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Osservatorio Sicurezza Italia

Rischio Psicosociale nei Luoghi di Lavoro

Il rischio psicosociale — stress lavoro-correlato, burnout, mobbing e disagio organizzativo — è tra le priorità dell'agenda di prevenzione europea e italiana. Analisi della normativa, dei metodi di valutazione INAIL e delle tendenze 2024-2026 nei settori più esposti. Dati indicativi.

Art. 28 D.Lgs. 81/08Obbligo di valutazione SLC per tutte le aziendeINAIL 2017Metodologia validata per la valutazione preliminare e approfonditaSanità, PA, call centerSettori con maggiore incidenza di SLC (dato indicativo)Dati indicativiElaborazione su fonti INAIL e EU-OSHA 2024-2026
Risposta rapida

Il rischio psicosociale nei luoghi di lavoro comprende tutte le condizioni organizzative, relazionali e ambientali che possono causare danni alla salute psicofisica dei lavoratori. Lo stress lavoro-correlato (SLC)ne è la manifestazione più diffusa e normata: il D.Lgs. 81/08, all'art. 28, obbliga ogni datore di lavoro a valutarlo nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), seguendo i contenuti dell'Accordo Quadro Europeo dell'8 ottobre 2004. I dati indicativi disponibili per il 2024-2026 segnalano un aumento del disagio lavorativo in Italia, amplificato dalla diffusione del lavoro ibrido, dall'intensificazione dei carichi post-pandemia e dall'invecchiamento della forza lavoro. Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e basati su elaborazioni di ordini di grandezza desunti da fonti INAIL, EU-OSHA e letteratura scientifica di settore.

Nota metodologica

I dati riportati sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti da INAIL Open Data, Rapporti Annuali INAIL, EU-OSHA e letteratura scientifica peer-reviewed. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati consultare direttamente INAIL Open Data e EU-OSHA.

Definizione di rischio psicosociale: stress, mobbing, burnout, violenza e disagio organizzativo

Il rischio psicosociale è definito da EU-OSHA come l'insieme degli aspetti di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, nonché dei contesti sociali e ambientali, che possono causare danni psicologici, sociali o fisici. La sua manifestazione più rilevante sul piano normativo italiano è lo stress lavoro-correlato (SLC), definito dall'Accordo Quadro Europeo dell'8 ottobre 2004 come una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, e che consegue dal fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro.

Il rischio psicosociale include un ampio spettro di fenomeni tra loro correlati ma distinti:

Stress lavoro-correlato (SLC)

Condizione di malessere derivante da carichi di lavoro eccessivi, scarsa autonomia, ruolo ambiguo o conflittuale, mancanza di supporto da colleghi e superiori, orari irregolari. È il fenomeno normato dall'art. 28 D.Lgs. 81/08.

Burnout

Sindrome di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione professionale tipica delle professioni di aiuto (sanitari, insegnanti, assistenti sociali). L'OMS lo ha incluso nell'ICD-11 come fenomeno occupazionale.

Mobbing e bossing

Comportamenti sistematici e intenzionalmente ostili perpetrati da colleghi (mobbing orizzontale) o superiori (bossing) con l'obiettivo di emarginare o costringere alle dimissioni un lavoratore specifico.

Violenza e molestie

Comportamenti fisici, verbali o non verbali inaccettabili che ledono la dignità del lavoratore. Disciplinati dall'Accordo Quadro Europeo del 26 aprile 2007 e dalla Convenzione ILO n. 190 (2019).

Disagio organizzativo

Condizione diffusa di insoddisfazione, scarsa motivazione e conflittualità interna derivante da carenze strutturali nell'organizzazione del lavoro: comunicazione inefficace, scarsa equità percepita, mancanza di riconoscimento.

Tecnostress

Forma di stress correlata all'uso pervasivo delle tecnologie digitali: iperconnettività, difficoltà di disconnessione (right to disconnect), sovraccarico informativo, monitoraggio digitale delle prestazioni.

L'obbligo di valutazione dello SLC: art. 28 D.Lgs. 81/08 e Accordo Quadro Europeo 2004

L'art. 28, comma 1, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico Sicurezza sul Lavoro) stabilisce che la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i rischiper la sicurezza e la salute dei lavoratori, «ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004». L'obbligo è cogente per tutte le aziende, indipendentemente da dimensioni, settore e numero di dipendenti.

