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Guida settoriale 2026

Sicurezza Ceramiche, Porcellane e Terrecotte

Obblighi di sicurezza per la produzione ceramica (ATECO 23.41-23.43): rischio silice libera cristallina, impianti di aspirazione localizzata, smalti e ossidi metallici, forni fino a 1400°C, ATEX zona 22, sorveglianza sanitaria e formazione obbligatoria.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Le aziende del settore ceramico (codici ATECO 23.41, 23.42, 23.43) devono affrontare il rischio silice libera cristallina (SLC) come priorità assoluta della valutazione dei rischi: il valore limite di 0,1 mg/m³ per la SLC respirabile è vincolante dal 2022 (D.Lgs. 44/2022, art. 232 bis D.Lgs. 81/08) e la silicosi rimane la principale malattia professionale tabellata INAIL per i lavoratori del settore. Accanto alla silice, il ciclo produttivo ceramico presenta rischi chimici da smalti e ossidi metallici, rischi termici elevati da forni fino a 1400°C, rischi da rumore (presse, mulini), rischi ergonomici (MMC di argilla e stampi) e rischi da atmosfere esplosive per polveri (ATEX zona 22 nei depositi di polvere atomizzata). La sorveglianza sanitaria da parte del medico competente è obbligatoria per tutti i lavoratori esposti a silice, agenti chimici pericolosi, rumore e vibrazioni.

1. Quadro normativo e codici ATECO ceramica

La produzione di ceramiche, porcellane, terrecotte e grès ceramico rientra nella Divisione 23 della classificazione ATECO 2007 ("Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi"). I codici specifici di interesse ai fini della sicurezza sul lavoro sono:

A questi si affiancano, frequentemente nella stessa azienda, la produzione di piastrelle ceramiche (ATECO 23.31, grès porcellanato e piastrelle in monoporosa) e la produzione di materiali refrattari (ATECO 23.20), entrambi con profili di rischio analoghi per la silice.

Il pilastro normativo è il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il riferimento specifico per la silice libera cristallina è l'art. 232 bis (introdotto dal D.Lgs. 13 marzo 2022 n. 44, recepimento della Direttiva UE 2017/2398 sui cancerogeni e mutageni), che stabilisce il valore limite di esposizione professionale per la SLC respirabile pari a 0,1 mg/m³e rimanda all'Allegato XXXVIII bis per le disposizioni di dettaglio. Il rischio chimico da smalti e ossidi metallici è disciplinato dal Titolo IX (artt. 221-232), il rumore dal Titolo VIII Capo II (artt. 187-198), le vibrazioni dal Titolo VIII Capo III (artt. 199-205), le atmosfere esplosive dal Titolo XI (artt. 287-297). La normativa di prodotto per le materie prime e i semilavorati è il Regolamento REACH (CE 1907/2006) e il Regolamento CLP (CE 1272/2008).

Un aggiornamento normativo fondamentale per il settore riguarda il riconoscimento della silice libera cristallina (quarzo e cristobalite) come cancerogeno di categoria 1Aper via inalatoria (IARC Gruppo 1 per la silice cristallina inalata sotto forma di quarzo o cristobalite da fonti professionali): la Direttiva UE 2017/2398, recepita con D.Lgs. 44/2022, ha inserito la SLC nell'elenco dei cancerogeni e mutageni professionali con il conseguente valore limite vincolante e l'obbligo di registro degli esposti.

2. DVR per la produzione ceramica: struttura e contenuti specifici

Il Documento di Valutazione dei Rischiper uno stabilimento ceramico deve avere una struttura che riflette la complessità e la specificità dei rischi del ciclo produttivo. Non è sufficiente un DVR generico per l'industria manifatturiera: la valutazione del rischio SLC, il documento di classificazione delle zone ATEX per polveri e la valutazione del rischio termico per i forni richiedono competenze specialistiche e l'utilizzo di dati misurati o stimati con metodi validati.

Mappatura del ciclo produttivo ceramico.Il DVR deve descrivere analiticamente tutte le fasi del processo produttivo, identificando per ciascuna fase i rischi presenti, i lavoratori esposti e le misure in atto. Le fasi tipiche di un ciclo ceramico industriale o semiartigianale comprendono: ricevimento e stoccaggio delle materie prime (argille, caolino, feldspato, quarzo, chamotte, ossidi metallici); preparazione dell'impasto (macinazione a secco o a umido, atomizzazione o essiccazione, mescolazione); formatura (pressatura a secco, colaggio in stampo, estrusione, tornitura, stampaggio ad iniezione per la ceramica tecnica); essiccazione dei pezzi crudi; smaltatura (per immersione, a cascata, a velo, a pistola, a serigrafia); cottura (prima cottura o biscotto, cottura dello smalto, terza cottura per le decorazioni a bassa temperatura); rifinitura post-cottura (sbavatura, taglio, foratura, levigatura, lucidatura del grès porcellanato); controllo qualità e confezionamento.

Valutazione per fase. Per ciascuna fase il DVR deve indicare: le sostanze o gli agenti pericolosi potenzialmente presenti (indicando la concentrazione attesa o misurata rispetto al valore limite); le macchine e attrezzature utilizzate (con riferimento alla conformità alla Direttiva Macchine 2006/42/CE); i livelli di rumore misurati o stimati; il carico di lavoro fisico per la valutazione ergonomica MMC; le temperature irradiate in prossimità dei forni. Le misure di prevenzione e protezione devono essere descritte per ciascun rischio identificato, con il criterio gerarchico (eliminazione/sostituzione, controlli tecnici, misure organizzative, DPI).

Il DVR deve essere firmato dal datore di lavoro (art. 17 D.Lgs. 81/08), dall'RSPP e dall'RLS o RLST. Poiché nel settore ceramico la sorveglianza sanitaria è quasi sempre obbligatoria, il DVR deve essere condiviso con il medico competente che lo utilizza come base per la programmazione delle visite e degli esami diagnostici. Il DVR deve essere aggiornato ogni volta che si modificano le fasi produttive, si introducono nuovi materiali, si installano o modificano impianti di aspirazione, e comunque periodicamente — almeno ogni tre anni o in occasione della revisione del piano di campionamento SLC.

