Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza

Microclima e stress termico nei luoghi di lavoro

Temperatura, umidità, velocità dell’aria e calore radiante: in un ufficio incidono sul comfort, in una fonderia, in un cantiere d’estate o in una cella frigorifera sulla salute. Ecco come si valutano e come si gestiscono.

Risposta rapida

Il microclima è un agente fisico da valutare nel DVR (art. 180 D.Lgs. 81/2008). La legge non fissa temperature limite e rinvia alle norme tecniche. Negli ambienti moderati si valuta il comfort con la UNI EN ISO 7730; in quelli severi caldi lo stress termico con l’indice WBGT; nei freddi con l’indice IREQ.

Che cosa si intende per microclima

Il microclima è l’insieme dei parametri fisici che determinano gli scambi termici tra il corpo e l’ambiente: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità relativa e velocità dell’aria. A questi si aggiungono due fattori legati alla persona, cioè il dispendio energetico dell’attività e l’isolamento del vestiario. La stessa temperatura può essere confortevole per un impiegato seduto e pesante per un magazziniere che movimenta colli.

Gli effetti vanno dal semplice disagio, con calo di attenzione e aumento degli errori, fino a patologie vere e proprie: crampi, esaurimento e colpo di calore negli ambienti caldi, ipotermia e congelamenti in quelli freddi. Il passaggio frequente tra ambienti a temperature molto diverse, tipico di chi entra ed esce dalle celle frigorifere, è un fattore di rischio a sé. La definizione è approfondita nella scheda del glossario sul microclima negli ambienti di lavoro.

Base normativa

L’art. 180 del D.Lgs. 81/2008 include il microclima tra gli agenti fisici del Titolo VIII, insieme a rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche. Ne derivano le regole generali dell’art. 181: la valutazione è parte del documento di valutazione dei rischi, va programmata ed effettuata da personale qualificato con cadenza almeno quadriennale e aggiornata quando cambiamenti significativi la rendono superata o quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo richiedono.

L’Allegato IV, al punto 1.9, chiede che la temperatura nei locali sia adeguata all’organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici, e che si consideri l’influenza di umidità e movimento dell’aria. Quando non è possibile modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si ricorre a misure localizzate o a mezzi personali di protezione. Lo stesso punto disciplina aerazione e pulizia degli impianti di climatizzazione. Per i valori numerici la legge rinvia, di fatto, alle norme tecniche.

Ambienti moderati e ambienti severi

La prima scelta della valutazione è classificare l’ambiente, perché da questo dipende il metodo. Un ambiente è moderato quando l’obiettivo è il comfort e l’equilibrio termico si raggiunge senza sforzo dell’organismo; è severo quando il corpo deve attivare i meccanismi di termoregolazione per evitare danni.

Tipo di ambienteEsempiNorma e indiceChe cosa misura
ModeratoUffici, negozi, scuole, laboratori, sale d’attesaUNI EN ISO 7730, indici PMV e PPDSensazione termica media e percentuale prevista di insoddisfatti
Severo caldoFonderie, vetrerie, forni, lavanderie industriali, lavoro all’aperto d’estateUNI EN ISO 7243, indice WBGTStress termico, da confrontare con valori di riferimento legati al dispendio energetico
Severo caldo, analisi approfonditaCasi oltre i valori WBGTUNI EN ISO 7933, modello PHSSudorazione richiesta e tempo massimo di esposizione
Severo freddoCelle frigorifere, magazzini refrigerati, lavoro all’aperto d’invernoUNI EN ISO 11079, indice IREQIsolamento del vestiario richiesto e durata limite

Come si leggono PMV e PPD

Il PMV esprime il voto medio di sensazione termica su una scala da -3 (molto freddo) a +3 (molto caldo); il PPD stima la percentuale di persone insoddisfatte. La UNI EN ISO 7730 definisce tre categorie: la categoria B, quella più usata per i luoghi di lavoro ordinari, corrisponde a un PMV tra -0,5 e +0,5 e a un PPD inferiore al 10%. Le misure richiedono strumenti conformi alla UNI EN ISO 7726, collocati alle altezze delle postazioni.

Come si svolge la valutazione

  1. Censimento degli ambienti e delle mansioni, con le attività svolte e il vestiario abituale.
  2. Classificazione di ciascun ambiente come moderato, severo caldo o severo freddo.
  3. Misure strumentali nelle condizioni rappresentative, d’estate e d’inverno, e stima del dispendio energetico.
  4. Calcolo degli indici e confronto con i valori di riferimento della norma applicabile.
  5. Definizione delle misure tecniche, organizzative e dei DPI, con le procedure per le condizioni eccezionali.
  6. Inserimento nel DVR e programmazione delle verifiche, almeno ogni quattro anni o prima se cambiano impianti e processi.

