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Osservatorio · Industria Ceramica e Vetro

Infortuni e malattie professionali nell'industria ceramica e del vetro

L'industria ceramica e vetraria presenta un profilo di rischio specifico dominato dalla silicosi, dal rischio termico nei forni, dal rumore e dall'esposizione ad agenti chimici. Analisi basata su ordini di grandezza INAIL per i codici ATECO 23.1x e 23.4x.

ATECO 23Codici di riferimentoSilicosiMalattia professionale più rilevante~1200°CTemperature forni ceramicaINAILFonte open data
Risposta rapida

L'industria ceramica e del vetro in Italia è caratterizzata da un profilo di rischio professionale complesso. Le malattie professionali a insorgenza lenta — in primo luogo la silicosi da inalazione di silice libera cristallina (SLC) — rappresentano la principale preoccupazione del settore, affiancate dal rischio termico nei forni di cottura e fusione, dall'esposizione a rumore negli impianti di macinazione e formatura e dal rischio chimico legato a smalti, ossidi metallici e fondenti. I principali distretti produttivi — Sassuolo (MO), Faenza (RA), Civita Castellana (VT) e Murano (VE) — presentano profili di rischio parzialmente differenziati in base alle tipologie di prodotto e ai processi impiegati. I dati riportati sono indicativi e basati su ordini di grandezza desunti dai Rapporti Annuali e dalla banca dati INAIL.

Nota metodologica

Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati consultare INAIL Open Data.

Classificazione ATECO e perimetro del settore

L'industria ceramica e del vetro rientra nella Sezione C — Attività manifatturiere della classificazione ATECO 2007. I codici di riferimento principali sono:

Codice ATECODescrizioneEsempi di produzione
23.11Fabbricazione di vetro pianoLastre, vetro float, vetro stratificato
23.13Fabbricazione di vetro cavoBottiglie, flaconi, vasi in vetro
23.14Fabbricazione di fibre di vetroLana di vetro, fibre per isolamento
23.19Fabbricazione e lavorazione di altro vetro (inclusa lavorazione tecnica)Vetro artistico di Murano, vetro ottico
23.41Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentaliMaiolica, porcellana, articoli da regalo
23.42Fabbricazione di articoli sanitari in ceramicaLavabi, vasche, sanitari
23.43Fabbricazione di isolatori e di pezzi isolanti in ceramicaIsolatori elettrici, ceramiche tecniche
23.44Fabbricazione di altri prodotti in ceramica per uso tecnico e industrialeCrogioli, refrattari, supporti
23.49Fabbricazione di altri prodotti in ceramicaPiastrelle, laterizi decorativi, ceramica da costruzione

In Italia il settore occupa indicativamente alcune decine di migliaia di addetti diretti, con una forte concentrazione distrettuale. Le imprese variano da grandi gruppi industriali quotati (piastrelle, vetro piano) a microimprese artigiane (ceramica artistica, vetro soffiato). Questa eterogeneità dimensionale ha un impatto diretto sulle capacità di presidio della sicurezza: le piccole imprese artigiane dispongono spesso di risorse limitate per l'implementazione di misure tecniche complesse come i sistemi di aspirazione localizzata.

Il rischio silice (SLC): il pericolo principale del comparto

La silice libera cristallina (SLC), in particolare nella forma di quarzo e cristobalite, è classificata come cancerogeno del gruppo 1 da IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) per i lavoratori esposti durante attività lavorative. Nell'industria ceramica la SLC è presente in:

Il valore limite di esposizione professionale (VLEP)per la silice cristallina respirabile è fissato a 0,1 mg/m³ dalla Direttiva 2017/164/UE e dal D.Lgs. 81/08. Superamenti del VLEP sono stati documentati da INAIL in misurazioni effettuate in impianti con processi a secco non adeguatamente ingegnerizzati, in particolare nelle PMI.

