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Indice di Frequenza degli Infortuni

Formula di calcolo, indice di gravità, raccolta dati e utilizzo come KPI di sicurezza nel DVR e nelle riunioni periodiche previste dal D.Lgs. 81/08.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

L'indice di frequenza infortuni(IF) è un indicatore statistico che misura quanti infortuni si verificano ogni milione di ore lavorate in un'azienda o in un settore produttivo. Si calcola con la formula IF = (N infortuni × 1.000.000) / ore totali lavorate nel periodo. Insieme all'indice di gravità (IG) e all'indice di incidenza(II), costituisce un KPI fondamentale del sistema di gestione della sicurezza sul lavoro e viene utilizzato nella valutazione dei rischi, nel DVR e nel monitoraggio delle prestazioni prevenzionali previsto dall'art. 35 del D.Lgs. 81/08.

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Definizione e utilizzo come KPI di sicurezza

L'indice di frequenza infortuni è lo strumento di misura più diffuso per quantificare la performance di sicurezzadi un'organizzazione. Esprime il numero di eventi infortunistici per unità di esposizione (ore lavorate) e permette confronti omogenei tra aziende di dimensioni diverse, tra periodi temporali differenti e con i benchmark di settore pubblicati da INAIL.

Nel sistema di gestione della sicurezza conforme alla ISO 45001:2018, l'IF rientra tra gli indicatori di prestazione lagging (consuntivi), ossia misure di eventi già accaduti, da affiancare a indicatori leading (preventivi) quali il numero di near miss rilevati, le ispezioni completate o le ore di formazione erogate.

L'utilizzo sistematico dell'IF consente al datore di lavoro, all'RSPP e al medico competente di:

  • identificare trend di peggioramento o miglioramento nel tempo;
  • confrontare le proprie performance con quelle del settore di appartenenza (benchmark INAIL);
  • valutare l'efficacia delle misure preventive adottate a seguito di infortuni precedenti;
  • supportare le decisioni di investimento in sicurezza con dati oggettivi.

Formula di calcolo dettagliata ed esempio numerico

La formula standard dell'indice di frequenza infortuni, adottata a livello internazionale e utilizzata da INAIL nelle statistiche ufficiali, è:

IF = (N infortuni × 1.000.000) / ore totali lavorate nel periodo

Dove per N infortunisi intende il numero di infortuni occorsi nel periodo di riferimento (di norma l'anno solare) che abbiano comportato almeno un giorno di assenza dal lavoro oltre quello dell'evento, secondo la definizione INAIL.

Esempio numerico:Un'azienda con 50 lavoratori che lavorano ciascuno 1.800 ore all'anno totalizza 90.000 ore lavoratenel periodo. Se nel corso dell'anno si sono verificati 3 infortuni(con assenza superiore al giorno dell'evento):

IF = (3 × 1.000.000) / 90.000 = 33,3

Il valore di 33,3 significa che, a questo ritmo, si verificherebbero 33,3 infortuni ogni milione di ore lavorate. Per contestualizzarlo occorre confrontarlo con i dati medi del settore INAIL e con i valori storici aziendali.

Le ore lavorate da inserire al denominatore sono le ore effettivamente prestate dai lavoratori (escluse quindi le ore di assenza per malattia, ferie, festività, permessi e cassa integrazione), distinte per tipologia contrattuale se necessario. Non vanno incluse le ore dei lavoratori in distacco ricevuto o dei lavoratori somministrati se non espressamente richiesto dal sistema di rendicontazione adottato.

Indice di Gravità: formula, interpretazione e limiti

L'indice di gravità (IG) misura la severità media degli infortuni avvenuti, esprimendo il numero di giornate lavorative perdute ogni mille ore lavorate:

IG = (giorni di lavoro perduti × 1.000) / ore lavorate nel periodo

I giorni perduticomprendono i giorni di assenza effettiva per infortunio (escluso il giorno dell'evento). In alcune metodologie di analisi vengono inclusi anche i giorni convenzionali attribuiti a infortuni mortali e invalidità permanenti, secondo le tavole di ponderazione internazionali (es. ANSI Z16.1), ma questa pratica è meno diffusa nelle PMI italiane.

