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Osservatorio · Manifatturiero

Infortuni nel Settore Manifatturiero: Tendenze e Prevenzione 2026

Il manifatturiero italiano genera tra le più elevate quote di infortuni gravi: schiacciamenti da macchine, tagli, proiezioni di frammenti e cadute caratterizzano metalmeccanica, legno, tessile e fonderie. Analisi su dati INAIL indicativi con focus su innovazione e prevenzione.

ATECO CSezione manifatturiera nella classificazione ATECOMacchinePrima causa di infortuni gravi nel manifatturieroIpoacusiaMalattia professionale più denunciata nel settoreINAILFonte open data dati indicativi
Risposta rapida

Il settore manifatturiero (sezione ATECO C) rappresenta uno dei comparti con la maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali in Italia secondo i dati INAIL. Lavorazioni meccaniche, fonderie, produzione tessile, plastica, gomma e legno espongono i lavoratori a schiacciamenti da macchine, tagli, proiezione di frammenti e cadute. Le malattie professionali — ipoacusia, patologie muscolo-scheletriche e pneumoconiosi — rimangono una criticità strutturale, pur con tendenze di riduzione grazie all'automazione e alla manutenzione predittiva. I dati riportati sono indicativi su fonti INAIL.

Nota metodologica

I dati riportati sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

Profilo del manifatturiero italiano: macro-categorie ATECO

La sezione ATECO C (Attività manifatturiere) comprende una pluralità di comparti produttivi eterogenei per tecnologie, dimensioni aziendali e profili di rischio. I macro-gruppi di maggiore rilevanza infortunistica includono:

Comparto ATECO CSottogruppi principaliRischi prevalenti
Industria metalmeccanica (24–30)Metallurgia, fabbricazione prodotti in metallo, macchinari, veicoliSchiacciamenti, tagli, proiezione schegge, rumore, vibrazioni
Industria tessile e abbigliamento (13–15)Filatura, tessitura, confezioni, calzaturieroMovimenti ripetitivi, rumore, polveri tessili, tagli
Plastica e gomma (22)Stampaggio, estrusione, produzione manufatti in gommaSchiacciamento presse, agenti chimici, calore, rumore
Carta e stampa (17–18)Produzione carta, cartone, arti grafiche, editoriaTagli da macchine da taglio, rumore, agenti chimici (solventi)
Lavorazione del legno (16, 31)Segherie, falegnamerie, produzione mobiliTagli, amputazioni, polvere di legno, rumore, incendio
Fonderie e fusione metalli (24.5)Fusione ghisa, acciaio, alluminio, pressofusioneUstioni da metallo fuso, silicosi, rumore, calore, MMC

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL e classificazione ATECO ISTAT.

L'industria manifatturiera italiana è caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese (PMI), spesso con meno di 50 addetti, che presentano strutturalmente maggiori difficoltà nell'implementare sistemi di gestione della sicurezza (SGSL) rispetto alle grandi imprese. Secondo l'analisi indicativa INAIL, le PMI manifatturiere contribuiscono in modo rilevante al totale degli infortuni di settore, nonostante la minore dimensione individuale.

Tipologie di infortuni prevalenti: schiacciamento, tagli, proiezioni, cadute

Schiacciamento da macchine e organi in movimento

Gli infortuni da contatto con organi in movimento di macchinari industriali (presse, torni, frese, piegatrici, trapani a colonna) rappresentano la categoria con le conseguenze più gravi nel manifatturiero: amputazioni, fratture ossee multiple e lesioni permanenti. Il fattore causale principale non è la mancanza assoluta di protezioni, ma spesso l'aggiramento intenzionale o accidentale dei ripari di sicurezza da parte degli operatori per aumentare la velocità operativa o per semplificare le operazioni di pulizia e manutenzione.

La Direttiva Macchine 2006/42/CE (in fase di aggiornamento con il Regolamento UE 2023/1230) impone ai costruttori l'integrazione dei dispositivi di protezione nella progettazione originale. Il datore di lavoro è tenuto a verificare che le protezioni siano presenti, efficienti e non rimosse dagli operatori (art. 71 D.Lgs. 81/08) e a fornire formazione e addestramento specifico.