INAIL raccomanda una gerarchia di misure preventive per la riduzione del rischio silice:

  1. Sostituzione: riduzione o eliminazione delle materie prime silicifere ove tecnicamente fattibile (es. sostituzione del quarzo con materiali alternativi negli impasti ceramici).
  2. Processi a umido: sostituzione dei processi a secco con processi a umido (macinazione in acqua, atomizzazione) per sopprimere la generazione di polvere alla fonte.
  3. Aspirazione localizzata: installazione di cappe aspiranti e sistemi di captazione direttamente sul punto di generazione della polvere, con filtrazione HEPA.
  4. Ventilazione generale:misura integrativa, non sostitutiva dell'aspirazione localizzata.
  5. DPI respiratori: come ultima linea di difesa, maschere FFP2 o FFP3 o semimaschera con filtro P3, con sorveglianza sanitaria periodica.

Silicosi: irreversibilità e latenza

La silicosi può progredire anche dopo la cessazione dell'esposizione e non ha una terapia risolutiva. I tempi di latenza possono essere superiori a 10–20 anni. La sorveglianza sanitaria post-espositiva è obbligatoria per i lavoratori che hanno superato il VLEP.

Rischio termico: forni di cottura e fusione

I forni rappresentano l'elemento produttivo più critico sotto il profilo del rischio termico. Le temperature di esercizio variano in funzione del prodotto:

Ceramica (piastrelle, sanitari)

900–1250 °C

Forni a tunnel e forni a rullo

Vetro industriale

1400–1600 °C

Forni a bacino continuo

Vetro soffiato (Murano)

1000–1300 °C

Forni a crogiolo, lavorazione manuale

I lavoratori addetti ai forni sono esposti a stress da calore (microclima caldo-secco), radiazioni infrarosse e ultraviolette, rischio di ustioni da contatto e da proiezione di materiale fuso. Il D.Lgs. 81/08 (Titolo VIII, Capo III bis per le radiazioni ottiche artificiali e Titolo IX per il microclima) impone la valutazione del rischio da stress termico con indicatori oggettivi (WBGT, indice IREQ) e la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti.

Per i maestri vetrai di Murano, la lavorazione al canotto (soffiatura manuale davanti alla bocca del forno) comporta un'esposizione combinata a calore radiante intenso e a vibrazioni mano-braccio trasmesse dagli strumenti di lavoro. Il rischio da vibrazioni è valutato ai sensi del Titolo VIII, Capo III del D.Lgs. 81/08, con valore limite giornaliero A(8) = 5 m/s² per il sistema mano-braccio.

Rischio rumore: impianti di macinazione, pressatura e movimentazione

Gli impianti di macinazione (mulini a sfere, mulini a getto), le presse per la formatura delle piastrelle, i nastri trasportatori e le macchine di confezionamento generano livelli di pressione sonora che possono superare gli 85–90 dB(A) in posizione operatore, collocando molti addetti nella fascia di rischio medio-alto prevista dal Titolo VIII, Capo II del D.Lgs. 81/08.

L'ipoacusia da rumore è una delle malattie professionali più denunciate nel manifatturiero ceramico, in particolare tra i lavoratori con anzianità di servizio elevata in reparti non insonorizzati. Le misure preventive includono:

Rischio chimico: smalti, ossidi metallici e fondenti

La decorazione e la smaltatura dei manufatti ceramici introducono un rischio chimico specifico legato all'utilizzo di:

Agente chimicoFase di utilizzoEffetti sulla salute
Ossidi di piombo (Pb)Smalti tradizionali, maioliche storicheSaturnismo, nefropatia, neurotossicità
Ossidi di cadmio (Cd)Pigmenti giallo-arancio (uso residuale)Nefrotossicità, cancerogeno IARC gruppo 1
Ossidi di cromo (Cr VI)Pigmenti verdi, cromaturaCancerogeno polmonare, dermatiti allergiche
Ossidi di cobalto (Co)Pigmenti blu (smalti e vetro)Fibrosi polmonare, sensibilizzazione cutanea
Fondenti al borace e acido boricoSmalti, fritte ceramicheIrritazione vie respiratorie, tossicità riproduttiva
Solventi organici (serigrafie)Decorazione serigrafica, stampa digitaleIrritazione, neurotossicità cronica

