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Osservatorio · Lavoratori stranieri

Lavoratori Stranieri e Infortuni sul Lavoro

Analisi degli infortuni che coinvolgono lavoratori stranieri in Italia, settori di rischio e obblighi dei datori di lavoro in materia di formazione e informazione multilingue.

Risposta rapida

I lavoratori stranieri in Italia rappresentano indicativamente il 15–20% della forza lavoro dipendente ma una quota proporzionalmente superiore delle denunce di infortunio, con un'incidenza relativa più elevata rispetto alla media. Le cause strutturali includono la concentrazione in settori ad alto rischio (edilizia, agricoltura, logistica, pulizie), la maggiore esposizione a lavoro irregolare, il turnover frequente e le barriere linguistiche che ostacolano la comprensione della formazione obbligatoria. Il D.Lgs. 81/08 si applica a tutti i lavoratori presenti in Italia indipendentemente dalla nazionalità o dalla regolarità del soggiorno. I dati riportati sono indicativi e basati su ordini di grandezza desunti dai Rapporti Annuali INAIL.

Nota metodologica

Tutti i valori numerici riportati in questa pagina sono indicativi e derivano da elaborazioni su ordini di grandezza desunti dalle banche dati INAIL Open Data e dai Rapporti Annuali INAIL. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

Quanti lavoratori stranieri si infortunano in Italia?

Secondo le elaborazioni su dati INAIL, i lavoratori stranieri (comunitari e non comunitari) rappresentano indicativamente il 15–20% della forza lavoro dipendente assicurata all'INAIL, ma la loro quota sul totale delle denunce di infortunio è stimata intorno al 18–22%. Questo scarto segnala un'incidenza relativa superiore alla media: a parità di ore lavorate, un lavoratore straniero presenta un profilo di rischio statisticamente più elevato.

Sul fronte degli infortuni mortali il divario è ancora più marcato: la quota di lavoratori stranieri tra le vittime di infortuni sul lavoro è stata storicamente superiore alla loro quota nell'occupazione totale, con una concentrazione particolarmente alta in edilizia e agricoltura.

Quota occupazione

~15–20%

Forza lavoro dipendente assicurata INAIL (indicativo)

Quota denunce infortuni

~18–22%

Incidenza relativa superiore alla media (indicativo)

Infortuni mortali

Sovra-rappresentati

Quota storicamente superiore alla quota occupazionale

Valori indicativi. Elaborazione su dati INAIL aggregati.

La distribuzione degli infortuni non è uniforme tra le nazionalità: le comunità con maggiore presenza in settori ad alto rischio (Romania, Moldavia, Marocco, Albania in edilizia; Bulgaria, Romania, India in agricoltura; Bangladesh, Pakistan nel settore manifatturiero e della logistica) mostrano concentrazioni specifiche di tipologie infortunistiche legate alle mansioni prevalentemente svolte.

Perché i lavoratori stranieri sono più esposti agli infortuni?

L'esposizione maggiore dei lavoratori stranieri al rischio di infortuni non è riconducibile a un unico fattore ma a un insieme di determinanti strutturali che si sommano e si amplificano:

Concentrazione in mansioni e settori a rischio elevato

I lavoratori stranieri sono sovra-rappresentati nelle occupazioni manuali, pesanti e pericolose: lavori di scavo e fondazioni in edilizia, raccolta manuale in agricoltura, guida di mezzi pesanti, pulizie industriali, macellazione e lavorazione carni. Queste mansioni presentano di per sé un profilo di rischio superiore alla media intersettoriale.

Barriere linguistiche nella formazione e comunicazione del rischio

La formazione obbligatoria prevista dall'art. 37 D.Lgs. 81/08 viene spesso erogata solo in italiano, anche quando il lavoratore non padroneggia sufficientemente la lingua. Il risultato pratico è che il lavoratore ottiene l'attestato di partecipazione ma non ha compreso le istruzioni di sicurezza, le procedure di emergenza o il corretto utilizzo dei DPI. Le istruzioni verbali durante il lavoro — "attento al cavo", "non passare sotto il carico", "indossa l'imbracatura" — non raggiungono chi non capisce la lingua.