L'indice di incidenza (II) completa il quadro, misurando quanti infortuni si verificano ogni mille lavoratori esposti:

II = (N infortuni / N lavoratori) × 1.000

Limiti degli indici:IF e IG sono indicatori lagging, cioè misurano eventi già accaduti. Non captano i quasi-incidenti (near miss), le condizioni di rischio latente o i comportamenti non sicuri. Un IF pari a zero in un periodo breve non garantisce assenza di rischio, specialmente nelle aziende piccole dove il campione statistico è limitato e l'indice è soggetto a forte variabilità casuale.

Come raccogliere i dati: registro infortuni e denunce INAIL

La base dati per il calcolo degli indici è costituita dalle registrazioni obbligatorie previste dall'art. 53 del D.Lgs. 81/08 e dalle disposizioni INAIL:

  • Registro infortuni (art. 53 D.Lgs. 81/08)— obbligo di annotazione di tutti gli infortuni che comportino un'assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento. Il registro può essere tenuto in formato elettronico. Va conservato per almeno quattro anni dalla data di ultima registrazione.
  • Denunce INAIL— il datore di lavoro è tenuto a denunciare all'INAIL gli infortuni che comportino un'assenza superiore a tre giorni (oltre quello dell'evento) entro due giorni dalla ricezione del certificato medico, ai sensi dell'art. 53 del D.P.R. 1124/1965 come modificato. Gli infortuni mortali vanno denunciati entro 24 ore.
  • Certificazioni mediche— i certificati medici rilasciati dal medico curante o dal pronto soccorso attestano la diagnosi e la prognosi, determinando la durata dell'assenza indennizzabile.
  • Dati paghe e presenze — le ore lavorate si ricavano dal sistema di rilevazione presenze o dalle buste paga. In assenza di un sistema automatizzato, si può stimare moltiplicando il numero medio di lavoratori per le ore contrattuali medie annue, sottraendo le ore di assenza documentate.

Confronto con benchmark INAIL per settore

INAIL pubblica annualmente le statistiche degli infortuni disaggregate per settore ATECO, dimensione aziendale e territorio, disponibili nella sezione Open Datadel portale ufficiale (dati.inail.it). I dati consentono di confrontare l'IF aziendale con i valori medi del proprio settore produttivo e con l'andamento storico nazionale.

A titolo puramente indicativo, settori a più elevato IF storico includono costruzioni, lavorazione metalli, logistica e agricoltura; settori con IF tendenzialmente inferiore includono attività di ufficio, servizi finanziari e informatica. Il confronto puntuale va sempre effettuato sui dati INAIL aggiornati, poiché i valori variano di anno in anno.

Per accedere ai benchmark: dati.inail.it → Open Data → Infortuni → Indici infortunistici per settore. I file sono disponibili in formato CSV e XLSX, filtrabili per codice ATECO a due cifre e per anno di rilevazione.

Utilizzo nel DVR e nelle riunioni periodiche ex art. 35 D.Lgs. 81/08

L'art. 29 del D.Lgs. 81/08 richiede che la valutazione dei rischi sia rielaborata in occasione di modifiche significative del processo produttivo, ma anche quando i dati di monitoraggio — tra cui gli indici infortunistici — evidenzino un peggioramento delle performance di sicurezza.

L'IF e l'IG devono essere analizzati e documentati:

  • Nel DVR— come parte del sistema di monitoraggio e riesame dell'efficacia delle misure preventive adottate. Il DVR può riportare la serie storica degli indici e il confronto con i benchmark di settore INAIL.
  • Nelle riunioni periodiche (art. 35 D.Lgs. 81/08)— obbligatorie nelle aziende con più di 15 lavoratori, le riunioni annuali tra datore di lavoro (o suo delegato), RSPP, medico competente e RLS devono esaminare, tra l'altro, l'andamento degli infortuni e delle malattie professionali, i dati di sorveglianza sanitaria e il programma di miglioramento. L'IF e l'IG sono elementi chiave di questa analisi.
  • Nel sistema di gestione ISO 45001 — la norma richiede esplicitamente il monitoraggio di indicatori di prestazione (clausola 9.1) e il riesame della direzione (clausola 9.3), in cui gli indici infortunistici sono dati di input obbligatori.

