Vai al contenuto
123 Consulenza123Consulenza
Osservatorio · Industria navale e marittima

Infortuni nell'industria navale e marittima

La cantieristica navale e il trasporto marittimo (ATECO 30.1, 50.1-50.2) presentano profili di rischio tra i più complessi dell'industria italiana: cadute dall\'alto, ambienti confinati, amianto storico e rumore da saldatura. Analisi su stime INAIL e normativa specifica di settore.

ATECO 30.1Costruzione di imbarcazioniATECO 50Trasporto per vie d'acqua3 livelliNormativa: D.Lgs. 271/99, 81/08, MLC 2006INAILFonte open data
Risposta rapida

L'industria navale e marittima italiana — che comprende la cantieristica navale (costruzione e riparazione di navi e imbarcazioni, ATECO 30.11-30.12) e il trasporto marittimo (ATECO 50.1-50.2) — presenta un profilo infortunistico tra i più elevati del manifatturiero e dei trasporti. I poli cantieristici principali (Trieste, Genova, Napoli, Taranto, Palermo) concentrano lavorazioni ad alta pericolosità: cadute dall'alto da ponteggi navali, lavoro in ambienti confinati, esposizione storica ad amianto e rumore intenso da saldatura. Il quadro normativo integra D.Lgs. 81/08, D.Lgs. 271/1999 (sicurezza lavoratori marittimi) e la Maritime Labour Convention MLC 2006 dell'ILO.

Caratteristiche del settore navale e marittimo in Italia

Il settore navale italiano si articola in due grandi comparti con profili di rischio distinti ma correlati. La cantieristica navale(costruzione, conversione e riparazione di navi) occupa decine di migliaia di lavoratori diretti e dell'indotto nei grandi poli industriali costieri: Trieste (Fincantieri), Genova (riparazioni e costruzione), Napoli (cantieri di Castellammare di Stabia), Taranto (Marina Militare e civile), Palermo e Messina. Il trasporto marittimo(armatori, compagnie di navigazione, traghetti, navi da carico, petroliere) impiega personale marittimo soggetto a un regime normativo parzialmente distinto da quello terrestre.

Le caratteristiche strutturali che rendono il settore particolarmente complesso dal punto di vista della sicurezza includono:

Nota metodologica

Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

Rischi principali nella cantieristica navale e nel trasporto marittimo

Il profilo di rischio del settore è multiforme e richiede una valutazione che non si limiti ai rischi singoli ma consideri le interazioni tra fattori di pericolo che si manifestano simultaneamente nello stesso spazio di lavoro.

Cadute dall'alto e rischi da ponteggi navali

Le cadute dall'altorappresentano storicamente la prima causa di infortuni mortali nella cantieristica navale. I ponteggi installati lungo le fiancate dello scafo, sulle superfici inclinate della prua e della poppa, e all'interno delle cale raggiungono quote considerevoli su superfici non orizzontali. La normativa applicabile è il Titolo IV D.Lgs. 81/08 (cantieri temporanei o mobili), che impone l'obbligo di Piano Operativo di Sicurezza (POS), la progettazione dei ponteggi con relazione tecnica (oltre i 20 m di altezza), e l'uso di sistemi di arresto caduta (imbragature, linee vita ancorate allo scafo) per lavori in quota.

I bacini di carenaggio introducono un rischio aggiuntivo specifico: la caduta in vasca durante le operazioni di alaggio e varo, e il rischio di investimento da parte di gru navali di grande portata (fino a 800 tonnellate nei cantieri maggiori) durante le operazioni di sollevamento di sezioni dello scafo.

Ambienti confinati: doppio fondo, cale e cofferdam

Il lavoro in ambienti confinatinella cantieristica navale è disciplinato dal D.P.R. 14 settembre 2011, n. 177, che impone procedure specifiche di accesso sicuro: verifica dell'atmosfera interna (ossigeno, gas infiammabili, vapori tossici), nomina del preposto supervisore esterno, dotazione di autorespiratori e linea di comunicazione permanente. I rischi principali sono l'asfissia da carenza di ossigeno (frequente nei serbatoi chiusi per corrosione del metallo), l'avvelenamento da idrogeno solforato (H₂S) nelle cisterne di carico di petroliere, e l'esplosione da vapori di carburante residui.