3. Rischio silice (SLC): il principale rischio professionale nella ceramica

La silice libera cristallina (SLC) — nelle forme polimorfe del quarzo (il più diffuso nelle materie prime ceramiche), della cristobalite (che si forma per trasformazione del quarzo durante la cottura a temperature superiori a 1050°C) e della tridimite — è la principale causa di malattia professionale nel settore ceramico. La silicosiè una pneumoconiosi fibrotica irreversibile causata dall'inalazione prolungata di polvere di SLC: la malattia è tabellata INAIL (Tabella A, n. 1) per i lavoratori ceramici ed è riconosciuta come malattia professionale presunta quando l'esposizione lavorativa è documentata.

Valore limite di esposizione professionale.L'art. 232 bis D.Lgs. 81/08 (introdotto dal D.Lgs. 44/2022) stabilisce il valore limite di esposizione professionale (VLEP) per la SLC respirabile pari a 0,1 mg/m³(come media ponderata sulle 8 ore lavorative). Questo valore si riferisce alla sola frazione respirabile della polvere (particelle con diametro aerodinamico inferiore a circa 10 micrometri che raggiungono il tratto alveolare), misurata con selettore ciclone a basso flusso e analizzata con metodo diffrattometrico a raggi X (XRD, metodo NIOSH 7500) o spettroscopico a infrarossi (IR-FTIR, metodo NIOSH 7602). Il VLEP di 0,1 mg/m³ è anche il limite adottato dall'Accordo tecnico europeo NEPSI (Network of European Partnerships for Silica Industries), sottoscritto dalle associazioni di categoria ceramiche europee, che prevede piani di riduzione progressiva dell'esposizione per le aziende che superano questo valore.

Fasi del ciclo ceramico a maggiore rischio SLC.L'analisi delle misurazioni condotte in aziende ceramiche del distretto di Sassuolo e di Faenza evidenzia le concentrazioni più elevate di SLC nelle seguenti fasi: macinazione a secco di argille e feldspati (concentrazioni che possono superare 1-5 mg/m³ senza aspirazione); pressatura a secco di polvere atomizzata (dispersione di polvere durante il carico delle presse e l'apertura degli stampi, con picchi di esposizione durante le operazioni manuali); sbavatura a secco di pezzi crudi (abrasione con cartavetre o utensili rotanti su superfici contenenti quarzo); sbavatura di pezzi cotti in porcellana sanitaria o tecnica (levigatura con mole abrasive su prodotti ad alto contenuto di silice); molatura e lucidatura di grès porcellanato (le polveri da taglio e lucidatura contengono silice e, nei prodotti ad alta cristobalite, quest'ultima polimorf della silice più pericolosa per la salute). Le concentrazioni tipiche con impianti LAE efficienti si riducono a valori prossimi o inferiori al VLEP; senza aspirazione adeguata le concentrazioni possono superare di 10-50 volte il limite.

Piano di campionamento e misurazione. Il datore di lavoro deve predisporre e mantenere aggiornato un piano di campionamento SLC che preveda misurazioni periodiche (almeno annuali) con campionamento personale rappresentativo delle condizioni di lavoro abituali, analisi in laboratorio accreditato ACCREDIA per il settore chimico, confronto con il VLEP e aggiornamento delle misure tecniche in base ai risultati. I risultati del campionamento devono essere comunicati ai lavoratori esposti (art. 232 bis c. 5) e al medico competente.

Registro degli esposti.L'inserimento della SLC nell'elenco dei cancerogeni e mutageni professionali comporta l'obbligo di tenere il registro degli esposti(art. 243 D.Lgs. 81/08) con i dati di ciascun lavoratore esposto, i livelli di esposizione stimati o misurati e l'annotazione delle visite di sorveglianza sanitaria. Il registro deve essere conservato per almeno 40 anni (periodo di latenza delle malattie da cancerogeni) e comunicato all'INAIL e all'organo di vigilanza competente per territorio in caso di cessazione dell'attività o di cambio di datore di lavoro.

4. Impianti di aspirazione localizzata (LAE): obblighi e tipologie nel settore ceramico

Gli impianti di aspirazione localizzata (LAE)— denominati anche impianti di ventilazione localizzata o sistemi di captazione alla fonte — sono il principale strumento di controllo tecnico per ridurre l'esposizione dei lavoratori ceramici alla SLC e agli altri agenti chimici aerodispersi. L'art. 232 bis e il Titolo IX del D.Lgs. 81/08 impongono l'adozione di misure tecniche di controllo come priorità rispetto ai DPI, secondo la gerarchia delle misure preventive. Nel settore ceramico, gli impianti LAE sono obbligatori per tutte le fasi di lavorazione che generano polveri contenenti SLC al di sopra della soglia di rischio.

Tipologie di impianti LAE nel ciclo ceramico. Le soluzioni tecniche di captazione alla fonte variano in base alla fase produttiva:

Verifiche periodiche degli impianti LAE.L'efficienza degli impianti LAE non è garantita una volta sola al momento dell'installazione: filtri intasati, condotti ostruiti, guarnizioni consumate o ventilatori con pulegge allentate riducono progressivamente le portate e le velocità di captazione. Il DVR deve prevedere un programma di manutenzione preventivadegli impianti LAE con: ispezione visiva mensile dei filtri e dei condotti; misurazione periodica della portata e della velocità di captazione (almeno semestrale o ogni volta che si modifica l'impianto); sostituzione dei filtri secondo le indicazioni del costruttore o in base ai differenziali di pressione misurati; pulizia dei condotti interni; lubrificazione e verifica dell'efficienza dei ventilatori. I risultati delle verifiche devono essere documentati nel registro di manutenzione degli impianti.

