I solventi organici sono tra le sostanze chimiche più diffuse nei luoghi di lavoro: presenti in verniciature, sgrassatori, adesivi, inchiostri, detergenti industriali e laboratori chimici, essi rappresentano una delle principali cause di malattia professionale cronica nel panorama italiano ed europeo. Il D.Lgs. 81/2008 Titolo IX e il D.Lgs. 38/2000 (che regola le prestazioni INAIL per le malattie professionali) costituiscono i pilastri normativi di riferimento.
I principali solventi organici e le malattie professionali correlate
Benzene (C6H6): classificato dallo IARC nel Gruppo 1 (cancerogeno certo per l'uomo) e con frase H350 ai sensi del CLP, il benzene è il più pericoloso tra i solventi comuni. L'esposizione cronica causa aplasia midollare, anemia aplastica e, più frequentemente, leucemia mieloide acuta (LMA) e altri tumori ematologici. È presente nelle benzine, nei solventi aromatici misti e come impurezza in altri idrocarburi. Il VLEP stabilito dall'Allegato XXXVIII del D.Lgs. 81/2008 è di 1 ppm (3,25 mg/m3) come TWA su 8 ore. La Direttiva UE 2022/431 ha abbassato il VLEP a 0,5 ppm, con recepimento in corso nell'ordinamento italiano.
N-esano (C6H14): solvente alifatico presente in colle per calzature, adesivi industriali e solventi per sgrassaggio. L'esposizione cronica causa neuropatia periferica da n-esano, caratterizzata da debolezza muscolare distale, parestesie agli arti inferiori e riduzione della conduzione nervosa. La patologia è tabellata nell'elenco INAIL delle malattie professionali (D.M. 9 aprile 2008). Il VLEP per n-esano è di 20 ppm (72 mg/m3) TWA.
Percloroetilene (tetracloroetilene, PERC): ampiamente utilizzato nelle lavanderie a secco, è classificato come probabile cancerogeno (IARC Gruppo 2A) e causa documentata di danno epatico (epatopatia tossica), danno renale (nefropatia) e alterazioni del sistema nervoso centrale. È in corso la procedura di restrizione REACH a livello europeo.
Toluene e xilene: causano principalmente effetti sul sistema nervoso centrale (cefalea, vertigini, encefalopatia tossica cronica) e danno epatico. L'esposizione cronica a toluene è associata a disturbi neurocomportamentali.
Come viene riconosciuta la malattia professionale dall'INAIL
L'INAIL riconosce le malattie professionali attraverso due percorsi:
1. Malattie tabellate (D.M. 9 aprile 2008): l'elenco INAIL include leucemie da benzene, neuropatia da n-esano, epatopatia da solventi clorurati. Per le malattie tabellate vale la presunzione legale di origine professionale: il lavoratore deve dimostrare solo di aver svolto la lavorazione elencata per il periodo minimo indicato.
2. Malattie non tabellate: il lavoratore deve fornire la prova del nesso causale tra esposizione lavorativa e malattia, attraverso documentazione clinica, dati di monitoraggio dell'esposizione e pareri tecnici. La valutazione dell'INAIL si avvale dei medici dell'Istituto e, in caso di contestazione, di una commissione medica.
Diritti del lavoratore ammalato
Il lavoratore cui venga riconosciuta una malattia professionale da solventi ha diritto a: - Rendita INAIL proporzionale al grado di danno biologico permanente (se superiore al 6%) - Indennizzo in capitale per danni tra il 6% e il 15% - Assistenza sanitaria INAIL per le cure specialistiche legate alla malattia professionale - Risarcimento del danno differenziale: se il datore di lavoro ha violato le norme di sicurezza (omessa valutazione del rischio, mancata sorveglianza sanitaria, mancato rispetto dei VLEP), il lavoratore può agire civilmente per il risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale non coperto dall'indennizzo INAIL (danno differenziale ex art. 10 D.P.R. 1124/1965).
Obblighi del datore di lavoro per i solventi organici
Il datore di lavoro che utilizza solventi organici pericolosi deve: valutare il rischio chimico nel DVR (con stima dell'esposizione e confronto con i VLEP); adottare misure di prevenzione collettiva (ventilazione aspirante, sostituzione con solventi meno pericolosi); fornire DPI adeguati (guanti resistenti ai solventi, protezione delle vie respiratorie con filtri specifici); attivare la sorveglianza sanitaria con monitoraggio biologico degli esposti (acido t,t-muconico nelle urine per benzene, acido 2,5-esandionico per n-esano); tenere aggiornato il registro degli esposti a cancerogeni per il benzene.
La tempestiva valutazione del rischio chimico e la sorveglianza sanitaria strutturata sono le uniche misure che consentono di prevenire l'insorgenza di queste gravi patologie e di tutelare sia i lavoratori che il datore di lavoro da pesanti conseguenze legali.