Tagli e lesioni da utensili

Nella lavorazione del legno, nel calzaturiero e nelle falegnamerie, i tagli con seghe circolari, segatrici a nastro, troncatrici e fresatrici rappresentano una delle prime cause di infortuni con lesioni agli arti superiori. La protezione richiede ripari fissi e/o regolabili, dispositivi di controllo della corsa (fotocellule, scanner laser) e DPI specifici (guanti anti-taglio di classe adeguata, schermature facciali).

Proiezione di frammenti e schegge

Le lavorazioni meccaniche di asportazione di truciolo (tornitura, fresatura, rettifica) generano proiezioni di frammenti metallici e abrasivi ad alta velocità. Le lesioni oculari da proiezione sono tra le più frequenti nel metalmeccanico e rappresentano una causa rilevante di inabilità permanente (perdita della vista). L'uso di occhiali di protezione certificati EN 166 o schermi facciali è obbligatorio per queste lavorazioni e deve essere verificato mediante sorveglianza da parte dei preposti.

Cadute in piano e dall'alto

Le cadute in piano (scivolamenti su superfici contaminate da oli, refrigeranti, trucioli) sono frequenti in tutti i comparti manifatturieri. Le cadute dall'alto si concentrano nelle operazioni di manutenzione di macchinari, accesso a soppalchi di magazzino e ispezione di impianti in quota. La normativa impone la valutazione specifica del rischio caduta dall'alto e l'adozione di misure collettive (parapetti, protezioni perimetrali) prima di ricorrere ai DPI anticaduta.

Principio della gerarchia delle misure

Il D.Lgs. 81/08 art. 15 e la Direttiva Macchine stabiliscono una gerarchia precisa nell'adozione delle misure di sicurezza: prima la protezione integrata nella macchina (ripari fissi), poi i dispositivi di sicurezza (interblocchi, fotocellule), poi le misure organizzative (procedure, formazione) e solo da ultimo i DPI. Un'azienda che si affida esclusivamente a guanti e occhiali senza valutare la protezione alla fonte è in violazione del principio di gerarchia.

Malattie professionali: ipoacusia, patologie muscolo-scheletriche, pneumoconiosi, dermatiti

Ipoacusia da rumore

Storicamente la malattia professionale più denunciata all'INAIL nel settore manifatturiero, l'ipoacusia da esposizione continuativa a rumori superiori agli 80 dB(A) è particolarmente frequente nel metalmeccanico, nelle fonderie, nella lavorazione del legno e nel tessile. Il D.Lgs. 81/08 Titolo VIII impone la valutazione dell'esposizione al rumore (livello di esposizione quotidiana Lex,8h e livello di picco Lpeak), la sorveglianza sanitaria periodica per i lavoratori esposti oltre gli 80 dB(A) e l'adozione prioritaria di misure tecniche di riduzione alla fonte (insonorizzazione macchinari, cabine fonoassorbenti) prima di ricorrere ai DPI uditivi.

Patologie muscolo-scheletriche (WMSDs)

Le work-related musculoskeletal disorders sono in crescita sostenuta nel manifatturiero italiano, in linea con il trend europeo documentato dall'EU-OSHA. Lombalgie croniche da MMC nelle fonderie e nei magazzini, sindrome del tunnel carpale e tendinopatie degli arti superiori nelle catene di montaggio, epicondiliti nei saldatori e negli operatori di avvitatori pneumatici. La valutazione con metodi validati (NIOSH per il sollevamento, OCRA per i movimenti ripetitivi, RULA/REBA per la postura) è obbligatoria per le mansioni con esposizione significativa.