Esposizione storica ad amianto: lagging e coibentazione

L'esposizione ad amiantoin ambito navale è un rischio prevalentemente storico ma con conseguenze sanitarie attuali e future. L'amianto (asbesto) fu ampiamente utilizzato nelle costruzioni navali fino agli anni '80-'90 come coibente termico e acustico: lagging delle tubature vapore, rivestimento delle paratie tagliafuoco, guarnizioni delle caldaie, pannelli fonoisolanti delle cabine, trecce di tenuta nelle flange. La L. 257/1992 ne ha vietato l'uso, ma le navi costruite prima di tale data e ancora in servizio o in demolizione presentano ancora materiali contenenti amianto (MCA) che richiedono bonifica da parte di imprese qualificate (iscrizione all'Albo Gestori Ambientali, Cat. 10-A e 10-B).

Le malattie professionali correlate all'amianto — mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare, asbestosi — hanno latenza fino a 40 anni: i casi che si manifestano oggi derivano da esposizioni avvenute negli anni '70-'80 nei cantieri navali. INAIL riconosce il mesotelioma come malattia professionale tabellata per i lavoratori ex-cantieristi navali e gestisce il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) attraverso il Centro Operativo Nazionale dei Mesoteliomi.

Solventi, vernici e rischio chimico nelle operazioni di verniciatura

La verniciatura degli scafi(applicazione di primer antivegetativi, rivestimenti anticorrosione epossidici, pitture bituminose) espone i lavoratori a solventi organici aromatici (xilene, toluene, stirene) e a biocidi antivegetativi. Il Titolo IX D.Lgs. 81/08 disciplina la valutazione del rischio chimico e impone la verifica dei valori limite di esposizione occupazionale (TLV-TWA), la misurazione dell'esposizione nelle operazioni di sabbiatura e verniciatura in locali chiusi, e l'uso di respiratori con filtro combinato gas/vapori.

Rumore da saldatura, molatura e sabbiatura

Il rumore da lavorazioni meccanicheè pervasivo nella cantieristica navale: saldatura ad arco, molatura, rivettatura, sabbiatura ad alta pressione, martellatura delle lamiere generano livelli di pressione sonora che spesso superano gli 85-90 dB(A). Il Titolo VIII D.Lgs. 81/08 impone misurazioni fonoaudiometriche dell'ambiente, sorveglianza sanitaria uditiva con audiometria periodica, e fornitura di DPI anticovulnerativi adeguati (cuffie, tappi). La combinazione di rumore e vibrazione (uso di utensili pneumatici) può determinare la sindrome da vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio (HAVS).

Cadute dall'alto

Prima causa infortuni mortali

Ponteggi navali, bordo nave, bacini di carenaggio

Ambienti confinati

Rischio asfissia/esplosione

Doppio fondo, cale, cofferdam, serbatoi

Amianto storico

Mesotelioma: latenza 40 anni

Lagging, coibentazione, navi ante 1992

Rumore e vibrazioni

Oltre 85 dB(A) frequente

Saldatura, molatura, sabbiatura, rivettatura

Valori indicativi. Elaborazione su dati INAIL aggregati e letteratura di settore.

Dati indicativi INAIL: infortuni e malattie professionali nel settore navale

I dati INAIL sui comparti della costruzione navale (ATECO 30.11-30.12) e del trasporto per vie d'acqua (ATECO 50) indicano un settore con indice di frequenza infortunistica superiore alla media manifatturiera e con una quota significativa di infortuni gravi (con prognosi superiore a 40 giorni) e mortali, legata prevalentemente alle cadute dall'alto.

Categoria di rischioIncidenza relativaNote
Cadute dall'alto (ponteggi, bordo nave)Molto elevata — prima causa infortuni mortaliTitolo IV D.Lgs. 81/08 — lavori in quota
Ambienti confinatiElevata — incidenti spesso plurivittimaD.P.R. 177/2011 — procedure di accesso
Malattie professionali da amiantoStoricamente elevata — casi in emersione latenteReNaM INAIL — mesotelioma tabellato
Trauma acustico professionale (TAP)Elevata — rumore pervasivoTitolo VIII D.Lgs. 81/08 — audiometria periodica
Dermatiti e malattie da solventiMedia — verniciatura scafiTitolo IX D.Lgs. 81/08 — rischio chimico
Infortuni da movimentazione carichiMedia — gru navali, carichi pesantiAllegato XXXIII D.Lgs. 81/08 — MMC

Tabella indicativa basata su elaborazioni INAIL aggregati e letteratura scientifica INAIL-CONTARP. Non costituisce classifica ufficiale.