Tabella indicativa. L'utilizzo di ossidi di piombo e cadmio è severamente limitato o vietato dalla legislazione europea per la maggior parte delle applicazioni, ma può sussistere in produzioni di nicchia, restauro o esportazione verso mercati non UE.

La valutazione del rischio chimico ai sensi del Titolo IX del D.Lgs. 81/08 deve includere la classificazione dei preparati (Regolamento CLP 1272/2008), la misurazione dell'esposizione professionale e il confronto con i VLEP di cui al D.Lgs. 81/08 e alle direttive europee sugli agenti chimici pericolosi. Per il cromo VI e il cadmio si applicano i limiti della Direttiva 2017/164/UE.

I distretti produttivi: Sassuolo, Civita Castellana, Faenza, Murano

La geografia industriale del comparto italiano è fortemente distrettualizzata. Ogni distretto presenta caratteristiche produttive e profili di rischio parzialmente differenziati:

Sassuolo (MO) — Emilia-Romagna

Piastrelle per pavimenti e rivestimenti

Silice nelle polveri da pressatura a secco; rischio termico nei forni a tunnel e rullo; rumore da presse e linee di smaltatura.

Civita Castellana (VT) — Lazio

Sanitari in ceramica (WC, lavabi, bidet)

Silice nella preparazione degli impasti; rischio chimico negli smalti; movimentazione manuale di pezzi pesanti nelle fasi di formatura e controllo qualità.

Faenza (RA) — Emilia-Romagna

Maiolica artistica, ceramica decorata

Rischio chimico da ossidi metallici nei pigmenti; esposizione a smalti con fritte al piombo nelle produzioni tradizionali; polveri durante lavorazione manuale.

Murano (VE) — Veneto

Vetro soffiato artigianale e artistico

Rischio termico intenso da forni a crogiolo; radiazioni infrarosse; vibrazioni mano-braccio; ossidi metallici nei coloranti; stress fisico da lavorazione manuale prolungata.

Il ruolo delle associazioni di categoria distrettuali — in particolare Confindustria Ceramica per il comparto piastrelle e sanitari e le associazioni degli artigiani vetrai — è rilevante nella diffusione delle buone pratiche e nell'implementazione degli accordi NEPSI a livello aziendale. Le RSU e i RLSSA (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza di Sito) svolgono un ruolo di controllo e partecipazione alla valutazione del rischio.

Malattie professionali: dati indicativi INAIL e trend

Secondo elaborazioni su dati INAIL, le malattie professionali denunciate nel comparto manifatturiero ceramica e vetro comprendono indicativamente le seguenti categorie principali:

Malattia professionaleRilevanza nel compartoStato tabellare INAIL
Silicosi e pneumoconiosiMolto alta — prima causa di MP tabellata nel settoreTabellata (presunzione legale)
Bronchite cronica / BPCOAlta — da polveri miste e SLCTabellata con nesso causale da dimostrare
Ipoacusia da rumoreAlta — impianti macinazione e pressaturaTabellata (presunzione legale)
Dermatiti allergiche da contattoMedia — smalti, coloranti, solventiNon tabellata (sistema misto)
Disturbi muscolo-scheletrici (DMS)Media — MMC, posture, vibrazioniNon tabellata (sistema misto)
Tumori polmonari (silice cancerogena)Bassa ma grave — latenza lungaNon tabellata, nesso da dimostrare

Tabella indicativa basata su fonti INAIL pubbliche. "Tabellata" indica la presenza nella tabella delle malattie professionali allegata al D.P.R. 1124/1965 e successive modifiche, con presunzione legale di origine professionale per le lavorazioni a rischio specificate.

