Il settore tessile e dell'abbigliamento — che in Italia impiega circa 400.000 addetti con una forte concentrazione nei distretti industriali di Prato, Biella, Como e il Veneto — presenta un profilo di rischio specifico che emerge con chiarezza dagli open data INAIL aggiornati al 2024. I dati comprendono i codici ATECO C13 (fabbricazione di prodotti tessili), C14 (confezione di articoli di abbigliamento) e C15 (fabbricazione di articoli in pelle e simili), permettendo un'analisi disaggregata per tipologia produttiva.
Gli infortuni sul lavoro nel comparto mostrano una concentrazione nelle lesioni agli arti superiori (tagli e lacerazioni da macchine da taglio, ago e macchinari di confezione), nelle contusioni da caduta di materiali e nelle cadute a livello. Il tasso di infortunio rimane superiore alla media manifatturiera per le lavorazioni di tessitura e finissaggio, dove la prossimità alle macchine rotanti e la velocità dei cicli di lavoro aumentano il rischio residuo anche in presenza di ripari fissi.
Sul versante delle malattie professionali, la bissinosi — malattia respiratoria da inalazione di polveri di fibre vegetali grezze (cotone, lino, canapa) nelle fasi di apertura e cardatura — rappresenta la patologia caratteristica del settore, seppure in declino grazie alla sostituzione di parte delle lavorazioni e al miglioramento dei sistemi di aspirazione localizzata. Ben più numerose sono le denunce per patologie muscolo-scheletriche correlate ai movimenti ripetitivi degli arti superiori (epicondilite, sindrome del tunnel carpale, tendiniti della spalla), che rispecchiano la natura altamente ripetitiva delle operazioni di confezione e rammendo.
L'ipoacusia da rumore interessa in particolare i reparti di tessitura con telai ad alta velocità, dove i livelli di esposizione quotidiana al rumore (LEX,8h) possono superare i valori superiori di azione (85 dB(A)) nonostante le misure di bonifica acustica adottate. INAIL segnala l'opportunità per le imprese del settore di accedere al bando ISI per finanziare interventi di riduzione del rischio rumore e ergonomico, nonché percorsi formativi specifici per gli addetti alle lavorazioni più a rischio.