Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza
Osservatorio · Industria bevande

Sicurezza nell'Industria delle Bevande

Analisi sintetica degli infortuni nel settore bevande (alcoliche e analcoliche) in Italia: principali rischi, obblighi normativi e tendenze preventive. Dati indicativi INAIL su ordini di grandezza.

3–5kInfortuni/anno (indicativo)ATECO 11Codice settore bevandeATEX + CO2Rischi specifici settoreINAILFonte open data
Risposta rapida

Il settore della fabbricazione di bevande — alcoliche (birra, vino, distillati) e analcoliche (acque minerali, succhi, bibite) — presenta un profilo di rischio caratterizzato da scivolamenti su pavimenti bagnati, movimentazione manuale di carichi pesanti (bottiglie, fusti, bancali) e rischi chimici legati a CO2 e anidride solforosa. Indicativamente si stimano tra 3.000 e 5.000 infortuni denunciati/anno (dati INAIL, ordine di grandezza). La specificità del comparto richiede un'integrazione tra sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08) e igiene alimentare (Reg. CE 852/2004, HACCP).

Dati infortuni nel settore bevande (ATECO 11: alcoliche; 11.07: analcoliche)

La fabbricazione di bevande rientra nella divisione ATECO 11 della classificazione delle attività economiche. Il comparto comprende la produzione di bevande alcoliche fermentate (vino, birra, sidro), distillati e liquori, nonché le bevande analcoliche, le acque minerali e le altre acque in bottiglia (sottocategoria 11.07).

Sulla base delle elaborazioni su dati INAIL Open Data, il settore registra indicativamente un ordine di grandezza compreso tra 3.000 e 5.000 infortuni denunciati per anno. Si tratta di una stima che include sia infortuni in occasione di lavoro sia infortuni in itinere, con variazioni legate alla stagionalità della produzione vitivinicola e brassicola (picchi autunnali in cantina).

Nota metodologica

Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

In comparazione con i settori affini dell'industria agroalimentare, il comparto bevande presenta un'incidenza infortunistica inferiore rispetto alla lavorazione e conservazione di carni, ma superiore a quella della produzione di altri alimenti trasformati, in ragione della presenza di impianti pressurizzati, ambienti con rischio ATEX e movimentazione intensiva di contenitori di grande peso.

Bevande alcoliche (ATECO 11.01–11.06)

~2.000–3.500 infortuni/anno

Vino, birra, distillati, liquori (indicativo)

Bevande analcoliche (ATECO 11.07)

~800–1.500 infortuni/anno

Acque minerali, succhi, bibite (indicativo)

Confronto agroalimentare

Rischio medio-elevato

Superiore a produzione alimentare generica

Valori indicativi. Elaborazione su dati INAIL aggregati.

Principali rischi del settore

Scivolamenti e cadute

I pavimenti bagnati da liquidi di processo — birra, mosti, vino, acqua di lavaggio — rappresentano la causa più frequente di infortuni nel comparto. Nelle cantine, nelle sale di fermentazione e nelle linee di imbottigliamento la presenza costante di liquidi sul pavimento, combinata con l'uso di calzature non idonee, genera un elevato numero di scivolamenti. Le misure preventive includono pavimentazioni antiscivolo, sistemi di drenaggio efficienti, calzature di sicurezza con suola antistatica e antiscivolo (categoria S2/S3), e procedure di pulizia a fine turno.

Movimentazione manuale dei carichi

La movimentazione di bottiglie, fusti, bancali e casse costituisce uno dei rischi muscolo-scheletrici più rilevanti del settore. Un fusto di birra da 30 litri pesa circa 40 kg, una gabbia di bottiglie da vino può superare i 20 kg. Il Titolo VI del D.Lgs. 81/08 impone la valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi con metodi standardizzati (NIOSH, OCRA per i movimenti ripetitivi), la formazione degli addetti e l'adozione di ausili meccanici (transpallet, carrelli, sollevatori).

Rischio chimico

Il rischio chimico nel settore bevande presenta più profili distinti:

Macchine e impianti

Le linee di imbottigliamento includono macchine ad alta velocità (riempitrici, tappatrici, etichettatrici, incartonatrici) con organi in movimento che possono causare infortuni da schiacciamento, cesoiamento e trascinamento. I pastorizzatori a tunnel e a batch operano a temperature e pressioni elevate. I filtri a terra diatomee e le centrifughe presentano rischi specifici di esplosione e di rilascio di polveri. La conformità alla Direttiva Macchine (D.Lgs. 17/2010) e la manutenzione programmata sono requisiti fondamentali.