L'Accordo Quadro Europeo sullo stress lavoro-correlatodell'8 ottobre 2004 — sottoscritto da BusinessEurope, CEEP, UEAPME e ETUC — identifica i fattori potenzialmente causativi di SLC in due grandi categorie:

La mancata valutazione dello SLC nel DVR configura una violazione dell'art. 28 del D.Lgs. 81/08, sanzionata ai sensi dell'art. 55 con arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.457 a 4.914 euro (a carico del datore di lavoro e del RSPP che hanno collaborato alla redazione del DVR carente). Non è sufficiente una dichiarazione generica di assenza del rischio: è necessario un percorso valutativo documentato.

Attenzione

In sede ispettiva, l'assenza di qualsiasi riferimento alla valutazione dello SLC nel DVR è uno degli elementi esplicitamente verificati dagli organi di vigilanza PSAL (Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) delle ASL. La valutazione deve essere aggiornata ogni volta che si verificano mutamenti significativi dell'organizzazione del lavoro (art. 29, comma 3).

Il metodo INAIL per la valutazione dello stress lavoro-correlato (indicatori oggettivi e soggettivi)

La metodologia elaborata da INAIL (aggiornamento 2017) è il riferimento nazionale per condurre la valutazione dello SLC in conformità all'art. 28 del D.Lgs. 81/08. Il percorso si articola in due fasi sequenziali.

Fase 1 — Valutazione preliminare (indicatori oggettivi)

La valutazione preliminare si basa su indicatori verificabili documentalmente, suddivisi in tre aree di analisi:

Il risultato della valutazione preliminare determina il livello di rischio (basso, medio, alto). Se il rischio è classificato come non rilevante (basso), il datore documenta i risultati nel DVR e pianifica rivalutazioni periodiche. Se emergono elementi di rischio medio o alto, si procede alla fase approfondita.

Fase 2 — Valutazione approfondita (indicatori soggettivi)

La fase approfondita rileva la percezione soggettiva dei lavoratori attraverso strumenti validati scientificamente, da somministrare a tutti i lavoratori o a gruppi omogenei. Gli strumenti più utilizzati in Italia nell'ambito del metodo INAIL sono:

StrumentoDimensioni rilevateNote
HSE Management Standards Indicator Tool (adattato INAIL)Domande, controllo, supporto del management, supporto dei colleghi, relazioni, ruolo, cambiamentoQuestionario di riferimento per il metodo INAIL; adattato e validato per il contesto italiano
DCSQ — Demand-Control-Support Questionnaire (Karasek)Domande psicologiche, latitudine decisionale (controllo), supporto socialeModello teorico classico; indica il quadrante «high strain» come più a rischio
COPSOQ — Copenhagen Psychosocial QuestionnaireOltre 40 dimensioni: esigenze lavorative, ritmo, influenza, supporto, comunità, qualità della leadershipStrumento più articolato; versione breve (23 item) disponibile per aziende piccole
MBI — Maslach Burnout InventoryEsaurimento emotivo, depersonalizzazione, realizzazione personaleSpecifico per burnout; indicato per professioni di aiuto (sanitari, educatori)

Tabella indicativa. Strumenti validati nell'ambito della metodologia INAIL per la valutazione SLC.

Settori con maggiore incidenza di SLC: sanità, educazione, call center, grande distribuzione, pubblica amministrazione

I dati EU-OSHA e la letteratura scientifica identificano alcuni settori strutturalmente più esposti al rischio psicosociale. L'incidenza elevata è correlata a fattori specifici di contesto (contatto diretto con il pubblico, turni notturni, elevata responsabilità, bassa autonomia decisionale, vincoli burocratici). I seguenti dati sono indicativi.

