Le lavoratrici rappresentano circa il 40% degli occupati italiani ma meno del 30% degli infortuni denunciati all'INAIL — apparente paradosso spiegato dalla concentrazione femminile in settori a rischio diverso rispetto all'industria pesante (terziario, sanità, istruzione). Tuttavia crescono le malattie professionali femminili — in particolare disturbi muscolo-scheletrici e dermatiti — e rimangono critici i settori sanità, istruzione e servizi di pulizia. A ciò si aggiungono tutele specifiche per gravidanza e allattamento (D.Lgs. 151/2001) e l'obbligo di valutare i rischi psicosociali di genere (molestie, violenza). I dati riportati sono indicativi su fonti INAIL.
Quante donne si infortunano sul lavoro in Italia?
Secondo i dati INAIL aggregati, le denunce di infortuni sul lavoro a carico di lavoratrici ammontano indicativamente a circa 200.000–250.000 eventi all'anno, su un totale nazionale di circa 600.000 denunce. La quota femminile si colloca quindi indicativamente tra il 35 e il 40% del totale, in crescita nell'ultimo decennio in linea con l'aumento dell'occupazione femminile.
Gli infortuni mortali che coinvolgono lavoratrici rappresentano una quota minoritaria — stimata indicativamente al di sotto del 10% del totale dei decessi sul lavoro — ma in aumento relativo rispetto agli anni precedenti. La spiegazione strutturale risiede nella differente distribuzione settoriale: le donne sono concentrate in settori del terziario (commercio, sanità, istruzione, pulizie) caratterizzati da infortuni meno letali rispetto alle costruzioni o all'industria pesante, a tradizionale prevalenza maschile.
Nota metodologica
Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.
Il trend delle denunce femminili è rilevante anche sotto il profilo assicurativo: la crescita dell'occupazione femminile in settori precedentemente a bassa copertura (part-time, lavoro domestico, piattaforme digitali) amplia la platea delle lavoratrici tutelate e incrementa il numero complessivo di eventi registrati, senza necessariamente indicare un peggioramento delle condizioni di sicurezza.
In quali settori le donne si infortunano di più?
La distribuzione degli infortuni femminili riflette la concentrazione occupazionale delle donne in specifici comparti. I settori con la maggiore incidenza assoluta e relativa di infortuni femminili sono:
Sanità e assistenza sociale
È il settore con la più alta concentrazione di infortuni femminili in Italia. Le principali cause di infortunio includono: movimentazione manuale dei pazienti (rischio MMC), punture accidentali da ago e tagli (rischio biologico da agenti trasmissibili per via ematica), scivolamenti e cadute su superfici bagnate, aggressioni da parte di pazienti (rischio violenza). Il D.Lgs. 81/08 prevede una valutazione specifica del rischio biologico (Titolo X) e del rischio da MMC (Titolo VI) per questi contesti.
Istruzione e servizi sociali
Cadute, sforzi fisici nell'assistenza a minori o persone con disabilità, disturbi psicologici e stress da lavoro correlato caratterizzano questo comparto. La componente di rischio psicosociale (carico emotivo, relazioni con famiglie, episodi di violenza da parte degli assistiti) è particolarmente rilevante.
Commercio al dettaglio
Scivolamenti e cadute (pavimenti bagnati, scaffalature), movimentazione manuale di carichi (rifornimento scaffali, casse pesanti), postura statica prolungata e turni irregolari sono le principali cause di infortuni e disturbi muscolo-scheletrici nel settore retail, dove la forza lavoro femminile è maggioritaria.
Servizi di pulizia e igiene ambientale
Il rischio chimico da esposizione a detergenti, disinfettanti e solventi (dermatiti, asma professionale) si combina con scivolamenti su superfici bagnate e movimentazione manuale di attrezzature pesanti. Il settore è caratterizzato da elevata presenza di lavoratrici, spesso in condizioni di lavoro discontinuo o in somministrazione.
