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Codice CER

Codice CER (Catalogo Europeo Rifiuti): struttura a sei cifre, identificazione dei rifiuti pericolosi con asterisco, obblighi documentali del datore di lavoro e sanzioni D.Lgs. 152/2006.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
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Il codice CER (acronimo di Catalogo Europeo dei Rifiuti, in inglese European Waste Catalogue — EWC) è un codice numerico a sei cifre che identifica univocamente la tipologia di un rifiuto in base alla sua origine e composizione. Istituito dalla Decisione della Commissione Europea 2000/532/CE e aggiornato dalla Decisione UE 2014/955/UE, è recepito in Italia dal D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (Codice dell'Ambiente). I rifiuti classificati come pericolosi sono contraddistinti da un asterisco (*) al termine del codice. La corretta attribuzione del codice CER è un obbligo di legge a carico del produttore del rifiuto e costituisce il presupposto per tutti gli adempimenti in materia di gestione, trasporto e smaltimento.

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Struttura del codice CER a sei cifre

Il codice CER è organizzato in una struttura gerarchica a tre livelli:

  • Prime due cifre (capitolo) — identificano il settore di provenienza del rifiuto o il tipo di processo che lo ha generato. Il Catalogo conta 20 capitoli (es. capitolo 01: rifiuti da estrazione mineraria; capitolo 17: rifiuti da costruzione e demolizione; capitolo 20: rifiuti urbani).
  • Terza e quarta cifra (sottocapitolo) — specificano il processo o l'attività che ha generato il rifiuto all'interno del capitolo (es. 17 01 rifiuti da cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche; 17 04 metalli e loro leghe).
  • Quinta e sesta cifra (voce) — individuano il rifiuto specifico. Le voci contrassegnate da asterisco (*) indicano rifiuti pericolosi in virtù delle proprietà di pericolo elencate nell'Allegato III alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006 (HP1–HP15).

Esempio: il codice 08 01 11* identifica i rifiuti di vernici e lacche contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose, prodotti dalla fabbricazione, formulazione, fornitura e uso di vernici (capitolo 08, sottocapitolo 08 01) — rifiuto pericoloso contrassegnato da asterisco.

Rifiuti con asterisco — rifiuti pericolosi

Un rifiuto è classificato come pericoloso quando presenta una o più proprietà di pericolo (HP) definite dal Regolamento UE 1357/2014 e dall'Allegato III alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006. Le proprietà di pericolo rilevanti per le aziende includono:

  • HP 3 — Infiammabile: rifiuti liquidi infiammabili, solventi esausti, oli minerali;
  • HP 4 — Irritante: sostanze che causano irritazione cutanea o oculare;
  • HP 5 — Tossicità specifica: rifiuti contenenti sostanze con effetti sistemici specifici;
  • HP 6 — Tossicità acuta: rifiuti contenenti sostanze con LD50 classificati come acutamente tossici;
  • HP 7 — Cancerogeno: rifiuti contenenti sostanze cancerogene (es. amianto, idrocarburi policiclici aromatici);
  • HP 14 — Ecotossico: rifiuti che rappresentano un rischio per l'ambiente acquatico o terrestre.

Quando il catalogo prevede sia una voce con asterisco (rifiuto pericoloso) sia una senza (rifiuto non pericoloso) per la stessa tipologia (voci a specchio), il produttore deve effettuare la caratterizzazione analitica del rifiuto per determinare se supera le concentrazioni soglia che ne determinano la pericolosità.

