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Osservatorio · Pesca Professionale

Sicurezza nella Pesca Professionale Italiana

La pesca professionale (ATECO 03.11) è tra i settori con i tassi di mortalità per infortuni più elevati in assoluto, sia in Italia che in Europa. Analisi su dati INAIL indicativi, confronto EMSA, rischi specifici (caduta in mare, intrappolamento reti, macchinari), malattie professionali dei marinai pescatori e quadro normativo D.Lgs. 271/1999 e ILO C188.

ATECO 03.11Pesca in acque marine25-30kPescatori professionali stimati (INPS — indicativo)EMSAConfronto europeo incidenti marittimiILO C188Convenzione internazionale sicurezza pesca
Risposta rapida

La pesca professionale italiana è classificata tra i settori lavorativi con la più alta incidenza di infortuni mortali, con un tasso di mortalità stimato indicativamente 5-10 volte superiore alla media manifatturiera (dato indicativo da fonti EUROSTAT ed EMSA). Le cause principali comprendono caduta in mare (man overboard), intrappolamento in cime e reti da pesca, e contatto con macchine da pesca. Il quadro normativo integra D.Lgs. 271/1999 (sicurezza lavoratori marittimi), D.Lgs. 81/08 e la Convenzione ILO C188 (ratificata con D.Lgs. 53/2011). Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili alla tua imbarcazione o impresa ittica. Tutti i valori numerici sono indicativi.

Nota metodologica

I dati riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data (ATECO 03.11), dai Rapporti Annuali INAIL, dai report EMSA (European Maritime Safety Agency) e dalla letteratura scientifica di settore. Il settore pesca presenta una significativa sottostima degli infortuni per le ragioni descritte nella pagina. I valori non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati consultare INAIL Open Data e i report pubblici EMSA.

Profilo del settore pesca professionale italiano

L'Italia è tra i principali Paesi dell'Unione Europea per dimensioni della flotta peschereccia: si stima indicativamente la presenza di 5.000-6.000 imbarcazioni attive (fonte: dati Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste — MIPAAF/MASAF, elaborazione indicativa). La forza lavoro del settore è stimata in circa 25.000-30.000 pescatori professionali iscritti ai registri INPS (stima indicativa).

I principali porti pescherecci italiani per volume di sbarchi e dimensione della flotta sono:

Le principali tipologie di pesca praticata, con diversi profili di rischio, sono:

La stagionalitàè un elemento rilevante: la piccola pesca costiera è più intensa in estate, mentre la pesca a grandi distanze opera tutto l'anno con rischi maggiori nei mesi invernali per le condizioni meteo avverse.

Infortuni INAIL nel settore pesca: dati indicativi 2020-2024

Il settore della pesca professionale è riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale e dalle agenzie europee come uno dei settori con i più alti tassi di infortuni mortali in assoluto. In Italia, i dati INAIL per il codice ATECO 03.11 (Pesca in acque marine e lagunari) indicano indicativamente:

Causa di infortunioIncidenza stimataNote
Annegamento / caduta in mare (man overboard)~30-35% degli infortuni gravi/mortali (stima indicativa)Prima causa di mortalità — rischio letale in acque aperte
Intrappolamento in reti e cime da pesca~20% (stima indicativa)Rischio amputazione e trascinamento — pesca a strascico e palangari
Contatto con macchine da pesca (verricelli, argani)~15% (stima indicativa)Schiacciamento, amputazione — assenza dispositivi di sicurezza
Caduta su pontile, banchina o a bordo~12% (stima indicativa)Superfici scivolose, mare mosso, mancanza di corrimani
Incendio / esplosione a bordo~5% (stima indicativa)Stiva carburante, impianto elettrico, cucine a bordo
Altre cause (colpo di sole, agenti biologici, MMC)ResidualePunture, lombalgia, patologie da stress termico

Tabella con valori indicativi. Elaborazione su letteratura INAIL, EMSA e dati di settore. Non costituisce classifica ufficiale. I totali possono non sommare a 100% per arrotondamento e categorie residuali.

