L'ergonomia cognitiva è la branca dell'ergonomia che studia i processi mentali — percezione, attenzione, memoria, ragionamento, decisione — e il loro impatto sulle interazioni tra le persone e gli altri elementi del sistema lavorativo. Il suo obiettivo è progettare ambienti, attrezzature e procedure in modo da ridurre il carico di lavoro mentale, minimizzare gli errori umani e ottimizzare le prestazioni. In ambito normativo italiano, il rischio ergonomico-cognitivo deve essere contemplato nella valutazione dei rischi ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81.
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Definizione e ambito di applicazione
Il termine "ergonomia cognitiva" (o "fattori umani cognitivi") indica la disciplina scientifica che si occupa dei processi mentali coinvolti nell'interazione uomo-sistema. A differenza dell'ergonomia fisica, che tratta i carichi biomeccanici (postura, forza, movimenti ripetitivi), l'ergonomia cognitiva si occupa di:
- Carico di lavoro mentale (mental workload): la quantità di risorse cognitive richieste allo svolgimento di un compito in relazione alle capacità dell'individuo. Un carico eccessivo genera errori, affaticamento mentale e riduzione delle prestazioni; un carico troppo basso può causare noia e calo dell'attenzione.
- Attenzione e vigilanza: la capacità di mantenere la concentrazione su compiti monotoni o di rilevare segnali critici in ambienti rumorosi o ricchi di informazioni.
- Memoria di lavoro: la capacità di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni necessarie per un compito in corso.
- Processo decisionale in condizioni di incertezza o pressione temporale: rilevante in contesti come la sala controllo di impianti industriali, la cabina di pilotaggio, le sale operatorie e i centri di coordinamento del soccorso.
- Errore umano (human error): la classificazione sistematica degli errori secondo la tassonomia di Reason (slips, lapses, mistakes, violations) consente di progettare sistemi resilienti e procedure a prova di errore.
Ergonomia cognitiva vs ergonomia fisica
Le due discipline sono complementari e spesso agiscono in modo sinergico:
- L'ergonomia fisica interviene su posture, forze, dimensionamento delle attrezzature, illuminazione e ambiente fisico (temperatura, rumore, vibrazioni).
- L'ergonomia cognitiva interviene su interfacce, procedure, organizzazione delle informazioni, formazione e cultura della sicurezza.
In un impianto chimico, ad esempio, l'ergonomia fisica riguarda l'accessibilità delle valvole e la postura degli operatori; l'ergonomia cognitiva riguarda la leggibilità dei pannelli di controllo, l'organizzazione degli allarmi (alarm management) e le procedure di emergenza.
Interfacce uomo-macchina (HMI) e progettazione centrata sull'utente
Un ambito centrale dell'ergonomia cognitiva è la progettazione delle interfacce uomo-macchina (HMI — Human-Machine Interface), oggi prevalentemente digitali (display, software SCADA, applicazioni industriali, dispositivi medici). I principi fondamentali di progettazione ergonomica delle HMI derivano dalla norma ISO 9241 (Ergonomia dell'interazione uomo-sistema) e includono:
- Idoneità al compito: il sistema supporta l'utente nell'esecuzione del compito senza inutili passaggi o informazioni superflue.
- Autodescrittività: l'interfaccia fornisce feedback comprensibili sulle azioni in corso e sui loro effetti.
- Controllabilità: l'utente può guidare il flusso delle interazioni a proprio ritmo e correggere gli errori.
- Conformità alle aspettative dell'utente: il comportamento del sistema è coerente con le conoscenze e le convenzioni dell'utente.
- Tolleranza agli errori: il sistema previene o consente il facile recupero degli errori.
- Idoneità alla personalizzazione: l'interfaccia può essere adattata alle esigenze e alle preferenze individuali.
- Idoneità all'apprendimento: il sistema facilita l'acquisizione delle competenze operative.
