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Ergonomia Cognitiva

Definizione, ambito di applicazione, carico di lavoro mentale, errore umano e misure preventive dell'ergonomia cognitiva nell'ambiente di lavoro.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

L'ergonomia cognitiva è la branca dell'ergonomia che studia i processi mentali — percezione, attenzione, memoria, ragionamento, decisione — e il loro impatto sulle interazioni tra le persone e gli altri elementi del sistema lavorativo. Il suo obiettivo è progettare ambienti, attrezzature e procedure in modo da ridurre il carico di lavoro mentale, minimizzare gli errori umani e ottimizzare le prestazioni. In ambito normativo italiano, il rischio ergonomico-cognitivo deve essere contemplato nella valutazione dei rischi ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81.

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Definizione e ambito di applicazione

Il termine "ergonomia cognitiva" (o "fattori umani cognitivi") indica la disciplina scientifica che si occupa dei processi mentali coinvolti nell'interazione uomo-sistema. A differenza dell'ergonomia fisica, che tratta i carichi biomeccanici (postura, forza, movimenti ripetitivi), l'ergonomia cognitiva si occupa di:

  • Carico di lavoro mentale (mental workload): la quantità di risorse cognitive richieste allo svolgimento di un compito in relazione alle capacità dell'individuo. Un carico eccessivo genera errori, affaticamento mentale e riduzione delle prestazioni; un carico troppo basso può causare noia e calo dell'attenzione.
  • Attenzione e vigilanza: la capacità di mantenere la concentrazione su compiti monotoni o di rilevare segnali critici in ambienti rumorosi o ricchi di informazioni.
  • Memoria di lavoro: la capacità di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni necessarie per un compito in corso.
  • Processo decisionale in condizioni di incertezza o pressione temporale: rilevante in contesti come la sala controllo di impianti industriali, la cabina di pilotaggio, le sale operatorie e i centri di coordinamento del soccorso.
  • Errore umano (human error): la classificazione sistematica degli errori secondo la tassonomia di Reason (slips, lapses, mistakes, violations) consente di progettare sistemi resilienti e procedure a prova di errore.

Ergonomia cognitiva vs ergonomia fisica

Le due discipline sono complementari e spesso agiscono in modo sinergico:

  • L'ergonomia fisica interviene su posture, forze, dimensionamento delle attrezzature, illuminazione e ambiente fisico (temperatura, rumore, vibrazioni).
  • L'ergonomia cognitiva interviene su interfacce, procedure, organizzazione delle informazioni, formazione e cultura della sicurezza.

In un impianto chimico, ad esempio, l'ergonomia fisica riguarda l'accessibilità delle valvole e la postura degli operatori; l'ergonomia cognitiva riguarda la leggibilità dei pannelli di controllo, l'organizzazione degli allarmi (alarm management) e le procedure di emergenza.

Interfacce uomo-macchina (HMI) e progettazione centrata sull'utente

Un ambito centrale dell'ergonomia cognitiva è la progettazione delle interfacce uomo-macchina (HMI — Human-Machine Interface), oggi prevalentemente digitali (display, software SCADA, applicazioni industriali, dispositivi medici). I principi fondamentali di progettazione ergonomica delle HMI derivano dalla norma ISO 9241 (Ergonomia dell'interazione uomo-sistema) e includono:

  • Idoneità al compito: il sistema supporta l'utente nell'esecuzione del compito senza inutili passaggi o informazioni superflue.
  • Autodescrittività: l'interfaccia fornisce feedback comprensibili sulle azioni in corso e sui loro effetti.
  • Controllabilità: l'utente può guidare il flusso delle interazioni a proprio ritmo e correggere gli errori.
  • Conformità alle aspettative dell'utente: il comportamento del sistema è coerente con le conoscenze e le convenzioni dell'utente.
  • Tolleranza agli errori: il sistema previene o consente il facile recupero degli errori.
  • Idoneità alla personalizzazione: l'interfaccia può essere adattata alle esigenze e alle preferenze individuali.
  • Idoneità all'apprendimento: il sistema facilita l'acquisizione delle competenze operative.

Quadro normativo

In Italia il rischio ergonomico-cognitivo è inquadrato principalmente nel D.Lgs. 81/08:

  • Art. 28 — Oggetto della valutazione dei rischi: la valutazione deve riguardare "tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori", inclusi quelli connessi all'organizzazione del lavoro e al carico di lavoro mentale. Il DVR deve contenere le misure di prevenzione e protezione adottate.
  • Art. 15 — Misure generali di tutela: la riduzione dei rischi alla fonte e l'adattamento del lavoro all'uomo (in particolare per quanto concerne la progettazione dei posti di lavoro e la scelta delle attrezzature e dei metodi di lavoro e produzione) sono obblighi primari del datore di lavoro, e l'ergonomia cognitiva ne costituisce un'applicazione diretta.
  • D.Lgs. 81/08 Titolo VII — Attrezzature munite di videoterminali (artt. 172-179): impone specifici requisiti ergonomici per le postazioni con VDT, che includono la progettazione dell'interfaccia software (art. 173, all. XXXIV), con riferimento implicito ai principi dell'ergonomia cognitiva.
  • ISO 9241-11:2018 (Usabilità: definizioni e concetti) e la famiglia ISO 9241 nel suo complesso definiscono i requisiti e le linee guida per la progettazione ergonomica delle interfacce interattive, applicabili sia ai prodotti sia ai sistemi di lavoro.

