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Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)

Definizione di ROA, classificazione spettrale (UV, visibile, infrarosso), sorgenti tipiche nei luoghi di lavoro, effetti sanitari, valori limite di esposizione ai sensi del Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/08 (artt. 213-218) in recepimento della Direttiva 2006/25/CE, classificazione di sicurezza laser e obblighi di DPI e sorveglianza sanitaria.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Le Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA) sono radiazioni elettromagnetiche nel campo ottico — ultravioletto (UV), visibile e infrarosso (IR) — generate da sorgenti artificiali anziché dalla luce solare. Comprendono lo spettro da 100 nm a 1 mm e si trovano nei luoghi di lavoro sotto forma di raggi laser, lampade UV per sterilizzazione, archi di saldatura, lampade a luce intensa e LED ad alta potenza. Il riferimento normativo italiano è il Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (artt. 213-218), che ha recepito la Direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. Il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio da ROA, a confrontare i livelli di esposizione con i valori limite stabiliti e, se necessario, ad adottare misure di prevenzione e protezione documentate nel DVR.

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Riferimento normativo

La disciplina italiana sull'esposizione occupazionale alle ROA è contenuta nel Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/08 (artt. 213-218). Questo capo ha recepito la Direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006, relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute concernenti l'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche artificiali). I valori limite di esposizione (VLE) sono riportati negli Allegati XXXVII del D.Lgs. 81/08, suddivisi in Parte I (radiazioni ottiche incoerenti) e Parte II (radiazioni laser). Le norme tecniche di riferimento per la misurazione e la classificazione sono la serie UNI EN 14255 (parti 1-4) per le sorgenti incoerenti e la IEC 60825-1 per i laser.

Classificazione spettrale delle ROA

Le Radiazioni Ottiche Artificiali sono convenzionalmente suddivise in tre bande spettrali principali, ciascuna con effetti biologici e valori limite distinti:

  • Ultravioletto (UV) — 100 nm a 400 nm: ulteriormente suddiviso in UV-C (100-280 nm), UV-B (280-315 nm) e UV-A (315-400 nm). I raggi UV-C e UV-B sono biologicamente i più attivi: penetrano gli strati superficiali della cute e del cristallino. I VLE per la cute e gli occhi sono espressi in J/m² (energia per unità di area) integrata su una giornata lavorativa di 8 ore.
  • Visibile — 380 nm a 780 nm: la luce che il sistema visivo umano percepisce. A intensità elevate — tipiche di lampade flash ad alta potenza, archi di saldatura e laser visibili — può causare danno fotochimico o termico alla retina. I VLE per la retina sono espressi in W/m² (irradianza) o in J/m² (esposizione energetica), con funzioni di ponderazione spettrale specifiche per il rischio fotochimico (B(λ)) e per quello termico retinico (R(λ)).
  • Infrarosso (IR) — 780 nm a 1 mm: diviso in IR-A (780 nm-1400 nm), IR-B (1,4-3 µm) e IR-C (3 µm-1 mm). L'IR-A penetra fino alla retina e può causare cataratta e danno retinico da calore. L'IR-B e IR-C sono assorbiti dalle strutture anteriori dell'occhio (cornea, cristallino) e dalla cute.

Sorgenti tipiche di ROA nei luoghi di lavoro

Le principali sorgenti artificiali di radiazioni ottiche in ambito lavorativo sono:

  • Saldatura ad arco (MIG, TIG, MMA, plasma): l'arco elettrico emette un intenso spettro UV, visibile e IR. I saldatori e i lavoratori nelle vicinanze sono tra le categorie più esposte sia a UV eritematogeni sia a IR causa di cataratta. Le emissioni UV di un arco di saldatura possono superare i VLE già a distanze di diversi metri.
  • Lampade UV per sterilizzazione e disinfezione: emettono prevalentemente UV-C (253,7 nm per le lampade a vapori di mercurio a bassa pressione) con elevato potere germicida. Utilizzate in ospedali, laboratori, impianti di trattamento delle acque, industria alimentare. Il personale che opera durante il funzionamento delle lampade è a rischio di eritema e cheratite.
  • Laser industriali e medici: sorgenti coerenti e collimate presenti in industria (taglio, saldatura, marcatura), medicina (chirurgia oftalmica, dermatologia, fisioterapia) e ricerca. La pericolosità dipende dalla classe di sicurezza (vedi oltre).
  • Lampade a luce intensa pulsata (IPL) e apparecchi estetici: utilizzate in centri estetici e ambulatori medici per epilazione, fotoringiovanimento e trattamento di lesioni vascolari. Emettono luce policromatica ad alta irradianza nel range 400-1200 nm.
  • Lampade UV per polimerizzazione, litografia e fotoincisione: impiegate nell'industria grafica, elettronica (produzione PCB) e nella fabbricazione di compositi. Emettono UV-A e UV-B ad alta potenza.
  • Forni di riscaldamento e colata di metalli (IR): i forni a induzione, le fonderie e le lavorazioni di metalli a caldo sono sorgenti significative di IR-A e IR-B. I lavoratori esposti sono a rischio di cataratta da IR ("cataratta del soffiatore di vetro").
  • LED ad alta potenza e proiettori: i LED di nuova generazione a potenza elevata (illuminazione industriale, proiettori di teatro, fari UV per rilevazione di tracce) possono raggiungere irradianze significative a corta distanza, in particolare nella banda blu (fotossicità retinica).