5. Rischio chimico: smalti, coloranti, ossidi metallici e fritte ceramiche

Il rischio chimico nel ciclo ceramico è multiforme e riguarda sia le materie prime in polvere (già trattate nella sezione sulla SLC) sia i prodotti chimici utilizzati nelle fasi di smaltatura, colorazione e decorazione. La valutazione del rischio chimico deve seguire la procedura dell'art. 223 D.Lgs. 81/08: identificazione degli agenti chimici pericolosi presenti, valutazione dell'esposizione dei lavoratori (per via inalatoria, cutanea e per ingestione accidentale), confronto con i valori limite di esposizione professionale (VLEP) stabiliti dall'Allegato XXXVIII del D.Lgs. 81/08 e dai documenti SCOEL europei, adozione delle misure di prevenzione gerarchicamente prioritarie.

Smalti ceramici e fritte vetrose. Gli smalti ceramici moderni sono composti principalmente da fritte vetrose (silicati alcalini e alcalino-terrosi) miscelate con feldspati, caolino, ossidi coloranti e opacizzanti. Le fritte vetrose, pur contenendo silice nella loro struttura reticolare, non rilasciano SLC in forma respirabile in condizioni normali (la silice è legata nella matrice vetrosa); tuttavia, la macinazione fine delle fritte (molatura a umido o a secco) può generare polveri fini che, se inalate ripetutamente, possono irritare le vie respiratorie. Il rischio principale degli smalti è legato ai metalli pesanti e agli ossidi metallici usati come coloranti: ossido di zinco (irritante, potenzialmente pericoloso per inalazione prolungata di polveri fini), ossido di manganese (neurotossico per esposizione cronica), composti del cobalto (sospetto cancerogeno, classificato H351 in alcuni composti), ossido di cromo esavalente (cancerogeno categoria 1A, H350).

Pigmenti e coloranti ceramici.I pigmenti ceramici inorganici sono in genere stabili ad alte temperature e vengono utilizzati in piccole quantità nelle miscele di smalto. La loro pericolosità dipende dalla composizione: i pigmenti a base di cadmio e selenio (arancione, rosso, giallo) sono classificati come cancerogeni e soggetti a forti restrizioni nell'uso professionale; i pigmenti a base di composti del cromo esavalente sono cancerogeni e cancerogeni respiratori; i pigmenti a base di ossido ferrico o di titanio sono generalmente a basso rischio ma possono irritare le vie respiratorie se inalati in quantità significative. La valutazione del rischio deve basarsi sulle Schede di Sicurezza (SDS)di ciascun prodotto acquistato (obbligatorie ai sensi del Reg. CE 1907/2006 — REACH), verificando le sezioni 2 (pericoli), 8 (controllo dell'esposizione e DPI), 11 (informazioni tossicologiche) e 15 (informazioni sulla regolamentazione REACH/CLP).

Solventi nei colori per terzo fuoco e decalcomanie. La decorazione a bassa temperatura (terzo fuoco, terzo fuoco lustro, decalcomanìe) può impiegare colori a base solvente (white spirit, toluene, xilene, alcoli) o a base acquosa. I solventi organici richiedono una specifica valutazione del rischio chimico per via inalatoria (confronto con i VLEP di ciascun solvente) e per via cutanea (solventi lipofili che penetrano attraverso la pelle intatta). Le postazioni di decorazione con solventi devono essere dotate di aspirazione localizzata o di ventilazione generale adeguata; nelle aree con accumulo di vapori di solvente si può configurare una zona ATEX per atmosfere gassose (zona 2 per vapori infiammabili).

Depolveranti, colle e leganti.Nella formatura della ceramica, specialmente in quella tecnica, si utilizzano leganti organici (poliacrilati, CMC, alcool polivinilico, paraffine) e plastificanti che durante l'essiccazione o la precottura (debinding) generano vapori organici che devono essere captati dagli impianti di ventilazione del forno o dalle cappe di estrazione sulle postazioni di essiccazione.

6. Rischio termico: forni ceramici fino a 1400°C — valutazione e DPI

I forni ceramici rappresentano la principale sorgente di rischio termico nello stabilimento. Le temperature di cottura variano in base al tipo di prodotto: terrecotte non smaltate (750-900°C), maiolica e faience smaltata (950-1050°C), monoporosa e bicottura (1050-1150°C), grès fine e porcellanato (1200-1280°C), porcellana sanitaria vitreous china (1200-1280°C), porcellana dura e porcellana tecnica (1280-1400°C). Le tipologie di forni industriali includono i forni a tunnel a rulli (continui, con la parte più calda al centro del tunnel), i forni a rulli intermittenti (a campana o top-hat), i forni a muffola elettrica (per la piccola ceramica artistica e i laboratori di prova) e i forni a camera a gas.

Valutazione del rischio termico.Il DVR deve valutare il rischio termico per i lavoratori che: caricano e scaricano il forno (enfornamento e sfornamento dei pezzi, effettuato manualmente o con sistemi automatici); effettuano il controllo visivo attraverso lo spioncino del forno in esercizio; effettuano manutenzione ordinaria (pulizia dei rulli, regolazione dei bruciatori) con il forno a temperatura operativa o in raffreddamento; smontano e rimontano i refrattari di supporto (setter, saggar, spine, croci) dopo il ciclo di cottura, quando possono ancora essere molto caldi. La valutazione deve stimare la temperatura irradiata percepita dai lavoratori nelle diverse posizioni operative, la durata dell'esposizione e il carico di lavoro fisico (che aumenta la produzione interna di calore). L'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) o il modello di stress termico PHS (ISO 7933) possono essere utilizzati per quantificare il rischio.

Misure di prevenzione per il rischio termico.Le misure tecniche comprendono: automazione delle operazioni di enfornamento e sfornamento (robot o carrelli motorizzati che eliminano la necessità di avvicinarsi al forno aperto); schermi radianti fissi o mobili interposti tra il forno e le postazioni operative; sistemi di ventilazione localizzata per allontanare l'aria calda dalla zona di lavoro; limitazione del tempo di esposizione con rotazione tra i lavoratori. Per le operazioni inevitabilmente manuali con esposizione a calore intenso, i DPI termici sono obbligatori: guanti termici certificati EN 407 per il contatto con materiali caldi, grembiule o giacca in Nomex o pelle certificati EN ISO 11612, schermo facciale per le operazioni con il forno aperto a temperatura elevata. Prima di qualsiasi accesso all'interno di un forno (per manutenzione o ispezione), devono essere applicate le procedure di blocco e sezionamento dell'energia (lockout/tagout) e deve essere verificata la temperatura interna con strumento a distanza.

