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Osservatorio Sicurezza Italia

Malattie Professionali in Italia: Statistiche e Trend 2025-2026

Panorama delle malattie professionali riconosciute in Italia: quali patologie colpiscono di più, settori a rischio e trend emergenti dai dati INAIL.

50.000+Denunce di malattia professionale all'anno (stima indicativa INAIL)IpoacusiaPatologia più denunciata per numero assoluto (dato indicativo)ReNaMRegistro Nazionale Mesoteliomi — sorveglianza tumori da amiantoINAILFonte principale di riferimento
Risposta rapida

Le malattie professionali rappresentano una componente rilevante del danno da lavoro in Italia, con decine di migliaia di denunce annue registrate dall'INAIL. A differenza degli infortuni — caratterizzati da un evento traumatico identificabile — le malattie professionali si sviluppano nel tempo a seguito di esposizioni prolungate ad agenti fisici, chimici o biologici presenti nell'ambiente di lavoro. I dati riportati in questa pagina sono indicativi e basati su ordini di grandezza desunti dai Rapporti Annuali INAIL e dalle banche dati istituzionali. Per dati ufficiali aggiornati consultare direttamente INAIL Open Data.

Nota metodologica

I dati riportati sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data, dai Rapporti Annuali INAIL e dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM). Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

Andamento denunce malattie professionali 2020-2025 (dati indicativi)

Le denunce di malattia professionale all'INAIL hanno mostrato un andamento altalenante nel quinquennio 2020-2025. La pandemia da COVID-19 ha influenzato il dato del 2020 con una contrazione delle denunce legate all'effetto lockdown e alla riduzione delle attività produttive, seguita da un recupero negli anni successivi. I valori stimati indicativamente si attestano in un range tra 45.000 e 55.000 denunce annue, con variazioni legate alla composizione settoriale e all'effetto diagnosi tardiva tipico di queste patologie.

Un elemento strutturale del dato sulle malattie professionali è il cosiddetto «effetto iceberg»: la letteratura specialistica stima che le malattie professionali effettivamente contratte siano significativamente superiori a quelle denunciate, a causa della difficoltà di riconoscere il nesso causale, della tendenza a attribuire i sintomi all'invecchiamento naturale e della scarsa conoscenza dei diritti da parte dei lavoratori.

2020

Calo per pandemia

Riduzione denunce per lockdown e sospensione attività produttive

2022-2023

Recupero post-pandemico

Ripresa delle denunce con emersione di patologie accumulate nel periodo precedente

2025

Trend in crescita

Aumento stimato per long COVID e patologie muscoloscheletriche da smartworking

Valori indicativi. Elaborazione su dati INAIL Rapporti Annuali 2020–2025.

Le patologie più denunciate: ipoacusia, malattie osteoarticolari, malattie respiratorie

La composizione delle malattie professionali denunciate in Italia è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Se in passato predominavano le patologie polmonari da polveri (silicosi, asbestosi), oggi il panorama è dominato da patologie muscoloscheletriche e dall'ipoacusia da rumore, in coerenza con le trasformazioni del tessuto produttivo italiano.

Ipoacusia da rumore

L'ipoacusia professionale da esposizione a rumore rimane la malattia professionale più frequentemente denunciata per numero assoluto di casi. Colpisce prevalentemente lavoratori della metalmeccanica, dell'edilizia, della carpenteria, della falegnameria e del settore estrattivo. Il D.Lgs. 81/08 Titolo VIII (artt. 187-198) disciplina la valutazione dell'esposizione al rumore e i valori limite di azione (80 dB(A)) e di esposizione (87 dB(A)).

Malattie osteoarticolari e muscoloscheletriche

Le patologie a carico dell'apparato muscoloscheletrico — tendiniti, borsiti, sindrome del tunnel carpale, lombalgie professionali, epicondiliti — rappresentano il gruppo a più rapida crescita nelle denunce degli ultimi anni. Sono collegate a movimenti ripetitivi, movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue e vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio o al corpo intero.

