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Sicurezza in galvanica: cromo esavalente, nichel e cianuri

Cromatura, nichelatura, zincatura, anodizzazione e decapaggio: i rischi chimici e cancerogeni dei trattamenti galvanici e le misure che il DVR deve documentare.

Risposta rapida

In un reparto galvanico il rischio dominante è quello chimico e cancerogeno: composti del cromo esavalente (cancerogeni, con valore limite nell’Allegato XLIII), sali di nichel (sensibilizzanti), cianuri che con gli acidi liberano acido cianidrico, acidi e basi concentrati. Le misure decisive sono l’aspirazione a bordo vasca, la segregazione dei prodotti incompatibili, la sostituzione dove possibile, il registro degli esposti e la sorveglianza sanitaria. Grandi quantità di sostanze tossiche possono portare l’impianto nella normativa Seveso.

Cromo esavalente e altri cancerogeni

Il triossido di cromo dei bagni di cromatura dura e decorativa genera nebbie durante l’elettrolisi. Le misure del Capo II del Titolo IX partono dalla sostituzione (processi al cromo trivalente dove le specifiche lo consentono), poi aspirazione a bordo vasca efficiente, agenti tensioattivi antinebbia, coperture, misure periodiche dell’esposizione, registro degli esposti (art. 243) e sorveglianza sanitaria. Il triossido di cromo è nell’Allegato XIV del REACH: il suo uso richiede un’autorizzazione o la copertura di quella del fornitore, con le condizioni d’uso da rispettare.

Nichel, cianuri, acidi e basi

  • Sali di nichel: sensibilizzanti per cute e vie respiratorie; alcuni composti sono cancerogeni. Guanti e aspirazione sono essenziali.
  • Cianuri: bagni di ramatura, zincatura e argentatura alcalina; separazione rigorosa dagli acidi in vasche, depositi e scarichi.
  • Acidi e basi: decapaggio, sgrassatura, anodizzazione; travasi con pompe, docce di emergenza e lavaocchi vicino alle linee.

Impianto, vasche e lavori di manutenzione

Passerelle e grigliati sopra le vasche devono avere parapetti; i pavimenti resistenti agli acidi e con pendenze verso raccolte separate per tipologia di reflui. Raddrizzatori e barre di alimentazione richiedono protezione elettrica e procedure per la manutenzione. Pulizia e svuotamento delle vasche e ingresso in vasche o pozzetti di raccolta sono lavori in ambienti confinati (DPR 177/2011).

Ambiente e incidenti rilevanti

Gli impianti di trattamento superficiale con vasche di volume complessivo superiore a 30 m³ rientrano nell’autorizzazione integrata ambientale (D.Lgs. 152/2006). Se le quantità di sostanze pericolose superano le soglie del D.Lgs. 105/2015 lo stabilimento è soggetto alla disciplina Seveso, con obblighi di prevenzione degli incidenti rilevanti e addetti antincendio di livello 3.

Formazione e sorveglianza sanitaria

Il trattamento dei metalli è a rischio alto nella tabella dell’Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 (4 ore generali più 12 di specifica). La formazione specifica deve coprire i prodotti dei bagni, le incompatibilità, l’uso dei DPI respiratori e le procedure di emergenza chimica, con esercitazioni. La sorveglianza sanitaria è necessaria per gli esposti a cancerogeni e sensibilizzanti.

Errori frequenti

  • Aspirazione a bordo vasca presente ma mai verificata nelle prestazioni.
  • Acidi e cianuri stoccati nello stesso locale.
  • Esposti al cromo VI non iscritti nel registro.
  • Svuotamento delle vasche affidato senza procedura per ambienti confinati.

Approfondimenti

Domande frequentiFAQ

Chi lavora alla cromatura deve essere iscritto nel registro degli esposti?
Se la valutazione conferma l’esposizione a composti del cromo esavalente, che sono cancerogeni, sì: il datore di lavoro tiene il registro dell’art. 243 D.Lgs. 81/2008, attiva la sorveglianza sanitaria e adotta le misure del Capo II del Titolo IX, a partire dalla sostituzione dove tecnicamente possibile e dai sistemi chiusi o dall’aspirazione efficace. Per i composti del cromo VI l’Allegato XLIII fissa un valore limite di esposizione.
Perché i bagni ai cianuri richiedono una procedura di emergenza specifica?
I sali di cianuro in contatto con acidi liberano acido cianidrico, un gas molto tossico. Le procedure devono impedire ogni miscelazione: vasche e depositi separati, reti di scarico distinte, divieto di travasi improvvisati. Servono rilevatori dove il rischio lo richiede, DPI respiratori per l’emergenza e un piano di primo soccorso concordato con il medico competente.
Una galvanica può rientrare nella normativa Seveso?
Sì, se detiene sostanze pericolose (ad esempio composti tossici come cianuri o triossido di cromo) in quantità pari o superiori alle soglie dell’Allegato 1 del D.Lgs. 105/2015. In quel caso si aggiungono notifica, politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e, per gli stabilimenti di soglia superiore, rapporto di sicurezza; gli addetti antincendio rientrano nel livello 3 del D.M. 2 settembre 2021.

Fonti normative

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