Sottostima strutturale degli infortuni nella pesca

I dati ufficiali INAIL per il settore pesca sono soggetti a una significativa sottostima strutturale dovuta a: (1) elevata presenza di lavoratori irregolari e non assicurati, in particolare lavoratori stranieri su flotte siciliane e adriatiche; (2) difficoltà logistica di denuncia degli infortuni da imbarcazioni in alto mare distanti dalla costa; (3) cultura del settore che storicamente disincentiva la denuncia degli infortuni minori; (4) presenza di lavoratori con contratti atipici o a cottimo non sempre coperti dall'assicurazione obbligatoria. I dati reali sono quindi indicativamente superiori a quelli ufficiali.

Confronto europeo — EMSA e dati UE

L'Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA — European Maritime Safety Agency) pubblica rapporti annuali sugli incidenti marittimi che includono il settore della pesca. I dati EMSA indicano sistematicamente la pesca come il settore con il più alto tasso di fatalità nel trasporto marittimo europeo.

Pesca vs. navigazione commerciale

5-8 decessi / 10.000 lavoratori (stima indicativa)

vs. ~1-2/10.000 per la navigazione commerciale — fonte: letteratura EMSA/ILO indicativa

Pesca UE: tipologia incidenti

Naufragio e caduta in mare predominanti

EMSA Annual Overview of Marine Casualties identifica la pesca tra i segmenti più rischiosi

ILO C188 (2007)

Ratificata da Italia con D.Lgs. 53/2011

Obiettivo: PSN obbligatorio, DPI, formazione, condizioni di vita a bordo

FEAMPA — Fondi UE

Cofinanziamento DPI e formazione

Fondo Europeo Affari Marittimi, Pesca e Acquacoltura: misure per la sicurezza a bordo

Valori indicativi. Elaborazione su dati EMSA, ILO e letteratura di settore.

Il confronto europeo evidenzia che il problema della sicurezza nella pesca professionale non è specifico dell'Italia: si tratta di un fenomeno strutturale in tutta l'UE, legato alla natura intrinsecamente pericolosa dell'attività (mare aperto, condizioni meteo variabili, attrezzature sotto tensione, equipaggi ridotti). La Convenzione ILO C188— Work in Fishing Convention, 2007 — rappresenta lo standard internazionale di riferimento per la tutela dei lavoratori nella pesca, imponendo requisiti minimi per il Piano di Sicurezza della Nave, i DPI, la formazione e le condizioni di vita a bordo. L'Italia ha ratificato la C188 con il D.Lgs. 27 febbraio 2011, n. 53.

Rischi specifici e cause di infortuni nella pesca

Il profilo di rischio della pesca professionale è determinato dalla combinazione di fattori ambientali (mare aperto, condizioni meteo), organizzativi (equipaggi ridotti, turni notturni) e tecnici (macchinari sotto tensione, attrezzature da pesca complesse).

Caduta in mare (Man Over Board — MOB)

La caduta in mareè la prima causa di mortalità nella pesca professionale. Si verifica principalmente durante: operazioni di bordo nelle ore notturne con scarsa visibilità, colpi di mare improvvisi (moto ondoso forza 4-6+ Beaufort) che proiettano i lavoratori oltre il bordo, scivolamento su superfici bagnate e senza corrimani adeguati, e operazioni di recupero reti su imbarcazioni di piccole dimensioni con coperta sovraffollata di attrezzature. Le imbarcazioni sotto i 12 metri sono spesso prive di sistemi di protezione collettiva contro la caduta in mare (reti di bordo, corrimani, linee vita), in parte per l'esenzione regolamentare e in parte per ragioni pratiche legate all'esiguità della coperta.

