Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza

Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)

Definizione, fonti di esposizione professionale, classificazione IARC, obblighi normativi del D.Lgs. 81/08 e sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti agli IPA.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono un'ampia famiglia di composti organici formati da due o più anelli benzenici condensati, prodotti dalla combustione incompleta di materia organica (carburanti, carbone, legno, tabacco, grassi alimentari). Il rappresentante più noto e studiato è il benzo[a]pirene (BaP), classificato dall'IARC nel Gruppo 1 (cancerogeno certo per l'uomo). L'esposizione professionale agli IPA è rilevante in numerosi settori industriali e impone al datore di lavoro gli obblighi previsti dal D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, Titolo IX, Capo II (Protezione da agenti cancerogeni e mutageni, artt. 233-246).

Contenuti revisionati da consulenti tecnici

Verificati da professionisti del settore

Copertura nazionale con consulenti sul territorio

Presenti in tutta Italia

Fonti normative tracciate e aggiornate

Riferimenti sempre verificabili

Documenti adattati alla tua attività

Personalizzati sul caso specifico

Definizione chimica e proprietà

Gli IPA comprendono oltre 100 composti diversi, accomunati dalla struttura ad anelli aromatici condensati. Si formano durante processi di combustione incompleta e pirogenesi. In ambiente lavorativo si trovano prevalentemente come miscele complesse (TAR, fumo, catrame), non come singoli composti puri. I principali IPA di interesse tossicologico e normativo sono:

  • Benzo[a]pirene (BaP): il marker di riferimento per la valutazione dell'esposizione agli IPA. Cancerogeno IARC Gruppo 1, genotossico per metabolismo a epossidi reattivi che formano addotti al DNA. Valore limite biologico (BEI): 1-idrossipirene urinario come biomarcatore.
  • Naftalene: l'IPA più volatile, classificato IARC Gruppo 2B (possibilmente cancerogeno). Utilizzato come intermedio chimico e presente nella naftalina e nei carburanti.
  • Antracene, fenantrene, pirene, fluorantene: IPA a 3-4 anelli, presenti nelle miscele di catrame e asfalto.
  • Benzo[a]antracene, crisene, benzo[b]fluorantene, benzo[k]fluorantene, dibenzo[a,h]antracene, indeno[1,2,3-cd]pirene: IPA ad alto peso molecolare (5-6 anelli), tra i più genotossici, classificati dall'Agenzia EPA come "probabili cancerogeni per l'uomo".

Fonti di esposizione professionale

L'esposizione lavorativa agli IPA è significativa in diversi settori:

  • Asfaltatura stradale e lavorazione del bitume: i lavoratori addetti alla stesura dell'asfalto sono tra i più esposti. Il bitume caldo rilascia vapori ricchi di IPA, con concentrazioni di BaP spesso superiori ai valori limite orientativi. La via principale di esposizione è inalatoria, ma è rilevante anche quella cutanea (assorbimento percutaneo).
  • Fonderie e acciaierie: la combustione di coke negli altiforni e nei forni ad arco elettrico genera miscele complesse di IPA. Gli addetti alla colata, alla manutenzione dei forni e alla pulizia delle polveri sono particolarmente a rischio.
  • Raffinerie di petrolio e industria petrolchimica: processi di cracking termico e catalitico, manutenzione di apparecchiature contaminate da residui di greggio pesante.
  • Produzione e uso di catrame di carbone: produzione di coke, industria dell'alluminio (elettrolisi dell'allumina con anodi di carbone Söderberg), produzione di elettrodi di grafite.
  • Impregnazione del legno: creosoto e oli di catrame utilizzati come preservanti del legno contengono elevate concentrazioni di IPA.
  • Settore chimico e farmaceutico: sintesi di coloranti, pesticidi e altri intermedi chimici derivati dal catrame.
  • Settore alimentare e ristorazione professionale: grigliatura, affumicatura e frittura ad alta temperatura generano IPA che possono esporre i cuochi professionali, in particolare nelle cucine con scarsa ventilazione.
  • Fumo di tabacco passivo: anche se non una fonte professionale in senso stretto, in ambienti di lavoro non adeguatamente ventilati il fumo passivo costituisce una fonte di esposizione non trascurabile.

