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Osservatorio · Rischio Calore

Ondate di Calore e Lavoratori all'Aperto

Edilizia, agricoltura, logistica, manutenzione stradale: oltre 2 milioni di lavoratori esposti ogni estate al rischio stress termico. Analisi dei rischi, degli obblighi normativi e delle misure preventive per il 2026.

>2MLavoratori esposti (stima indicativa)+2 °CAumento T° media estiva vs 1990WBGTIndice di riferimento ISO 7243D.Lgs. 81/08Quadro normativo
Risposta rapida

Le ondate di calore rappresentano un rischio professionale emergente per oltre 2 milioni di lavoratori all'aperto in Italia. Edilizia, agricoltura e logistica sono i settori più esposti. Il D.Lgs. 81/08 obbliga i datori di lavoro a valutare il rischio microclima estivo nel DVR e ad adottare misure organizzative e tecniche per prevenire lo stress termico e il colpo di calore. I dati riportati sono indicativi e basati su fonti INAIL e istituzionali.

Il caldo come rischio professionale emergente

I cambiamenti climatici stanno trasformando strutturalmente il profilo di rischio dei lavoratori all'aperto in Italia. Le serie storiche climatologiche indicano un aumento delle temperature medie estive di circa 2 °C rispetto alla media del periodo 1981–1990, con intensificazione degli episodi di calore estremo sia in frequenza che in durata. L'estate 2026 ha registrato temperature record in diverse aree del Centro-Sud, con picchi che hanno superato i 40 °C in alcune stazioni di rilevamento.

Lo stress termico — condizione fisiologica determinata dall'incapacità dell'organismo di mantenere la termoregolazione in condizioni di calore intenso — è riconosciuto dall'INAIL e dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) come fattore di rischio professionale in crescita. A differenza di altri rischi fisici, il calore interagisce con variabili ambientali (temperatura, umidità, velocità del vento, irraggiamento solare) e individuali (età, patologie cardiovascolari, farmaci, acclimatazione) in modo complesso, rendendo la valutazione del rischio più articolata rispetto a un semplice rilievo termometrico.

Nota metodologica

I valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti da Rapporti INAIL, linee guida nazionali e internazionali e stime di settore. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati consultare INAIL.it.

L'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) è lo strumento di misura di riferimento a livello internazionale — standardizzato dalla norma ISO 7243:2017 e dalla norma tecnica UNI EN ISO 7243 — per la valutazione del rischio da stress termico nei luoghi di lavoro. Il WBGT integra in un unico valore la temperatura a bulbo umido naturale, la temperatura a globo (irraggiamento) e la temperatura dell'aria, fornendo una stima dell'effettivo carico termico sull'organismo.

Settori più esposti al rischio calore

Le stime indicative elaborate su base INAIL e fonti di settore suggeriscono che oltre 2 milioni di lavoratori in Italia svolgono attività all'aperto o in ambienti non climatizzati durante i mesi estivi, con esposizione significativa al rischio stress termico nei periodi di ondata di calore.

Edilizia e costruzioni

Lavori su ponteggi, coperture, strade — esposizione diretta al sole e a superfici radianti

~400.000 addetti stimati esposti

Agricoltura

Raccolta estiva (pomodori, frutta, cereali), viticoltura — lavoro fisico intenso in pieno sole

~600.000 addetti stimati esposti

Logistica e movimentazione merci

Operatori magazzini non climatizzati, autisti per consegne, scarico/carico su piazzali

~300.000 addetti stimati esposti

Manutenzione stradale

Asfaltatrici, operai stradali — esposizione a superfici ad alta temperatura radiante

~50.000 addetti stimati esposti

Verde urbano e giardinaggio

Giardinieri comunali, manutenzione parchi, potatura — attività fisiche prolungate in spazi aperti

~80.000 addetti stimati esposti

Altre attività outdoor

Impianti sportivi, eventi, sicurezza privata esterna, pesca costiera

~600.000 addetti stimati esposti

Valori indicativi. Stime elaborate su ordini di grandezza da fonti INAIL, Istat e associazioni di categoria. Non costituiscono dato statistico ufficiale.

I lavoratori stagionali — in particolare nel comparto agricolo e nella manutenzione del verde — presentano un profilo di rischio aggiuntivo: minore acclimatazione, formazione spesso carente sulle procedure di gestione del calore e maggiore pressione sui ritmi di lavoro durante i picchi produttivi.