Pneumoconiosi e patologie respiratorie

L'inalazione di polveri minerali fibrogene determina patologie polmonari progressive e irreversibili. La silicosi — da esposizione a polveri di silice libera cristallina — colpisce lavoratori di fonderie, cave, ceramica e costruzioni. L'asbestosi rimane rilevante per le coorti di lavoratori esposte prima del bando definitivo dell'amianto (L. 257/1992), con un lungo periodo di latenza che porta nuove denunce ancora oggi. Il D.Lgs. 81/08 Titolo IX e l'Allegato XLVII disciplinano la valutazione e il controllo dell'esposizione alle polveri inalabili e respirabili.

Dermatiti da contatto

La lavorazione di oli minerali, lubrorefrigeranti, solventi e resine epossidiche espone i lavoratori delle officine meccaniche e dei settori gomma-plastica a dermatiti irritative e allergiche. La prevenzione richiede valutazione degli agenti chimici (schede di dati di sicurezza aggiornate, classificazione CLP), sostituzione dei prodotti più pericolosi con alternative meno nocive, fornitura di DPI idonei (guanti in nitrile resistenti alle sostanze specifiche) e sorveglianza sanitaria con il medico competente.

Malattia professionaleComparti più colpitiRiferimento normativo
Ipoacusia da rumoreMetalmeccanico, fonderie, legno, tessileTitolo VIII D.Lgs. 81/08 (rumore)
Lombalgia professionaleFonderie, magazzini, linee di produzione pesantiTitolo VI D.Lgs. 81/08 (MMC)
Sindrome del tunnel carpale / tendinopatieCatene di montaggio, assemblaggio, tessileTitolo VI D.Lgs. 81/08 (movimenti ripetitivi)
Silicosi / pneumoconiosiFonderie, ceramica, lavorazioni lapideeTitolo IX D.Lgs. 81/08 – Allegato XLVII
Dermatite da contattoOfficine meccaniche, gomma, plastica, verniciaturaTitolo IX D.Lgs. 81/08 (agenti chimici)
Vibrazioni mano-braccio (sindrome di Raynaud)Uso di martelli pneumatici, smerigliatrici, motosegheTitolo VIII D.Lgs. 81/08 (vibrazioni)

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL e banche dati malattie professionali.

Sottosettori ad alta incidenza indicativa: metalmeccanico, legno, fonderie

Metalmeccanico

L'industria metalmeccanica (codici ATECO 24–28) è tra i settori manifatturieri con la più alta incidenza assoluta di infortuni denunciati all'INAIL, in ragione delle sue dimensioni occupazionali e dell'intensità dei rischi. I comparti della produzione di prodotti in metallo (stampaggio, piegatura, saldatura) e della fabbricazione di macchinari presentano elevate frequenze di infortuni da contatto con organi in movimento, tagli e proiezioni. Il rischio elettrico è rilevante nei processi di saldatura e nelle cabine di verniciatura elettrostatica.

Lavorazione del legno e del mobile

La lavorazione del legno (ATECO 16, 31) presenta uno dei profili infortunistici più critici in termini di gravità delle lesioni: le macchine da taglio per legno (seghe circolari, troncatrici, tenonatrici) possono causare amputazioni degli arti superiori in caso di infortuni. La polvere di legno duro (faggio, quercia, noce) è classificata come cancerogena (gruppo 1 IARC), con obbligo di valutazione del rischio cancerogeno ai sensi del Titolo IX Capo II del D.Lgs. 81/08 e di adozione di sistemi di aspirazione certificati.

Fonderie

Le fonderie (ATECO 24.5) concentrano una pluralità di rischi gravi in un unico ambiente: temperature estremamente elevate con rischio di ustioni da metallo fuso, esposizione a polveri di silice (silicosi), rumore intenso da impianti di colata e sbavatura, agenti chimici (leganti per terre da fonderia), movimentazione di carichi pesanti (colate, lingotti) e rischio di incendio ed esplosione. L'INAIL include sistematicamente le fonderie tra i comparti ad alta incidenza di infortuni gravi e malattie professionali nei propri rapporti di settore.

Innovazione e prevenzione: automazione, cobots, manutenzione predittiva, formazione

Il manifatturiero italiano è investito da una trasformazione tecnologica profonda nell'ambito di Industria 4.0 e del suo aggiornamento verso Industria 5.0. Queste trasformazioni hanno implicazioni dirette sul profilo infortunistico del settore, con tendenze di riduzione degli infortuni nelle aziende che adottano le tecnologie in modo consapevole e con le relative misure di sicurezza aggiornate.