Nel lungo periodo (2010–2023) si registra un calo tendenziale delle nuove diagnosi di silicosi nelle coorte più giovani di lavoratori, attribuibile alla progressiva diffusione dei processi a umido (atomizzazione) nelle grandi aziende ceramiche del distretto di Sassuolo e all'applicazione più sistematica dell'aspirazione localizzata. Tuttavia, l'insorgenza di malattie tra lavoratori con anzianità elevata riflette esposizioni avvenute 15–30 anni prima, quando i processi a secco erano molto più diffusi.

Confronto con gli standard europei e l'Accordo NEPSI

A livello europeo, il controllo del rischio silice nel settore ceramico e vetrario è governato dall'Accordo NEPSI(Non-Exposure to Silica Industry Agreement), firmato nel 2006 da Eurosil, Quarry Products Association e le principali associazioni di categoria manifatturiere europee. L'accordo stabilisce:

Il confronto tra i dati italiani e quelli dei principali paesi europei produttori di ceramica (Spagna, Germania, Francia, Polonia) suggerisce che l'Italia, pur avendo adottato formalmente il NEPSI e recepito le direttive europee, presenta ancora un divario nell'applicazione pratica nelle PMI rispetto a paesi come la Germania, dove i sistemi di sorveglianza occupazionale (DGUV) hanno una copertura più capillare. L'obiettivo europeo per il settore è il progressivo avvicinamento verso un'esposizione "as low as reasonably practicable" (ALARP), con target di lungo periodo ben al di sotto del VLEP legale.

Interventi preventivi raccomandati da INAIL

Sulla base delle attività di ricerca e di vigilanza, INAIL raccomanda per il comparto ceramica e vetro un approccio integrato che combina misure tecniche, organizzative e sanitarie:

Rischio silice

  • Sostituzione delle materie prime silicifere ove tecnicamente praticabile
  • Macinazione e trasporto in fase umida o slurry
  • Aspirazione localizzata con captazione alla fonte certificata
  • Monitoraggio periodico delle concentrazioni di SLC (almeno annuale)

Rischio termico

  • Schermatura termica delle bocche dei forni
  • Rotazione degli addetti alle operazioni ad alta esposizione termica
  • Fornitura di indumenti di protezione termica omologati EN ISO 11612
  • Sorveglianza sanitaria con valutazione cardiologica e dermatologica

Rischio rumore

  • Insonorizzazione e incapsulamento dei mulini a sfere
  • Manutenzione preventiva per ridurre il degrado acustico degli impianti
  • DPI uditivi con attenuazione adeguata e programma di fit-testing
  • Audiometria periodica con soglia di allerta a 10 dB di shift permanente

Rischio chimico

  • Sostituzione degli ossidi pericolosi con alternative certificate (es. pigmenti privi di Cr VI)
  • Sistemi di smaltatura in cabine ventilate con aspirazione
  • Schede di sicurezza aggiornate (SDS) disponibili in reparto per tutti i preparati
  • Monitoraggio biologico per lavoratori esposti a piombo, cadmio e cromo VI

Approfondisci

Domande frequenti su infortuni e malattie professionali nella ceramica e nel vetroFAQ

