Le elaborazioni sui dati open data INAIL relative al periodo 2023-2025 evidenziano che i lavoratori stranieri occupati in Italia rappresentano una quota degli infortuni denunciati superiore alla loro incidenza sull'occupazione totale. Questo dato strutturale è rilevato con continuità nei rapporti annuali dell'Istituto e impone una riflessione sulle cause e sulle misure preventive più efficaci.
I settori con la maggiore concentrazione di infortuni tra lavoratori stranieri sono le costruzioni (in particolare lavori di completamento e installazione impianti), l'agricoltura (raccolta, conduzione di mezzi agricoli), la logistica e il magazzinaggio, e alcune lavorazioni manifatturiere a elevata intensità manuale. In questi comparti, i lavoratori stranieri spesso ricoprono le mansioni con il profilo di rischio più elevato.
Tra i fattori di rischio identificati dalla letteratura e dai rapporti INAIL: la barriera linguistica che limita la comprensione delle istruzioni di sicurezza, la minore anzianità lavorativa (infortuni più frequenti nei primi mesi di impiego), la frammentazione contrattuale (lavoro stagionale, interinale), la difficoltà di accesso ai percorsi formativi standard e la tendenza alla sotto-denuncia degli infortuni minori.
Il D.Lgs. 81/08 all'art. 36 e 37 impone che le informazioni e la formazione siano erogate in modo comprensibile per il lavoratore, tenendo conto della lingua parlata. Questo obbligo è spesso disatteso nei confronti di lavoratori stranieri che ricevono materiali in italiano senza verifica dell'effettiva comprensione.
Le misure preventive raccomandate includono: utilizzo di materiali informativi in lingua (schede sicurezza multilingue, procedure illustrate), affiancamento iniziale con lavoratori esperti, formazione pratica con simulazione, verifica della comprensione attraverso test o colloquio, e nomina di un mediatore culturale nei contesti con alta concentrazione di lavoratori stranieri.
Le PMI possono accedere ai dataset INAIL attraverso il portale Open Data per confrontare la propria sinistrosità con i benchmark di settore disaggregati per nazionalità del lavoratore.