Industria manifatturiera (tessile, abbigliamento, alimentare)
La presenza femminile in questi comparti è significativa. I rischi prevalenti sono movimenti ripetitivi degli arti superiori (linee di produzione, catene di confezionamento, operazioni di cucito), esposizione a rumore e polveri (tessile), rischio da taglio e da scivolamento (alimentare).
| Settore | Tipo infortunio prevalente | Nota |
|---|---|---|
| Sanità e assistenza | MMC, punture ago, scivolamenti, aggressioni | Settore con maggiore incidenza assoluta femminile |
| Istruzione e servizi sociali | Cadute, sforzi, rischio psicosociale | Stress e carico emotivo rilevanti |
| Commercio al dettaglio | Scivolamenti, MMC, postura statica | Turni e part-time predominanti |
| Pulizie e igiene ambientale | Rischio chimico, scivolamenti, MMC | Forte presenza di lavoratrici immigrate |
| Manifattura (tessile/alimentare) | Movimenti ripetitivi, rumore, tagli | Alta incidenza di malattie muscolo-scheletriche |
Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL aggregati per genere.
Malattie professionali femminili: le principali
Le malattie professionali a carico delle lavoratrici mostrano un profilo diverso rispetto a quello maschile, in ragione della diversa concentrazione settoriale e di alcune specificità fisiologiche. Le patologie più ricorrenti nelle denunce INAIL femminili sono:
Malattie muscolo-scheletriche
Costituiscono la categoria più rilevante. Tendinopatie degli arti superiori, sindrome del tunnel carpale, epicondiliti e lombalgie croniche sono prevalenti nelle lavoratrici impegnate in attività ripetitive a carico di mani e polsi: addette alle linee alimentari e di confezionamento, cassiere di supermercato, operatrici di cucito nel tessile. Fattori di rischio specifici includono: forza di presa applicata ripetutamente, postura incongrua del polso, velocità elevata dei cicli di lavoro, assenza di pause adeguate. Alcune evidenze della letteratura scientifica indicano che fattori ormonali (variazioni degli estrogeni) possono influenzare la suscettibilità a tendinopatie e sindromi da intrappolamento nervoso.
Malattie della pelle (dermatiti da contatto)
Le dermatiti allergiche e irritative da contatto colpiscono in misura significativa le lavoratrici della sanità (guanti in lattice, disinfettanti a base di cloro e alcol), dei servizi di pulizia (detergenti, solventi, candeggina) e dell'acconciatura (coloranti capelli, permanenti, shampoo professionali). La prevenzione richiede sostituzione dei prodotti con formulazioni meno agressive, fornitura di guanti idonei (nitrile in caso di allergia al lattice) e sorveglianza sanitaria periodica.
Disturbi psicologici e stress lavoro-correlato
Le denunce di malattie professionali riconducibili a stress lavoro-correlato, burnout e disturbi dell'adattamento sono cresciute significativamente nel periodo successivo alla pandemia COVID-19, con una concentrazione nelle lavoratrici dei settori sanitario e assistenziale. L'INAIL riconosce queste patologie come malattie professionali non tabellate, con onere probatorio a carico del lavoratore ma con una giurisprudenza progressivamente più favorevole al riconoscimento.
Ipoacusia da rumore
Meno frequente rispetto agli uomini (concentrati in settori più rumorosi come costruzioni e metalmeccanica), ma presente nelle lavoratrici del manifatturiero tessile e alimentare. La normativa prevede la valutazione del rischio rumore (Titolo VIII D.Lgs. 81/08) e la sorveglianza sanitaria per esposizioni superiori a 80 dB(A).
| Malattia professionale | Settori più colpiti | Riferimento normativo |
|---|---|---|
| Sindrome tunnel carpale / tendinopatie | Manifattura, GDO, alimentare, cucito | Titolo VI D.Lgs. 81/08 (MMC e mov. ripetitivi) |
| Lombalgia cronica | Sanità, GDO, pulizie | Titolo VI D.Lgs. 81/08 |
| Dermatiti da contatto | Sanità, pulizie, acconciatura | Titolo IX D.Lgs. 81/08 (agenti chimici) |
| Stress lavoro-correlato / burnout | Sanità, assistenza sociale, istruzione | Art. 28 D.Lgs. 81/08 (tutti i rischi) |
| Ipoacusia da rumore | Manifattura tessile e alimentare | Titolo VIII D.Lgs. 81/08 |
Tabella indicativa. Non esaustiva delle patologie tabellate INAIL per genere.
