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Osservatorio · Servizi Informatici e Tech

Sicurezza nel Settore IT e Informatico

Infortuni, malattie professionali, rischi da VDT, stress, smart working e burnout nel comparto software, cloud e servizi digitali: analisi basata su dati INAIL indicativi.

ATECO 62–63Codici di riferimento del settore IT~1,5 MAddetti stimati nel comparto IT in ItaliaTitolo VIID.Lgs. 81/08 — Rischio VDTINAILFonte open data
Risposta rapida

Il settore dei servizi informatici e tech (codici ATECO 62.xx e 63.xx) presenta un profilo di rischio professionale atipico rispetto all'industria tradizionale: gli infortuni fisici acuti sono rari, ma disturbi muscolo-scheletrici da uso prolungato di VDT, stress lavoro-correlato, burnout professionale e rischi psicosociali connessi allo smart working risultano in crescita costante. La diffusione del lavoro agile, dei carichi cognitivi elevati e delle tecnologie emergenti come l'IA generativa introduce nuovi scenari di rischio che la normativa e la letteratura scientifica stanno progressivamente mappando. I dati riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su fonti INAIL.

Panoramica del settore IT in Italia: ATECO 62 e 63

Il comparto dei servizi informatici italiano comprende due grandi aggregati ATECO: il 62.xx (produzione di software, consulenza informatica, gestione di reti e sistemi informatici) e il 63.xx (elaborazione dati, hosting e attività connesse, portali web). A questi si aggiungono le attività di cybersecurity, cloud computing e servizi digitali integrati che trasversalmente interessano entrambi i codici.

Il settore occupa in Italia una forza lavoro stimata indicativamente tra 1,2 e 1,6 milioni di addetti (elaborazione su dati ISTAT e Assinform), con una forte concentrazione nelle regioni del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte) e nei distretti tecnologici emergenti (Lazio, Emilia-Romagna, Toscana). La quota di lavoro da remoto (smart working strutturale o ibrido) è significativamente superiore alla media nazionale e si attestava, nelle stime post-pandemia, oltre il 50% degli addetti nel comparto software e consulenza IT.

Nota metodologica

Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

Dal punto di vista previdenziale e assicurativo, le aziende del settore IT sono classificate ai fini INAIL in gestioni tariffarie con aliquote mediamente contenute rispetto ai settori manifatturieri o delle costruzioni, in ragione del basso rischio infortunistico acuto. Tuttavia, la crescita delle denunce di malattie professionali psicosociali e muscolo-scheletriche sta modificando il quadro di rischio nel medio termine.

Codice ATECODescrizioneEsempi attività
62.01Produzione di software non connesso all'edizioneSviluppo applicazioni, SaaS, ERP
62.02Consulenza nel settore delle tecnologie dell'informaticaSystem integrator, IT consulting
62.03Gestione di strutture e reti informaticheData center, network management
62.09Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell'informaticaHelp desk, supporto tecnico, cybersecurity
63.11Elaborazione dei dati, hosting e attività connesseCloud hosting, storage, IaaS
63.12Portali webPiattaforme digitali, e-commerce, marketplace

Tabella indicativa basata sulla classificazione ATECO 2007 (ISTAT).

Infortuni e malattie professionali nel settore IT: dati INAIL indicativi

Il settore dei servizi informatici registra indicativamente un numero di denunce di infortuni sul lavoro significativamente inferiore rispetto alla media nazionale: si stima che l'indice di frequenza infortunistica (infortuni per milione di ore lavorate) del comparto IT sia tra i più bassi del panorama produttivo italiano, su livelli paragonabili ad altri servizi professionali e al credito. Questo dato riflette l'assenza di rischi fisici acuti tipici dell'industria (macchinari, altezze, sostanze pericolose).

Diverso il quadro delle malattie professionali: le denunce relative a patologie muscolo-scheletriche (in particolare agli arti superiori e alla colonna vertebrale) e ai disturbi psicologici sono in crescita nel comparto. Le elaborazioni su dati INAIL Open Data mostrano indicativamente che le principali categorie di malattie professionali denunciate nel settore terziario avanzato (che include l'IT) sono:

PatologiaCausa prevalente nel settore ITRiferimento normativo
Sindrome tunnel carpale / tendinopatie polsoUso prolungato di mouse e tastiera, postura scorretta del polsoTitolo VII D.Lgs. 81/08 (VDT), Titolo VI (mov. ripetitivi)
Lombalgia cronicaSedentarietà prolungata, seduta non ergonomica, assenza di pauseTitolo VII D.Lgs. 81/08; linee guida ergonomia INAIL
Astenopia / disturbi visiviEsposizione prolungata a schermi ad alta luminanza, luce artificialeTitolo VII D.Lgs. 81/08 (sorveglianza sanitaria VDT)
Stress lavoro-correlato / burnoutDeadline serrate, iperconnettività, reperibilità continua, carichi cognitiviArt. 28 D.Lgs. 81/08; Accordo Europeo stress 2004
Disturbi psicosociali da smart workingIsolamento, confine lavoro-vita privata sfumato, tecnostressL. 81/2017; art. 28 D.Lgs. 81/08

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL aggregati per settore e causa.