Differenza tra infortuni denunciabili INAIL e infortuni in franchigia

Non tutti gli infortuni registrati concorrono agli stessi obblighi di denuncia e al calcolo INAIL:

  • Infortuni con assenza superiore a 3 giorni(oltre il giorno dell'evento) — sono obbligatoriamente denunciabili all'INAIL entro 2 giorni dalla ricezione del certificato medico. Vengono indennizzati dall'INAIL a partire dal quarto giorno di assenza. Rientrano nelle statistiche ufficiali e nel calcolo dell'IF utilizzato per i confronti settoriali INAIL.
  • Infortuni in franchigia (1–3 giorni)— sono quelli che comportano un'assenza di uno, due o tre giorni oltre quello dell'evento. Anche questi devono essere denunciati all'INAIL(obbligo introdotto dal D.Lgs. 151/2015 a fini statistici), ma non danno luogo a indennizzo INAIL: il datore di lavoro corrisponde direttamente la retribuzione per i giorni di assenza. Ai fini del calcolo interno dell'IF aziendale, è consigliabile includerli per avere un quadro completo dell'andamento infortunistico.
  • Infortuni senza assenza(solo il giorno dell'evento) — non sono soggetti a denuncia INAIL obbligatoria ma devono essere registrati nel registro infortuni aziendale. Vengono spesso analizzati separatamente come indicatore di near miss gravi o di incidenti con potenziale di danno maggiore.

Per il calcolo dell'IF da confrontare con i dati INAIL, è opportuno utilizzare la stessa definizione adottata dall'ente assicuratore (infortuni con assenza > 3 giorni). Per il monitoraggio interno, si raccomanda di calcolare l'IF su tutti gli infortuni con almeno un giorno di assenza, per una visione più completa.

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Domande frequentiFAQ

Come si calcola l'indice di frequenza infortuni?
L'indice di frequenza infortuni si calcola con la formula IF = (N infortuni × 1.000.000) / ore totali lavorate nel periodo. Ad esempio, un'azienda con 3 infortuni e 90.000 ore lavorate ottiene IF = (3 × 1.000.000) / 90.000 = 33,3. Le ore lavorate si ricavano dal sistema di rilevazione presenze, escludendo assenze per malattia, ferie e permessi.
Qual è un buon valore di IF per le PMI italiane?
Non esiste un valore universalmente "buono": il benchmark dipende dal settore produttivo. Le costruzioni e la lavorazione metalli registrano storicamente IF più elevati (anche oltre 30-40), mentre uffici e servizi si attestano su valori molto inferiori (spesso sotto 5). Il riferimento corretto è il valore medio del proprio codice ATECO pubblicato da INAIL Open Data. L'obiettivo aziendale dovrebbe essere un trend in riduzione anno su anno.
L'indice di frequenza va inserito nel DVR?
Non esiste un obbligo normativo esplicito di inserire l'IF nel DVR, tuttavia il D.Lgs. 81/08 richiede che il DVR contenga il programma di miglioramento delle misure preventive (art. 28, c. 2, lett. c). Includere la serie storica di IF e IG nel DVR è una buona prassi raccomandata, che dimostra il monitoraggio continuo dell'efficacia delle misure adottate ed è richiesta dai sistemi di gestione ISO 45001.
Come si raccolgono le ore lavorate per il calcolo?
Le ore lavorate si ricavano dal sistema aziendale di rilevazione presenze (badge, fogli firma, cedolini paga), sommando le ore effettivamente prestate da tutti i lavoratori nel periodo, al netto di ferie, malattie, permessi, cassa integrazione e assenze di qualsiasi tipo. In alternativa, si può stimare il dato moltiplicando il numero medio di lavoratori per le ore contrattuali annue previste e sottraendo le ore di assenza documentate.
Cosa cambia tra IF a 1.000.000 e a 1.000 ore?
La base di riferimento (moltiplicatore) non cambia il significato concettuale dell'indice, ma la scala numerica del risultato. L'IF a 1.000.000 ore (standard internazionale e INAIL) produce valori tipicamente compresi tra 0 e 100 per la maggior parte dei settori, rendendo il numero più leggibile. L'IF a 1.000 ore produrrebbe valori molto più piccoli (0,001 – 0,1), meno intuitivi nel confronto. Quando si confrontano IF di fonti diverse, è essenziale verificare quale moltiplicatore sia stato utilizzato.

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