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Scivolamenti, inciampi e cadute in piano

Cadute sullo stesso piano e sulle scale sono infortuni frequentissimi in cucine, supermercati, magazzini e uffici. Si prevengono con pavimenti adatti, ordine, procedure di pulizia e calzature giuste.

Risposta rapida

Il rischio di scivolamento e inciampo si gestisce con i requisiti dei luoghi di lavoro dell’art. 63 e dell’Allegato IV del D.Lgs. 81/2008: pavimenti fissi, stabili e antisdrucciolevoli, vie di circolazione sgombre, scale con parapetti e corrimano. Nel DVR si individuano le aree critiche, le regole di pulizia e segnalazione e, se servono, le calzature antiscivolo come DPI.

Che cosa si intende per caduta in piano

Le cadute in piano comprendono tre dinamiche diverse: lo scivolamento, quando il piede perde aderenza su una superficie bagnata, unta o liscia; l’inciampo, quando il piede urta un ostacolo o un dislivello imprevisto; il passo falso, tipico di scale, gradini isolati e rampe. Si distinguono dallacaduta dall’alto, che riguarda i lavori in quota e ha una disciplina propria nel Titolo IV.

Le conseguenze vanno da contusioni e distorsioni a fratture di polso, anca e caviglia, traumi cranici e lesioni alla schiena. Sono infortuni spesso considerati banali, ma generano assenze lunghe, soprattutto nei lavoratori più anziani, e una parte rilevante delle denunce all’INAIL. Proprio perché sembrano «inevitabili», sono tra i rischi più trascurati nei DVR. Eppure la maggior parte delle cause è prevedibile e legata a condizioni che si ripetono ogni giorno negli stessi punti.

Dove si verifica e perché

Lo scivolamento nasce quasi sempre dalla combinazione di tre elementi: superficie, contaminante e calzatura, a cui si aggiungono illuminazione e fretta. La tabella mostra le situazioni più comuni per area di lavoro.

AreaCausa tipicaMisura prioritaria
Cucine e laboratori alimentariGrassi, acqua, residui di ciboPavimento con alta resistenza allo scivolamento, pulizia immediata, calzature antiscivolo
Supermercati e negoziProdotti rovesciati, ingressi bagnatiProcedura di intervento rapido, zerbini adeguati agli ingressi
Magazzini e logisticaFilm plastico, reggette, pallet rotti, olio dei carrelliAree di deposito definite, manutenzione dei mezzi, percorsi segnati
Celle frigorifereGhiaccio e condensaControllo delle guarnizioni, sbrinamento, calzature isolanti con suola idonea
UfficiCavi a terra, cassetti aperti, moquette sollevataCanaline, ordine, segnalazione dei guasti
Esterni e piazzaliPioggia, foglie, buche, chiusini sconnessiManutenzione, illuminazione, sale contro il ghiaccio in inverno

Cosa prevede la normativa

L’art. 63 del D.Lgs. 81/2008 rinvia ai requisiti dell’Allegato IV, che l’art. 64 obbliga il datore di lavoro a mantenere nel tempo con manutenzione e pulizia. Per i pavimenti l’Allegato IV, al punto 1.3, chiede che siano fissi, stabili e antisdrucciolevoli, privi di protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi, e che nei locali in cui si versano liquidi abbiano pendenze e drenaggi adeguati. Il punto 1.4 regola le vie di circolazione, che devono restare sgombre e ben segnalate; il punto 1.7 le scale fisse, con parapetti e corrimano; il punto 1.10 l’illuminazione dei luoghi e dei passaggi.

Quando le misure tecniche e organizzative non bastano, le calzature diventano DPI: l’art. 77 obbliga il datore di lavoro a sceglierle in base alla valutazione, fornirle, mantenerle efficienti e assicurarne l’uso. Il tutto va riportato nel documento di valutazione dei rischi, area per area. La normativa sui luoghi di lavoro non fissa un valore numerico di aderenza: per misurarla si usano le norme tecniche, come la UNI EN 16165 sulla resistenza allo scivolamento delle superfici pedonali.

Come si valuta il rischio

  1. Sopralluogo per area: tipo di pavimento, stato di conservazione, presenza abituale di liquidi o polveri, dislivelli, illuminazione.
  2. Analisi delle attività: chi passa, con quali carichi, a che velocità, con quali calzature e in quali orari.
  3. Raccolta dei dati: infortuni e quasi incidenti, segnalazioni dei lavoratori, zone in cui si posano tappeti di fortuna.
  4. Stima del rischio per area con il metodo adottato dall’azienda, ad esempio la matrice probabilità per danno.
  5. Piano delle misure con responsabili e tempi, collegato alle procedure di pulizia e di manutenzione.
  6. Verifica periodica, anche con un breve controllo nel sopralluogo di sicurezza.