Forni a gas e sicurezza impiantistica. I forni ceramici alimentati a gas naturale o GPL sono impianti termici soggetti alla normativa di sicurezza degli impianti di combustione (Direttiva Macchine 2006/42/CE per il forno come macchina; normativa UNI-CIG per gli impianti di adduzione gas). Gli addetti alla conduzione dei forni a gas devono conoscere le procedure di avvio e spegnimento in sicurezza, la procedura da seguire in caso di mancata accensione del bruciatore (stop, purga del forno, nuovo tentativo), i segnali di allarme dei sistemi di controllo della fiamma. Il quadro di controllo del forno deve essere accessibile e i sistemi di sicurezza (valvole di intercettazione gas, rivelatori di fiamma) devono essere verificati periodicamente.

7. Rischio ergonomico e MMC: argilla, stampi e carrelli

La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è un rischio trasversale a tutto il ciclo produttivo ceramico, sia nelle aziende artigianali sia in quelle industriali. Le principali situazioni di rischio ergonomico nel settore ceramico riguardano:

Il DVR deve contenere la valutazione quantitativa del rischio MMC e da movimenti ripetitivi per le mansioni a rischio, le misure di prevenzione adottate (meccanizzazione, ausili meccanici, limiti di peso, rotazione tra mansioni) e la pianificazione di eventuali ulteriori miglioramenti ergonomici. La sorveglianza sanitaria per il rischio MMC è obbligatoria quando la valutazione supera i valori di azione, con visite di idoneità che includono l'esame del rachide e degli arti superiori.

8. Rumore: presse, mulini e torni ceramici (D.Lgs. 81/08 Titolo VIII Capo II)

Il rumore è un rischio significativo negli stabilimenti ceramici, generato da molteplici sorgenti nel ciclo produttivo. Le principali sorgenti di rumore nell'industria ceramica sono:

La valutazione del rischio rumore deve essere effettuata da tecnico competente con fonometro integratore di classe 1, secondo il metodo della norma UNI EN ISO 9612. I valori da confrontare con i limiti del Titolo VIII Capo II D.Lgs. 81/08 sono: valore di azione inferiore LEX,8h = 80 dB(A) (obbligo di informazione e formazione, messa a disposizione di DPI uditivi su richiesta); valore di azione superiore LEX,8h = 85 dB(A) (obbligo di sorveglianza sanitaria audiometrica, fornitura obbligatoria di DPI uditivi adeguati, programma di riduzione del rumore); valore limite LEX,8h = 87 dB(A) (livello che non deve essere superato con i DPI indossati). Le misure tecniche di riduzione del rumore nel settore ceramico comprendono: insonorizzazione delle presse con cabine acustiche o pannelli fonoassorbenti; sostituzione dei mulini a balle con sistemi di macinazione a umido a minore emissione sonora; isolamento acustico degli impianti LAE con silenziatori sulle prese d'aria; separazione spaziale tra le aree rumorose e le postazioni di lavoro a rumore più basso.

9. ATEX: polveri combustibili di argilla essiccata (zona 22)

Le polveri di argilla essiccata, di feldspato macinato, di polvere atomizzata e di altri materiali ceramici in forma di polvere fine possono formare atmosfere esplosive se disperse in concentrazione sufficiente nell'aria (al di sopra della concentrazione minima esplosiva, CME) e in presenza di una sorgente di innesco con energia sufficiente. La Direttiva 1999/92/CE (recepita dal Titolo XI D.Lgs. 81/08, artt. 287-297) impone al datore di lavoro l'obbligo di: identificare i luoghi in cui possono formarsi atmosfere esplosive (per gas, vapori o polveri); classificare tali luoghi in zone; elaborare il documento di protezione contro le esplosioni(DPCE), che fa parte del DVR; adottare misure di prevenzione (eliminazione delle sorgenti di innesco) e di protezione (sistemi di sfogo o soppressione dell'esplosione).

Classificazione delle zone ATEX per polveri ceramiche. Nello stabilimento ceramico, le zone ATEX per polveri (Zona 20, 21, 22 secondo la Direttiva 1999/92/CE) si configurano tipicamente nei seguenti luoghi:

Le macchine e le attrezzature installate in zone ATEX devono essere certificate per la categoria corrispondente (categoria 3D per zona 22, categoria 2D per zona 21), con marcatura Ex e relativa documentazione di conformità. Le sorgenti di innesco da controllare o eliminare in zona 22 comprendono: superfici calde (la temperatura di superficie degli apparecchi deve essere inferiore alla temperatura di accensione dello strato di polvere, tipicamente 250-400°C per polveri ceramiche), scintille da attrito o impatto (utensili e parti meccaniche devono essere in materiali che non producono scintille in caso di contatto), scariche elettrostatiche (i contenitori di polvere e i condotti devono essere collegati a terra), fiamme libere e saldature (permesso di lavoro obbligatorio per operazioni con fiamma in zona ATEX). I lavoratori che accedono alle zone ATEX devono essere formati sui rischi di esplosione e sulle procedure di sicurezza (art. 294 D.Lgs. 81/08).

10. Sorveglianza sanitaria obbligatoria nel settore ceramico

La sorveglianza sanitaria nel settore ceramico è quasi invariabilmente obbligatoria in ragione della combinazione di rischi che superano le soglie previste dal D.Lgs. 81/08. I principali trigger per la nomina del medico competentee per l'attivazione della sorveglianza sanitaria nel settore ceramico sono:

Il medico competente redige per ciascun lavoratore il giudizio di idoneità alla mansione specifica, partecipa alla redazione e all'aggiornamento del DVR, collabora alla scelta dei DPI (in particolare per i respiratori, dove deve essere valutata l'idoneità del lavoratore all'uso di dispositivi con resistenza respiratoria), tiene il registro degli esposti a SLC (come cancerogeno) e informa i lavoratori sull'utilità della sorveglianza sanitaria post-esposizione (che deve continuare per almeno 40 anni dopo la cessazione dell'esposizione alla silice).