Tutele per la maternità e sicurezza sul lavoro
Il D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) costituisce il riferimento normativo primario per la protezione delle lavoratrici durante la gravidanza e il periodo di allattamento.
Mansioni vietate e interdizione dal lavoro
L'art. 7 del D.Lgs. 151/2001 e i relativi Allegati A–D elencano le lavorazioni vietate durante la gravidanza e, in parte, durante l'allattamento (fino a sette mesi dopo il parto). Le principali categorie di rischio interdette includono:
- Agenti chimici pericolosi: sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (categorie 1A, 1B, 2 del Regolamento CLP); solventi organici, piombo e suoi derivati, mercurio, pesticidi.
- Agenti biologici: agenti di gruppo 2, 3 o 4 ai sensi del D.Lgs. 81/08 per i quali esiste un rischio noto per la gravidanza (es. virus della rosolia, Toxoplasma gondii, Listeria monocytogenes in ambienti alimentari).
- Radiazioni ionizzanti: esposizione che supera i limiti di dose per le lavoratrici gestanti previsti dal D.Lgs. 101/2020 (recepimento Direttiva Euratom).
- Movimentazione manuale di carichi:operazioni MMC che comportino rischi per la postura e la gravidanza, secondo i criteri dell'Allegato C del D.Lgs. 151/2001.
- Lavoro notturno: vietato dalla conferma della gravidanza fino al compimento di un anno di età del figlio (art. 53 D.Lgs. 151/2001).
Obbligo di aggiornamento del DVR
Il datore di lavoro è tenuto ad aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) per valutare i rischi specifici per le lavoratrici in stato di gravidanza o in allattamento, in conformità all'art. 28 del D.Lgs. 81/08 e agli artt. 11–12 del D.Lgs. 151/2001. Il medico competente svolge un ruolo cruciale nella valutazione individuale del rischio e nel formulare il giudizio di idoneità alla mansione.
Adibizione a mansione alternativa e interdizione anticipata
Qualora la valutazione del rischio evidenzi incompatibilità tra la mansione svolta e lo stato di gravidanza o allattamento, il datore deve adibire la lavoratrice a una mansione alternativa priva di rischi, anche di livello inferiore, con mantenimento della retribuzione originaria. Se non è disponibile alcuna mansione alternativa sicura, la Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) può disporre l'interdizione anticipata dal lavoro con corresponsione dell'indennità di maternità a carico INPS.
Attenzione
La valutazione del rischio per le lavoratrici in gravidanza deve essere individualizzata: non è sufficiente una valutazione generica per categoria di mansione. Il medico competente deve considerare le condizioni specifiche della lavoratrice, la settimana gestazionale e l'evoluzione clinica della gravidanza.
Molestie e violenza: il rischio psicosociale di genere
Le molestie e la violenza di genere sul luogo di lavoro costituiscono un rischio psicosociale che il datore di lavoro è tenuto a valutare e prevenire. Il quadro normativo di riferimento si è significativamente rafforzato negli ultimi anni.
Riferimenti normativi
La Convenzione ILO n. 190 del 2019 — prima norma internazionale del lavoro che affronta in modo esplicito la violenza e le molestie nel mondo del lavoro, incluse quelle di genere — è stata ratificata dall'Italia con la L. 15 gennaio 2021, n. 4. A livello nazionale, l'art. 28 del D.Lgs. 81/08 prescrive la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, includendo esplicitamente quelli da stress lavoro-correlato e, per estensione giurisprudenziale e dottrinale, i rischi da molestie e violenza psicologica.
Settori più esposti
L'esposizione al rischio di molestie e violenza di genere è più elevata in alcuni contesti specifici:
- Sanità e assistenza: aggressioni fisiche e verbali da parte di pazienti e familiari, con prevalente coinvolgimento di personale infermieristico femminile.