Sanità e assistenza

Turni notturni, carico emotivo da pazienti critici, carenza di organico, responsabilità elevata, rischio di violenza da utenti

Burnout, esaurimento emotivo

Educazione e formazione

Gestione di classi numerose e difficili, relazioni con genitori, burocrazia crescente, scarso riconoscimento sociale e retributivo

Burnout, stress cronico

Call center

Script rigidi, monitoraggio continuo delle prestazioni, ritmi imposti dalla tecnologia, contatto con utenti ostili, scarsa autonomia

SLC alto, alta rotazione del personale

Grande distribuzione

Lavoro festivo e notturno, carichi stagionali, contatto con clienti, turni variabili, bassi margini di autonomia organizzativa

SLC, disagio organizzativo

Pubblica amministrazione

Vincoli burocratici, scarsa flessibilità organizzativa, carico crescente senza aumento di risorse, conflitti di ruolo, transizione digitale

Disagio organizzativo, presentismo

Forze dell'ordine e soccorso

Esposizione a eventi traumatici, turni irregolari, responsabilità in contesti di crisi, rischio PTSD occupazionale

PTSD, burnout da vicarianza

Classificazione indicativa. Fonte: EU-OSHA — Psychosocial risks and stress at work; INAIL Rapporti Annuali.

Dati e tendenze 2024-2026: aumento assenteismo correlato a SLC, post-pandemia, lavoro ibrido

Le tendenze emergenti nel biennio 2024-2026 mostrano un quadro di disagio lavorativo in crescita rispetto al periodo pre-pandemico, con dinamiche specifiche legate alla diffusione del lavoro ibrido e ai processi di riorganizzazione post-COVID. I dati che seguono sono indicativi.

Effetti post-pandemia sull'esposizione al rischio psicosociale

Il periodo 2020-2023 ha modificato strutturalmente le condizioni di lavoro in molti settori: la diffusione massiva del lavoro da remoto ha ridotto alcune fonti di SLC (pendolarismo, conflitti interpersonali diretti) ma ne ha introdotte di nuove (isolamento, difficoltà di disconnessione, confusione tra spazio domestico e professionale, riduzione del supporto sociale informale). I lavoratori rientrati in presenza dopo lunghi periodi di smart working mostrano, secondo i dati indicativi disponibili, una quota maggiore di disagio adattativo rispetto alle generazioni precedenti.

Lavoro ibrido e nuove fonti di SLC

Il lavoro ibrido — combinazione di presenza in ufficio e lavoro da remoto — introduce fattori di rischio psicosociale specifici che il DVR deve esplicitamente considerare:

Assenteismo correlato a SLC

In aumento (dato indicativo)

Aumento delle assenze per disturbi psicologici e psicosomatici nella PA e nella sanità nel triennio 2022-2024 (fonte indicativa)

Presentismo

Fenomeno rilevante

Lavoratori presenti ma non produttivi a causa di disagio psicologico: costo stimato superiore all'assenteismo (fonte EU-OSHA indicativa)

Burnout nelle professioni sanitarie

Prevalenza elevata

Studi post-pandemia segnalano prevalenza significativa di esaurimento emotivo nel personale sanitario (dato indicativo)

Valori indicativi. Elaborazione su EU-OSHA, INAIL e letteratura scientifica internazionale.

Il legame tra rischio psicosociale e assenteismo/presentismo: impatto economico sulle aziende

Il rischio psicosociale non produce soltanto danni alla salute individuale dei lavoratori: genera costi economici diretti e indiretti rilevanti per le organizzazioni. EU-OSHA stima che lo stress lavoro-correlato sia responsabile, a livello europeo, di una quota significativa delle giornate lavorative perse ogni anno. In Italia, i dati indicativi disponibili segnalano un trend di aumento delle assenze per cause psicologiche e psicosomatiche, in particolare nei settori pubblica amministrazione, sanità e istruzione.

Assenteismo da SLC

L'assenteismo correlato a stress e disagio psicologico presenta caratteristiche specifiche rispetto all'assenteismo da infortuni fisici: episodi più brevi ma più frequenti, difficoltà di diagnosi e attribuzione causale, maggiore stigma che porta al ritardo nella richiesta di cura. I costi diretti includono le indennità di malattia, la sostituzione del lavoratore assente e la redistribuzione dei carichi su colleghi presenti — che a loro volta aumentano il rischio di SLC in un effetto a cascata.