Quali malattie professionali sono riconosciute nel settore della ceramica e del vetro?
Le malattie professionali riconoscibili nell'industria ceramica e del vetro comprendono principalmente la silicosi e le altre pneumoconiosi da polveri miste contenenti silice libera cristallina (SLC), le bronchiti croniche e la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), l'ipoacusia da rumore derivante dagli impianti di macinazione e formatura, le dermatiti da contatto con smalti, fondenti e ossidi metallici, e le sindromi muscolo-scheletriche legate a posture incongrue e movimentazione di materiali pesanti. Ai sensi del D.P.R. 1124/1965 e delle successive integrazioni, le pneumoconiosi sono malattie tabellate con presunzione legale di origine professionale per i lavoratori delle lavorazioni a rischio silice. I lavoratori hanno diritto a rendita INAIL in caso di riconoscimento del nesso causale.
Cos'è la silicosi e perché colpisce i lavoratori ceramici e vetrari?
La silicosi è una malattia polmonare progressiva e irreversibile causata dall'inalazione prolungata di polveri contenenti silice libera cristallina (quarzo, cristobalite, tridimite). Nell'industria ceramica e del vetro la silice è presente nelle materie prime (argilla, caolino, feldspato, sabbia silicea) e si libera durante le operazioni di macinazione, miscelazione, pressatura e smerigliatura. La silicosi può evolvere anche dopo la cessazione dell'esposizione e aumenta significativamente il rischio di tubercolosi e neoplasie polmonari. Il valore limite di esposizione professionale (VLEP) per la silice cristallina respirabile è fissato a 0,1 mg/m³ dal D.Lgs. 81/08 e dal Regolamento UE 2017/164. Le misure preventive prioritarie individuate da INAIL includono la sostituzione delle materie prime silicifere ove tecnicamente fattibile e l'aspirazione localizzata con captazione alla fonte.
Quanti infortuni si registrano indicativamente nel comparto ceramica e vetro in Italia?
Secondo elaborazioni su dati INAIL relativi al comparto manifatturiero (divisioni ATECO 23.1x vetro e 23.4x ceramica), il settore registra indicativamente alcune migliaia di infortuni denunciati per anno, con una quota di eventi gravi e malattie professionali superiore alla media del manifatturiero in ragione della specifica esposizione a silice, rischio termico e rumore. I valori numerici precisi variano di anno in anno e sono disponibili nella banca dati statistica INAIL Open Data. I dati riportati in questa pagina sono indicativi e basati su ordini di grandezza desunti da fonti INAIL pubblicate.
Quali sono le differenze di rischio tra il distretto di Sassuolo e quello di Murano?
I distretti produttivi italiani presentano profili di rischio parzialmente differenziati. A Sassuolo (MO) e più in generale nel distretto ceramico emiliano-romagnolo prevalgono la produzione di piastrelle e sanitari, con rischio silice nelle fasi di preparazione degli impasti e rischio termico nei forni a tunnel (temperature fino a 1200 °C). A Murano (VE) la lavorazione del vetro soffiato artigianale espone i maestri vetrai al rischio termico intenso da fornace, a vibrazioni dello strumento di soffiatura e a potenziale esposizione a ossidi metallici nei coloranti. A Civita Castellana (VT) la ceramica sanitaria presenta caratteristiche simili a Sassuolo. A Faenza (RA), culla della maiolica, l'uso di smalti piombiferi è storicamente rilevante: sebbene ridotto dalle normative europee sui materiali a contatto, rimane oggetto di sorveglianza per il rischio da piombo nei cicli di verniciatura e cottura di produzioni speciali.
Cosa prevede la normativa per la protezione dal rischio silice in un'azienda ceramica?
Il D.Lgs. 81/2008 (Titolo IX, Capo I) impone al datore di lavoro la valutazione del rischio chimico con misurazione dell'esposizione a SLC respirabile, l'adozione di misure tecniche di prevenzione (sostituzione, bagnatura, aspirazione localizzata, segregazione dei processi), la sorveglianza sanitaria con esame spirometrico e radiologico periodico, la fornitura di DPI respiratori idonei (almeno FFP2 o FFP3 in base al livello di esposizione) e la formazione specifica dei lavoratori. L'Accordo Europeo NEPSI (Non-Exposure to Silica Industry) del 2006, sottoscritto da associazioni di categoria e sindacati a livello comunitario, fornisce linee guida di buona pratica integrate con la normativa nazionale.

Fonti normative

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