Effetti sanitari delle ROA

Gli effetti biologici delle ROA dipendono dalla lunghezza d'onda, dall'intensità, dalla durata e dalla parte del corpo esposta:

  • Eritema (rossore cutaneo da UV): risposta infiammatoria acuta della cute da esposizione a UV-B e UV-C. Può evolvere in desquamazione e, nel lungo periodo, favorire lo sviluppo di carcinomi cutanei e melanoma.
  • Cheratite fotoelettrica (occhio di arco): infiammazione dolorosa della cornea e della congiuntiva causata da UV-C e UV-B. Insorge tipicamente 6-12 ore dopo l'esposizione e si manifesta con forte fotofobia, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo. È l'infortunio oculare più frequente nei saldatori.
  • Cataratta da IR: opacizzazione del cristallino da esposizione prolungata a IR-A e IR-B. Condizione professionale classica di fonditori, vetrai e operatori di forni industriali, con latenza di anni o decenni.
  • Danno retinico fotochimico e termico: lesioni permanenti della macula da esposizione a radiazioni visibili ad alta irradianza (archi, lampade flash, laser visibili). Il danno fotochimico da luce blu (melanopsina, lipofuscina) è lento e cumulativo; il danno termico da laser è istantaneo e irreversibile.
  • Ustioni cutanee da IR e laser: da irradianze elevate con tempi di esposizione brevi (laser di classe 3B e 4, proiettori ad alta potenza a corta distanza).

Classificazione di sicurezza laser (IEC 60825-1 / UNI EN 60825-1)

La norma IEC 60825-1(recepita come UNI EN 60825-1) classifica i laser in classi di sicurezza crescente in funzione della potenza/energia emessa e della lunghezza d'onda:

  • Classe 1: laser intrinsecamente sicuri; il fascio non è pericoloso nelle condizioni di utilizzo previste (es. lettori CD, stampanti laser comuni).
  • Classe 1M: sicuri senza ottica di raccolta; pericolosi se si utilizzano lenti o binocoli per concentrare il fascio.
  • Classe 2: emissione nel visibile (400-700 nm); il riflesso di ammiccamento offre protezione sufficiente per esposizioni accidentali brevi (≤0,25 s). Potenza max 1 mW.
  • Classe 2M: come Classe 2 ma pericolosi con ottica di raccolta.
  • Classe 3R: visione diretta del fascio potenzialmente pericolosa; il rischio è limitato. Potenza max 5 mW (visibile).
  • Classe 3B: la visione diretta del fascio è sempre pericolosa; il riflesso diffuso di solito non è pericoloso. Potenza 5-500 mW. Obbligo di indossare occhiali di protezione laser specifici.
  • Classe 4: fascio diretto e riflesso diffuso pericolosi; può causare incendi. Potenza >500 mW. Classe dei laser chirurgici, industriali di taglio e saldatura, sistemi di ricerca ad alta potenza. Massime misure di sicurezza.

La Distanza Nominale di Pericolo Oculare (DNPO o NED, Nominal Ocular Hazard Distance)è la distanza minima oltre la quale l'irradianza del fascio scende sotto il VLE oculare. Rappresenta un parametro fondamentale per la delimitazione delle aree di pericolo laser.