Presentismo

Il presentismo— la presenza fisica al lavoro in condizioni di disagio psicologico che impedisce la piena produttività — è un fenomeno economicamente più rilevante dell'assenteismo, pur essendo più difficile da misurare. Un lavoratore in stato di esaurimento o burnout che continua a lavorare produce output di qualità ridotta, commette più errori e aumenta il rischio di infortuni correlati a fattori umani (distrazione, stanchezza, ridotta reattività). Le stime EU-OSHA indicano che il costo del presentismo per stress lavoro-correlato potrebbe superare quello dell'assenteismo, sebbene i dati italiani specifici siano ancora limitati e di natura indicativa.

Voce di costoTipoImpatto organizzativo
Indennità di malattia e sostituzioneCosto direttoOnere INPS + costo sostituto temporaneo o straordinari dei colleghi
Riduzione della produttività (presentismo)Costo indirettoOutput ridotto, errori, qualità del servizio degradata
Turnover del personaleCosto indirettoCosti di selezione, formazione, perdita di know-how; il disagio SLC è tra le prime cause di dimissioni volontarie
Danni reputazionali e legaliCosto potenzialeContenziosi per danno biologico da SLC, art. 2087 c.c.; indagini ispettive PSAL
Incremento infortuni da fattori umaniCosto diretto + indirettoSLC riduce attenzione e reattività; aumenta il rischio di incidenti in settori ad alta intensità operativa

Tabella indicativa. Elaborazione su EU-OSHA e letteratura scientifica.

Strumenti validati per la valutazione: questionari HSE (Health and Safety Executive UK), DCSQ (Karasek), COPSOQ

La scelta dello strumento di rilevazione soggettiva per la fase approfondita della valutazione SLC deve essere guidata da criteri di validità psicometrica, pertinenza rispetto al contesto organizzativo e compatibilità con il metodo INAIL. Di seguito una descrizione approfondita dei tre strumenti principali.

HSE Management Standards Indicator Tool

Sviluppato dall'Health and Safety Executive del Regno Unito e adattato da INAIL per il contesto italiano, il questionario HSE è lo strumento di riferimento del metodo INAIL. Rileva sette dimensioni psicosociali organizzate in standard di gestione (Management Standards):

DCSQ — Demand-Control-Support Questionnaire (Karasek e Theorell)

Il modello Job Demand-Control di Karasek (1979), successivamente esteso con la dimensione del supporto sociale da Theorell, è uno dei paradigmi teorici più solidi in letteratura. Il DCSQ rileva tre dimensioni:

I lavoratori in condizione di «high strain» (alto carico, basso controllo) e «iso-strain» (alto carico, basso controllo, basso supporto) sono quelli a maggiore rischio di SLC e patologie cardiovascolari correlate allo stress.

COPSOQ — Copenhagen Psychosocial Questionnaire

Il COPSOQ (Kristensen et al., 2000; terza versione 2019) è lo strumento più articolato, con oltre 40 dimensioni psicosociali. Disponibile in versione breve (23 item, adatta a piccole aziende), media e lunga, è stato validato in numerosi Paesi europei inclusa l'Italia. Copre dimensioni che gli altri strumenti non rilevano: qualità della leadership, comunità lavorativa, significato del lavoro, impegno lavorativo. La versione breve è utilizzabile come screening iniziale; la versione lunga fornisce una fotografia psicosociale organizzativa più completa.

Misure preventive efficaci: supervisione clinica, EAP, formazione dei manager, work-life balance

Le misure di prevenzione del rischio psicosociale si classificano — analogamente agli altri rischi lavorativi — in misure primarie (rimozione o riduzione delle fonti di rischio), misure secondarie (potenziamento delle risorse individuali e di gruppo) e misure terziarie (supporto a lavoratori già in difficoltà). Le più efficaci agiscono sulla struttura organizzativa, non solo sul singolo lavoratore.