11. Formazione specifica per il settore ceramica

Il settore ceramico-manifatturiero è classificato come rischio altodall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011. La formazione dei lavoratori ai sensi degli artt. 36-37 D.Lgs. 81/08 deve quindi ammontare a 16 ore totali: 4 ore di modulo generale (sistema legislativo della sicurezza, concetti di rischio e prevenzione, diritti e doveri dei lavoratori, organi di vigilanza) e 12 ore di modulo specifico (rischi propri del settore ceramico-manifatturiero: polveri e silice, agenti chimici, rumore, movimentazione carichi, rischi da macchine). L'aggiornamento obbligatorio è di 6 ore ogni 5 anni.

FiguraFormazione baseFormazione aggiuntiva obbligatoriaAggiornamento
Lavoratore ceramico (addetto a presse, mulini, smaltatura, forni)16 ore (4h generali + 12h specifiche rischio alto)Formazione specifica SLC (rischio cancerogeno); formazione ATEX per lavoratori in zone classificate (art. 294)6h ogni 5 anni
Preposto (capo reparto, responsabile linea)16h lavoratore + 8h prepostoFormazione antincendio (DM 02/09/2021) se designato addetto antincendio6h ogni 2 anni (biennale post-Accordo SR 2025)
Addetto antincendio (designato ex art. 18 c.1 lett. b)Livello 1 (4h), 2 (8h) o 3 (16h + esame) secondo DM 02/09/2021Aggiornamento periodico secondo DM 02/09/2021
Addetto primo soccorso (designato ex art. 18 c.1 lett. b)12h (Gruppo A, aziende manifatturiere con rischi specifici) o 16hRetraining ogni 3 anni (6h)
Datore di lavoro RSPP (rischio alto)48 ore corso datore-RSPPAggiornamento 15h ogni 5 anni
Lavoratori in zone ATEX (zona 22)Formazione ATEX specifica (art. 294 D.Lgs. 81/08): durata variabile in base alla complessitàAggiornamento in caso di modifica delle zone o delle procedure

La formazione specifica sul rischio silice deve coprire: natura e origine della SLC nel ciclo ceramico; meccanismo patogenetico della silicosi e delle altre pneumoconiosi da silice; valore limite di 0,1 mg/m³ e significato dei risultati del piano di campionamento; corretta manutenzione e utilizzo degli impianti LAE; corretta scelta, indossamento, verifica e manutenzione dei DPI respiratori; importanza della sorveglianza sanitaria; diritto del lavoratore di conoscere i risultati delle proprie misurazioni di esposizione. La formazione ATEX deve coprire: principi fisici dell'esplosione da polveri (concentrazione minima esplosiva, temperatura di accensione); significato della classificazione delle zone; regole di comportamento in zona 22 (divieto di fumare, di usare accendini o telefoni non certificati ATEX, di eseguire saldature senza permesso di lavoro ATEX); procedure di emergenza in caso di rilevazione di nube di polvere in concentrazione pericolosa.

Tutti gli attestati di formazione devono essere conservati in azienda per almeno 10 anni (e per tutta la durata del rapporto di lavoro più 10 anni per gli esposti a cancerogeni) e devono essere disponibili in caso di ispezione da parte dell'ASL/UOPSAL, dell'INL o dei Vigili del Fuoco.

12. Sanzioni D.Lgs. 81/08 nel settore ceramico

Gli stabilimenti ceramici possono essere soggetti a ispezioni da parte dell'ASL/UOPSAL (Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro), dell'INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro) e dei Vigili del Fuoco. Le violazioni più frequentemente contestate nel settore e le relative sanzioni sono:

ViolazioneRiferimento normativoSanzione (D.Lgs. 81/08 art. 55 e ss.)
DVR mancante o non aggiornatoArt. 17 c. 1 lett. a), art. 28-29Arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 3.071 a 7.862 euro
Omessa valutazione del rischio SLC o mancato piano di campionamentoArt. 232 bis, Titolo IXArresto da 3 a 6 mesi o ammenda; sospensione attività nei casi gravi (art. 14)
Assenza o inefficienza degli impianti LAE sulle postazioni polveroseArt. 232 bis, art. 224 c. 3Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro; sospensione in caso di rischio grave e immediato
Sorveglianza sanitaria omessa (medico competente non nominato)Art. 41, art. 18 c. 1 lett. a)Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 822 a 4.384 euro
Formazione mancante o insufficienteArt. 37, art. 18 c. 1 lett. l)Arresto fino a 8 mesi o ammenda (per ciascun lavoratore non formato)
DPI non forniti o non adeguati al rischioArt. 18 c. 1 lett. d), art. 77-78Ammenda da 547 a 1.971 euro per ciascun lavoratore
Documento di classificazione zone ATEX mancanteArt. 294, Allegato XLIXArresto da 3 a 6 mesi o ammenda; sospensione impianto in caso di rischio grave
Registro degli esposti a SLC (cancerogeno) non tenutoArt. 243Arresto da 2 a 4 mesi o ammenda

Il meccanismo della prescrizione obbligatoriaex D.Lgs. 758/1994 si applica alle violazioni contravvenzionali del D.Lgs. 81/08: l'organo di vigilanza prescrive la regolarizzazione entro un termine congruo (di solito 30-90 giorni in base alla complessità dell'adempimento); il pagamento di un quarto del massimo dell'ammenda e l'ottemperanza alla prescrizione estinguono il reato contravvenzionale. La sospensione dell'attivitàlavorativa è disposta dall'art. 14 D.Lgs. 81/08 nei casi più gravi, tra cui: mancanza di impianti LAE in presenza di rischio elevato da SLC documentato, assenza di classificazione ATEX in luoghi con rischio concreto di esplosione da polveri, superamento del VLEP per SLC senza misure di protezione. Nei casi di infortuni gravi o malattie professionali da silicosi, il procedimento penale e la responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 possono aggiungersi alle sanzioni amministrative.