Rischi prevalenti nel settore IT: VDT, postura e sedentarietà

Il Titolo VII del D.Lgs. 81/08 disciplina specificamente la tutela dei lavoratori che utilizzano attrezzature munite di videoterminali. Nel settore IT, questa normativa riguarda la quasi totalità della forza lavoro. Gli obblighi principali a carico del datore di lavoro includono:

Valutazione del rischio VDT e requisiti delle postazioni

La valutazione del rischio VDT deve analizzare l'esposizione ai videoterminali in termini di durata, postura, illuminazione, caratteristiche dello schermo e del software. L'Allegato XXXIV del D.Lgs. 81/08 definisce i requisiti minimi per le postazioni: schermo regolabile e privo di riflessi, tastiera separata e regolabile, piano di lavoro di dimensioni adeguate, seduta ergonomica con supporto lombare regolabile, illuminazione idonea con assenza di abbagliamento diretto o riflesso.

Pause e interruzioni dell'attività al VDT

L'art. 175 del D.Lgs. 81/08 prescrive che i lavoratori VDT (oltre le 20 ore settimanali effettive) abbiano diritto a una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di attività continuativa al videoterminale. Le pause non possono essere cumulate e non sono sostituibili con un'interruzione dell'attività lavorativa di diversa natura (es. riunione in piedi). I contratti collettivi nazionali di lavoro del settore IT spesso definiscono modalità di fruizione delle pause più dettagliate.

Sedentarietà e rischi posturali

Il profilo di rischio muscolo-scheletrico nel settore IT è dominato dalla sedentarietà prolungata. Un lavoratore del software o della consulenza IT trascorre mediamente 7–9 ore al giorno in posizione seduta davanti al monitor, con conseguente sovraccarico della colonna lombare, riduzione della circolazione agli arti inferiori e sovraccarico degli arti superiori per i movimenti ripetitivi di tastiera e mouse. Le linee guida ergonomiche internazionali (ISO 9241, linee guida INAIL) raccomandano:

Stress lavoro-correlato e burnout professionale nel tech

Il settore IT presenta alcune caratteristiche strutturali che lo rendono particolarmente esposto ai rischi psicosociali: deadline di progetto ravvicinate, culture del lavoro orientate all'eccellenza e alla disponibilità continua (cultura “always on”), ambiguità nei ruoli in contesti di crescita rapida delle startup, obsolescenza rapida delle competenze e forte competizione nel mercato del lavoro.

Burnout professionale: definizione e riconoscimento

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso il burnout nella classificazione internazionale delle malattie ICD-11 (codice QD85) come “fenomeno occupazionale” caratterizzato da tre dimensioni: esaurimento energetico, distacco mentale dal lavoro e riduzione dell'efficacia professionale. Nel contesto italiano, il burnout professionale riconducibile a condizioni di lavoro può essere denunciato all'INAIL come malattia professionale non tabellata, con onere probatorio del nesso causale a carico del lavoratore.

Fattori di rischio specifici del settore IT

Obblighi del datore di lavoro sulla valutazione dello stress

Il datore di lavoro del settore IT è tenuto ad effettuare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato secondo le indicazioni della Commissione Consultiva Permanente del MLPS del 17 novembre 2010. La valutazione si articola in una fase preliminare (analisi di indicatori oggettivi come assenteismo, turnover, infortuni, prescrizioni del medico competente) e, se necessario, in una fase approfondita (somministrazione di questionari validati ai lavoratori, focus group, interviste). I risultati devono essere documentati nel DVR e devono tradursi in misure correttive concrete.

Smart working e lavoro agile: nuovi rischi psicosociali nel tech

Il settore IT è stato il principale adottante del lavoro agile in Italia, con tassi di adesione allo smart working strutturale tra i più alti nel panorama produttivo nazionale. Questa modalità lavorativa, regolata dalla L. 22 maggio 2017, n. 81, ha introdotto nuovi scenari di rischio psicosociale che si aggiungono a quelli tradizionali da VDT e postura.

Tecnostress e confine lavoro-vita privata

Il tecnostress — definito come stress derivante dall'uso continuativo di tecnologie digitali — è amplificato nel contesto dello smart working: la sovrapposizione tra spazio domestico e lavorativo rende difficile la “deconnessione” al termine dell'orario di lavoro. Il diritto alla disconnessione, previsto dalla L. 81/2017 come materia da regolamentare nell'accordo individuale di lavoro agile, è ancora applicato in modo discontinuo nelle aziende IT italiane.