Classificazione IARC e tossicologia

L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC — International Agency for Research on Cancer) ha classificato i principali IPA nelle seguenti categorie:

  • Gruppo 1 — Cancerogeni certi per l'uomo: benzo[a]pirene (Monografia vol. 92), le emissioni di bitume durante l'asfaltatura a caldo, le emissioni di forni di coke, il catrame di carbone e gli oli di catrame. Il meccanismo è genotossico: il BaP viene metabolizzato a epossido reattivo (BPDE), che forma addotti covalenti con la guanina del DNA, causando mutazioni.
  • Gruppo 2A — Probabilmente cancerogeni per l'uomo: emissioni di frittura ad alta temperatura, benzo[a]antracene, dibenzo[a,h]antracene.
  • Gruppo 2B — Possibilmente cancerogeni per l'uomo: naftalene, pirene, fluorantene e altri IPA a basso peso molecolare.

I tumori associati all'esposizione professionale agli IPA includono il carcinoma polmonare, il carcinoma della vescica, il carcinoma della cute (in particolare lo scroto nei fumisti, già descritto da Pott nel XVIII secolo) e i tumori delle vie urinarie.

Normativa: D.Lgs. 81/08 Titolo IX Capo II

Gli IPA classificati come cancerogeni rientrano nel campo di applicazione del Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/08 (artt. 233-246). Gli obblighi principali per il datore di lavoro sono:

  • Art. 233 — Campo di applicazione: si applica alle attività in cui i lavoratori sono o possono essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni a causa della loro attività lavorativa. Gli IPA classificati "Carc. 1A" o "Carc. 1B" ai sensi del Reg. CE 1272/2008 rientrano in questa categoria.
  • Art. 235 — Sostituzione e riduzione: il datore di lavoro deve evitare o ridurre l'utilizzazione di un agente cancerogeno sostituendolo con un agente o processo non pericoloso o meno pericoloso. Se non è tecnicamente possibile, deve ridurre l'esposizione al livello più basso tecnicamente realizzabile (principio ALARA).
  • Art. 236 — Valutazione del rischio: la valutazione deve tenere conto della natura, del grado e della durata dell'esposizione, inclusa l'esposizione cutanea, spesso rilevante per gli IPA.
  • Art. 243 — Registro degli esposti: il datore di lavoro deve istituire e aggiornare il registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. Il registro deve essere conservato per almeno 40 anni dalla cessazione dell'esposizione. Copia è inviata all'INAIL e all'organo di vigilanza.
  • Art. 242 — Sorveglianza sanitaria: la sorveglianza sanitaria da parte del medico competente è obbligatoria per tutti i lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. Non è prevista una periodicità minima fissa, ma il medico competente stabilisce il protocollo in base al rischio valutato. La sorveglianza deve continuare anche dopo la cessazione dell'esposizione per il tempo che il medico competente ritiene necessario.

Valori limite e indicatori biologici di esposizione (BEI)

Per il benzo[a]pirene, il valore limite di esposizione professionale (OEL) proposto dalla Commissione Europea e recepito nella normativa italiana è:

  • OEL (valore limite nell'aria): non definito a livello europeo per il BaP isolato; la Direttiva 2004/37/CE (agenti cancerogeni) richiede la riduzione ALARA. Alcuni paesi adottano valori di riferimento orientativi di 0,2 µg/m³ per il BaP come marcatore della miscela IPA.
  • BEI urinario — 1-idrossipirene (1-OHP): il principale biomarcatore dell'esposizione agli IPA è il metabolita urinario 1-idrossipirene. L'ACGIH fissa un BEI di 0,5 µmol/mol creatinina (campione post-turno). Valori elevati indicano assorbimento significativo sia per via inalatoria che cutanea.
  • Addotti al DNA e all'albumina: utilizzati nella ricerca epidemiologica come biomarcatori di effetto genotossico, non ancora standardizzati per l'uso routinario.