Checklist adempimenti sicurezza per responsabile di produzione ceramica

  • DVR con valutazione specifica del rischio SLC respirabile (analisi per fase di lavorazione)
  • Piano di campionamento SLC con laboratorio accreditato ACCREDIA e risultati documentati
  • Impianti di aspirazione localizzata (LAE) installati su ogni postazione polverosa (macinazione, pressatura, sbavatura, smaltatura)
  • Programma di manutenzione e verifica periodica degli impianti LAE (portata, integrità filtri, velocità captazione)
  • Medico competente nominato con sorveglianza sanitaria attiva (spirometria, audiometria, esami chimici per esposti a metalli)
  • Registro degli esposti a SLC aggiornato (art. 243 D.Lgs. 81/08)
  • SDS aggiornate (versione corrente) per tutti i prodotti chimici usati (smalti, fritte, coloranti, ossidi, solventi)
  • Valutazione del rischio chimico per smalti e ossidi metallici (VLEP confrontati con misurazioni o stime validate)
  • Documento di classificazione delle zone ATEX per polveri combustibili (zona 22 nei depositi di polvere atomizzata e silos)
  • Apparecchiature e utensili in zona 22 conformi alla categoria ATEX 3D
  • Formazione lavoratori rischio alto (16 ore: 4h generali + 12h specifiche) + formazione specifica SLC e rischio chimico
  • Formazione ATEX per lavoratori che operano in zone classificate (art. 294 D.Lgs. 81/08)
  • DPI respiratori forniti (semimaschera P3 o TH3P) con verbale di consegna firmato e formazione all'uso
  • DPI termici forniti per addetti a forni e operazioni di enfornamento/sfornamento (guanti EN 407, indumenti EN ISO 11612)
  • Valutazione del rischio rumore con fonometria (LEX,8h per presse, mulini, torni)
  • Protezioni auricolari fornite ai lavoratori esposti a LEX,8h superiore a 80 dB(A)
  • Valutazione del rischio ergonomico/MMC per movimentazione di argilla cruda, stampi e carrelli
  • Piano di evacuazione e procedure di emergenza per incendio e per rilascio di gas combustibile nei forni