Automazione e riduzione del rischio

La sostituzione delle operazioni manuali pericolose con sistemi automatizzati (robot industriali per saldatura, stampaggio, movimentazione di carichi pesanti) riduce strutturalmente l'esposizione dei lavoratori ai rischi più gravi. Tuttavia l'introduzione di robot industriali introduce nuovi rischi: collisioni con operatori durante la programmazione o la manutenzione, rischi elettrici, e riduzione della vigilanza da parte degli operatori. Il D.Lgs. 81/08 richiede che la valutazione del rischio sia aggiornata ad ogni modifica significativa degli impianti, inclusa l'introduzione di nuovi robot.

Cobots (robot collaborativi)

I robot collaborativi (cobots), progettati per operare nello stesso spazio fisico dei lavoratori senza barriere fisiche di separazione, stanno diffondendosi nelle PMI manifatturiere italiane. La valutazione del rischio per i cobots segue le linee guida ISO/TS 15066 e il Regolamento UE 2023/1230 (nuova Direttiva Macchine), che impone ai costruttori una valutazione del rischio specifica per le applicazioni collaborative. Il datore di lavoro deve aggiornare il DVR includendo la valutazione delle forze di contatto ammissibili e i sistemi di monitoraggio della velocità e posizione del cobot.

Manutenzione predittiva

L'adozione di sistemi di manutenzione predittiva (sensori IoT per il monitoraggio di vibrazioni, temperature e consumi energetici dei macchinari) permette di anticipare guasti e anomalie prima che si traducano in situazioni di rischio per gli operatori. L'INAIL sostiene l'adozione di queste tecnologie attraverso il bando ISI e i finanziamenti per l'innovazione della sicurezza, con riduzione del tasso INAIL (oscillazione del tasso) per le aziende che documentano investimenti in prevenzione certificati.

Formazione continua e aggiornamento competenze

L'introduzione di nuove tecnologie e lavorazioni richiede un aggiornamento continuo della formazione dei lavoratori. Il D.Lgs. 81/08 art. 37 prevede che la formazione sia adeguata in relazione ai rischi specifici della mansione e che sia aggiornata in caso di evoluzione dei rischi o introduzione di nuove attrezzature. Per le attrezzature che richiedono addestramento specifico (art. 73), è necessario un addestramento pratico documentato prima dell'utilizzo autonomo.

Bando ISI INAIL

Finanziamenti a fondo perduto per progetti di miglioramento delle condizioni di sicurezza nelle imprese. Le PMI manifatturiere sono tra i principali beneficiari.

SGSL e OdV 231

I sistemi di gestione della sicurezza (OHSAS 18001 / ISO 45001) e i modelli 231 sono strumenti di prevenzione e riduzione della responsabilità amministrativa dell'ente per reati di omicidio colposo e lesioni gravi sul lavoro.

Ergonomia preventiva

La progettazione ergonomica delle postazioni di lavoro riduce l'incidenza delle patologie muscolo-scheletriche, principali causa di assenteismo a lungo termine nel manifatturiero.

Audit e ispezioni interne

Programmi di audit interno sulla sicurezza, indipendenti dall'RSPP, permettono di identificare non conformità e comportamenti a rischio prima che si traducano in infortuni.