Intrappolamento in reti e cime da pesca

L'intrappolamento in reti e cimeè la seconda causa di infortuni gravi. Durante le operazioni di filatura e recupero delle reti a strascico, le cime sotto tensione (possono sopportare forze di migliaia di chilogrammi) rappresentano un pericolo di amputazione e trascinamento immediato. Il rischio è massimo durante la fase di virata della rete con il verricello idraulico: un intrappolamento dell'arto in una cima in movimento può portare all'amputazione traumatica in pochi secondi. Le misure preventive (dispositivi di arresto di emergenza sui verricelli, distanza di sicurezza dall'attrezzatura in movimento, procedure operative scritte) sono spesso assenti o non applicate nelle piccole imbarcazioni.

Contatto con macchine da pesca

Verricelli, argani, salpancore e macchinari per la lavorazione del pesce a bordo presentano rischi di schiacciamento, taglio e amputazionesignificativi. L'assenza di protezioni (carter, ripari fissi) su macchinari da pesca è frequente, sia per ragioni di usura e mancata manutenzione, sia per la resistenza degli operatori all'uso di protezioni percepite come intralcio operativo. Il D.Lgs. 81/08 (Titolo III — uso delle attrezzature di lavoro) si applica anche a bordo delle imbarcazioni da pesca, ma il rispetto è difficile da verificare in mare aperto.

Stanchezza da turni notturni e lunghe sortite

Il lavoro notturnoe le sortite prolungate (più giorni in mare) determinano accumulo di stanchezza e riduzione della vigilanza, fattore contributivo in molti infortuni da errore comportamentale. La pesca notturna con lampare per calamari e acciughe, molto praticata nel Mediterraneo, espone i lavoratori a rischi elevati in condizioni di visibilità ridotta e affaticamento cronico. La Convenzione ILO C188 prevede disposizioni sulle ore di riposo minimo, ma l'applicazione su piccole imbarcazioni familiari è difficile da monitorare.

Manutenzione in navigazione senza procedure LOTO

La manutenzione di macchinari (motori, verricelli, salpancore) eseguita durante la navigazione o durante le operazioni di pesca — senza procedure di blocco/sezionamento dell'energia (Lock-Out/Tag-Out — LOTO) — è una causa frequente di infortuni gravi. Le piccole imbarcazioni non dispongono in genere di procedure LOTO formalizzate, e la cultura del settore favorisce interventi rapidi senza sezionamento dell'energia.

Rischio biologico e punture da pesci velenosi

La manipolazione del pescato espone i lavoratori a punture di pesci velenosi(tracina, scorfano, razza), con effetti che possono richiedere cure mediche immediate. La contaminazione batterica (Vibrio cholerae, Listeria, Salmonella) durante la lavorazione del pesce a bordo in condizioni igieniche non ottimali rappresenta un ulteriore rischio biologico.

Malattie professionali nella pesca

Oltre agli infortuni acuti, i pescatori professionali sono esposti a un profilo specifico di malattie professionali croniche legate alle condizioni peculiari del lavoro in mare.

Patologie muscoloscheletriche

Lombalgia cronica e patologie della spalla (cuffia dei rotatori) da sollevamento reti e cassette di pesce, movimenti ripetitivi prolungati durante la sortita. Tra le malattie professionali più denunciate dai pescatori.

Ipoacusia professionale

Danno uditivo permanente da esposizione cronica al rumore dei motori diesel da pesca, a bordo di imbarcazioni prive di cabine insonorizzate. Malattia professionale tabellata INAIL.

Patologie dermatologiche

Esposizione cronica al sole, vento marino e salsedine può determinare cheratosi attinica (lesione pre-neoplastica) e accelerare lo sviluppo di carcinoma cutaneo. Uso di creme solari e indumenti protettivi raccomandato.

Malattie cardiovascolari e del sonno

Stress prolungato da condizioni di isolamento, rischio costante e lavoro notturno può favorire disturbi del sonno, ipertensione arteriosa e patologie cardiovascolari nei pescatori di età avanzata.