FAQ sicurezza ceramiche, porcellane e terrecotteFAQ

Cosa deve contenere il piano di campionamento per la silice libera cristallina (SLC)?
Il piano di campionamento SLC è il documento tecnico che pianifica le misurazioni dell'esposizione professionale alla silice libera cristallina respirabile nell'ambiente di lavoro ceramico. Deve contenere: la mappatura di tutte le postazioni di lavoro e delle fasi del ciclo produttivo in cui si genera o si disperde polvere (macinazione argille, atomizzazione, pressatura a secco, sbavatura, smaltatura in cabina, molatura post-cottura); il criterio di selezione dei lavoratori da campionare (campionamento personale con pompa a basso flusso e selettore ciclone per la frazione respirabile); la frequenza delle misurazioni (almeno annuale o a ogni modifica significativa del processo); il laboratorio accreditato ACCREDIA per l'analisi della silice cristallina (metodo NIOSH 7500 per diffrattometria a raggi X oppure metodo IR-FTIR per campioni a bassa concentrazione); i valori di riferimento da confrontare con il valore limite (0,1 mg/m³ per SLC respirabile, stabilito dall'art. 232 bis D.Lgs. 81/08 e dall'Allegato XXXVIII bis introdotto dal D.Lgs. 44/2022); le misure di prevenzione tecniche e organizzative da adottare in funzione dei risultati; le modalità di comunicazione dei risultati ai lavoratori esposti e al medico competente. Il piano deve essere firmato dal datore di lavoro, dall'RSPP e condiviso con il medico competente che lo utilizza per calibrare la periodicità delle visite di sorveglianza sanitaria e gli esami spirometrici e radiologici da effettuare.
Quando la silice diventa un rischio alto nel ciclo ceramico?
Nel ciclo produttivo ceramico, la silice libera cristallina (principalmente quarzo e cristobalite) è classificata come rischio alto quando i risultati del campionamento personale mostrano concentrazioni di SLC respirabile superiori a 0,05 mg/m³ (metà del valore limite di 0,1 mg/m³) o quando la valutazione qualitativa indica che le lavorazioni generano concentrazioni elevate in assenza di misure di controllo efficaci. Le fasi del processo ceramico che tipicamente producono le concentrazioni più elevate di SLC sono: la macinazione a secco delle argille e dei feldspati (che contengono silice libera fino al 30-70% in peso), la pressatura a secco dei polveri atomizzati (dispersione durante il carico delle presse e apertura degli stampi), la sbavatura a secco dei pezzi crudi o cotti (abrasione meccanica di superfici contenenti silice), la lavorazione del grès ceramico dopo cottura (taglio, foratura, levigatura di piastrelle o sanitari). La classificazione come rischio alto comporta: obbligo di iscrizione nel registro degli esposti (art. 243 D.Lgs. 81/08), sorveglianza sanitaria con periodicità almeno annuale e spirometria, obbligo di LAE su tutte le postazioni a rischio, sostituzione del processo a secco con processo a umido ove tecnicamente fattibile come misura gerarchicamente prioritaria, e comunicazione all'INAIL per le finalità di registro delle malattie professionali. La silicosi è una malattia professionale tabellata INAIL (Tabella A, n. 1) per i lavoratori del settore ceramico.
Gli ossidi metallici negli smalti ceramici (piombo, cadmio) sono ancora utilizzati in Italia?
L'utilizzo di ossidi di piombo e di composti del cadmio negli smalti ceramici è fortemente limitato dalla normativa europea. Il Regolamento REACH (CE 1907/2006) e il Regolamento CLP (CE 1272/2008) impongono restrizioni severe per questi composti: il piombo e i suoi composti sono sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) soggette ad autorizzazione ex art. 62 REACH; i composti del cadmio sono classificati come cancerogeni categoria 1A (pittogramma GHS08, frase H350). Nell'industria ceramica italiana moderna, gli smalti al piombo e al cadmio nei processi professionali sono stati quasi del tutto sostituiti da fritte vetrose senza metalli pesanti o con contenuti residuali conformi ai limiti del REACH. Tuttavia, alcuni processi artigianali tradizionali (ceramica di Faenza, di Deruta, majolica) continuano a utilizzare, in quantità limitate e con autorizzazioni specifiche, smalti con tracce di ossidi metallici per motivi di riproduzione fedele di tecniche storiche. In questi casi il datore di lavoro deve trattare i lavoratori esposti come esposti a cancerogeni e mutageni (Titolo IX Capo II D.Lgs. 81/08, artt. 233-245): riduzione al livello più basso tecnicamente possibile, sostituzione con sostanze meno pericolose ove fattibile, registro degli esposti, sorveglianza sanitaria specifica con controllo della piombemia (per il piombo) o dei marcatori di nefrotossicità (per il cadmio), comunicazione all'INAIL. Il datore deve verificare le SDS di tutti i coloranti e fritte ceramiche acquistati, in particolare la sezione 2 (identificazione dei pericoli) e la sezione 15 (informazioni sulla regolamentazione).
Come funziona la classificazione ATEX zona 22 per le polveri di argilla essiccata?
La classificazione ATEX in un impianto ceramico riguarda le polveri combustibili generate dalle argille essiccate, dai feldspati macinati, dalle polveri atomizzate e da altri materiali in polvere fine che, in determinate concentrazioni nell'aria, possono formare atmosfere esplosive (nubi di polvere combustibile). La Direttiva ATEX 2014/34/UE (lato prodotti) e la Direttiva 1999/92/CE (lato luoghi di lavoro, recepita dal D.Lgs. 81/08 Titolo XI, artt. 287-297 e Allegati XLIX-L) definiscono il sistema di classificazione delle zone. La zona 22 è definita come "luogo in cui un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere infiammabile non è probabile che si verifichi in condizioni normali di funzionamento, ma, se si verifica, persiste solo per brevi periodi": questa è la zona applicabile ai depositi di polvere atomizzata, ai silos di argilla essiccata, agli ambienti dove si accumulano strati di polvere. La valutazione ATEX per le polveri deve determinare: la temperatura di accensione dello strato di polvere (MIT) e della nube (MIC), la concentrazione minima esplosiva (CME), la pressione massima di esplosione (Pmax) e la costante di esplosione (Kst). Il documento di classificazione delle zone ATEX (elaborato da tecnico abilitato) deve indicare per ciascuna zona la categoria degli apparecchi consentiti (categoria 3D per zona 22), le misure di prevenzione (controllo delle sorgenti di innesco, pulizia periodica dei depositi di polvere, sistemi di ventilazione) e le misure di protezione (pannelli di sfogo, sistemi di soppressione dell'esplosione ove necessario). I lavoratori che operano in zona 22 devono essere formati sui rischi ATEX (art. 294 D.Lgs. 81/08).
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria anche per i ceramisti artigiani con pochi dipendenti?
Sì. L'obbligo di sorveglianza sanitaria ex art. 41 D.Lgs. 81/08 si attiva non in base al numero dei dipendenti ma alla presenza di specifici rischi lavorativi che superano determinate soglie, indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda. Nel settore ceramico artigianale, la sorveglianza sanitaria è quasi sempre obbligatoria perché: (1) il rischio da silice libera cristallina è presente in tutte le fasi di lavorazione delle argille a secco e richiede sorveglianza con spirometria e, in base alla valutazione del medico competente, radiografia del torace o HRCT; (2) il rischio chimico da smalti, coloranti e fritte ceramiche supera frequentemente il livello di rischio "irrilevante per la salute" che consentirebbe di non attivare la sorveglianza sanitaria; (3) il rischio rumore da torni, presse e mulini supera spesso il valore di azione inferiore (80 dB(A)), con sorveglianza audiometrica obbligatoria sopra gli 85 dB(A). Il datore di lavoro artigiano con anche un solo dipendente che svolge una delle mansioni a rischio deve nominare un medico competente, che effettuerà la visita preventiva (prima dell'assunzione o del cambio mansione) e le visite periodiche (almeno annuali per silice e cancerogeni, con frequenza stabilita dal medico per gli altri rischi). L'omissione della sorveglianza sanitaria è sanzionata dall'art. 55 c. 5 lett. e) D.Lgs. 81/08 con arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 822,00 a 4.384,00 euro.
Quali DPI sono obbligatori per chi lavora in prossimità dei forni ceramici?
I lavoratori che operano in prossimità dei forni ceramici — addetti al carico e scarico del forno (enfornamento e sfornamento), manutentori degli impianti di combustione, controllori del ciclo di cottura — sono esposti a rischio termico da calore radiante, calore convettivo e possibile contatto con superfici a temperatura elevata (i forni tunnel a rulli raggiungono temperature interne di 1150-1300°C per grès porcellanato, i forni a muffola per terrecotte lavorano a 900-1100°C, i forni per porcellana dura a 1280-1400°C). La scelta dei DPI termici deve basarsi sulla valutazione del rischio termico condotta nel DVR, tenendo conto della temperatura irradiata, del tempo di esposizione e della distanza dalla sorgente di calore. I DPI tipicamente richiesti per le operazioni di enfornamento e sfornamento sono: guanti termici di categoria III (certificati EN 407, con indicazione delle prestazioni per calore da contatto, calore convettivo e calore radiante); indumenti di protezione termica (grembiule o giacca in pelle conciata o in tessuto Nomex o equivalente, certificati EN ISO 11612); calzature di sicurezza con puntale in acciaio e suola antiforatura, resistenti al calore (EN ISO 20345 con marcatura HI per la resistenza al calore della suola); schermo facciale o visiera di protezione per le operazioni di ispezione con spioncino del forno aperto. Durante le operazioni di manutenzione del forno in condizioni di raffreddamento (accesso all'interno dopo il ciclo di cottura), è necessaria la verifica della temperatura interna prima di permettere l'accesso, con procedure di blocco e sezionamento dell'energia (lockout/tagout per gli impianti di combustione e le resistenze elettriche nei forni a muffola elettrica). Per i forni che utilizzano gas naturale o GPL, gli addetti alla conduzione devono avere la formazione specifica per la gestione degli impianti di combustione.
Come si costruisce un programma di riduzione progressiva dell'esposizione a SLC nel ciclo ceramico?
Il programma di riduzione progressiva dell'esposizione a SLC (silice libera cristallina) deve essere costruito secondo la gerarchia delle misure di prevenzione stabilita dall'art. 232 bis D.Lgs. 81/08 e dall'Allegato XXXVIII bis: sostituzione, controllo tecnico, misure organizzative, DPI. In primo luogo, dove tecnicamente fattibile, si deve valutare la sostituzione del processo a secco con il processo a umido (macinazione umida, pressatura di impasto plastico anziché polvere atomizzata, smaltatura per immersione o a cascata anziché in cabina con pistola pneumatica): il processo a umido riduce drasticamente la dispersione di polvere. Dove la sostituzione non è fattibile, le misure tecniche di controllo devono includere: installazione o potenziamento degli impianti LAE su tutte le postazioni polverose con verifica periodica dell'efficienza (portata, velocità di captazione, integrità dei filtri); incapsulamento o confinamento delle fasi più polverose (nastri trasportatori coperti, tramogge chiuse); automazione delle operazioni di carico delle presse per eliminare l'esposizione manuale; sistemi di pulizia ad umido o con aspiratori certificati per polveri pericolose (classe H o M) in sostituzione della scopatura a secco o della soffiatura con aria compressa. Le misure organizzative comprendono: rotazione dei lavoratori tra postazioni a rischio e postazioni a basso rischio; riduzione del tempo di esposizione giornaliero alle fasi più polverose; procedure di lavoro che minimizzano la dispersione di polvere (es. movimentazione lenta dei contenitori di polvere, chiusura dei sacchi prima della movimentazione). I DPI respiratori (semimaschera con filtro P3 o maschera intera TH3P per le concentrazioni più elevate) sono l'ultima misura della gerarchia e non sostituiscono le misure tecniche. Il programma deve essere documentato nel DVR con scadenze, responsabilità e indicatori di avanzamento, e deve essere aggiornato annualmente sulla base dei risultati del piano di campionamento SLC.