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM)

Il ReNaM(Registro Nazionale dei Mesoteliomi) gestito dall'INAIL è lo strumento epidemiologico nazionale per la sorveglianza dei casi di mesotelioma maligno. I dati ReNaM evidenziano storicamente la cantieristica navale tra i comparti con maggiore incidenza di mesotelioma pleurico, con casi concentrati nelle aree geografiche dove sorgono i grandi cantieri (Genova, Trieste, Napoli-Castellammare, La Spezia, Taranto). Il ReNaM raccoglie dati sull'esposizione pregressa ad amianto degli ammalati, permettendo di risalire alle attività lavorative di decenni precedenti che hanno determinato l'insorgenza della malattia.

I lavoratori ex-cantieristi che sviluppano mesotelioma o asbestosi hanno diritto al riconoscimento della malattia professionale INAIL con conseguente rendita indennitaria e, in caso di decesso, rendita ai superstiti. Il termine per la denuncia di malattia professionale decorre dal momento in cui il lavoratore ha avuto conoscenza della diagnosi, non dall'esposizione.

Attenzione: valutazione del rischio da interferenze

Nella cantieristica navale la compresenza di più imprese appaltatrici nello stesso cantiere rende obbligatoria la redazione del DUVRI ex art. 26 D.Lgs. 81/08 e — quando applicabile il Titolo IV — del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) con nomina del Coordinatore per la Sicurezza in fase di esecuzione (CSE). La mancata redazione di questi documenti è tra le violazioni più frequentemente contestate dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) nei cantieri navali.

Normativa specifica: D.Lgs. 271/1999, D.Lgs. 81/08 e MLC 2006

Il settore navale e marittimo è soggetto a un quadro normativo stratificato che integra la normativa generale di sicurezza sul lavoro con disposizioni specifiche per il lavoro marittimo.

D.Lgs. 27 luglio 1999, n. 271 — Sicurezza dei lavoratori marittimi

Il D.Lgs. 271/1999recepisce la Direttiva 93/103/CE relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e salute nel lavoro a bordo delle navi da pesca e disciplina la sicurezza dei lavoratori marittimi a bordo di navi mercantili e passeggeri. Il decreto individua l'armatore come datore di lavoro e disciplina le misure di prevenzione specifiche per l'ambiente navale: stabilità delle superfici di calpestio, protezione dalla caduta in mare, misure di emergenza e abbandono nave, manutenzione dei mezzi di salvataggio. Si applica in integrazione con il D.Lgs. 81/08, che rimane il riferimento per la valutazione dei rischi e la documentazione (DVR, RSPP, sorveglianza sanitaria).

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 — Testo Unico Sicurezza sul Lavoro

Il D.Lgs. 81/08 si applica integralmente alle attività di cantieristica navale a terra (costruzione e riparazione nei bacini e negli scali) e alle attività nei porti. I titoli rilevanti per il settore navale comprendono: Titolo III (uso delle attrezzature di lavoro — gru, ponteggi, veicoli), Titolo IV (cantieri temporanei o mobili — PSC e POS), Titolo VIII (rischio rumore e vibrazioni), Titolo IX (rischio chimico da solventi e vernici), Titolo X (rischio biologico nelle acque di zavorra), Titolo XI (rischio amianto per navi in demolizione), e gli Allegati XXXII-XXXIII sulla movimentazione manuale dei carichi.

Maritime Labour Convention MLC 2006 (ILO)

La Maritime Labour Convention 2006dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro — in vigore internazionalmente dal 2013 e ratificata dall'Italia con L. 113/2013 — è definita il "quarto pilastro" del diritto marittimo internazionale. La MLC 2006 stabilisce standard minimi vincolanti per le condizioni di vita e di lavoro a bordo delle navi mercantili di stazza superiore a 500 GT: ore di lavoro e di riposo (massimo 14 ore di lavoro in 24 ore), sistemazioni alloggiative, assistenza medica, protezione della salute e sicurezza, procedure per i reclami. Le navi battenti bandiera di uno Stato che ha ratificato la MLC 2006 devono ottenere il Maritime Labour Certificate (MLC) rilasciato dall'autorità marittima competente (in Italia, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto — Guardia Costiera).