Approfondisci

FAQ manifatturiero: sicurezza e prevenzioneFAQ

Come si valuta il rischio macchine in una PMI manifatturiera?
La valutazione del rischio macchine in una PMI manifatturiera si articola in più fasi. Il punto di partenza è la verifica della conformità delle attrezzature alla Direttiva Macchine 2006/42/CE (o al suo aggiornamento nel Regolamento UE 2023/1230, in applicazione graduale): ogni macchina immessa sul mercato dopo il 1995 deve recare la marcatura CE e essere accompagnata dalla dichiarazione di conformità e dal libretto di istruzioni in italiano. Per le attrezzature ante-direttiva, il datore di lavoro deve verificare la conformità ai requisiti minimi del D.Lgs. 81/08 Allegato V. La valutazione operativa richiede l'analisi dei pericoli specifici di ogni macchina (organi in movimento, proiezione di materiale, rischio elettrico, rumore, vibrazioni) e la documentazione delle misure di protezione adottate (ripari fissi e mobili, dispositivi di interblocco, comandi a uomo presente). L'art. 71 D.Lgs. 81/08 impone anche un programma di manutenzione e controllo periodico delle attrezzature di lavoro, con registrazione degli interventi.
Il DVR di un'officina metalmeccanica deve includere la valutazione ATEX?
Dipende dalla presenza effettiva di atmosfere esplosive. Il D.Lgs. 81/08 Titolo XI (artt. 288–297) e l'Allegato XLIX impongono la valutazione del rischio di esplosione solo se nell'ambiente di lavoro possono formarsi atmosfere esplosive, ossia miscele di aria con gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili in concentrazione tale da esplodere. In un'officina metalmeccanica standard (tornitura, fresatura, saldatura MIG/MAG) il rischio ATEX è normalmente assente o marginale. Tuttavia, la presenza di serbatoi di carburante, bombole di gas per saldatura autogena (acetilene) in quantità significativa, vasche di sgrassaggio con solventi infiammabili, o processi di verniciatura con solventi organici volatili può determinare la necessità di classificare alcune zone come potenzialmente esplosive (zone ATEX) e redigere il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE). La valutazione deve essere effettuata caso per caso con il supporto di un professionista abilitato.
Quali malattie professionali sono più riconosciute nell'industria manifatturiera?
L'industria manifatturiera è il settore con il maggior numero di malattie professionali riconosciute dall'INAIL in Italia. Le categorie principali sono: l'ipoacusia da rumore (sordità professionale), storicamente la malattia professionale più denunciata nel manifatturiero, in particolare nei settori metalmeccanico, lavorazione del legno e fonderie; le patologie muscolo-scheletriche (WMSDs — Work-related MusculoSkeletal Disorders), che includono lombalgie, sindrome del tunnel carpale, tendinopatie degli arti superiori ed epicondiliti, in forte aumento nelle industrie con lavorazioni ripetitive (catene di montaggio, confezionamento); le pneumoconiosi (silicosi, asbestosi) derivanti da inalazione di polveri minerali, in progressiva riduzione grazie alle misure preventive ma ancora presenti in fonderie e lavorazioni lapidee; le dermatiti da contatto allergiche e irritative, frequenti nella gomma, plastica e produzione di coloranti. Per le malattie tabellate (D.P.R. 1124/1965 e Allegati aggiornati) vige la presunzione legale del nesso causale; per quelle non tabellate l'onere probatorio è a carico del lavoratore.
Come si applica il principio ALARP nella gestione del rischio in fabbrica?
ALARP (As Low As Reasonably Practicable — Ridotto quanto ragionevolmente praticabile) è un principio di gestione del rischio di origine anglosassone che prevede la riduzione del rischio residuo a un livello tale che il costo aggiuntivo per ridurlo ulteriormente risulterebbe sproporzionato rispetto al beneficio ottenuto in termini di sicurezza. Nella normativa italiana, il principio non è citato esplicitamente ma è implicito nell'art. 15 del D.Lgs. 81/08, che elenca tra le misure generali di tutela "la riduzione dei rischi alla fonte" e "la limitazione al minimo del numero dei lavoratori esposti". In pratica, l'applicazione in fabbrica richiede: quantificare il rischio residuo dopo le misure di protezione adottate (es. con un indice di rischio = probabilità × gravità), valutare le misure tecniche ed organizzative ulteriormente applicabili e il loro costo, e documentare nel DVR la motivazione per cui il rischio residuo è stato ritenuto ALARP. Il principio è esplicitamente adottato in settori come oil & gas e industria chimica, dove convive con i metodi di analisi quantitativa del rischio (QRA).

Fonti normative

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