I dati indicativi INAIL relativi al primo semestre 2026 collocano ancora una volta il settore agricolo tra quelli con il più elevato numero di infortuni gravi e mortali in rapporto agli addetti. I dati, da considerarsi provvisori in quanto soggetti a successive revisioni e consolidamenti, mostrano una sostanziale stabilità rispetto allo stesso periodo del 2025, con alcune variazioni per sottosettore.
L'agricoltura italiana impiega circa 900.000 lavoratori dipendenti assicurati INAIL, cui si aggiungono centinaia di migliaia di lavoratori stagionali e autonomi. La frammentazione delle aziende — la maggior parte con meno di 5 addetti — rende particolarmente complessa l'applicazione omogenea della normativa di sicurezza, in un contesto in cui la figura del datore di lavoro coincide spesso con il titolare dell'azienda agricola.
Tra le cause di infortunio più frequenti si confermano: i ribaltamenti di trattori e altri mezzi agricoli (con oltre 40 casi mortali nei dodici mesi precedenti a livello nazionale), le cadute dall'alto durante le operazioni di raccolta e manutenzione, gli infortuni con attrezzature e macchine operatrici (motozappe, falciatrici, vendemmiatrici), le folgorazioni da contatti con linee elettriche aeree durante l'uso di bracci meccanici e le colpi di calore durante i mesi estivi.
Il sottosettore della zootecnia registra un tasso di infortuni leggermente superiore alla media, con eventi correlati alla gestione degli animali e all'uso di macchinari per la mungitura e l'alimentazione. Il vitivinicolo e il frutticolo mostrano invece una stagionalità marcata, con picchi di infortuni nei periodi di raccolta.
INAIL ha ribadito l'importanza del piano di prevenzione specifico per il settore agricolo, che include campagne di sensibilizzazione sull'uso delle strutture di protezione al ribaltamento (ROPS) per i trattori, la formazione specifica per operatori di macchine agricole e la vigilanza mirata da parte degli Ispettorati del Lavoro e delle ASL territoriali.
Per i datori di lavoro agricoli, la valutazione dei rischi deve essere specifica e aggiornata, tenendo conto della variabilità stagionale delle attività, dell'uso di lavoratori stagionali non sempre formati adeguatamente e delle condizioni microclimatiche in cui si svolge il lavoro.