Misure primarie: interventi sull'organizzazione del lavoro

Misure secondarie: formazione e supporto

Misure terziarie: supporto ai lavoratori in difficoltà

Formazione manager su leadership positiva

Sviluppare competenze di comunicazione, riconoscimento precoce del disagio e gestione costruttiva dei conflitti nei responsabili di team

EAP — Employee Assistance Program

Sportello psicologico riservato, consulenze brevi, supporto per problemi legali/finanziari: riduce assenteismo e aumenta il senso di cura organizzativa

Supervisione clinica per professioni di aiuto

Misura evidence-based per prevenire il burnout in operatori sanitari, educatori e assistenti sociali; da includere nel piano di prevenzione del rischio psicosociale

Politiche di disconnessione digitale

Definire orari di reperibilità, vietare messaggi fuori orario su piattaforme di lavoro, garantire il diritto alla disconnessione previsto dal D.Lgs. 81/2017

Approfondisci

FAQ — Rischio psicosociale e stress lavoro-correlatoFAQ

L'art. 28 D.Lgs. 81/08 obbliga davvero a valutare lo stress lavoro-correlato?
Sì. L'art. 28, comma 1, del D.Lgs. 81/08 stabilisce che la valutazione dei rischi deve riguardare «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004». L'obbligo è cogente per tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore. La mancata valutazione dello SLC nel DVR configura una violazione dell'art. 28, punibile con le sanzioni previste dall'art. 55 del D.Lgs. 81/08 (arresto da tre a sei mesi o ammenda). Non è sufficiente una mera dichiarazione di assenza del rischio: occorre un percorso valutativo strutturato e documentato.
Qual è il metodo riconosciuto in Italia per valutare lo stress lavoro-correlato?
In Italia la metodologia di riferimento è quella elaborata da INAIL (aggiornamento 2017), che prevede una valutazione preliminare basata su indicatori oggettivi (eventi sentinella, fattori di contenuto e di contesto del lavoro) e, se necessario, una valutazione approfondita che include la rilevazione della percezione soggettiva dei lavoratori tramite questionari validati. La valutazione preliminare si articola in tre aree: indicatori aziendali (es. assenteismo, infortuni, ricambio del personale), contenuto del lavoro (carichi, orari, ambiente) e contesto del lavoro (autonomia, ruolo, relazioni, interfaccia casa-lavoro). I questionari validati più utilizzati per la fase approfondita sono l'HSE Management Standards Indicator Tool (adattato al contesto italiano da INAIL), il DCSQ di Karasek (Demand-Control-Support Questionnaire) e il COPSOQ (Copenhagen Psychosocial Questionnaire).
Il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile in caso di danni da stress lavoro-correlato?
Sì. La responsabilità del datore di lavoro per danni alla salute psicofisica del lavoratore causati da SLC si fonda su due piani distinti: l'art. 2087 del Codice Civile (obbligo generale di tutela dell'integrità psicofisica del lavoratore) e il D.Lgs. 81/08 (obbligo specifico di valutazione e prevenzione del rischio). La giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. Sez. Lavoro) ha affermato in più occasioni che il datore risponde dei danni da stress lavoro-correlato se il lavoratore dimostra: il nesso causale tra le condizioni di lavoro e il danno patito, l'entità del pregiudizio subito e la conoscibilità del rischio da parte del datore. La presenza di un DVR che includa la valutazione SLC aggiornata e delle misure di prevenzione adottate costituisce elemento difensivo rilevante.
Qual è la differenza tra stress lavoro-correlato e mobbing?
Lo stress lavoro-correlato (SLC) è una condizione di disagio che può derivare da fattori organizzativi e ambientali (carichi eccessivi, scarsa autonomia, ruolo ambiguo, mancanza di supporto) e non presuppone necessariamente un intento persecutorio. Il mobbing, invece, è caratterizzato da comportamenti sistematici e intenzionalmente ostili o persecutori perpetrati da superiori (bossing) o colleghi nei confronti di uno specifico lavoratore, con l'obiettivo di emarginarlo o costringerlo alle dimissioni. Ai fini della valutazione del rischio ex art. 28 D.Lgs. 81/08, entrambi devono essere considerati, ma la violenza e le molestie morali (incluso il mobbing) rientrano nel più ampio campo del rischio psicosociale disciplinato anche dall'Accordo Quadro Europeo del 26 aprile 2007 sulle molestie e la violenza sul lavoro, distinto dall'Accordo SLC del 2004.

Fonti normative

La tua azienda ha valutato il rischio psicosociale nel DVR?

Ti supportiamo nella valutazione dello stress lavoro-correlato secondo il metodo INAIL, nella predisposizione della documentazione richiesta dall'art. 28 D.Lgs. 81/08 e nella progettazione di misure preventive adeguate al tuo settore.