Obblighi documentali per il datore di lavoro (MUD e FIR)

Il datore di lavoro che produce rifiuti nell'esercizio dell'attività d'impresa è soggetto, in funzione della tipologia e quantità di rifiuti prodotti, ai seguenti obblighi documentali previsti dal D.Lgs. 152/2006:

  • MUD — Modello Unico di Dichiarazione Ambientale: dichiarazione annuale (entro il 30 aprile di ogni anno, riferita all'anno precedente) obbligatoria per i produttori di rifiuti pericolosi e per alcune categorie di produttori di rifiuti non pericolosi sopra determinate soglie quantitative.
  • FIR — Formulario di Identificazione del Rifiuto: documento che deve accompagnare il rifiuto durante il trasporto, dall'impianto del produttore fino all'impianto di recupero o smaltimento. Deve contenere il codice CER, la denominazione del rifiuto, il peso e i dati di produttore, trasportatore e destinatario. Deve essere conservato per cinque anni.
  • Registro di Carico e Scarico: i produttori di rifiuti pericolosi e alcune categorie di produttori di rifiuti non pericolosi devono tenere un registro cronologico delle operazioni di produzione, movimentazione e smaltimento dei rifiuti.

Sanzioni D.Lgs. 152/2006

Il mancato rispetto degli obblighi in materia di classificazione e gestione dei rifiuti espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative e penali previste dalla Parte IV del D.Lgs. 152/2006:

  • Omessa o falsa classificazione del rifiuto (assegnazione di un codice CER non pericoloso a un rifiuto pericoloso): sanzione penale fino a due anni di arresto e ammenda fino a 26.000 euro (art. 258, commi 3 e 4, D.Lgs. 152/2006).
  • Mancata tenuta del registro di carico e scarico o del FIR: sanzione amministrativa da 2.600 a 15.500 euro per rifiuti non pericolosi; da 15.500 a 93.000 euro per rifiuti pericolosi (art. 258 D.Lgs. 152/2006).
  • Omessa presentazione del MUD: sanzione amministrativa da 2.600 a 15.500 euro.
  • Abbandono o deposito incontrollato di rifiuti pericolosi: sanzione penale con arresto da sei mesi a due anni e ammenda da 2.600 a 26.000 euro (art. 255 D.Lgs. 152/2006).

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Domande frequentiFAQ

Cos'è il codice CER e a cosa serve?
Il codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) è un codice a sei cifre che identifica univocamente ogni tipologia di rifiuto in base alla sua origine e composizione. Serve a classificare correttamente i rifiuti prodotti dall'attività aziendale, a compilare i documenti di trasporto (FIR), a tenere aggiornato il registro di carico e scarico e a presentare la dichiarazione MUD. La corretta attribuzione del codice CER è un obbligo di legge previsto dal D.Lgs. 152/2006 e dalla Decisione UE 2014/955/UE: errori nella classificazione possono comportare sanzioni amministrative e penali.
Come si classifica un rifiuto pericoloso in azienda?
Per classificare un rifiuto come pericoloso occorre verificare se nel Catalogo Europeo dei Rifiuti (Allegato D alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006) esiste una voce con asterisco (*) corrispondente all'origine e alla composizione del rifiuto. Se la voce è a specchio (esiste sia con che senza asterisco), è necessario effettuare la caratterizzazione analitica del rifiuto per verificare se supera le concentrazioni soglia delle proprietà di pericolo HP definite dal Reg. UE 1357/2014. In caso di dubbio, il rifiuto deve essere classificato come pericoloso fino a prova contraria. Contattaci per il supporto alla classificazione dei rifiuti della tua azienda.
Chi è responsabile della corretta classificazione dei rifiuti in azienda?
Il responsabile della corretta classificazione dei rifiuti è il produttore del rifiuto, ossia il soggetto la cui attività ha generato il rifiuto stesso (art. 183, comma 1, lett. f, D.Lgs. 152/2006). In un'azienda, questa responsabilità ricade sul datore di lavoro o sul soggetto da lui delegato. Il datore di lavoro deve assicurarsi che ogni rifiuto prodotto venga correttamente identificato con il codice CER appropriato, che i documenti di trasporto (FIR) siano compilati correttamente, che il registro di carico e scarico sia aggiornato e che i rifiuti pericolosi siano affidati a trasportatori e smaltitori autorizzati.

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