Malattie respiratorie professionali

Le malattie dell'apparato respiratorio di origine professionale — silicosi, asbestosi, BPCO professionale, asma professionale — continuano a rappresentare una quota significativa del totale, sebbene con trend diversificati. La silicosi è in riduzione grazie ai controlli sull'esposizione a polvere di silice libera cristallina, mentre l'asma professionale mostra un trend stabile correlato all'esposizione a isocianati, latice e altri agenti sensibilizzanti.

PatologiaAgente causale principaleSettori più colpiti
Ipoacusia da rumoreRumore > 80 dB(A) prolungatoMetalmeccanica, edilizia, carpenteria, falegnameria
Sindrome del tunnel carpaleMovimenti ripetitivi mano-polso, vibrazioniManifattura, agricoltura, macellazione, informatica
Lombalgia professionaleMMC, vibrazioni corpo intero, posture incongrueSanità, edilizia, logistica, agricoltura
Asma professionaleIsocianati, latice, farine, prodotti chimiciPanificazione, verniciatura, sanità, chimica
SilicosiSilice libera cristallina (quarzo)Edilizia, estrazione, ceramica, fonderie

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL e letteratura specialistica.

Tumori professionali: mesotelioma, carcinoma polmonare, leucemie

I tumori di origine professionale — definiti anche «neoplasie professionali» o «tumori occupazionali» — rappresentano un capitolo particolarmente grave delle malattie professionali, sia per la gravità degli esiti clinici sia per la complessità del riconoscimento del nesso causale, spesso ostacolato dalla lunga latenza tra esposizione e manifestazione clinica della malattia.

Mesotelioma pleurico e peritoneale

Il mesotelioma è il tumore professionale con il profilo di riconoscibilità più elevato in Italia, grazie al Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) istituito presso INAIL. La quasi totalità dei casi di mesotelioma è attribuibile all'esposizione ad amianto, vietata in Italia dal 1992 (L. 257/1992). La latenza media tra esposizione e diagnosi è stimata indicativamente in 30-40 anni, il che spiega perché i nuovi casi continuino a essere diagnosticati negli anni Duemila tra ex lavoratori esposti nei decenni precedenti.

Carcinoma polmonare da asbesto e silice

L'esposizione ad amianto aumenta il rischio di carcinoma polmonare in modo sinergico con il fumo di sigaretta. Anche la silice libera cristallina è classificata dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo per l'uomo (Gruppo 1) in specifiche condizioni di esposizione. Il D.Lgs. 81/08 Titolo IX disciplina gli agenti cancerogeni e mutageni, imponendo la sostituzione ove tecnicamente possibile e la riduzione dell'esposizione al minimo tecnicamente realizzabile.

Leucemie e linfomi da benzene

Il benzene è un cancerogeno emopoietico classificato in Gruppo 1 IARC: l'esposizione professionale prolungata è associata a leucemia mieloide acuta e ad altre neoplasie del sangue. Settori a rischio storico: raffinerie, industria chimica, riparazione veicoli. La riduzione dell'esposizione ha portato a una progressiva contrazione dei casi riconosciuti, ma la sorveglianza rimane attiva.

Attenzione

I tumori professionali sono notoriamente sottostimatinelle statistiche ufficiali, poiché il riconoscimento del nesso causale richiede la ricostruzione dell'anamnesi lavorativa (spesso incompleta per lavoratori anziani) e la disponibilità di dati di esposizione storici. INAIL stima che solo una frazione dei tumori professionalmente correlati venga effettivamente denunciata e riconosciuta come tale.

Settori con maggiore incidenza: edilizia, metalmeccanica, agricoltura, sanità

La distribuzione delle malattie professionali per settore economico riflette la composizione degli agenti di rischio presenti in ciascun comparto e la struttura demografica della forza lavoro. I settori con la maggiore incidenza stimata di malattie professionali in Italia sono:

Edilizia e costruzioni

Il settore delle costruzioni è storicamente associato a ipoacusia da rumore (demolizioni, compattatori, martelli pneumatici), malattie osteoarticolari da MMC e posture incongrue, patologie polmonari da silice (lavorazione pietre, taglio laterizi) e — negli ex lavoratori — patologie da amianto. L'edilizia registra uno dei profili di rischio da malattia professionale più elevati tra i settori manifatturieri.