Rumore

Gli impianti di produzione di bevande — in particolare le linee di imbottigliamento automatizzate, i compressori e i sistemi di refrigerazione — generano livelli di rumore che possono superare i valori di azione inferiori (80 dB(A)) e superiori (85 dB(A)) stabiliti dal Titolo VIII del D.Lgs. 81/08. La valutazione del rischio rumore, la mappatura acustica degli ambienti di lavoro e la fornitura di DPI uditivi (tappi, cuffie) sono obbligatori laddove i livelli superino le soglie normative.

Rischio biologico

I processi di fermentazione comportano la presenza di lieviti (Saccharomyces cerevisiae e specie affini) e, in ambienti non controllati, di muffe (Aspergillus, Penicillium). Sebbene i lieviti enologici non siano classificati come patogeni ai sensi del Titolo X D.Lgs. 81/08, l'esposizione cronica a bioaerosol in ambienti di fermentazione può causare patologie respiratorie occupazionali (asma da sensibilizzazione, alveolite allergica estrinseca) nei soggetti predisposti. La valutazione del rischio biologico è obbligatoria ai sensi dell'art. 271 D.Lgs. 81/08.

Rischio ATEX

Nelle fasi in cui si formano atmosfere potenzialmente esplosive — vapori di alcol etilico durante la distillazione e l'imbottigliamento di superalcolici, CO2 in concentrazioni elevate nelle sale di fermentazione — si applica il Titolo XI del D.Lgs. 81/08. Il datore di lavoro è tenuto a: classificare le zone a rischio ATEX, redigere il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE), utilizzare attrezzature certificate per le categorie di zona (1G/2G per gas, 1D/2D per polveri) e formare specificamente gli addetti che operano in zone ATEX.

RischioFase di processo tipicaRiferimento normativo
Scivolamenti e caduteTutte le fasi (linee bagnate)D.Lgs. 81/08, art. 64
MMC — movimentazione carichiLogistica, imbottigliamento, magazzinoTitolo VI D.Lgs. 81/08
Rischio chimico (SO2, CO2, CIP)Fermentazione, sanificazione impiantiTitolo IX D.Lgs. 81/08
Macchine e organi in movimentoLinee imbottigliamento, filtrazioneTitolo III D.Lgs. 81/08; D.Lgs. 17/2010
RumoreLinee produzione, compressoriTitolo VIII D.Lgs. 81/08
Rischio biologico (lieviti, muffe)Fermentazione, maturazioneTitolo X D.Lgs. 81/08
ATEX (vapori alcol, CO2)Distillazione, fermentazione chiusaTitolo XI D.Lgs. 81/08; D.Lgs. 81/08 Allegato L

Tabella indicativa. Non esaustiva di tutti i rischi del settore.

Tendenze e tecnologie preventive

Automazione e riduzione della movimentazione manuale

L'automazione delle linee di imbottigliamento e la diffusione di sistemi robotici per la palettizzazione e la movimentazione di casse e fusti stanno progressivamente riducendo l'esposizione degli addetti ai rischi da movimentazione manuale dei carichi. Le macchine LGV (Laser Guided Vehicle) e i sistemi AGV (Automated Guided Vehicle) per il trasporto interno sono tecnologie in crescita nei grandi stabilimenti. Nelle realtà produttive più piccole (cantine artigianali, microbirrifici) la transizione è più lenta e il rischio da MMC rimane strutturalmente elevato.

Sistemi di rilevamento e aspirazione per CO2 e SO2

I sistemi di monitoraggio in continuo della concentrazione di CO2 e SO2 negli ambienti di lavoro — con soglie di allarme acustico e visivo — rappresentano lo strumento preventivo primario per il rischio da gas asfissianti e tossici nelle cantine e nelle sale di fermentazione. I sensori fissi (tipo elettrochimico per SO2, a infrarossi per CO2) devono essere integrati con sistemi di ventilazione forzata ad attivazione automatica. La calibrazione periodica dei sensori è elemento critico per l'affidabilità del sistema.