Misure di prevenzione e protezione

La prevenzione dell'esposizione professionale agli IPA segue la gerarchia delle misure:

  • Sostituzione: utilizzo di bitume a bassa temperatura di lavorazione (warm mix asphalt), sostituzione dei conservanti a base di creosoto con trattamenti alternativi, elettrolisi con anodi cotti al posto degli anodi Söderberg nell'industria dell'alluminio.
  • Ventilazione localizzata: aspirazione dei vapori di bitume all'origine, cabine di aspirazione per operazioni di colata in fonderia, cappe di ventilazione nelle cucine industriali.
  • Separazione e confinamento: lavori su bitume caldo eseguiti con macchine a distanza (finitrice automatica), operazioni in cabina pressurizzata.
  • Dispositivi di Protezione Individuale: maschere filtranti FFP3 o semimaschere con filtro P3 + filtro A per i vapori organici (combinato), tute impermeabili agli IPA, guanti resistenti al bitume e agli idrocarburi (es. butile, neoprene), occhiali a mascherina. L'igiene personale è fondamentale: non mangiare, bere o fumare nelle aree contaminate; doccia alla fine del turno.
  • Monitoraggio ambientale e biologico: campionamento personale dell'aria per la determinazione degli IPA (frazioni insolubili ed estratto benzolico), abbinato al monitoraggio biologico (1-OHP urinario), per una valutazione completa dell'esposizione anche per via cutanea.

Approfondimenti e servizi correlati

Domande frequentiFAQ

Come sono classificati gli IPA secondo IARC?
Il benzo[a]pirene è classificato da IARC nel Gruppo 1 (cancerogeno certo per l'uomo) nella Monografia vol. 92. Le emissioni di bitume durante l'asfaltatura a caldo, le emissioni di forni di coke e il catrame di carbone sono anch'essi classificati Gruppo 1. Il naftalene è classificato nel Gruppo 2B (possibilmente cancerogeno). Diversi altri IPA ad alto peso molecolare sono classificati nel Gruppo 2A (probabilmente cancerogeni). La classificazione secondo il Reg. CE 1272/2008 (CLP) varia per singolo composto: il BaP è classificato Carc. 1B (H350 — può provocare il cancro).
In quali attività lavorative si trovano gli IPA?
Le principali esposizioni professionali agli IPA riguardano: la pavimentazione stradale con asfalto caldo, le fonderie e acciaierie (emissioni da forni di coke), le raffinerie di petrolio, la produzione di alluminio con anodi Söderberg, il trattamento del legno con creosoto, la produzione di elettrodi di grafite e carbone, la manutenzione di impianti di combustione e camini. Anche la grigliatura e l'affumicatura professionale intensa in cucina può comportare esposizioni significative. Il fumo di sigaretta è una fonte rilevante anche per i lavoratori esposti passivamente.
Come si redige il DVR per i lavoratori esposti agli IPA?
Il DVR per esposizioni ad IPA (agenti cancerogeni) deve essere redatto secondo il Titolo IX Capo II D.Lgs. 81/08 e includere: l'identificazione delle mansioni e dei processi che generano IPA, la stima del livello di esposizione (monitoraggio ambientale del BaP e/o 1-OHP urinario), la valutazione delle vie di esposizione (inalatoria e cutanea), le misure tecniche adottate (sostituzione, ventilazione, confinamento), i DPI previsti con specifiche tecniche, il protocollo di sorveglianza sanitaria del medico competente e l'indicazione dell'obbligo di istituzione del registro degli esposti ai sensi dell'art. 243 D.Lgs. 81/08.
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per i lavoratori esposti agli IPA?
Sì. Per tutti i lavoratori esposti ad agenti cancerogeni, inclusi gli IPA classificati Carc. 1A o 1B, la sorveglianza sanitaria del medico competente è obbligatoria ai sensi dell'art. 242 D.Lgs. 81/08. La periodicità e il contenuto del protocollo sanitario sono definiti dal medico competente in base al rischio specifico. Il protocollo per i lavoratori esposti agli IPA tipicamente include: spirometria, esame citologico dell'espettorato, esame delle urine con ricerca di cellule atipiche (dato il rischio di carcinoma vescicale) e monitoraggio biologico con la determinazione del 1-idrossipirene urinario.

Fonti normative

Ti serve un preventivo per idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e a impostare i documenti necessari.

ChiamaPreventivo gratuito