Obblighi del datore di lavoro: D.Lgs. 81/08 Titolo VIII Capo V

Gli artt. 213-218 del D.Lgs. 81/08 stabiliscono i seguenti obblighi:

  • Art. 213 — Valutazione del rischio: il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli di ROA a cui possono essere esposti i lavoratori, tenendo conto delle caratteristiche delle sorgenti, dei VLE dell'Allegato XXXVII e dei dati forniti dai fabbricanti. La valutazione è inserita nel DVR.
  • Art. 214 — Misure di prevenzione e protezione: se la valutazione indica che i VLE possono essere superati, il datore di lavoro adotta misure tecniche e/o organizzative per ridurre l'esposizione (sostituzione delle sorgenti, schermature, distanza di sicurezza, riduzione del tempo di esposizione, rotazione delle mansioni).
  • Art. 215 — Sorveglianza sanitaria: obbligatoria per i lavoratori la cui esposizione supera i VLE stabiliti nell'Allegato XXXVII. Il medico competente esprime il giudizio di idoneità alla mansione con sorveglianza periodica.
  • Art. 216 — Informazione e formazione: i lavoratori esposti devono ricevere informazioni sui rischi derivanti dalle ROA, sui VLE, sui risultati della valutazione e sulle misure di protezione adottate.
  • Art. 217 — Deroghe: in casi particolari (ricerca scientifica, applicazioni mediche) è possibile richiedere deroga ai VLE, previa comunicazione alla ASL competente e con misure di protezione equivalenti.

Valori limite di esposizione (VLE) — Allegato XXXVII D.Lgs. 81/08

L'Allegato XXXVII si articola in due parti:

  • Parte I — Radiazioni ottiche incoerenti (ROI): include tabelle di VLE per occhi e cute espressi in irradianza (W/m²) o esposizione energetica (J/m²) in funzione della lunghezza d'onda e del tempo di esposizione. Ad esempio, per la cute il VLE UV eritematogeno (280-400 nm con ponderazione S(λ)) è di 30 J/m²per 8 ore lavorative. Per la retina, i VLE per rischio fotochimico (luce blu, 300-700 nm) sono espressi in funzione dell'angolo sotteso dalla sorgente e del tempo di esposizione.
  • Parte II — Radiazioni laser: VLE specifici per ciascuna lunghezza d'onda e durata del polso laser, distinti per cornea/cristallino, retina e cute. I VLE per la retina nel range 400-1400 nm ("finestra ottica") sono i più restrittivi. Per valutare il rischio laser è necessario confrontare i valori di irradianza o esposizione energetica del fascio con i VLE dell'Allegato, calcolati mediante le formule della norma IEC 60825-1.

DPI per la protezione da ROA

La scelta dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) deve essere coerente con la sorgente e la banda spettrale di rischio:

  • Occhiali e schermi per saldatori: filtri di protezione conformi alla norma EN 169 (saldatura autogena ed elettrica) o EN 175 (equipaggiamento per protezione della testa e del viso). Il numero di tonalità (shade) del filtro dipende dal tipo di processo e dalla corrente di saldatura; per la saldatura ad arco si usano tipicamente shade 9-14. Obbligatoria la marcatura CE con classe di protezione.
  • Occhiali di protezione laser: la selezione si basa sulla lunghezza d'onda del laser, sulla potenza/energia massima e sulla densità ottica (OD) richiesta, calcolata come OD = log₁₀(H_max / VLE_occhio). La norma di riferimento è la EN 207 (protezione contro fasci laser) e la EN 208(per allineamento laser). Gli occhiali devono riportare la lunghezza d'onda, la modalità (D = continuo, I = impulso, R = gigante pulsato, M = mode-locked) e la densità ottica.
  • Abbigliamento protettivo per UV: indumenti a copertura completa con tessuto ad alto fattore di protezione UV (UPF ≥ 50), guanti e copricapo per i lavoratori esposti a sorgenti UV intense (operatori di lampade germicide, addetti a impianti di polimerizzazione UV). Per i saldatori è essenziale anche la protezione delle braccia e del collo dagli spruzzi e dalle radiazioni UV dell'arco.
  • Schermi e barriere fisiche: tende opache o pareti schermate per delimitare le aree di utilizzo di laser di classe 3B e 4 o di sorgenti UV intense.

Categorie di lavoratori esposti e settori produttivi

I principali gruppi omogenei di lavoratori soggetti agli obblighi del Capo V sono:

