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Sicurezza nel restauro di beni culturali

Rischi e obblighi per imprese e laboratori di restauro: chimica dei prodotti di pulitura e consolidamento, cantieri su ponteggio in chiese e palazzi, agenti biologici e laser.

Risposta rapida

Il restauro combina un rischio chimico elevato e variabile (solventi, resine, consolidanti, biocidi, pigmenti storici al piombo) con i rischi del cantiere: ponteggi, lavori in quota, spazi angusti in edifici storici. Si aggiungono agenti biologici (guano, muffe) e, per la pulitura, laser e microsabbiatura. Laboratorio e cantiere vanno valutati separatamente, con schede per tecnica di intervento.

Prodotti chimici: inventario e scelta

Il restauratore usa decine di prodotti in piccole quantità, spesso miscelati al momento. La valutazione del Titolo IX parte da un inventario aggiornato con le schede di sicurezza e considera le reali modalità d’uso: impacchi e solventi applicati vicino al viso, in nicchie poco ventilate, per ore.

  • Solventi (chetoni, alcoli, idrocarburi): ventilazione o aspirazione localizzata, guanti scelti in base alla permeazione del solvente.
  • Resine epossidiche e acriliche: rischio di sensibilizzazione cutanea, protezione della pelle e igiene rigorosa.
  • Biocidi per patine biologiche: rispetto delle istruzioni e delle limitazioni d’uso del prodotto.
  • Rimozione di ridipinture e intonaci con pigmenti al piombo: controllo delle polveri e valutazione specifica dell’esposizione.

Cantiere, ponteggi e quota

Il cantiere di restauro segue il Titolo IV: il ponteggio richiede PiMUS e montatori formati, i piani di lavoro devono avere parapetti anche quando l’opera impone distanze ravvicinate dalla superficie. Cripte, sottotetti e campanili sono spazi con accessi difficili: va pianificata la gestione di un’emergenza e del recupero di un infortunato.

Agenti biologici

Guano di piccioni e pipistrelli nei sottotetti e nei campanili, muffe su superfici e materiali cartacei, depositi organici nelle cripte. Prima di intervenire servono rimozione controllata e bonifica, con DPI respiratori adeguati, tute monouso e procedure per non disperdere le polveri.

Pulitura laser, microsabbiatura e strumenti

Il laser richiede area controllata, protezioni oculari specifiche e aspirazione dei fumi. La microsabbiatura genera polveri, da valutare in base all’abrasivo e al substrato. Bisturi elettrici, termocauteri e tavole calde comportano rischi di ustione e di incendio, da considerare anche nei luoghi aperti al pubblico.

Formazione e sorveglianza sanitaria

La formazione specifica deve riguardare le tecniche effettivamente usate, non un generico rischio chimico. La sorveglianza sanitaria va attivata quando la valutazione del rischio chimico non lo classifica come irrilevante per la salute, e comunque per piombo, rumore o vibrazioni oltre i valori di azione.

Errori frequenti

  • Valutazione del rischio chimico ferma a pochi prodotti «principali».
  • Guanti in lattice usati con solventi che li attraversano in pochi minuti.
  • Pulizia dei sottotetti dal guano senza protezione respiratoria.

Approfondimenti

Domande frequentiFAQ

Il restauro degli affreschi di una chiesa è un cantiere?
Sì, quando comporta lavori su un edificio con ponteggi o opere provvisionali rientra nel Titolo IV del D.Lgs. 81/2008: committente, eventuali coordinatori, PSC, POS e PiMUS per il ponteggio. Il restauratore che opera con propri dipendenti redige il POS; se è autonomo segue le indicazioni del coordinatore e gli obblighi dell’art. 94.
La pulitura laser richiede precauzioni particolari?
I laser usati nella pulitura sono generalmente di classe 4: rientrano nel Titolo VIII, Capo V (radiazioni ottiche artificiali). Servono area delimitata con accesso controllato, occhiali specifici per la lunghezza d’onda, gestione dei fumi prodotti dall’ablazione e formazione dell’operatore.

Fonti normative

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