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Sicurezza in lavanderie industriali e lavasecco

Dalle tintolavanderie di quartiere alle lavanderie industriali per hotel, ristoranti e ospedali: i rischi chimici, biologici e meccanici e come gestirli.

Risposta rapida

Nel lavasecco il rischio principale è l’esposizione ai solventi, in particolare il percloroetilene. Nelle lavanderie industriali pesano i mangani (calandre) e le presse, che causano gravi schiacciamenti delle mani, il calore e il vapore, la movimentazione di carichi bagnati, i detergenti e, per la biancheria ospedaliera, il rischio biologico. In entrambi i casi va gestito il rischio incendio, compresa l’autocombustione della biancheria calda.

Solventi del lavasecco

Percloroetilene, idrocarburi e altri solventi alternativi richiedono la valutazione dell’art. 223. Le fasi critiche sono l’apertura dell’oblò, la pulizia di filtri e distillatori, la gestione dei fanghi e lo stiro di capi con residui di solvente. Misure: macchine a ciclo chiuso con recupero dei solventi, controllo delle tenute, ventilazione del locale, guanti adatti, procedure per sversamenti. La L. 84/2006 richiede inoltre per le tintolavanderie un responsabile tecnico qualificato.

Mangani, presse e macchine

  • Mangani e calandre: barra di protezione all’ingresso dei rulli che arresta la macchina, verificata ogni giorno; mai inserire le mani per sistemare il tessuto.
  • Presse da stiro: comandi a due mani o ripari, superfici calde isolate.
  • Lavacontinue e lavatrici industriali: interblocchi delle porte, procedura di blocco per la manutenzione, attenzione ai cesti in rotazione.
  • Generatori di vapore e linee: attrezzature a pressione soggette a controlli e verifiche, coibentazione delle tubazioni.

Calore, umidità e movimentazione

Il calore di mangani, essiccatoi e presse e l’umidità del reparto creano condizioni microclimatiche pesanti, soprattutto d’estate: ventilazione, pause, acqua. I carrelli di biancheria bagnata sono pesanti: carrelli a fondo mobile, ribaltatori, altezze di carico adeguate e limiti di riempimento riducono il carico sulla schiena.

Biancheria sanitaria e prodotti chimici

La biancheria proveniente da strutture sanitarie va trattata con le misure del rischio biologico: area sporca separata, sacchi idrosolubili o chiusi, guanti antiperforazione per la cernita. Detergenti alcalini, ipoclorito, acido peracetico e ammorbidenti vengono dosati in automatico; i travasi manuali e il cambio delle taniche richiedono occhiali e guanti.

Incendio

La lanugine accumulata nelle asciugatrici e negli impianti di aspirazione e la biancheria calda con residui oleosi sono le cause tipiche di incendio. Pulizia dei filtri a ogni turno, cicli di raffreddamento completi, niente biancheria calda ammassata, addetti antincendio formati secondo il D.M. 2 settembre 2021.

Formazione e sorveglianza sanitaria

La formazione segue l’Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025: la classe di rischio della parte specifica si ricava dal codice ATECO dell’attività, ma i contenuti devono coprire solventi, macchine, calore e rischio biologico secondo il DVR. La sorveglianza sanitaria si attiva per esposizione a solventi, movimentazione dei carichi, rischio biologico e, se presente, lavoro notturno.

Errori frequenti

  • Barra di sicurezza del mangano non verificata o disattivata.
  • Filtri del lavasecco puliti senza guanti né ventilazione.
  • Biancheria calda ammassata a fine turno.
  • Biancheria ospedaliera cernita a mani nude o con guanti sottili.

Approfondimenti

Domande frequentiFAQ

Il percloroetilene del lavasecco è pericoloso per chi ci lavora?
Il tetracloroetilene è classificato come sospetto cancerogeno (categoria 2) e agisce sul sistema nervoso centrale. L’esposizione avviene soprattutto all’apertura dell’oblò, durante la manutenzione dei filtri e dei distillatori e stirando capi non perfettamente asciutti. La valutazione del rischio chimico (art. 223 D.Lgs. 81/2008) deve considerare queste fasi; macchine a ciclo chiuso ben mantenute e ventilazione sono le misure principali.
Perché nelle lavanderie si parla di autocombustione?
Tessuti con residui di oli o grassi (biancheria da cucina, centri estetici, officine), lasciati ammassati caldi all’uscita dall’essiccatoio, possono scaldarsi fino a incendiarsi anche ore dopo. La prevenzione è completare il ciclo di raffreddamento, non lasciare biancheria calda ammucchiata, pulire regolarmente i filtri delle asciugatrici dalla lanugine.
Chi lava la biancheria degli ospedali è esposto a rischio biologico?
Sì, nella fase di ricevimento e cernita della biancheria sporca, che può contenere materiale biologico e taglienti dimenticati. La valutazione del Titolo X D.Lgs. 81/2008 prevede separazione tra area sporca e pulita, sacchi chiusi e identificati, guanti resistenti alla perforazione, procedure per punture e contatti, e le vaccinazioni indicate dal medico competente.

Fonti normative

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