Isolamento sociale e riduzione del senso di appartenenza

I lavoratori IT in smart working full-remote riferiscono con maggiore frequenza sentimenti di isolamento sociale, difficoltà nella comunicazione informale e riduzione del senso di appartenenza all'organizzazione. Questi fattori sono correlati, nella letteratura scientifica, ad un aumento del rischio di burnout e di turnover volontario. La valutazione del rischio stress lavoro-correlato nel DVR deve includere una sezione dedicata ai lavoratori in smart working, con indicatori specifici come frequenza dei contatti con il team, accesso agli strumenti di collaborazione e percezione di supporto manageriale.

Postura e attrezzature in ambiente domestico

Una delle criticità pratiche più rilevanti dello smart working nel settore IT riguarda l'ergonomia della postazione domestica: una parte significativa dei lavoratori non dispone di una postazione conforme ai requisiti minimi dell'Allegato XXXIV del D.Lgs. 81/08 (monitor esterno, seduta ergonomica, illuminazione adeguata). Sebbene la normativa sul lavoro agile non estenda al domicilio i controlli ispettivi, il datore di lavoro è tenuto a fornire un'informativa scritta sui rischi e a mettere a disposizione attrezzature idonee, anche mediante rimborso o comodato d'uso.

Nota normativa

La L. 81/2017 sul lavoro agile è stata modificata e integrata da successive disposizioni emergenziali durante la pandemia COVID-19 e dai decreti di proroga. Le modalità ordinarie di attivazione dello smart working (accordo scritto individuale, informativa sui rischi) si applicano pienamente dalla ripresa del regime ordinario. Per i lavoratori fragili e le lavoratrici in gravidanza, sono previste forme di priorità nell'accesso al lavoro agile.

Confronto indicativo IT vs altri settori del terziario

Il profilo di rischio del settore informatico e tech si distingue dagli altri comparti del terziario per la quasi assenza di rischi fisici acuti (infortuni traumatici, esposizione a sostanze pericolose) e per la maggiore incidenza relativa di rischi psicosociali e muscolo-scheletrici cronici. Il confronto indicativo con altri settori terziario evidenzia alcune peculiarità:

SettoreRischio infortuni acutiRischio muscolo-scheletricoRischio psicosociale
IT e servizi informatici (ATECO 62–63)Molto bassoMedio (VDT, postura seduta)Elevato (burnout, stress, isolamento SW)
Sanità e assistenza socialeMedio (punture, scivolamenti, aggressioni)Elevato (MMC pazienti)Molto elevato (carico emotivo)
Commercio al dettaglioBasso-medio (scivolamenti, tagli)Medio (postura statica, carichi)Medio (turni, relazione clienti)
Credito e assicurazioniMolto bassoMedio-basso (VDT, postura)Medio (pressione commerciale)
Istruzione e formazioneBassoBasso-medioElevato (carico emotivo, voce)

Tabella di confronto indicativa e semplificata. I livelli di rischio sono elaborazioni qualitative su letteratura INAIL e fonti EU-OSHA. Non costituiscono valutazioni del rischio ai sensi del D.Lgs. 81/08.

Tendenze emergenti: IA generativa, neurotecnologie e carichi cognitivi

Il settore IT è in rapida trasformazione tecnologica, con l'introduzione su larga scala di strumenti di intelligenza artificiale generativa (GitHub Copilot, ChatGPT enterprise, assistenti AI per la scrittura di codice e documentazione tecnica) e di nuove modalità di lavoro ibrido. Queste tendenze introducono nuovi scenari di rischio professionale che la normativa vigente non disciplina ancora in modo esaustivo.

IA generativa e modifica dei carichi cognitivi

L'utilizzo di assistenti AI per la generazione di codice modifica la natura del carico cognitivo del programmatore: da attività di creazione a attività di revisione, validazione e correzione del codice generato automaticamente. Alcune ricerche preliminari (MIT, 2023; Stanford HAI, 2024) suggeriscono che questo cambio di paradigma può ridurre il carico cognitivo per attività routinarie ma aumentare l'attenzione richiesta per la verifica critica degli output, con potenziali effetti sull'affaticamento mentale a lungo termine non ancora completamente compresi.

Neurotecnologie applicate al lavoro

Alcune aziende tech stanno sperimentando dispositivi neurotecnologici (EEG wearable per il monitoraggio del livello di attenzione e dell'affaticamento cognitivo dei dipendenti). Questi strumenti sollevano questioni sia di sicurezza (effetti a lungo termine di dispositivi indossabili in fase di studio) sia di protezione dei dati personali: i dati neurofisiologici rientrano nella categoria dei dati sensibili ai sensi del GDPR (Reg. UE 2016/679, art. 9) e il loro trattamento richiede una valutazione di impatto (DPIA) e una base giuridica specifica. La proposta di AI Act europeo introduce ulteriori vincoli per i sistemi di IA che inferiscono stati emotivi o cognitivi in contesti lavorativi.

