Le case editrici e le redazioni giornalistiche devono gestire principalmente il rischio VDT (Titolo VII D.Lgs. 81/08) per tutto il personale che utilizza il computer oltre 20 ore settimanali, con sorveglianza sanitaria oculistica periodica. Lo stress lavoro-correlato da deadline e turni atipici va valutato obbligatoriamente nel DVR. Le tipografie collegate aggiungono i rischi di rumore da macchinari e rischio chimico da inchiostri e solventi. Il codice ATECO 58.xx determina la formazione obbligatoria dei lavoratori. Il telelavoro e lo smart working richiedono un capitolo dedicato nel DVR.
1. Quadro normativo per le imprese editoriali
Le imprese editoriali — case editrici di libri, giornali, riviste, periodici e prodotti digitali — sono soggette integralmente al D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) sin dalla presenza di almeno un lavoratore subordinato o equiparato. L'ampiezza della platea dei soggetti tutelati — che include oltre ai dipendenti diretti anche i collaboratori coordinati e continuativi, i lavoratori a progetto, i tirocinanti e i praticanti — rende l'applicazione del D.Lgs. 81/08 particolarmente rilevante in un settore che storicamente ha fatto largo uso di forme di lavoro flessibile.
I principali titoli del D.Lgs. 81/08 di interesse per il settore editoriale sono: il Titolo III sulle attrezzature di lavoro e i DPI; il Titolo VII (artt. 172-179) dedicato ai videoterminali, che è la norma di riferimento per tutto il personale di redazione; il Titolo VIII Capo IIper la valutazione del rischio rumore (rilevante per le tipografie); il Titolo IX per la valutazione del rischio chimico da inchiostri e solventi nei reparti di stampa; il Titolo X per il rischio biologico (meno rilevante nel settore salvo specifiche situazioni); e le norme sullo stress lavoro-correlato ex art. 28 c. 1 D.Lgs. 81/08 con riferimento all'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004, recepito in Italia con accordo interconfederale del giugno 2008.
Sul versante contrattuale, il CCNL dei giornalisti (FNSI-FIEG) e i contratti applicabili al personale tecnico-amministrativo delle case editrici contengono disposizioni specifiche su orario di lavoro, turni, reperibilità e lavoro notturno che interagiscono con la valutazione dello stress e dei rischi psicosociali prevista dal D.Lgs. 81/08.
2. Rischio VDT per redazioni e uffici editoriali (Titolo VII D.Lgs. 81/08)
Il rischio da utilizzo di videoterminali è il rischio preponderante nelle case editrici e nelle redazioni giornalistiche. Il Titolo VII D.Lgs. 81/08 (artt. 172-179) definisce come lavoratore addetto ai videoterminali colui che ne fa uso in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali (al netto delle interruzioni previste dall'art. 175: 15 minuti ogni ora di utilizzo continuativo del VDT).
I rischi associati all'uso prolungato del videoterminale documentati dalla letteratura scientifica e riconosciuti dalla normativa sono:
- Disturbi visivi (affaticamento degli occhi, bruciore, lacrimazione, riduzione della messa a fuoco, visione sfocata): correlati alla distanza di visione, alla luminanza del monitor, ai riflessi sullo schermo, all'illuminazione ambientale inadeguata, alla frequenza di aggiornamento dello schermo e alla qualità del monitor (risoluzione, contrasto).
- Disturbi muscolo-scheletrici agli arti superiori (tunnel carpale, tendiniti, sindrome dell'arto superiore) e al rachide cervicale e lombare: correlati alla postura, all'altezza del monitor, alla posizione della tastiera e del mouse, alla regolazione della sedia.
- Disturbi psicologici e cognitivi: affaticamento mentale da carico cognitivo elevato (multitasking, aggiornamento continuo di contenuti digitali, monitoraggio social media per le redazioni online), difficoltà di concentrazione.
Gli obblighi del datore di lavoro ai sensi del Titolo VII comprendono: valutazione dei posti di lavoro VDT con verifica della conformità all'Allegato XXXIV D.Lgs. 81/08; organizzazione delle pause (15 min/ora di utilizzo continuativo o equivalente rotazione delle mansioni); informazione e formazione dei lavoratori sui rischi VDT e sulle misure di prevenzione; sorveglianza sanitaria da parte del medico competente.