- Lavoro notturno e isolato: pulizie in orario notturno, lavoro in solitaria in strutture scarsamente presidiate.
- Lavoro a contatto con il pubblico: commercio, ristorazione, reception, call center.
- Contesti con squilibri di potere accentuati: settori con forte gerarchia e dipendenza dalla valutazione soggettiva del superiore (moda, spettacolo, ristorazione di alta gamma).
Misure preventive obbligatorie e raccomandate
Il datore di lavoro deve adottare misure concrete documentate nel DVR:
- Codice di condotta aziendale: definizione chiara dei comportamenti vietati, delle responsabilità e delle sanzioni disciplinari applicabili.
- Sportello di ascolto riservato: canale confidenziale per la segnalazione, gestito da persona formata (consigliera di fiducia o figura equivalente).
- Formazione specifica: per dirigenti e preposti sul riconoscimento e la gestione delle situazioni di molestia; per tutti i lavoratori sulla policy aziendale.
- Procedure di segnalazione e tutela:percorso chiaro dalla segnalazione all'indagine interna, con garanzie di non ritorsione per chi denuncia.
Ergonomia e rischi specifici per le lavoratrici
Una delle aree di maggiore sviluppo nella prevenzione dei rischi professionali riguarda l'ergonomia di genere: la consapevolezza che le postazioni di lavoro, gli strumenti e i valori limite di riferimento sono stati storicamente definiti sulla base di parametri antropometrici maschili, con conseguente sottostima del rischio per le lavoratrici.
Differenze fisiologiche rilevanti per la sicurezza
Le principali differenze che influenzano il profilo di rischio ergonomico includono:
- Antropometria: statura, apertura della mano, lunghezza degli arti e distanze di raggiungimento mediamente inferiori rispetto agli uomini. Postazioni non regolabili progettate su misure maschili costringono le lavoratrici in posture incongrue (spalle sollevate, polso in estensione, tronco in flessione).
- Forza muscolare: la forza di presa e di spinta/tiro è mediamente inferiore. I valori limite per la movimentazione manuale dei carichi (metodo NIOSH, indice di Snook-Ciriello) devono essere applicati con i fattori correttivi appropriati per il genere.
- Fattori ormonali: variazioni degli estrogeni nel ciclo mestruale, in gravidanza e in menopausa influenzano la lassità legamentosa e la suscettibilità alle tendinopatie e alle sindromi da intrappolamento. Il medico competente dovrebbe considerare questi fattori nella sorveglianza sanitaria.
Raccomandazioni operative
Le linee guida INAIL e ISS sull'ergonomia di genere indicano le seguenti misure:
- Progettazione ergonomica inclusiva: postazioni di lavoro regolabili in altezza, strumenti dimensionati per mani di diverse misure, sedute con range di regolazione adeguato alla variabilità antropometrica.
- Revisione dei valori limite MMC: applicazione dei fattori di correzione per genere e condizioni fisiologiche specifiche nella valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi.
- Valutazione dei movimenti ripetitivi: metodi come OCRA (Occupational Repetitive Actions) devono essere applicati considerando i fattori di rischio specifici per le lavoratrici nei settori ad alta ripetitività.
- Sorveglianza sanitaria mirata: protocolli di sorveglianza che includano la valutazione dei disturbi muscolo-scheletrici degli arti superiori, con particolare attenzione nelle mansioni a rischio per le lavoratrici.
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Fonti normative
- INAIL Open Data — open.inail.it
- INAIL Rapporto Annuale (edizioni 2020–2024)
- INAIL Banca Dati Statistica — infortuni e malattie professionali per genere e settore
- D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 — Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 — Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (artt. 28, Titoli VI–X)
- ILO Convenzione n. 190/2019 — Violenza e molestie nel mondo del lavoro
- L. 15 gennaio 2021, n. 4 — Ratifica ed esecuzione della Convenzione ILO n. 190
- INAIL — Linee guida ergonomia di genere e salute delle lavoratrici
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