Cybersecurity e rischio psicosociale da responsabilità

I professionisti della cybersecurity rappresentano una categoria particolarmente esposta a forme specifiche di stress lavoro-correlato: la responsabilità di proteggere infrastrutture critiche, la natura reattiva e “always-on” degli incident response team, e la pressione derivante dalla crescente sofisticazione degli attacchi informatici contribuiscono a un profilo di rischio psicosociale elevato. Studi di settore (ISACA, (ISC)²) indicano che una percentuale significativa dei professionisti della sicurezza informatica riferisce livelli di stress elevati o molto elevati, con impatto sulla retention e sulla produttività.

Attenzione

I rischi emergenti legati a IA generativa e neurotecnologie sono oggetto di ricerca scientifica in corso. I riferimenti riportati hanno carattere orientativo. Per la valutazione specifica del rischio nella propria organizzazione, è necessario coinvolgere il medico competente e il RSPP con competenze aggiornate sulle tecnologie emergenti.

Approfondisci

FAQ sicurezza nel settore IT e informaticoFAQ

I lavoratori del settore IT sono soggetti alla sorveglianza sanitaria per il rischio VDT?
Sì. Il Titolo VII del D.Lgs. 81/08 disciplina l'uso di attrezzature munite di videoterminali (VDT). I lavoratori che utilizzano il VDT in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali, dedotte le interruzioni previste, hanno diritto alla sorveglianza sanitaria da parte del medico competente. La visita deve includere l'esame degli occhi e della vista, la valutazione dei disturbi muscolo-scheletrici da postura e, se necessario, la prescrizione di dispositivi di correzione visiva idonei alle attività svolte. Il datore di lavoro del settore IT è quindi obbligato a nominare un medico competente e ad attivare il protocollo di sorveglianza sanitaria per i propri dipendenti.
Lo stress da lavoro correlato nel settore tech è riconosciuto come malattia professionale?
Lo stress lavoro-correlato è un rischio che il datore di lavoro è obbligato a valutare ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08, con le modalità indicate nell'Accordo Europeo sullo stress del 2004 e nelle indicazioni della Commissione Consultiva Permanente MLPS del 2010. Le patologie psichiatriche e psicosomatiche derivanti da stress, burnout o mobbing possono essere riconosciute dall'INAIL come malattie professionali non tabellate, con onere probatorio del nesso causale a carico del lavoratore. La giurisprudenza in materia è in progressiva evoluzione, con un numero crescente di riconoscimenti anche per lavoratori del settore terziario avanzato e IT.
Il lavoro in smart working nel settore IT comporta obblighi di sicurezza per il datore di lavoro?
Sì. La L. 22 maggio 2017, n. 81 (che disciplina il lavoro agile) prevede che il datore di lavoro garantisca la salute e la sicurezza del lavoratore in smart working, consegnando un'informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro adottata. Sebbene la valutazione dei rischi dell'ambiente domestico non sia a carico del datore, questi rimane responsabile della corretta fornitura di attrezzature ergonomiche (monitor, seduta, mouse, tastiera), della formazione sui rischi da VDT e postura, e della valutazione dei rischi psicosociali connessi all'isolamento e alla deconnessione. Con il D.Lgs. 81/08 restano pienamente applicabili le tutele sui rischi da VDT (Titolo VII) e da stress lavoro-correlato (art. 28).
Cosa sono le neurotecnologie sul lavoro e quali rischi comportano per i lavoratori IT?
Le neurotecnologie applicate al lavoro includono dispositivi di monitoraggio delle onde cerebrali (EEG wearable), sistemi di eye-tracking e strumenti di biofeedback utilizzati per misurare la produttività, il livello di attenzione o l'affaticamento cognitivo dei lavoratori. Nel settore IT, in forte crescita, questi strumenti sollevano questioni sia di sicurezza (possibili effetti a lungo termine di dispositivi indossabili non ancora pienamente studiati) sia di protezione dei dati (i dati neurofisiologici rientrano nella categoria dei dati sensibili ai sensi del GDPR, Reg. UE 2016/679). A livello normativo, il Codice Privacy italiano e il GDPR impongono valutazioni di impatto (DPIA) per questi trattamenti; la proposta di AI Act europeo introduce ulteriori vincoli per i sistemi di IA che inferiscono stati emotivi o cognitivi in contesti lavorativi.

Fonti normative

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Ti aiutiamo ad aggiornare il DVR con la valutazione del rischio VDT, stress lavoro-correlato e smart working: conformità al D.Lgs. 81/08 e alla L. 81/2017.