Metalmeccanica e fonderie

La metalmeccanica presenta un profilo misto: ipoacusia da rumore delle presse e delle lavorazioni meccaniche, vibrazioni mano-braccio dagli utensili pneumatici, esposizione a fumi di saldatura (cancerogeni classificati IARC Gruppo 1 per i fumi di saldatura dell'acciaio inossidabile), patologie cutanee da oli minerali e fluidi da taglio.

Agricoltura

In agricoltura le malattie professionali più rilevanti includono: patologie osteoarticolari da movimentazione carichi e vibrazioni da trattori, malattie cutanee da pesticidi e fertilizzanti, patologie respiratorie da polveri organiche (alveolite allergica estrinseca, asma da allergeni vegetali), e — negli ex lavoratori — patologie da esposizione a antiparassitari organoclorurati oggi vietati.

Sanità e assistenza sociale

Il personale sanitario presenta un profilo di malattie professionali peculiare: lombalgia da MMC (movimentazione pazienti), dermatiti da contatto (guanti in latice, disinfettanti), asma professionale da latice, rischio biologico (epatiti, TBC) e — tema emerso con la pandemia — patologie da stress lavoro-correlato e burnout.

Malattie professionali e diritto INAIL: rendita e indennizzo

Il riconoscimento di una malattia professionale da parte di INAIL apre il diritto a specifiche prestazioni economiche e sanitarie, disciplinate dal D.P.R. 1124/1965 (testo unico sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) e dal D.Lgs. 38/2000 (che ha esteso la tutela alle menomazioni di grado inferiore al 16%).

Attenzione

I termini di prescrizione per la denuncia di malattia professionale decorrono dal momento in cui il lavoratore ha avuto la «conoscibilità» della malattia e del suo nesso causale con il lavoro, non necessariamente dalla fine dell'esposizione. Per le malattie a lunga latenza (mesotelioma, tumori professionali), questo principio è cruciale: il termine prescrizionale non è ancora decorso anche a molti anni dalla cessazione dell'attività lavorativa.

Differenze di genere nelle malattie professionali

L'analisi per genere delle malattie professionali rivela profili molto differenziati, riflesso sia della diversa distribuzione occupazionale tra uomini e donne sia di specifici fattori biologici e organizzativi.

Le lavoratrici risultano sovra-rappresentate nelle denunce di:

I lavoratori maschi risultano invece sovra-rappresentati nelle patologie correlate a: ipoacusia da rumore, silicosi, patologie da amianto, vibrazioni mano-braccio — in coerenza con la concentrazione maschile nei settori dell'edilizia, della manifattura pesante e delle fonderie. EUROSTAT e INAIL segnalano che le differenze di genere nelle malattie professionali sono in parte un artefatto della composizione settoriale e che una lettura attenta deve considerare i dati di esposizione normalizzati per tipo di mansione.

Trend 2026: nuove patologie emergenti (long COVID, burnout)

L'orizzonte delle malattie professionali si sta ampliando per includere patologie che la tradizionale classificazione faticava a riconoscere come professionalmente correlate. Due fenomeni in particolare stanno emergendo nel dibattito scientifico e normativo italiano ed europeo:

Long COVID come malattia professionale

Il long COVID — la persistenza di sintomi invalidanti (fatigue, dispnea, «brain fog», dolori muscolari) per settimane o mesi dopo la fase acuta dell'infezione da SARS-CoV-2 — ha colpito in modo significativo il personale sanitario e di assistenza, che è stato esposto al rischio biologico nel corso del proprio lavoro. INAIL ha riconosciuto il COVID-19 contratto in servizio come infortunio sul lavoro per il personale sanitario; il riconoscimento delle sequele croniche come malattia professionale è un'evoluzione normativa ancora in corso, che richiede la definizione di criteri diagnostici e di nesso causale specifici.