14. Fonti normative

Fonti normative

  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro, in particolare: art. 232 bis (SLC), Titolo VIII Capi II e III (rumore e vibrazioni), Titolo IX (rischio chimico e cancerogeni), Titolo XI (atmosfere esplosive), art. 41 (sorveglianza sanitaria), artt. 36-37 (informazione e formazione)
  • D.Lgs. 13 marzo 2022 n. 44 — Recepimento della Direttiva UE 2017/2398 (cancerogeni e mutageni): introduzione dell'art. 232 bis e Allegato XXXVIII bis con il valore limite per la silice libera cristallina respirabile (SLC) pari a 0,1 mg/m³
  • Accordo tecnico europeo sulle buone pratiche per la riduzione della silice nella ceramica — NEPSI (Network of European Partnerships for Silica Industries): linee guida settoriali per la gestione del rischio SLC nel ciclo ceramico
  • Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti (D.Lgs. 81/08): classificazione rischio alto per industria ceramica
  • D.Lgs. 4 agosto 1999 n. 359 (ora confluito nel D.Lgs. 81/08 Titolo XI) e Direttiva 1999/92/CE — Requisiti minimi per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive (classificazione zone ATEX)
  • Regolamento CE 1907/2006 — REACH: restrizioni e obblighi di autorizzazione per sostanze estremamente preoccupanti (SVHC), tra cui composti del piombo e del cadmio utilizzati in smalti ceramici
  • Regolamento CE 1272/2008 — CLP: classificazione, etichettatura e imballaggio di sostanze e miscele pericolose (fritte ceramiche, coloranti, ossidi metallici)
  • UNI EN 481 — Atmosfere degli ambienti di lavoro: definizione delle frazioni granulometriche per la misurazione delle particelle aerodisperse (frazione respirabile per SLC)
  • Metodo NIOSH 7500 (XRD) e Metodo NIOSH 7602 (IR) — Analisi della silice cristallina respirabile nei campioni di aria prelevati in ambiente di lavoro
  • Norma UNI EN ISO 11612 — Indumenti di protezione: indumenti per la protezione contro il calore e la fiamma (DPI termici per addetti a forni ceramici)
  • Norma UNI EN 407 — Guanti di protezione contro rischi termici: requisiti di prestazione per guanti a contatto con superfici calde e fiamme
  • D.M. 2 settembre 2021 — Criteri generali di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro; applicabile agli stabilimenti ceramici con depositi di materiali combustibili
  • D.Lgs. 4 dicembre 1992 n. 475 e successive modifiche — Requisiti essenziali di sicurezza dei dispositivi di protezione individuale (attuazione della Direttiva 89/686/CEE, sostituita dal Reg. UE 2016/425)
  • Regolamento UE 2016/425 — Dispositivi di protezione individuale: requisiti di progettazione e produzione; marcatura CE obbligatoria per tutti i DPI forniti ai lavoratori
  • INAIL — Linee guida per la valutazione del rischio da silice libera cristallina nelle aziende del settore ceramico; schede di rischio per ATECO 23.41, 23.42, 23.43
  • ISPRA / INAIL — Buone pratiche per la gestione delle polveri in ambiente ceramico: esperienze nel distretto di Sassuolo (MO-RE) e nel distretto di Faenza (RA)

Disclaimer.Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la consulenza tecnica o legale sul caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dal tipo di produzione, dai materiali utilizzati, dalle attrezzature presenti, dal numero e dalla tipologia dei lavoratori esposti, dalle concentrazioni di SLC e degli altri agenti misurate nell'ambiente di lavoro. DVR, piano di campionamento SLC, documento di classificazione ATEX e programma di sorveglianza sanitaria devono essere predisposti da professionisti abilitati e adattati allo specifico contesto produttivo.

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