Caldo estivo e lavoro all’aperto

In edilizia, agricoltura, logistica all’aperto e manutenzione stradale il rischio da calore dipende più dal meteo che dall’ambiente: va quindi pianificato prima dell’estate, non gestito a ondata di calore in corso. Il 2 luglio 2025 è stato firmato al Ministero del Lavoro un protocollo quadro sulle emergenze climatiche, che indica tra gli strumenti il monitoraggio dei bollettini, la riorganizzazione di turni e orari, la sorveglianza sanitaria, l’informazione e l’abbigliamento adeguato.

Nel concreto la procedura estiva prevede: orari anticipati e pause più frequenti in zone ombreggiate, acqua disponibile vicino alle postazioni, attenzione ai lavoratori non acclimatati e a chi ha condizioni di salute particolari, lavoro in coppia nelle giornate critiche e istruzioni per riconoscere i sintomi del colpo di calore. Molte Regioni adottano ogni anno ordinanze che limitano il lavoro all’aperto nelle ore più calde: vanno verificate a inizio stagione. Il tema è approfondito nella pagina sullo stress termico e nelle FAQ sul lavoro all’aperto con il caldo.

Celle frigorifere e ambienti freddi

Negli ambienti freddi la valutazione con l’indice IREQ indica l’isolamento del vestiario necessario e il tempo massimo di permanenza. Le misure tipiche sono indumenti isolanti, guanti e calzature forniti come DPI, tempi di permanenza alternati con pause in ambiente temperato, dispositivo di apertura dall’interno e allarme nelle celle, attenzione al ghiaccio sui pavimenti e alla movimentazione con le mani fredde. Per le aziende del freddo è disponibile una guida dedicata alla sicurezza in celle e magazzini frigo.

Misure negli ambienti moderati

Negli uffici e nei negozi le misure sono soprattutto impiantistiche e organizzative: regolazione e manutenzione periodica della climatizzazione, schermature solari su vetrate esposte, postazioni lontane da bocchette, porte di carico e superfici calde, ricambi d’aria adeguati al numero di presenti. Conta anche la gestione: chi può regolare il termostato, come si raccolgono le segnalazioni di disagio, chi interviene se l’impianto si guasta in piena estate. Queste regole, semplici da scrivere, evitano che il problema venga gestito con stufette e ventilatori personali.

Esempio ed errori ricorrenti

Esempio: un’azienda di 12 dipendenti con uffici e un piccolo laboratorio di confezionamento. Le misure estive mostrano un PMV nella categoria B negli uffici, ma valori oltre +1 nel laboratorio vicino alla termosaldatrice, dove la temperatura dell’aria è accettabile ma il calore radiante è alto. La soluzione non è abbassare il condizionatore di tutto l’edificio, ma una schermatura della macchina e l’allontanamento della postazione di controllo.

In ispezione l’errore più comune è un DVR che liquida il microclima con «impianto di climatizzazione presente» senza misure né classificazione degli ambienti. Un secondo errore è non prevedere nulla per il lavoro all’aperto o per le celle, dove il rischio è per la salute e non solo per il comfort. Anche la manutenzione degli impianti va documentata, perché filtri sporchi incidono sia sul microclima sia sulla qualità dell’aria.

Sorveglianza sanitaria

Per gli agenti fisici l’art. 185 rinvia ai principi generali dell’art. 41. Negli ambienti moderati la sorveglianza per il solo microclima di norma non è necessaria; negli ambienti severi caldi o freddi il medico competente la definisce nel protocollo sanitario in base alla valutazione, con attenzione a patologie cardiovascolari, farmaci che alterano la termoregolazione e lavoratrici in gravidanza.

Domande frequentiFAQ

Esiste una temperatura massima per lavorare in ufficio?
La legge non fissa un valore numerico. La valutazione si basa sulla UNI EN ISO 7730, che considera temperatura, umidità, velocità dell’aria, attività e vestiario. Le linee guida tecniche indicano intervalli di temperatura operativa diversi per estate e inverno, che restano indicativi e vanno adattati al caso specifico.
Con il caldo il datore di lavoro può sospendere le attività?
Sì, se le condizioni del giorno rendono il rischio non controllabile con pause, orari e misure tecniche, le attività più esposte vanno riorganizzate o sospese. Le ordinanze regionali possono vietare il lavoro all’aperto in alcune fasce orarie; per le sospensioni dovute al caldo esistono strumenti di integrazione salariale da verificare con il consulente del lavoro.
Il condizionatore che soffia sulla postazione è un problema di sicurezza?
Può esserlo per il comfort e per la salute: una velocità dell’aria elevata sulla postazione provoca disagio localizzato, tra le cause più frequenti di lamentele negli uffici. La UNI EN ISO 7730 considera anche questi effetti. Spesso basta orientare le bocchette o spostare la scrivania, senza modificare la temperatura generale.

Fonti normative

Approfondisci

Vuoi sapere quali obblighi si applicano alla tua attività?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili e a impostare i documenti necessari.

ChiamaPreventivo gratuito