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Osservatorio Sicurezza Italia

Robot Collaborativi (Cobot) in Azienda: Rischi e Sicurezza

I robot collaborativi (cobot) stanno trasformando manifattura, logistica e automotive. Operare senza barriere fisiche riduce i costi di implementazione ma richiede una valutazione del rischio specifica secondo ISO/TS 15066 e EN ISO 10218. Analisi su dati indicativi con focus su normativa, rischi residui e obblighi formativi.

ISO/TS 15066Standard internazionale per applicazioni collaborativeTitolo IIID.Lgs. 81/08: cobot come attrezzatura di lavoroPFLPower and Force Limiting: principio chiave dei cobotIFRInternational Federation of Robotics: fonte dati adozione
Risposta rapida

I robot collaborativi (cobot) sono progettati per operare nello stesso spazio fisico degli operatori umani, senza le barriere fisiche tipiche della robotica industriale tradizionale. Questa caratteristica li rende piu flessibili e meno costosi da implementare, ma non elimina il rischio: la normativa ISO/TS 15066 e la EN ISO 10218 definiscono requisiti stringenti per la valutazione del rischio, la limitazione di forza e velocita e la formazione degli operatori. In Italia, i cobot rientrano nel Titolo III del D.Lgs. 81/08 come attrezzature di lavoro e richiedono aggiornamento del DVR, addestramento specifico degli operatori e verifica della conformita alla Direttiva Macchine. Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e basati su ordini di grandezza desunti da fonti IFR e letteratura tecnica internazionale.

Nota metodologica

I dati riportati sono indicativie derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle pubblicazioni IFR (International Federation of Robotics), da letteratura tecnica internazionale e da dati INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati sull'adozione industriale consultare IFR Press Releases.

Cobot in Italia: tendenze di adozione

Il mercato dei robot collaborativi e in crescita accelerata a livello globale e italiano. Secondo le stime IFR (International Federation of Robotics), i cobot rappresentano una quota crescente delle installazioni robotiche mondiali, con applicazioni prevalenti in:

In Italia, il settore manifatturiero e quello con il maggiore tasso di adozione, trainato dalla necessita di automazione flessibile nelle PMI che non possono sostenere i costi di celle robotiche tradizionali con barriere fisse. Il Piano Nazionale Industria 4.0 (e successive evoluzioni) ha incentivato gli investimenti in robotica collaborativa attraverso crediti d'imposta per beni strumentali innovativi.

Manifatturiero

Settore primario

Assemblaggio, pick-and-place, ispezione qualita in linee miste uomo-robot

Automotive

Adozione avanzata

Celle ibride per assemblaggio finale e applicazione sigillanti

Logistica

Crescita rapida

Picking collaborativo e palettizzazione assistita in magazzini 4.0

Valori indicativi. Elaborazione su dati IFR e letteratura tecnica.

Robot tradizionale vs cobot: differenze in termini di sicurezza

La distinzione tra robot industriale tradizionale e robot collaborativo non e meramente commerciale, ma ha implicazioni dirette sul regime normativo e sulla gestione del rischio:

CaratteristicaRobot tradizionaleCobot
Separazione operatoreBarriere fisiche obbligatorie (gabbie, ripari)Operazione in spazio condiviso senza barriere fisse
Velocita operativaAlta (fino a 2000+ mm/s)Limitata (tipicamente fino a 250 mm/s in modalita collaborativa)
Limitazione forzaNon richiesta (barriere impediscono contatto)Obbligatoria: limiti ISO/TS 15066 per forza e pressione di contatto
Normativa specificaEN ISO 10218-1/-2, Direttiva MacchineEN ISO 10218-1/-2 + ISO/TS 15066 (applicazioni collaborative)
Valutazione del rischioAnalisi rischio macchina + verifica barriereAnalisi rischio specifica per ogni applicazione collaborativa

Tabella indicativa. Fonte: EN ISO 10218-1/-2, ISO/TS 15066.

Attenzione

La certificazione CE del cobot da parte del costruttore (conformita EN ISO 10218-1) NON e sufficiente per considerare l'applicazione sicura. L'integrazione del cobot in uno specifico contesto produttivo costituisce un'«altra macchina» ai sensi della Direttiva Macchine, e richiede una nuova valutazione del rischio dell'applicazione completa (cobot + end-effector + materiali + layout + operatori) secondo la ISO/TS 15066 e la EN ISO 10218-2.

