Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Nazionale Amianto 2026-2030, che aggiorna e integra le precedenti pianificazioni in materia di rimozione e smaltimento dell'amianto nei luoghi di lavoro e negli edifici pubblici e privati, in attuazione della Legge 257/1992 che vieta la produzione, commercializzazione e utilizzo dell'amianto in Italia.
Il Piano 2026-2030 individua le priorità di intervento sulla base dell'anagrafe dei siti contaminati da amianto, che viene contestualmente aggiornata con i dati raccolti dalle Regioni e dalle ASL negli ultimi anni. Le categorie di siti ritenute prioritarie per i finanziamenti pubblici sono: gli ex stabilimenti industriali dismessi con presenza di coperture in eternit (cemento-amianto), le scuole e gli edifici pubblici costruiti prima del 1992, le strutture ospedaliere e sanitarie, le infrastrutture ferroviarie e aeroportuali.
Sul fronte dei finanziamenti, il Piano prevede uno stanziamento complessivo pluriennale proveniente da fondi PNRR, fondi strutturali europei e risorse del bilancio statale. Le imprese private che procedono alla bonifica di edifici di loro proprietà possono accedere a incentivi fiscali sotto forma di detrazione d'imposta o credito d'imposta, oltre ai contributi regionali disponibili in molte Regioni.
I datori di lavoro che gestiscono edifici o impianti con presenza di amianto non ancora rimosso sono tenuti a: effettuare il censimento dei materiali contenenti amianto e mantenerlo aggiornato; redigere e applicare il Piano di Controllo e Manutenzione (PCM) secondo i criteri del D.M. 6 settembre 1994; valutare lo stato di conservazione dei materiali con cadenza almeno annuale; notificare alle ASL competenti la presenza di MCA (materiali contenenti amianto) in buono stato di conservazione e procedere alla bonifica per quelli degradati.