Quadro normativo
In Italia il rischio ergonomico-cognitivo è inquadrato principalmente nel D.Lgs. 81/08:
- Art. 28 — Oggetto della valutazione dei rischi: la valutazione deve riguardare "tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori", inclusi quelli connessi all'organizzazione del lavoro e al carico di lavoro mentale. Il DVR deve contenere le misure di prevenzione e protezione adottate.
- Art. 15 — Misure generali di tutela: la riduzione dei rischi alla fonte e l'adattamento del lavoro all'uomo (in particolare per quanto concerne la progettazione dei posti di lavoro e la scelta delle attrezzature e dei metodi di lavoro e produzione) sono obblighi primari del datore di lavoro, e l'ergonomia cognitiva ne costituisce un'applicazione diretta.
- D.Lgs. 81/08 Titolo VII — Attrezzature munite di videoterminali (artt. 172-179): impone specifici requisiti ergonomici per le postazioni con VDT, che includono la progettazione dell'interfaccia software (art. 173, all. XXXIV), con riferimento implicito ai principi dell'ergonomia cognitiva.
- ISO 9241-11:2018 (Usabilità: definizioni e concetti) e la famiglia ISO 9241 nel suo complesso definiscono i requisiti e le linee guida per la progettazione ergonomica delle interfacce interattive, applicabili sia ai prodotti sia ai sistemi di lavoro.
Valutazione del carico mentale e strumenti operativi
La valutazione del carico di lavoro mentale nel DVR può avvalersi di strumenti soggettivi, fisiologici e di performance:
- NASA-TLX (Task Load Index): questionario multidimensionale che valuta sei dimensioni del carico mentale (domanda mentale, domanda fisica, domanda temporale, performance, sforzo, frustrazione). È lo strumento più diffuso per la ricerca e la valutazione applicata.
- SWAT (Subjective Workload Assessment Technique): tecnica di valutazione soggettiva basata su carte e ordinamento delle preferenze.
- Misurazioni fisiologiche: frequenza cardiaca e variabilità (HRV), diametro pupillare, attività EEG; richiedono strumentazione specifica e sono più adatti alla ricerca.
- Analisi del task (HTA — Hierarchical Task Analysis): scomposizione del compito in sotto-obiettivi e operazioni, utile per identificare i punti critici dal punto di vista cognitivo.
- SHERPA (Systematic Human Error Reduction and Prediction Approach): metodo predittivo per l'analisi e la riduzione degli errori umani, applicabile in ambienti ad alto rischio (nucleare, petrolchimico, aviazione, sanità).
Misure preventive e di miglioramento
Le principali misure per ridurre il rischio ergonomico-cognitivo comprendono:
- Progettazione ergonomica delle interfacce secondo i principi ISO 9241, riducendo la complessità visiva, standardizzando i simboli e organizzando le informazioni secondo priorità cognitive.
- Gestione degli allarmi (alarm management): riduzione del numero di allarmi attivi, classificazione per priorità, eliminazione degli allarmi ridondanti, in conformità alla norma EEMUA 191 e ISA-18.2.
- Progettazione delle procedure operative: procedure scritte chiare, strutturate passo-passo, con check-list per le operazioni critiche, che riducono la dipendenza dalla memoria di lavoro.
- Organizzazione dell'orario di lavoro: rotazione dei turni, pause programmate, limitazione del lavoro notturno per contenere il deterioramento delle performance cognitive.
- Formazione e addestramento alla gestione del carico mentale, alle tecniche di decision making in condizioni di stress e al riconoscimento dei propri limiti cognitivi.
- Cultura della sicurezza e reporting degli errori: sistemi di segnalazione non punitivi (near miss reporting) che consentono di identificare le vulnerabilità sistemiche prima che causino incidenti.
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Domande frequentiFAQ
Qual è la differenza tra ergonomia cognitiva ed ergonomia fisica?
Il carico mentale è un rischio da valutare nel DVR?
Come si valuta il rischio ergonomico-cognitivo nel DVR?
Quali misure preventive si adottano per ridurre il carico mentale?
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