Normativa di riferimento: ISO/TS 15066 e EN ISO 10218

Il quadro normativo per i robot collaborativi si articola su due livelli complementari:

EN ISO 10218-1 e EN ISO 10218-2

La norma EN ISO 10218 si compone di due parti: la parte 1 riguarda i requisiti di sicurezza per il robot industriale come macchina (rivolta al costruttore), mentre la parte 2 — fondamentale per i datori di lavoro — riguarda i sistemi robot e l'integrazione. La EN ISO 10218-2 definisce i requisiti per la progettazione, la costruzione e l'installazione del sistema robot nel contesto produttivo, incluse le modalita operative collaborative:

ISO/TS 15066 — Specifiche tecniche per applicazioni collaborative

La ISO/TS 15066 (2016) e la specifica tecnica di riferimento per le applicazioni collaborative. Fornisce:

La ISO/TS 15066 e in corso di revisione per diventare una norma ISO completa (ISO 10218-3); le revisioni in corso potrebbero aggiornare i valori biomeccanici e i requisiti per i sistemi di rilevamento basati su intelligenza artificiale.

Valutazione del rischio nel DVR per i cobot (Titolo III D.Lgs. 81/08)

In Italia, i cobot sono attrezzature di lavoro ai sensi dell'art. 69 del D.Lgs. 81/08 e rientrano pienamente nel Titolo III. Il datore di lavoro e tenuto ad aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) includendo la valutazione specifica per ogni applicazione collaborativa.

Elementi da includere nel DVR per applicazioni cobot

Attenzione

La valutazione del rischio per un'applicazione cobot non puo essere svolta copiando la valutazione del costruttore del robot (EN ISO 10218-1). Ogni applicazione specifica — che cambia end-effector, layout, materiali e operatori — costituisce un sistema distinto che richiede una valutazione propria secondo la EN ISO 10218-2 e la ISO/TS 15066. Il DVR generico aziendale e insufficiente: serve una scheda di valutazione specifica per ogni cella collaborativa.

Rischi residui dei cobot: schiacciamento, impatto, presa

Anche dopo l'implementazione corretta delle misure previste dalla normativa, i cobot presentano rischi residui che devono essere gestiti e comunicati agli operatori:

Rischi meccanici principali

Zone di sicurezza e layout della cella collaborativa

La corretta definizione delle zone di sicurezza e cruciale per la gestione dei rischi residui:

Zona collaborativa

Area in cui operatore e cobot lavorano contemporaneamente: parametri PFL o SSM attivi, velocita e forza limitate

Zona di pericolo residuo

Area attorno alla cella con rischi identificati ma non eliminati: segnaletica obbligatoria, accesso controllato

Zona di ricarica/manutenzione

Accesso in modalita teach o manutenzione: robot in stato sicuro (zero energia), procedura LOTO applicata

Distanza di sicurezza SSM

Distanza minima mantenuta dal sistema SSM prima che il robot si fermi: calcolata in funzione della velocita e dei tempi di risposta

Formazione degli operatori di cobot: obblighi e contenuti

L'art. 73 del D.Lgs. 81/08 richiede che i lavoratori che utilizzano attrezzature ricevano un addestramento adeguato e specifico, condotto da persona competente. Per i cobot, questo obbligo si traduce in un programma formativo strutturato che deve coprire:

La formazione deve essere documentata con registro presenze, contenuti erogati e verifica della comprensione. Deve essere ripetuta in caso di: modifica significativa dell'applicazione, introduzione di un nuovo end-effector, cambio di layout della cella o introduzione di nuovi operatori alla mansione.

Attenzione

La formazione erogata dal costruttore del cobot (tipicamente focalizzata sulla programmazione e sull'uso del teach pendant) NON sostituisce la formazione sui rischi specifici dell'applicazione richiesta dall'art. 73 D.Lgs. 81/08. L'addestramento deve essere condotto da persona competente che conosce l'applicazione specifica e i rischi residui valutati nel DVR aziendale.

Cobot nei settori manifatturiero, logistica e automotive

I profili di rischio variano significativamente in funzione del settore e del tipo di applicazione:

Manifatturiero (PMI)

Le PMI manifatturiere sono il principale driver di adozione dei cobot in Italia. Le applicazioni tipiche includono assemblaggio di componenti, avvitatura assistita e ispezione visiva. Il rischio principale nelle PMI e la sottovalutazione della complessita della valutazione del rischio: l'acquisto di un cobot certificato CE e spesso percepito come sufficiente, mentre la normativa richiede una valutazione dell'applicazione completa secondo la ISO/TS 15066.

Automotive

Nell'automotive i cobot operano in celle ibride accanto a lavoratori specializzati. I rischi principali sono legati alle dimensioni e ai pesi dei componenti movimentati (schiacciamento con carichi pesanti) e alla presenza di sostanze pericolose (sigillanti, adesivi strutturali). La maturita delle funzioni di sicurezza nei grandi gruppi automotive e generalmente elevata, ma le forniture di primo livello presentano gap significativi nella documentazione della valutazione del rischio.