Valutazione del carico mentale e strumenti operativi

La valutazione del carico di lavoro mentale nel DVR può avvalersi di strumenti soggettivi, fisiologici e di performance:

  • NASA-TLX (Task Load Index): questionario multidimensionale che valuta sei dimensioni del carico mentale (domanda mentale, domanda fisica, domanda temporale, performance, sforzo, frustrazione). È lo strumento più diffuso per la ricerca e la valutazione applicata.
  • SWAT (Subjective Workload Assessment Technique): tecnica di valutazione soggettiva basata su carte e ordinamento delle preferenze.
  • Misurazioni fisiologiche: frequenza cardiaca e variabilità (HRV), diametro pupillare, attività EEG; richiedono strumentazione specifica e sono più adatti alla ricerca.
  • Analisi del task (HTA — Hierarchical Task Analysis): scomposizione del compito in sotto-obiettivi e operazioni, utile per identificare i punti critici dal punto di vista cognitivo.
  • SHERPA (Systematic Human Error Reduction and Prediction Approach): metodo predittivo per l'analisi e la riduzione degli errori umani, applicabile in ambienti ad alto rischio (nucleare, petrolchimico, aviazione, sanità).

Misure preventive e di miglioramento

Le principali misure per ridurre il rischio ergonomico-cognitivo comprendono:

  • Progettazione ergonomica delle interfacce secondo i principi ISO 9241, riducendo la complessità visiva, standardizzando i simboli e organizzando le informazioni secondo priorità cognitive.
  • Gestione degli allarmi (alarm management): riduzione del numero di allarmi attivi, classificazione per priorità, eliminazione degli allarmi ridondanti, in conformità alla norma EEMUA 191 e ISA-18.2.
  • Progettazione delle procedure operative: procedure scritte chiare, strutturate passo-passo, con check-list per le operazioni critiche, che riducono la dipendenza dalla memoria di lavoro.
  • Organizzazione dell'orario di lavoro: rotazione dei turni, pause programmate, limitazione del lavoro notturno per contenere il deterioramento delle performance cognitive.
  • Formazione e addestramento alla gestione del carico mentale, alle tecniche di decision making in condizioni di stress e al riconoscimento dei propri limiti cognitivi.
  • Cultura della sicurezza e reporting degli errori: sistemi di segnalazione non punitivi (near miss reporting) che consentono di identificare le vulnerabilità sistemiche prima che causino incidenti.

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Domande frequentiFAQ

Qual è la differenza tra ergonomia cognitiva ed ergonomia fisica?
L'ergonomia fisica si occupa dell'interazione tra il corpo umano e l'ambiente di lavoro (postura, forza, movimenti, microclima), mentre l'ergonomia cognitiva si occupa dei processi mentali: attenzione, memoria, percezione, decisione e comunicazione. In pratica, un posto di lavoro a un videoterminale richiede entrambe: l'ergonomia fisica valuta monitor, sedia e tastiera; l'ergonomia cognitiva valuta la leggibilità del software, l'organizzazione delle informazioni e il carico mentale richiesto dal sistema.
Il carico mentale è un rischio da valutare nel DVR?
Sì. L'art. 28 D.Lgs. 81/08 impone di valutare "tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori", inclusi quelli derivanti dall'organizzazione del lavoro. Il carico di lavoro mentale eccessivo è riconosciuto come fattore di rischio per stress lavoro-correlato (valutabile anche secondo l'Accordo Europeo 2004/INAIL 2011) e per gli errori umani con potenziali conseguenze sulla sicurezza, specialmente in settori ad alto rischio (sanità, industria di processo, trasporti).
Come si valuta il rischio ergonomico-cognitivo nel DVR?
La valutazione può seguire un approccio qualitativo o semi-quantitativo. Si analizzano le mansioni ad alto contenuto cognitivo (operatori di sale controllo, autisti, piloti, operatori sanitari, addetti a call centre), si stima il carico mentale con strumenti come il NASA-TLX o l'analisi del compito (HTA), e si identificano le condizioni che aumentano il rischio errore (carenza di formazione, interfacce mal progettate, turni di lavoro lunghi, interruzioni frequenti). Le misure adottate vanno documentate nel DVR.
Quali misure preventive si adottano per ridurre il carico mentale?
Le principali misure sono la riprogettazione ergonomica delle interfacce (HMI) secondo ISO 9241, la riduzione del numero e della complessità degli allarmi, la stesura di procedure operative con check-list, la formazione alla gestione dello stress e del decision making, l'organizzazione di pause programmate e la limitazione delle interruzioni durante le fasi critiche del lavoro. In ambienti ad alto rischio si ricorre anche a simulatori per l'addestramento alla gestione degli errori.

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