3. Ergonomia delle postazioni di giornalisti e grafici
L'Allegato XXXIV D.Lgs. 81/08 e la norma tecnica UNI EN ISO 9241 definiscono i requisiti minimi ergonomici delle postazioni VDT. Per il personale delle redazioni e dei reparti grafici e fotografici, i requisiti fondamentali sono:
| Elemento | Requisito minimo | Note per redazioni |
|---|---|---|
| Monitor | Schermo orientabile e inclinabile, assenza di riflessi, luminanza regolabile, frequenza di aggiornamento adeguata | Per i grafici: monitor a colori calibrati (preferibilmente IPS o OLED), dimensione minima 24"; distanza occhi-schermo 50-70 cm |
| Tastiera | Separata dallo schermo, inclinazione regolabile, superficie opaca | Per i giornalisti con intensa attività di digitazione: valutare tastiere ergonomiche a curva ridotta per prevenire il tunnel carpale |
| Sedia | Regolabile in altezza, schienale regolabile in inclinazione e altezza, seduta stabile | Sedia ergonomica con supporto lombare; poggiapiedi per chi non raggiunge il pavimento con i piedi |
| Piano di lavoro | Superficie poco riflettente, dimensioni sufficienti per monitor, tastiera, documenti | Per i fotoritoccatori e video editor: piano sufficientemente ampio per tavoletta grafica e monitor aggiuntivo |
| Illuminazione | Illuminamento compreso tra 300 e 500 lux; assenza di abbagliamento diretto e riflesso sul monitor | Le redazioni open space con vetrate richiedono tende o veneziane per gestire la luce solare; evitare monitor posizionati di fronte o di schiena a finestre |
| Microclima | Temperatura 20-26°C, umidità relativa 40-60%, velocità dell'aria <0,15 m/s | Gli uffici open space densamente occupati tendono al surriscaldamento; valutare la potenza degli impianti di climatizzazione |
Per i reparti di grafica e fotoritocco, la valutazione ergonomica deve considerare anche l'uso della tavoletta grafica e della penna digitale, che per un utilizzo professionale di 6-8 ore al giorno possono indurre sovraccarico biomeccanico del polso e dell'avambraccio. La configurazione della postazione per i grafici differisce da quella standard per un giornalista e va valutata separatamente nel DVR.
4. Stress lavoro-correlato: deadline, turni notturni, reperibilità
Il settore dell'editoria giornalistica è caratterizzato da un'intensità lavorativa che pone lo stress lavoro-correlato tra i rischi prioritari da valutare. I principali fattori di stress specificidel lavoro in redazione, identificati dalla letteratura internazionale di settore e dal metodo INAIL, sono:
- Carico di lavoro e intensità: le deadline quotidiane o subquotidiane (per le testate online con aggiornamento continuo), la sovrapposizione di scadenze, la riduzione dei tempi di verifica delle fonti per la velocizzazione del ciclo informativo.
- Orario e turni atipici: il lavoro notturno per le edizioni mattutine dei quotidiani, i turni nei fine settimana e nelle festività per la copertura delle notizie, la frammentazione degli orari tra edizione cartacea e digitale.
- Reperibilità e iperconnessione: l'aspettativa implicita o esplicita di disponibilità attraverso smartphone e dispositivi personali anche al di fuori dell'orario contrattuale, accentuata dalla diffusione dello smart working.
- Precarietà e instabilità: la quota elevata di collaboratori freelance e di contratti a termine nel settore, la percezione di insicurezza occupazionale.
- Contenuto emotivo del lavoro: la copertura di eventi traumatici (disastri naturali, attentati, crisi umanitarie) può causare trauma vicario e stress post-traumatico nei giornalisti di cronaca.
La valutazione deve seguire il metodo INAIL (2017) con analisi degli indicatori oggettivi aziendali e, se necessario, il coinvolgimento diretto dei lavoratori. Le misure di intervento possono includere soluzioni organizzative (chiarimento dei ruoli, pianificazione dei turni con anticipo adeguato, procedure per la disconnessione), misure individuali (accesso a supporto psicologico) e interventi sull'ambiente di lavoro (spazi per il recupero, aree silenziose per il lavoro di concentrazione).
5. Rischio rumore nei reparti tipografici
Le case editrici che mantengono in proprio reparti di stampa tipografica devono valutare il rischio rumore ai sensi del Titolo VIII Capo II D.Lgs. 81/08 (artt. 189-198). I macchinari tipografici — macchine da stampa offset, flessografiche, rotocalco, sistemi di rilegatura, fustellatrici, taglierine — producono livelli di pressione sonora che nella prassi si collocano tra 85 e 100 dB(A) nella posizione dell'operatore, spesso ampiamente al di sopra dei valori di azione superiori (85 dB(A) Lex,8h).