Le malattie professionali nella pesca sono storicamente sottodichiarate rispetto ad altri settori industriali: la difficoltà di attribuire una patologia cronica a un'attività lavorativa svolta per decenni in condizioni variabili, la bassa propensione alla denuncia, e la difficoltà di accesso ai servizi sanitari specialistici per lavoratori che si allontanano dalla costa per periodi prolungati, contribuiscono alla sottostima. La sorveglianza sanitaria da parte di un medico competente è obbligatoria anche per i pescatori ai sensi del D.Lgs. 271/1999, ma il controllo dell'adempimento è difficile per le piccole imbarcazioni.

Stagionalità degli infortuni nella pesca

La distribuzione temporale degli infortuni nella pesca professionale è fortemente influenzata dalla stagionalità delle condizioni meteo marine e dai cicli di pesca.

Gli infortuni più gravi e mortali sono concentrati nei mesi invernali (novembre-marzo)per le seguenti ragioni:

Inversamente, la piccola pesca costiera estiva presenta un profilo di rischio più basso per: acque più calme, vicinanza alla costa, temperature marine elevate (minor rischio ipotermia in caso di caduta), presenza di maggior traffico marittimo che facilita i soccorsi. Tuttavia, anche in estate si verificano infortuni legati alla pesca notturna e alla sopravvalutazione delle condizioni meteo da parte dei pescatori.

La stagionalità richiede adattamento del Piano di Sicurezza della Nave (PSN) alle condizioni operative stagionali: verifica dei DPI termici per la stagione invernale, aggiornamento delle procedure di emergenza, verifica dei dispositivi di galleggiamento e degli EPIRB (Emergency Position Indicating Radio Beacon) prima delle sortite invernali.

Regolamentazione e gap di enforcement

Il quadro normativo per la sicurezza nella pesca professionale italiana è articolato ma presenta significativi gap di enforcement, in particolare per le imbarcazioni di dimensioni ridotte.

D.Lgs. 271/1999 — Sicurezza dei lavoratori marittimi

Il D.Lgs. 27 luglio 1999, n. 271recepisce la Direttiva 93/103/CE e disciplina le prescrizioni minime di sicurezza e salute dei lavoratori a bordo dei pescherecci. Individua l'armatore come datore di lavoro e impone la redazione del Piano di Sicurezza della Nave (PSN), la nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), la sorveglianza sanitaria da parte di un medico competente e l'utilizzo di DPI adeguati ai rischi di bordo. Si applica in integrazione con il D.Lgs. 81/08.

ILO C188 — Convenzione sul Lavoro nella Pesca (D.Lgs. 53/2011)

La Convenzione ILO C188(Work in Fishing Convention, 2007) è il principale strumento internazionale per la tutela dei lavoratori nella pesca professionale. Ratificata dall'Italia con D.Lgs. 27 febbraio 2011, n. 53, stabilisce standard minimi per: condizioni di vita e di lavoro a bordo, ore di lavoro e di riposo, equipaggiamento di sicurezza, formazione dei pescatori. Il suo ambito di applicazione copre imbarcazioni di almeno 24 metri di lunghezza o con sortite superiori a 3 giorni in acque internazionali; per le imbarcazioni più piccole si applicano disposizioni ridotte.

Gap di enforcement: le piccole barche (<12 m)

L'applicazione della normativa è spesso lacunosa per le imbarcazioni di lunghezza inferiore a 12 metri, che rappresentano la quota più numerosa della flotta peschereccia italiana (piccola pesca artigianale). Le ragioni principali del gap di enforcement sono:

Iniziative di settore

Per contrastare queste criticità sono attive diverse iniziative:

Approfondisci

FAQ — Sicurezza nella pesca professionale italianaFAQ

Come vengono calcolati gli infortuni nel settore della pesca in Italia?
Gli infortuni nel settore della pesca (ATECO 03.11 — Pesca in acque marine e lagunari) vengono rilevati da INAIL attraverso le denunce presentate dai datori di lavoro e dai lavoratori autonomi iscritti all'assicurazione obbligatoria. Il sistema si basa sulla denuncia telematica dell'infortunio entro 48 ore dall'evento (se mortale o con prognosi superiore ai 3 giorni). Per il settore pesca esistono criticità strutturali che determinano una significativa sottostima: la presenza di lavoratori irregolari non assicurati, le difficoltà logistiche di denuncia da imbarcazioni in alto mare, e la presenza di lavoratori stranieri a bordo di flotte non sempre coperte dall'assicurazione italiana. I dati INAIL Open Data per l'ATECO 03.11 sono accessibili ma riflettono solo la quota di infortuni regolarmente denunciati. Per i dati aggiornati e definitivi è necessario consultare direttamente le banche dati INAIL.
Quali sono le principali differenze di sicurezza tra la pesca a strascico e la piccola pesca costiera?
La pesca a strascico (trawling) e la piccola pesca costiera presentano profili di rischio significativamente diversi. La pesca a strascico opera tipicamente in alto mare con imbarcazioni di dimensioni medie-grandi (oltre 12 metri), sortite prolungate (anche diversi giorni), distanza dalla costa elevata e utilizzo di reti pesanti e cime sotto tensione: il rischio di intrappolamento in cime e reti è molto elevato, così come il rischio di caduta in mare in condizioni di mare aperto. La piccola pesca costiera (artigianale) opera vicino alla costa con imbarcazioni di dimensioni ridotte, sortite giornaliere e tecniche meno meccanizzate (reti da posta fisse, nasse, ami): il rischio principale è la caduta in mare, ma la vicinanza alla costa riduce i tempi di soccorso. In entrambi i casi il D.Lgs. 271/1999 e la normativa ILO C188 impongono il Piano di Sicurezza della Nave (PSN) adeguato alle caratteristiche specifiche dell'imbarcazione e del tipo di pesca praticata.
I pescatori stranieri sono coperti dall'assicurazione INAIL in Italia?
In linea di principio, tutti i lavoratori che svolgono attività di pesca a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana — indipendentemente dalla loro nazionalità — sono soggetti alla normativa italiana sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08, D.Lgs. 271/1999) e hanno diritto alla copertura assicurativa INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Tuttavia, la presenza di lavoratori stranieri irregolari nella pesca italiana è significativa, in particolare nelle flotte siciliane e adriatiche: questi lavoratori, pur svolgendo la stessa attività, non beneficiano in pratica della copertura assicurativa INAIL perché non risultano iscritti ai registri INPS e non sono titolari di un contratto di lavoro regolare. La Capitaneria di Porto e l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) effettuano verifiche sull'esistenza dei contratti di lavoro a bordo, ma i controlli in alto mare sono strutturalmente limitati.
Cosa sta facendo l'UE per ridurre la mortalità nella pesca professionale?
L'Unione Europea ha adottato un approccio multilivello per migliorare la sicurezza nella pesca professionale. Sul piano normativo, la Direttiva 93/103/CE (recepita in Italia con D.Lgs. 271/1999) ha stabilito requisiti minimi di sicurezza per i lavoratori a bordo dei pescherecci. L'ILO C188 — Convenzione sul Lavoro nella Pesca del 2007, ratificata dall'Italia con D.Lgs. 53/2011 — ha aggiornato gli standard internazionali. Sul piano del monitoraggio, l'EMSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima) pubblica rapporti annuali sugli incidenti marittimi che includono il settore della pesca. Sul piano economico, i Fondi FEAMP/FEAMPA (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l'Acquacoltura) prevedono misure di cofinanziamento per l'acquisto di DPI, dispositivi di sicurezza a bordo (EPIRB, salvagenti) e formazione dei pescatori. Rimane aperta la questione del enforcement: l'applicazione concreta della normativa a bordo dei piccoli pescherecci è difficile da verificare sistematicamente.

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Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili: Piano di Sicurezza della Nave, DVR specifico per la pesca, DPI a bordo, sorveglianza sanitaria e adempimenti ILO C188.

Fonti normative