Checklist per il sopralluogo

  • Ci sono punti in cui il pavimento è bagnato o unto in modo abituale, non occasionale?
  • Il lavaggio dei pavimenti avviene durante l’orario di lavoro e i passaggi restano aperti?
  • Ingressi e rampe hanno zerbini o grigliati di lunghezza sufficiente?
  • Cavi, prolunghe e materiali attraversano i percorsi pedonali?
  • Gradini isolati e cambi di quota sono segnalati e ben illuminati?
  • Le calzature usate sono adatte e ancora integre, o sono di proprietà del lavoratore?

Misure di prevenzione

Le misure più efficaci agiscono sulla fonte: impedire che il contaminante arrivi a terra vale più di qualunque cartello. Seguono la scelta delle superfici, l’organizzazione e, per ultime, le calzature.

  • Prevenzione delle perdite: vasche di raccolta, canalizzazioni, manutenzione di lavastoviglie, macchine e carrelli che perdono acqua o olio.
  • Superfici: nelle zone bagnate pavimenti con resistenza allo scivolamento adeguata, trattamenti antiscivolo dove non si può sostituire il pavimento, grigliati drenanti.
  • Pulizia: metodi e orari che riducono il tempo di pavimento bagnato, asciugatura, cartelli di segnaletica e chiusura del passaggio durante il lavaggio.
  • Ordine: aree di deposito definite, canaline per i cavi, rimozione immediata di imballaggi e reggette.
  • Scale: corrimano su entrambi i lati dove possibile, bordi dei gradini visibili e antiscivolo, divieto di trasportare carichi che impediscono la visuale.
  • Calzature: con suola antiscivolo certificata secondo la UNI EN ISO 20345 (sicurezza) o 20347 (lavoro), scelte in base al contaminante prevalente.

Come scegliere le calzature

Nelle edizioni attuali delle norme sulle calzature di sicurezza, la resistenza allo scivolamento su piastrella ceramica con detergente è un requisito di base; la marcatura aggiuntiva SRindica il superamento della prova più severa, su ceramica con glicerina, utile dove sono presenti oli e grassi. La marcatura da sola non basta: va verificato che la suola sia adatta al contaminante prevalente, che la scarpa sia comoda per l’intero turno e che venga sostituita quando il battistrada è consumato. In cucina, dove si lavora ore in piedi, una calzatura scomoda finisce per non essere indossata, e la misura esiste solo sulla carta.

Esempio: una cucina di ristorante

Esempio: un ristorante con 12 dipendenti registra due cadute in un anno nella zona lavaggio. Il DVR indicava solo «pavimento antiscivolo e cartello di pavimento bagnato». Il sopralluogo mostra che la lavastoviglie perde acqua dalla guarnizione, che il personale di sala attraversa la zona con scarpe proprie a suola liscia e che il lavaggio dei pavimenti avviene durante il servizio.

Il piano di miglioramento prevede la riparazione della lavastoviglie, un grigliato drenante davanti al lavello, lo spostamento del lavaggio a fine servizio, calzature antiscivolo fornite anche al personale di sala che entra in cucina e una verifica mensile da parte del preposto. Nessuna di queste misure è costosa, ma ognuna agisce su un fattore diverso. Per l’intero settore è utile anche la pagina dedicata ai ristoranti.

L’errore tipico in ispezione e dopo un infortunio

Dopo una caduta l’organo di vigilanza verifica se il rischio era stato individuato e se le misure erano reali. Gli errori più comuni sono tre: il cartello di pavimento bagnato usato come unica misura, calzature antiscivolo indicate nel DVR ma mai consegnate né registrate nel verbale di consegna, guasti noti da settimane e non riparati. Il mancato rispetto dei requisiti dell’Allegato IV è una violazione autonoma degli obblighi dell’art. 64, indipendentemente dall’infortunio. Per questo conviene registrare anche i quasi incidenti: sono l’indicatore più precoce che una misura non funziona.

Domande frequentiFAQ

Le scarpe antiscivolo in cucina deve pagarle il datore di lavoro?
Sì, se la valutazione dei rischi le individua come DPI. Il datore di lavoro deve fornirle gratuitamente, sostituirle quando sono usurate e pretenderne l’uso, secondo l’art. 18, comma 1, lettera d) e l’art. 77 del D.Lgs. 81/2008. Non è corretto chiedere ai lavoratori di acquistarle o rimborsarne solo una parte.
Il cartello di pavimento bagnato è sufficiente?
No, è una misura minima di informazione. Va accompagnato da procedure che riducano il tempo in cui il pavimento resta bagnato, dalla chiusura del passaggio durante il lavaggio quando possibile e, prima ancora, da interventi sulle cause delle perdite. Un DVR che prevede solo il cartello difficilmente regge dopo un infortunio.
Un pavimento esistente può essere reso antiscivolo senza rifarlo?
Spesso sì, con trattamenti chimici superficiali, vernici o rivestimenti antiscivolo e strisce adesive su gradini e rampe. L’efficacia va verificata nel tempo, perché alcuni trattamenti si consumano con il traffico e la pulizia. Nelle zone con liquidi abbondanti può essere necessario aggiungere grigliati drenanti.

Fonti normative

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