Gli obblighi scattano progressivamente al superamento dei valori di azione: al di sopra di 80 dB(A) (valore di azione inferiore), il datore deve informare i lavoratori e mettere a disposizione DPI uditivi; sopra gli 85 dB(A) (valore di azione superiore), i DPI uditivi sono obbligatori, va attivata la sorveglianza sanitaria audiometrica tramite medico competente e devono essere adottate misure tecniche per ridurre l'esposizione (incapsulamento delle macchine rumorose, pannelli fonoassorbenti, procedure di turnazione). Il valore limite di esposizione è fissato a 87 dB(A) tenuto conto dell'attenuazione del DPI: se con il DPI in dotazione l'esposizione effettiva supera ancora questo limite, il DPI va sostituito o integrato con misure tecniche aggiuntive.
La valutazione strumentale del rumore va effettuata da un tecnico competente ai sensi della norma UNI EN ISO 9612:2011, in condizioni rappresentative della produzione ordinaria.
6. Rischio chimico nei reparti stampa: inchiostri e solventi
Il rischio chimico nei reparti tipografici richiede la valutazione ai sensi degli artt. 223-232 del Titolo IX D.Lgs. 81/08. Le principali sostanze pericolose utilizzate nei processi di stampa offset, flessografica e digitale sono:
- Inchiostri da stampa: in base alla tecnologia utilizzata, gli inchiostri contengono resine, pigmenti organici e inorganici, oli minerali (stampa offset convenzionale), solventi organici (stampa flessografica, rotocalco), fotoiniciatori (stampa UV). Gli inchiostri UV contengono fotoiniciatori (acrilati, metacrilati) classificati come sensibilizzanti della cute e delle vie respiratorie: il rischio di dermatite da contatto e di asma occupazionale è documentato per gli addetti all'utilizzo prolungato.
- Solventi di pulizia: isopropanolo, etanolo, nafta solvente, etilacetato, metiletilchetone sono usati per la pulizia dei cilindri e delle macchine da stampa. Molti sono classificati come infiammabili (H225, H226), irritanti (H315, H319), nocivi per inalazione (H332, H336) o con effetti neurotossici da esposizione ripetuta (toluene, n-esano nelle formulazioni più datate).
- Soluzioni per le piastre di stampa offset: sviluppatori alcalini (sodio idrossido, sodio metasilicato) per le piastre fotopolimeriche, soluzioni di lavaggio acide. Classificate come corrosive per la cute e gli occhi (H314, H318).
La valutazione del rischio chimico richiede la raccolta delle Schede di Dati di Sicurezza (SDS) di tutti i prodotti, la classificazione del rischio e la definizione delle misure di prevenzione. Le misure tecniche prioritarie sono la ventilazione aspirante localizzata alle macchine da stampa e ai banchi di pulizia; la sostituzione dei solventi più pericolosi con prodotti a base acquosa o con solventi a minore tossicità; l'uso di DPI adeguati (guanti chimici categoria III UNI EN 374, maschera con filtro A2 per i vapori organici).
7. DVR per case editrici: ATECO 58.11/58.12/58.13
Il DVR di una casa editrice va strutturato in base alle attività effettivamente svolte. Il primo passo è l'identificazione del codice ATECO prevalente: le imprese del settore editoriale rientrano nella divisione 58 (attività editoriali), con codici specifici per libro (58.11), quotidiani (58.13), riviste e periodici (58.14).
Per una casa editrice con sola attività redazionale e uffici, il DVR tipo comprende:
- Valutazione rischio VDT con analisi delle postazioni e programma di sorveglianza sanitaria
- Valutazione ergonomia postazioni (incluse postazioni per grafici, fotoritoccatori, video editor)
- Valutazione stress lavoro-correlato con metodo INAIL
- Valutazione rischi da ufficio: microclima, illuminazione, qualità dell'aria interna, rischio elettrico
- Valutazione rischio incendio e piano di emergenza ed evacuazione
- Valutazione MMC per movimentazione archivi, magazzino copie, fascicoli pesanti
- Capitolo telelavoro/smart working con analisi dei rischi per le postazioni domiciliari
Per una casa editrice con tipografia interna, il DVR aggiunge i capitoli specifici per: rumore da macchinari, rischio chimico da inchiostri e solventi, rischio da macchine (conformità CE macchine da stampa, sistemi di blocco-lucchettaggio per la manutenzione), rischio da movimentazione manuale dei carichi (rotoli di carta, pallet di prodotto finito), rischio vibrazioni per gli operatori di macchine da stampa con impatto su mano-braccio.
8. Telelavoro e smartworking in redazione
L'editoria è uno dei settori con la maggiore penetrazione del lavoro da remoto: la pandemia ha accelerato la transizione verso modelli ibridi e di full remote per i giornalisti, i grafici, gli editor e il personale amministrativo. Il DVR deve includere un capitolo dedicato alle specifiche condizioni di lavoro dei lavoratori in smart working e telelavoro.
