D.Lgs. 231/2001). I giudici hanno ribadito che un modello puramente formale, non calato sulle specificità operative dell'azienda e sul profilo di rischio concreto, non produce l'effetto esimente. Il MOG deve essere specifico (adattato alle attività e ai rischi dell'ente), aggiornato (revisionato a seguito di modifiche organizzative, normative o a seguito di eventi avversi), effettivamente implementato (dimostrazione concreta di applicazione) e dotato di un Organismo di Vigilanza (OdV) attivo e autonomo.

Le sanzioni applicabili agli enti variano dalla sanzione pecuniaria (calcolata per quote) alle sanzioni interdittive (interdizione dall'esercizio dell'attività, divieto di contrattare con la PA, sospensione o revoca di autorizzazioni e licenze), queste ultime particolarmente temute per il loro impatto devastante sulla continuità aziendale.

Si raccomanda alle aziende di sottoporre il proprio MOG 231, con particolare riferimento alla parte speciale relativa ai reati di sicurezza sul lavoro (art. 25-septies), a una revisione periodica da parte di consulenti specializzati, coordinata con il RSPP e l'OdV. L'aggiornamento del modello deve tener conto delle sentenze più recenti e delle specificità dei processi produttivi aziendali, garantendo che le misure di controllo siano effettivamente operative e verificate.

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