  • Saldatori(MIG, TIG, MMA, plasma, ossiacetilenica): esposizione a UV, visibile e IR dell'arco o della fiamma; rischio di cheratite, eritema e cataratta da IR.
  • Addetti a impianti di sterilizzazione UV (ospedali, industria alimentare, impianti idrici): rischio di cheratite e eritema da UV-C se opera durante il funzionamento delle lampade o in caso di mancanza di interblocchi di sicurezza.
  • Estetisti e operatori laser/IPL: utilizzo di laser classe 3B-4 e sorgenti IPL per trattamenti estetici; rischio retinico e cutaneo se non vengono indossati i DPI appropriati.
  • Operatori di forni e fonderie (vetrerie, acciaierie, fonderie di alluminio): esposizione cronica a IR-A e IR-B; rischio di cataratta professionale.
  • Personale sanitario che utilizza laser terapeutici: chirurghi, fisioterapisti, dermatologi che operano con laser CO₂, Nd:YAG, a diodi; obbligo di sorveglianza sanitaria se i VLE sono superati.
  • Addetti a laboratori di ricerca con laser: frequente utilizzo di laser di classe 3B-4; necessità di nomina del Responsabile Laser (Laser Safety Officer) e di procedure operative di sicurezza specifiche.

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Domande frequentiFAQ

La valutazione del rischio ROA è obbligatoria anche per le aziende che utilizzano solo comune illuminazione artificiale?
Sì. L'art. 213 del D.Lgs. 81/08 impone a tutti i datori di lavoro di valutare il rischio da ROA nell'ambito del DVR. Tuttavia, per sorgenti di illuminazione artificiale ordinaria (lampade fluorescenti, LED di uso comune, lampadine) la valutazione può concludersi documentando che i livelli sono ampiamente al di sotto dei VLE dell'Allegato XXXVII, senza necessità di misurazioni strumentali. Le aziende con sorgenti specifiche (saldatura, laser, UV industriali) devono invece procedere a valutazione quantitativa. Supportiamo le aziende nella corretta impostazione della valutazione e nella documentazione nel DVR.
Un estetista che utilizza un laser per epilazione ha obblighi particolari rispetto al D.Lgs. 81/08?
Sì. I laser per epilazione sono tipicamente di classe 3B o 4. Il datore di lavoro deve: valutare il rischio ROA e inserirlo nel DVR; fornire occhiali di protezione laser (EN 207) con densità ottica adeguata alla lunghezza d'onda e alla potenza del dispositivo; formare e informare gli operatori; sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori la cui esposizione supera i VLE; e designare eventualmente un Responsabile Laser. Le stesse regole si applicano ai centri medici che utilizzano IPL. Offriamo consulenza completa per la valutazione del rischio laser nel settore estetico e sanitario.
Qual è la differenza tra ROA incoerenti e laser nella valutazione del rischio?
Le sorgenti incoerenti (lampade UV, archi di saldatura, LED, lampade a incandescenza) emettono luce in un ampio range spettrale con fasci divergenti e non coerenti. La valutazione segue la Parte I dell'Allegato XXXVII, con ponderazione spettrale e confronto con VLE espressi in W/m² o J/m². I laser sono sorgenti coerenti e collimate, con altissime irradianze anche a grande distanza; la valutazione segue la Parte II dell'Allegato XXXVII con riferimento alla norma IEC 60825-1 e al calcolo della Distanza Nominale di Pericolo Oculare (DNPO). In entrambi i casi le misurazioni strumentali, quando necessarie, devono essere affidate a personale qualificato con strumentazione calibrata.
La sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a ROA è sempre obbligatoria?
No. La sorveglianza sanitaria (art. 215 D.Lgs. 81/08) è obbligatoria solo quando la valutazione del rischio evidenzia il superamento dei VLE stabiliti dall'Allegato XXXVII. Se l'esposizione risulta inferiore ai VLE, la sorveglianza non è obbligatoria per legge, anche se il medico competente può ritenerla opportuna su base preventiva. Per i saldatori e gli operatori laser di classe 3B-4 il superamento dei VLE è frequente, rendendo la sorveglianza sistematicamente necessaria. Il medico competente esamina in particolare la funzione visiva (acuità, biomicroscopia del cristallino) e lo stato cutaneo nelle aree esposte.
Come si sceglie il numero di tonalità (shade) degli occhiali per saldatori?
La scelta dello shade del filtro è disciplinata dalla norma EN 169 per la saldatura autogena e ad arco. Il numero di shade dipende dal tipo di processo e dal parametro operativo principale: per la saldatura ad arco (MMA, MIG, TIG) si usa la corrente di saldatura in ampere; per la saldatura ossiacetilenica il consumo di gas in litri per ora. La norma fornisce tabelle di riferimento. Per la saldatura MMA a 150 A si raccomanda uno shade da 11 a 12; per correnti superiori a 300 A si arriva a shade 13-14. È importante che i filtri rechino la marcatura CE e l'indicazione dello shade sull'oculare. Verifichiamo la conformità dei DPI in uso durante le nostre valutazioni del rischio.

Fonti normative

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