Effetti sulla salute e correlazione con gli infortuni

Patologie da calore: da lievi a letali

Lo spettro delle patologie correlate all'esposizione al calore nei luoghi di lavoro comprende condizioni di gravità crescente:

Correlazione con l'aumento degli infortuni in estate

Oltre alle patologie dirette da calore, la letteratura scientifica e i dati INAIL segnalano una correlazione tra temperatura elevata e aumento della frequenza di infortuni non specificamente riconducibili al calore (cadute, tagli, schiacciamenti). I meccanismi ipotizzati includono: affaticamento cognitivo e riduzione dell'attenzione, rallentamento dei riflessi, riduzione della destrezza manuale per sudorazione abbondante, compromissione della capacità di valutazione del rischio in soggetti con ipertermia anche lieve.

Dato indicativo INAIL

Le analisi INAIL su base stagionale mostrano indicativamente un incremento del numero di infortuni denunciati nei mesi di luglio e agosto in alcuni settori outdoor, con un picco nelle giornate di maggior caldo. Il dato è soggetto a variabilità significativa e deve essere interpretato con cautela in assenza di una serie storica consolidata per il rischio calore specifico.

Obblighi del datore di lavoro: DVR, pause e misure organizzative

Il D.Lgs. 81/08 fornisce il quadro normativo di riferimento per la gestione del rischio microclima nei luoghi di lavoro all'aperto. Gli obblighi principali in capo al datore di lavoro includono:

Valutazione del rischio microclima nel DVR

L'art. 28 D.Lgs. 81/08 impone la valutazione di tutti i rischi presenti nell'ambiente di lavoro, incluso il microclima. Per le attività all'aperto in periodo estivo, la valutazione deve tener conto delle condizioni climatiche locali, del tipo di attività fisica svolta e dell'eventuale presenza di fonti di calore radiante (superfici in asfalto, manufatti metallici esposti al sole). L'Allegato IV al D.Lgs. 81/08 (Requisiti dei luoghi di lavoro) stabilisce che le temperature dei luoghi di lavoro debbano essere adeguate all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici imposti.

Misure organizzative obbligatorie

MisuraContenutoRiferimento normativo
Fornitura di acqua frescaAccesso gratuito e continuo ad acqua potabile fresca per tutti i lavoratori all'apertoAll. IV D.Lgs. 81/08 punto 1.15
Zone di riparo e ombraPostazioni di riposo ombreggiate e fresche nei pressi delle aree di lavoroArt. 63–64 D.Lgs. 81/08
Orari di lavoro adattatiSpostamento delle attività più pesanti nelle prime ore del mattino (6–10) ed evitare le ore 12–16Art. 28 D.Lgs. 81/08 (valutazione rischi) + CCNL
Pause obbligatoriePause frequenti in luoghi freschi; riduzione del carico di lavoro fisico nelle ore di picco termicoArt. 28 D.Lgs. 81/08 + linee guida INAIL
Protezione solareFornitura di creme solari, copricapi e indumenti protettivi UV per i lavoratori esposti al soleArt. 74–79 D.Lgs. 81/08 (DPI)
Formazione e informazioneFormazione specifica sul riconoscimento dei sintomi da calore e sulle procedure di emergenzaArt. 36–37 D.Lgs. 81/08

Tabella indicativa. Non esaustiva degli adempimenti applicabili. Verificare le disposizioni dei contratti collettivi di settore e delle ordinanze regionali.

In caso di allerta meteo per ondate di calore emessa dal Servizio Meteorologico Nazionale (SNPA) o dalla Protezione Civile, il datore di lavoro ha l'obbligo di rivalutare in tempo reale le misure di prevenzione e di potenziare le misure organizzative, anche in applicazione del principio di precauzione sancito dall'art. 29 co. 3 D.Lgs. 81/08 (aggiornamento del DVR in caso di variazione delle condizioni di rischio).

Campagna INAIL "Lavoro Sicuro in Estate" 2026

INAIL conduce annualmente campagne di prevenzione dedicate al rischio stress termico per i lavoratori all'aperto. La campagna "Lavoro Sicuro in Estate" — rinnovata per il 2026 — si articola su più livelli:

Nota

I dettagli specifici della campagna INAIL 2026 sono soggetti ad aggiornamento nel corso dell'anno. Verificare il portale ufficiale inail.it per le informazioni più recenti.

Misure preventive efficaci: WBGT, orari e sistemi di allerta

L'indice WBGT come strumento operativo

Il WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) è l'indice di riferimento normativo internazionale per la valutazione del rischio da stress termico nei luoghi di lavoro (ISO 7243:2017, recepito come UNI EN ISO 7243). A differenza della semplice temperatura dell'aria, il WBGT integra:

Per ambienti outdoor con esposizione solare: WBGT = 0,7 × Tw + 0,2 × Tg + 0,1 × Ta. I valori limite WBGT variano in funzione del carico metabolico (lavoro leggero, moderato, pesante) e dello stato di acclimatazione del lavoratore. Misuratori WBGT portatili sono disponibili a costi contenuti e consentono il monitoraggio in tempo reale sul cantiere o in campo.