Burnout e malattie psicosociali

L'OMS ha incluso il burnout nell'ICD-11 (classificazione internazionale delle malattie) come fenomeno occupazionale, pur non classificandolo come malattia. In Italia, il riconoscimento del burnout come malattia professionale è ancora oggetto di controversia giurisprudenziale: alcuni tribunali del lavoro hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in presenza di stress lavorativo documentato e di un nesso causale dimostrabile, ma non esiste ancora un orientamento consolidato sull'indennizzo INAIL specifico per il burnout professionale. Il D.Lgs. 81/08 art. 28 impone già la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, che costituisce il presupposto per la prevenzione di queste patologie.

Long COVID

Sequele croniche COVID-19 in lavoratori esposti per ragioni professionali: iter di riconoscimento in evoluzione

Burnout

Patologia psicosociale da stress lavorativo cronico: riconoscimento giurisprudenziale in corso, DVR obbligatorio

Malattie muscoloscheletriche da smartworking

Aumento stimato di lombalgie e disturbi muscolo-tendinei per posture incongrue al VDT domestico

Tumori da silice ingegnerizzata

Silicosi accelerata da piani da cucina in quarzo composito: nuovo cluster emergente in edilizia e falegnameria

Elaborazione indicativa su dati INAIL, OMS, letteratura scientifica 2024–2026.

Approfondisci

FAQ malattie professionali e INAILFAQ

Come si denuncia una malattia professionale all'INAIL?
La denuncia di malattia professionale può essere presentata direttamente dal lavoratore o dal datore di lavoro. Il lavoratore che sospetta di essere affetto da una malattia professionale deve informare il proprio medico curante o il medico competente aziendale, che ha l'obbligo di redigere e trasmettere la denuncia all'INAIL entro i termini previsti. Il datore di lavoro ha a sua volta l'obbligo di denuncia entro 5 giorni dalla ricezione del certificato medico. L'INAIL avvia l'istruttoria e, se riconosce il nesso causale con l'attività lavorativa, provvede all'indennizzo secondo quanto previsto dal D.P.R. 1124/1965 e successive modifiche.
Qual è la differenza tra malattia professionale tabellata e non tabellata?
Le malattie professionali «tabellate» sono quelle elencate nelle tabelle allegate al D.P.R. 1124/1965 e al D.Lgs. 38/2000: per queste patologie esiste una presunzione legale del nesso causale con la lavorazione indicata in tabella, senza necessità di prova da parte del lavoratore. Le malattie «non tabellate» sono patologie non incluse nelle tabelle ma che il lavoratore può comunque denunciare: in questo caso spetta al lavoratore dimostrare il nesso di causalità tra la malattia e l'attività lavorativa svolta, con l'ausilio di documentazione medica e probatoria. La Corte Costituzionale (sent. 179/1988) ha riconosciuto l'indennizzabilità anche delle malattie non tabellate.
Il mesotelioma da amianto è ancora una malattia professionale rilevante in Italia?
Sì. Nonostante il divieto di utilizzo dell'amianto in Italia sia in vigore dal 1992 (L. 257/1992), il mesotelioma pleurico continua a essere diagnosticato con frequenza significativa a causa della latenza molto lunga della malattia (20–40 anni dall'esposizione). Il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM), gestito da INAIL, registra annualmente nuovi casi, principalmente tra ex lavoratori dell'industria navale, edilizia, ferroviaria e metalmeccanica. I casi di mesotelioma riconosciuti come malattia professionale danno diritto alla rendita INAIL e, in presenza di responsabilità datoriale, al risarcimento del danno.
Il burnout e il long COVID possono essere riconosciuti come malattie professionali?
Il riconoscimento come malattia professionale richiede la dimostrazione del nesso causale con l'attività lavorativa. Per il burnout, la condizione è riconoscibile come malattia professionale quando si riesce a provare che l'origine è prevalentemente lavorativa, ma la casistica italiana è ancora limitata e richiede un iter istruttorio complesso presso INAIL. Per il long COVID, INAIL ha adottato alcune posizioni interpretative per il personale sanitario che ha contratto il COVID-19 in servizio durante la pandemia, riconoscendolo come infortunio sul lavoro in specifiche circostanze. L'estensione alle sequele croniche (long COVID come malattia professionale) è ancora in fase di definizione normativa e giurisprudenziale.

Fonti normative

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