D.Lgs. 271/1999

Sicurezza lavoratori marittimi

Armatore come datore di lavoro

D.Lgs. 81/08

Sicurezza cantieristica a terra

DVR, RSPP, PSC, POS, DUVRI

MLC 2006 (ILO)

Standard internazionali a bordo

Navi >500 GT navigazione internazionale

Approfondisci

Domande frequenti sulla sicurezza nell'industria navale e marittimaFAQ

Quali sono i rischi principali per i lavoratori della cantieristica navale?
I lavoratori della cantieristica navale (ATECO 30.11-30.12) affrontano un profilo di rischio molto elevato e multiforme. I rischi prevalenti includono: cadute dall'alto da ponteggi navali e dal bordo nave; lavoro in ambienti confinati (doppio fondo, cale, cofferdam, cunicoli) con pericolo di asfissia da riduzione di ossigeno o accumulo di gas tossici; esposizione a rumori intensi da saldatura, rivettatura e sabbiatura; rischio chimico da solventi, vernici epossidiche e primer antivegetativi; esposizione storica all'amianto (lagging, coibentazione tubature) per il personale di manutenzione di navi costruite ante 1992. Il D.Lgs. 81/08 impone la redazione di un DVR specifico che consideri tutti questi fattori in combinazione.
La normativa MLC 2006 si applica alle navi battenti bandiera italiana?
Sì. La Maritime Labour Convention (MLC) 2006 dell'ILO — ratificata dall'Italia con L. 23 luglio 2013, n. 113 — si applica a tutte le navi battenti bandiera italiana di stazza lorda superiore a 500 GT che navigano in acque internazionali, con alcune eccezioni per navi da pesca e navigazione interna. La MLC 2006 integra il D.Lgs. 271/1999 (sicurezza lavoratori marittimi) e il D.Lgs. 81/08 stabilendo standard minimi per condizioni di vita e di lavoro, ore di riposo, sistemazioni alloggiative, assistenza medica e protezione della salute dei lavoratori marittimi.
L'amianto è ancora un rischio attuale nella cantieristica navale?
L'uso di amianto nelle costruzioni navali è vietato in Italia dal 1992 (L. 257/1992). Tuttavia, il rischio da amianto rimane attuale nelle operazioni di manutenzione, ristrutturazione e demolizione di navi costruite prima di tale data: coibentazioni di tubature, rivestimenti di paratie, guarnizioni di tenuta e materiali isolanti nelle caldaie possono ancora contenere amianto in concentrazioni pericolose. I lavoratori dei cantieri navali impegnati in queste attività sono esposti al rischio di inalazione di fibre di amianto con potenziale sviluppo di mesotelioma pleurico (malattia professionale tabellata INAIL con latenza fino a 40 anni). La valutazione del rischio amianto è disciplinata dal Titolo XI D.Lgs. 81/08 e richiede indagine documentale sulle caratteristiche costruttive della nave.
Chi è responsabile della sicurezza sul lavoro a bordo di una nave mercantile?
La responsabilità della sicurezza a bordo ha una struttura articolata. L'armatore (o l'operatore delegato) è il datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 271/1999 e risponde degli obblighi generali di prevenzione. Il comandante della nave esercita funzioni di datore di lavoro in loco con poteri-doveri in materia di sicurezza durante la navigazione. A bordo devono essere nominati il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Medico Competente per la sorveglianza sanitaria dei marittimi, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 271/1999 che recepisce la Direttiva 93/103/CE. La MLC 2006 aggiunge l'obbligo di un sistema di gestione della sicurezza e salute (Safety Management System — SMS) conforme al Codice ISM (International Safety Management Code).

Fonti normative

Hai un cantiere navale o un'impresa marittima e vuoi verificare i tuoi obblighi?

Ti aiutiamo a verificare gli obblighi applicabili: DVR specifico per cantieristica navale, ambienti confinati, rischio amianto, DUVRI per appalti e adempimenti MLC 2006.