Per lo smart working regolato dalla L. 81/2017 (art. 22), il datore di lavoro deve consegnare un'informativa scritta che illustri i rischi generali e i rischi specifici connessi alla modalità di lavoro agile. Il contenuto minimo dell'informativa comprende: rischi ergonomici della postazione domiciliare (requisiti di monitor, sedia, illuminazione), rischi VDT (indicazioni sulle pause, sulla configurazione ottimale), rischi psicosociali (disconnessione, gestione dei confini vita-lavoro), rischio elettrico (uso di prese con dispersione, ciabatte sovraccaricate), procedure in caso di infortuni durante il lavoro agile (notifica al datore, denuncia INAIL). La copertura assicurativa INAIL si estende anche agli infortuni occorsi durante lo svolgimento dell'attività in modalità agile. Il DVR deve essere aggiornato per tener conto della quota dei lavoratori in lavoro agile e dei rischi specifici. La sorveglianza sanitaria VDT si applica anche ai lavoratori in smart working che superano le 20 ore settimanali di utilizzo del computer.
9. Sorveglianza sanitaria VDT e periodicità delle visite
L'art. 176 D.Lgs. 81/08 disciplina la sorveglianza sanitaria specifica per i lavoratori addetti ai videoterminali. Il medico competente effettua:
- Visita preventiva: prima dell'assunzione o del cambio mansione, con esame della funzione visiva. Comprende: anamnesi lavorativa, esame oculistico (acuità visiva, esame del campo visivo, valutazione della fusione binoculare e dell'accomodazione), valutazione muscolo-scheletrica (colonna cervicale, arti superiori).
- Visita periodica: per i lavoratori fino a 50 anni ogni 5 anni; per i lavoratori oltre i 50 anni ogni 2 anni. La riduzione della periodicità è correlata al deterioramento della funzione visiva con l'avanzare dell'età e alla maggiore vulnerabilità al sovraccarico accomodativo.
- Visita su richiesta: il lavoratore ha diritto di chiedere la visita al medico competente quando avverta disturbi riconducibili all'utilizzo del VDT — affaticamento visivo, cefalea, bruciore agli occhi, disturbi muscolo-scheletrici al collo o agli arti superiori. La richiesta non necessita di motivazione medica preventiva.
Quando la visita evidenzi la necessità di correzione visiva specifica per il lavoro al VDT (diversa o aggiuntiva rispetto ai comuni occhiali da vista del lavoratore), il datore di lavoro è tenuto a fornire i dispositivi di correzione a proprie spese, ai sensi dell'art. 177 c. 2 D.Lgs. 81/08. Il medico competente esprime il giudizio di idoneità alla mansione specifica (idoneo, idoneo con prescrizioni, non idoneo) che il datore è tenuto a recepire nell'organizzazione del lavoro.
FAQ — Sicurezza nelle case editrici e nelle redazioniFAQ
Quante ore di utilizzo del computer fanno scattare l'obbligo di sorveglianza sanitaria VDT?
Lo stress da lavoro giornalistico deve essere valutato nel DVR? Come si fa?
Quali rischi chimici sono presenti in una tipografia collegata a una casa editrice?
Il DVR di una casa editrice che non ha tipografia in proprio è diverso da quello di una con reparto stampa?
Come va gestita la sicurezza dei giornalisti in smart working o telelavoro?
Qual è il livello di rischio ATECO per le case editrici e quante ore di formazione richiedono?
11. Fonti normative
Fonti normative
- D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro (Titolo VII artt. 172-179 VDT; Titolo VIII rumore; Titolo IX rischio chimico; art. 28 stress; art. 41 sorveglianza sanitaria)
- Accordo europeo 8 ottobre 2004 sullo stress lavoro-correlato (recepito con accordo interconfederale del 9 giugno 2008)
- INAIL — Metodo di valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato (versione aggiornata 2017)
- Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti
- L. 22 maggio 2017 n. 81 — Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (smart working)
- Regolamento UE 1272/2008 (CLP) — Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose
- D.M. 2 settembre 2021 — Criteri per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro (prevenzione incendi)
- UNI EN ISO 9241 — Ergonomia dell'interazione uomo-sistema (postazioni VDT, monitor, tastiere, sedie da lavoro)
- UNI EN ISO 9612:2011 — Acustica, determinazione dell'esposizione al rumore in ambiente di lavoro
- CCNL Giornalisti (FNSI-FIEG) — Norme su orario di lavoro, reperibilità e tutele per il lavoro in redazione
Disclaimer. Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la valutazione tecnica o legale del caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dalle attività svolte, dalle mansioni presenti, dalla presenza o meno di reparti tipografici e dalla normativa vigente. DVR, valutazione VDT, stress e sorveglianza sanitaria devono essere adattati al caso concreto.
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