Il lavoro solitario (in inglese lone working) indica la condizione in cui un lavoratore svolge la propria attività in isolamento fisico rispetto ad altri colleghi, senza la possibilità di ricevere assistenza immediata in caso di incidente, malore o emergenza. Sebbene il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 non contenga una definizione esplicita di "lavoro solitario", l'art. 28 impone che il DVR valuti tutti i rischi per la salute e la sicurezza, inclusi quelli connessi alle particolari modalità organizzative del lavoro. Il lavoro solitario rientra in questa categoria: la mancanza di supervisione diretta aggrava le conseguenze di eventi avversi che, in condizioni ordinarie, sarebbero gestibili con l'intervento di un collega. Il termine ingleselone worker è ampiamente usato nella letteratura tecnica e nelle linee guida internazionali (BS 8484, ISO 45001) per identificare questa figura.
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Esempi di lavoratori solitari
Il lavoro solitario interessa numerose categorie professionali in settori molto diversi:
- Guardie notturne e addetti alla sorveglianza: operano in turni notturni in edifici vuoti, magazzini o aree industriali, con rischi di aggressione e mancanza di soccorso immediato in caso di malore.
- Tecnici di manutenzione: intervengono su impianti, macchinari o reti (elettriche, idrauliche, di gas) spesso fuori dagli orari ordinari, in locali tecnici isolati o in quota.
- Agenti di vendita e rappresentanti commerciali: trascorrono lunghe ore alla guida e visitano clienti in luoghi sconosciuti, con rischi legati alla viabilità e a possibili aggressioni.
- Lavoratori agricoli e forestali: operano in ambienti rurali remoti con macchinari pesanti (trattori, motoseghe) lontani da centri abitati.
- Operatori sanitari domiciliari (assistenti familiari, infermieri a domicilio): svolgono attività in abitazioni private con il rischio di aggressioni da parte di utenti o di situazioni di emergenza sanitaria improvvisa.
- Lavoratori in smart working in ambienti remoti: quando operano in luoghi isolati o senza infrastrutture di soccorso nelle vicinanze.
- Addetti a cave, miniere e gallerie: particolarmente esposti a rischi di seppellimento, crollo e atmosfere pericolose, con difficoltà oggettive di intervento rapido.
Rischi specifici del lavoro solitario
Rispetto alle situazioni di lavoro in gruppo, il lavoro solitario comporta un profilo di rischio aggravato per i seguenti motivi:
- Ritardo nei soccorsi: in caso di infortunio (caduta, trauma, ferita), il lavoratore solitario non può ricevere assistenza immediata, prolungando il tempo di esposizione agli effetti dell'evento avverso.
- Malore improvviso: arresto cardiaco, ipoglicemia, perdita di conoscenza o altre emergenze mediche non vengono rilevate da nessuno e possono risultare fatali senza soccorso precoce.
- Rischio di aggressione: i lavoratori che operano da soli in contatto con il pubblico (riscossori, operatori sociali, ispettori) sono più vulnerabili ad atti di violenza.
- Rischio psicosociale: l'isolamento prolungato può favorire stress, ansia e riduzione dell'attenzione, aumentando la probabilità di errori e infortuni.
- Difficoltà di evacuazione: in caso di incendio o altra emergenza ambientale, l'assenza di colleghi riduce le probabilità di evacuazione assistita.
- Mancato rispetto delle procedure di sicurezza: il controllo sociale implicito del lavoro in gruppo (peer supervision) è assente; il lavoratore solitario può essere tentato di prendere scorciatoie procedurali.
Obbligo di valutazione nel DVR
L'art. 28 D.Lgs. 81/08 stabilisce che il DVR deve contenere la valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, nonché quelli connessi alle specifiche tipologie contrattuali e di organizzazione del lavoro. Il lavoro solitario rientra in questa previsione. Il datore di lavoro deve quindi:
- Identificare tutte le mansioni o attività che possono essere svolte in condizioni di isolamento, anche occasionale.
- Valutare i rischi aggravati dall'assenza di supervisione (gravità delle conseguenze in caso di incidente, probabilità di ritardo nei soccorsi).
- Documentare nel DVR le misure di prevenzione e protezione adottate specificamente per i lavoratori solitari.
- Formare e informare i lavoratori solitari sui rischi specifici e sulle procedure da seguire in caso di emergenza.
Alcune categorie di lavoro solitario ad alto rischio sono soggette a norme specifiche: l'art. 66 D.Lgs. 81/08 e il D.P.R. 177/2011 vietano esplicitamente i lavori in solitaria in ambienti confinati (pozzi, serbatoi, fognature), imponendo la presenza di un addetto esterno di assistenza.
Sistemi di sorveglianza e allarme uomo-a-terra
Le misure tecniche per la gestione del lavoro solitario comprendono dispositivi e sistemi specifici:
- Dispositivi di allarme uomo-a-terra (man-down): sensori di inclinazione o di immobilità indossati dal lavoratore che, rilevando una caduta o una posizione orizzontale prolungata, inviano automaticamente un allarme a una centrale operativa o ai colleghi. Conformi alla norma EN 13356 per la visibilità e alla direttiva DPI per i dispositivi di protezione.
- Check-in periodici: procedure che richiedono al lavoratore solitario di inviare segnali di "sto bene" a intervalli definiti (telefonico, via app o radio); l'assenza del check-in attiva la procedura di emergenza.
- App di sicurezza per lone worker: applicazioni mobili che combinano GPS, allarme manuale, man-down automatico e comunicazione bidirezionale con una centrale di ascolto h24 o con un collega di riferimento.
- Sistemi di localizzazione GPS: consentono di tracciare in tempo reale la posizione del lavoratore solitario, facilitando l'intervento dei soccorsi in caso di emergenza.
- Procedure organizzative: assegnazione di un referente aziendale raggiungibile, definizione di orari massimi di assenza di comunicazione, protocolli di attivazione del 118 in caso di mancata risposta.
La norma tecnica di riferimento internazionale per i servizi di protezione del lone worker è laBS 8484:2022 (British Standard), che definisce i requisiti per i fornitori di servizi di assistenza ai lavoratori solitari, ampiamente adottata anche in Italia dalle aziende multinazionali.
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Domande frequentiFAQ
Esiste una norma italiana specifica che vieta il lavoro solitario?
Un datore di lavoro può vietare il lavoro solitario ai propri dipendenti?
Fonti normative
- Art. 28 D.Lgs. 81/08 — contenuto del DVR e valutazione di tutti i rischi
- Art. 66 D.Lgs. 81/08 — lavori in ambienti confinati
- D.P.R. 177/2011 — qualificazione imprese in ambienti confinati
- UNI EN ISO 45001:2018 — controlli operativi per il lavoro solitario
- BS 8484:2022 — Lone Worker device services (British Standard)
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