Formazione HACCP integrata con sicurezza sul lavoro (SSL)

Una delle sfide gestionali più rilevanti per le aziende del settore bevande è l'integrazione tra i sistemi di gestione dell'igiene alimentare (HACCP, Reg. CE 852/2004) e i sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08). I programmi formativi integrati — che trattano contestualmente i Punti Critici di Controllo (CCP) del processo e i rischi per la salute dei lavoratori — migliorano l'efficienza della formazione e riducono la frammentazione delle procedure aziendali. Alcune aziende hanno adottato sistemi di gestione integrati (ISO 22000 per la sicurezza alimentare + ISO 45001 per la SSL) come framework comune.

Attenzione — spazi confinati

Le vasche di fermentazione, i silos di stoccaggio e le cisterne di vino o mosto sono classificabili come spazi confinati ai sensi del D.P.R. 177/2011. L'accesso deve avvenire esclusivamente con procedure autorizzate, atmosfera preventivamente bonificata, presidio esterno e sistemi di recupero in emergenza. Questa tipologia di evento è associata a infortuni mortali multipli (effetto scalata del soccorritore non attrezzato).

Obblighi normativi principali

Le aziende del settore bevande sono soggette a un quadro normativo che combina obblighi di sicurezza sul lavoro e obblighi di igiene alimentare:

Approfondisci

Domande frequenti sulla sicurezza nel settore bevandeFAQ

Quanti infortuni si verificano ogni anno nel settore delle bevande in Italia?
Secondo elaborazioni su dati INAIL, il settore della fabbricazione di bevande (ATECO 11) registra indicativamente un ordine di grandezza compreso tra 3.000 e 5.000 infortuni denunciati per anno, comprensivi di bevande alcoliche (birra, vino, liquori, distillati) e analcoliche (acque minerali, succhi, bibite). Il dato è da considerarsi indicativo e può variare sensibilmente in funzione della quota di sommerso e della congiuntura produttiva del settore.
Quali sono i rischi più gravi nella produzione di vino e birra?
Nella produzione di vino e birra i rischi più rilevanti sotto il profilo della gravità sono: (1) il rischio da asfissia per accumulo di anidride carbonica (CO2) e/o anidride solforosa (SO2) nelle cantine di fermentazione e nelle vasche chiuse, ambienti classificabili come spazi confinati ai sensi del D.P.R. 177/2011; (2) il rischio di esplosione ATEX legato ai vapori di alcol e alla CO2 in specifiche fasi del processo (D.Lgs. 81/08, Titolo XI); (3) gli infortuni da macchine (imbottigliatrici, riempitrici, pastorizzatori) con contatto con organi in movimento.
La normativa ATEX si applica agli stabilimenti di produzione di bevande?
Sì. Nelle fasi di processo che generano atmosfere potenzialmente esplosive — in particolare la fermentazione alcolica (vapori di etanolo) e l'impiego di CO2 in saturazione e imbottigliamento — si applica il Titolo XI del D.Lgs. 81/08 (recepimento della Direttiva ATEX 1999/92/CE). Il datore di lavoro è tenuto a redigere il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE), classificare le zone a rischio ATEX e adottare attrezzature conformi alle categorie previste dalla Direttiva ATEX 2014/34/UE.
Quali obblighi formativi si applicano agli addetti alla produzione di bevande?
Gli addetti alla produzione di bevande sono soggetti agli obblighi formativi generali previsti dall'art. 37 del D.Lgs. 81/08 (formazione sicurezza, accordo Stato-Regioni) e, in ragione dei rischi specifici, a formazione aggiuntiva su: rischio chimico (SO2, CO2, agenti sanitizzanti — Titolo IX D.Lgs. 81/08), movimentazione manuale dei carichi (Titolo VI), utilizzo di attrezzature di lavoro (Titolo III) e, ove applicabile, ATEX (Titolo XI). Il Regolamento CE 852/2004 impone inoltre la formazione in materia di igiene alimentare (HACCP), che deve essere integrata con i profili di sicurezza sul lavoro.

Fonti normative

Hai un'azienda nel settore bevande e vuoi verificare i tuoi adempimenti?

Ti aiutiamo a impostare la valutazione dei rischi specifici per il comparto: rischio chimico CO2 e SO2, ATEX, spazi confinati, movimentazione carichi e integrazione HACCP-SSL.