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Burnout (esaurimento professionale)

Una sindrome legata allo stress cronico sul lavoro non gestito con successo: cosa è, cosa non è e come entra nella prevenzione aziendale.

Risposta rapida

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il burnout è una sindrome che deriva da stress cronico sul luogo di lavoro non gestito con successo. Nell’ICD-11 (codice QD85) è classificato come fenomeno occupazionale, non come malattia, e si riferisce solo al contesto lavorativo. In Italia non ha una disciplina propria: le sue cause organizzative rientrano nella valutazione dello stress lavoro-correlato, obbligatoria per tutte le aziende (art. 28 D.Lgs. 81/2008).

Le tre dimensioni

  • Esaurimento: sensazione di energie prosciugate, stanchezza che non passa con il riposo.
  • Distanza mentale dal lavoro: cinismo, distacco, atteggiamento negativo verso il lavoro o gli utenti.
  • Ridotta efficacia professionale: percezione di non riuscire più a fare bene il proprio lavoro.

La diagnosi spetta al medico: va esclusa la presenza di disturbi d’ansia, depressivi o dell’adattamento, che hanno criteri diversi. Il datore di lavoro non «diagnostica» il burnout, ma interviene sulle cause organizzative.

Cosa deve fare l’azienda

  1. Effettuare la valutazione dello stress lavoro-correlato secondo le indicazioni della Commissione consultiva permanente (lettera circolare del 18 novembre 2010): fase preliminare con indicatori oggettivi (assenze, turnover, segnalazioni) e fase approfondita se emergono criticità.
  2. Agire su carichi e ritmi, autonomia, chiarezza dei ruoli, conflitti, turni e reperibilità.
  3. Coinvolgere RLS e medico competente, che può segnalare in forma anonima e aggregata le criticità emerse dalle visite.
  4. Prevedere un canale di ascolto e un percorso per il rientro dopo lunghe assenze.

È una malattia professionale?

Il burnout non compare nelle tabelle delle malattie professionali INAIL. Un disturbo psichico causato dall’organizzazione del lavoro può comunque essere riconosciuto come malattia professionale non tabellata se il lavoratore dimostra il nesso causale con le condizioni di lavoro; la valutazione è caso per caso.

Settori più esposti

Le professioni d’aiuto e a contatto con il pubblico (sanità, assistenza, scuola, servizi sociali, call center) sono quelle dove il fenomeno è stato descritto per primo, ma il burnout può presentarsi in qualsiasi ruolo con carichi elevati, scarso controllo sul proprio lavoro e poco riconoscimento.

Fonti normative

Voci collegate

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