Riprogrammazione degli orari

La misura organizzativa più efficace e a costo zero è la riprogrammazione degli orari di lavoro nelle ore più fresche della giornata. Le raccomandazioni delle linee guida INAIL e NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) suggeriscono di concentrare le attività fisicamente più impegnative nelle prime ore del mattino (indicativamente tra le 6:00 e le 10:00) ed evitare le ore 11:00–16:00 nei giorni di picco termico. Alcuni CCNL di settore (in particolare edilizia e agricoltura) prevedono già clausole specifiche per la sospensione dell'attività in caso di caldo eccessivo, con possibilità di utilizzare la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) per intemperie.

Sistemi di allerta precoce

L'integrazione di sistemi di allerta meteo nel piano di prevenzione aziendale consente di anticipare le misure di protezione. Strumenti operativi disponibili includono: le allerte della Protezione Civile Nazionale (bollettini di criticità), il sistema di sorveglianza epidemiologica del calore del Ministero della Salute (Piano Operativo Nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute), le app meteo professionali con indici WBGT previsionali e le piattaforme regionali di allerta. La designazione di un responsabile aziendale per il monitoraggio delle allerte termiche, anche nelle PMI, è una buona pratica raccomandata.

WBGT ≤ 25 °C

Lavoro pesante: normale attività con idratazione regolare

WBGT 26–32 °C

Lavoro pesante: pause obbligatorie, riduzione ritmo, monitoraggio continuo

WBGT > 32 °C

Lavoro pesante: sospensione attività o spostamento ore fresche del mattino

Soglie indicative per lavoratori non acclimatati impegnati in lavoro fisico pesante (ISO 7243:2017). I valori variano in funzione del carico metabolico e dello stato di acclimatazione. Consultare un medico competente o un RSPP per la valutazione specifica.

Approfondisci

Domande frequenti sul rischio calore nei luoghi di lavoroFAQ

Esistono soglie di temperatura oltre cui non si può lavorare all'aperto?
Il D.Lgs. 81/08 non fissa una soglia termometrica assoluta oltre cui il lavoro all'aperto è vietato. La valutazione del rischio deve considerare la temperatura dell'aria, l'umidità relativa, la velocità del vento e il carico di lavoro fisico, sintetizzati nell'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature). Secondo le linee guida ISO 7243:2017, i valori WBGT limite variano da 25 °C (lavoro pesante, non acclimatato) a 32 °C (lavoro leggero, lavoratore acclimatato). In Italia, le ordinanze regionali e i CCNL di settore possono fissare soglie operative specifiche — ad esempio alcune regioni del Sud prevedono la sospensione delle attività agricole nelle ore centrali quando la temperatura supera i 35–38 °C e l'allerta meteo è attiva. Il datore di lavoro ha comunque l'obbligo di adottare misure preventive adeguate al rischio rilevato.
Quali DPI per il caldo sono obbligatori per i lavoratori all'aperto?
Non esiste un elenco tassativo di DPI 'per il caldo' previsto da un unico articolo normativo; l'obbligo deriva dall'art. 74 e ss. D.Lgs. 81/08, che impone la fornitura dei DPI adeguati ai rischi residui. Per il rischio stress termico i DPI tipicamente previsti includono: indumenti ad alta traspirabilità e protezione UV (EN 13758), copricapi con visiera o tesa per la protezione solare, occhiali da sole con filtro UV idoneo (EN ISO 12312-1), calzature di sicurezza leggere e ventilate certificate EN ISO 20345. In contesti con esposizione diretta a fonti radianti intense possono essere richiesti indumenti riflettenti. Il DVR dell'azienda deve specificare i DPI scelti a seguito della valutazione del rischio microclima (indice WBGT o equivalente).
Cosa fare in caso di colpo di calore in cantiere?
Il colpo di calore (heat stroke) è un'emergenza medica che richiede intervento immediato: chiamare il 118, spostare il lavoratore in un luogo fresco e ombreggiato, rimuovere gli indumenti in eccesso e raffreddare il corpo con acqua fresca (panni bagnati sul collo, ascelle e inguine, nebulizzazione). Non somministrare liquidi per via orale se il lavoratore è privo di sensi o confuso. Il datore di lavoro è tenuto ad includere nel Piano di Emergenza (art. 43 D.Lgs. 81/08) le procedure specifiche per le emergenze da calore, con addetti al primo soccorso formati e kit di raffreddamento disponibili in cantiere. Il mancato apprestamento di tali misure può configurare responsabilità penale in caso di infortunio grave.

Fonti normative

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