Logistica e magazzini

Nei magazzini automatizzati i cobot vengono impiegati per il picking collaborativo e la palettizzazione. Il rischio specifico e la coesistenza nello stesso ambiente di cobot, AGV (veicoli a guida automatica) e operatori umani, con interazioni dinamiche che richiedono sistemi SSM avanzati e una pianificazione attenta del traffico. La valutazione del rischio in questi ambienti e particolarmente complessa per la variabilita delle interazioni.

SettoreApplicazione tipicaRischio specifico prevalente
Manifattura PMIAssemblaggio, avvitatura, pick-and-placeSottovalutazione valutazione rischio applicazione, DVR generico insufficiente
AutomotiveCelle ibride, applicazione sigillanti, controllo visivoSchiacciamento con componenti pesanti, esposizione a sostanze chimiche
Logistica/magazziniPicking collaborativo, palettizzazioneInterazione dinamica cobot-AGV-operatore, SSM insufficiente in ambienti variabili
Alimentare/farmaceuticoConfezionamento, ispezione qualitaEnd-effector non sicuro per contatto, gestione igienica delle misure di sicurezza

Tabella indicativa. Elaborazione su letteratura tecnica e dati IFR.

Approfondisci

FAQ robot collaborativi e sicurezzaFAQ

Un cobot rientra nel Titolo III del D.Lgs. 81/08 come attrezzatura di lavoro?
Si. I robot collaborativi sono attrezzature di lavoro ai sensi dell'art. 69 del D.Lgs. 81/08 e rientrano pienamente nel Titolo III (artt. 69-87). Il datore di lavoro e tenuto a: valutare i rischi specifici nel DVR, garantire l'addestramento degli operatori (art. 73), effettuare la manutenzione periodica e verificare la conformita alla Direttiva Macchine 2006/42/CE (e dal 2027 al Regolamento Macchine EU 2023/1230). La valutazione del rischio per i cobot deve seguire la ISO/TS 15066 e la EN ISO 10218-2.
Qual e la differenza tra un robot tradizionale e un cobot in termini di sicurezza?
Un robot industriale tradizionale opera dietro barriere fisiche (gabbie, ripari) che separano fisicamente l'operatore dalla zona pericolosa. Un cobot (robot collaborativo) e progettato per operare nello stesso spazio fisico dell'operatore, senza barriere fisse, grazie a sistemi di limitazione di forza e velocita (Power and Force Limiting — PFL), rilevamento di contatto e sicurezza intrinseca. Questa caratteristica NON elimina il rischio: la ISO/TS 15066 definisce limiti di forza e pressione ammissibili per il contatto con il corpo umano, ma il rischio residuo (schiacciamento, impatto, presa) deve essere valutato caso per caso con una valutazione del rischio specifica.
La formazione degli operatori di cobot e obbligatoria per legge?
Si. L'art. 73 del D.Lgs. 81/08 richiede che i lavoratori che utilizzano attrezzature ricevano un addestramento adeguato e specifico, condotto da persona competente. Per i cobot, l'addestramento deve coprire: le modalita operative dell'applicazione specifica, i rischi residui identificati nella valutazione del rischio, le procedure di arresto di emergenza, le zone di sicurezza definite e le limitazioni di velocita e forza impostate. L'addestramento deve essere documentato e aggiornato ad ogni modifica significativa dell'applicazione o dell'ambiente di lavoro.
Quali sono i principali rischi residui di un cobot dopo la valutazione del rischio?
Anche dopo l'implementazione delle misure di sicurezza previste dalla ISO/TS 15066, i cobot presentano rischi residui che devono essere gestiti. I principali sono: schiacciamento tra il cobot e strutture fisse (pareti, macchinari) in configurazioni di spazio ridotto; impatto ad alta velocita in caso di guasto del sistema di controllo della forza; presa o trascinamento di indumenti, capelli o parti del corpo; rischi legati all'end-effector (utensile montato sul cobot) che puo non essere intrinsecamente sicuro; e rischi da materiali lavorati (taglio, schizzi). La valutazione del rischio deve considerare l'intera applicazione, non solo il robot.

Fonti normative

Stai introducendo cobot in azienda?

Ti aiutiamo a valutare i rischi dell'applicazione collaborativa secondo ISO/TS 15066, aggiornare il DVR e organizzare la formazione degli operatori come richiesto dall'art. 73 D.Lgs. 81/08.