Turnover elevato e scarsa esperienza nell'azienda

I lavoratori neoassunti, indipendentemente dalla nazionalità, presentano un rischio infortunistico più elevato nei primi mesi di lavoro. I lavoratori stranieri — spesso in posizioni precarie, con contratti a termine o stagionali — subiscono questo effetto in modo amplificato: cambiano frequentemente datore di lavoro, ambiente produttivo e tipologia di attrezzatura, ripartendo ogni volta dalla fase di apprendimento del contesto.

Maggiore concentrazione nel lavoro irregolare

Nelle situazioni di lavoro irregolare (lavoro nero, caporalato) le norme di sicurezza non vengono applicate sistematicamente: assenza di DVR, DPI non forniti, formazione non erogata, sorveglianza sanitaria assente. Il lavoratore irregolare, per timore di ritorsioni o di perdere il lavoro, tende inoltre a non denunciare gli infortuni lievi, determinando una sottostima del fenomeno nei dati INAIL.

Condizioni di vita e fatica accumulata

Condizioni abitative precarie, spostamenti lunghi, alimentazione non adeguata e scarso riposo contribuiscono alla fatica cronica, fattore di rischio riconosciuto per gli infortuni da distrazione, perdita di equilibrio o rallentamento dei tempi di reazione.

Obblighi del datore di lavoro per la formazione in lingua

Il quadro normativo vigente è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: la formazione deve essere comprensibile al lavoratore, non soltanto formalmente erogata.

Riferimento normativoContenuto dell'obbligo
Art. 37 D.Lgs. 81/08Formazione obbligatoria in "una lingua comprensibile" al lavoratore; i contenuti devono essere effettivamente compresi
Art. 36 D.Lgs. 81/08Informazione sui rischi specifici e sulle misure di prevenzione in modo comprensibile, anche attraverso materiale scritto in lingua
Accordo Stato-Regioni 2025Nessuna deroga all'obbligo di comprensibilità; aggiornamento dei requisiti formativi per settori a rischio elevato
Art. 18 D.Lgs. 81/08Obbligo del datore di lavoro di fornire DPI e di assicurare che il lavoratore ne comprenda il corretto utilizzo

Soluzioni pratiche adottabili dal datore di lavoro

Orientamento giurisprudenziale

Tribunali e Corte di Cassazione hanno riconosciuto in più occasioni la responsabilità del datore di lavoro per infortuni riconducibili a formazione erogata in una lingua non compresa dal lavoratore. L'attestato di partecipazione al corso non prova la comprensione dei contenuti e non esonera il datore dall'obbligo di verificare l'effettiva acquisizione delle competenze di sicurezza.

I lavoratori stranieri non comunitari (extra-UE) hanno gli stessi diritti in materia di sicurezza?

Sì, in modo pieno e senza riserve. Il D.Lgs. 81/08 si applica a tutti i lavoratori subordinati e assimilati presenti in Italia indipendentemente dalla nazionalità, dal tipo di contratto, dalla regolarità del permesso di soggiorno o dalla condizione di irregolarità lavorativa. Non esiste alcuna distinzione tra lavoratori comunitari e non comunitari per quanto riguarda:

Tutela INAIL per i lavoratori stranieri irregolari

L'art. 10 del T.U. INAIL (D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124) e la giurisprudenza consolidata riconoscono il diritto alla prestazione INAIL anche al lavoratore straniero in posizione irregolare che subisce un infortunio nello svolgimento di un'attività soggetta all'obbligo assicurativo. Il datore di lavoro che non ha provveduto all'assicurazione rimane responsabile sia per le sanzioni derivanti dall'impiego irregolare, sia per il pagamento del premio non versato all'INAIL.

Lavoratori stagionali: obblighi anche per contratti brevi

Il D.Lgs. 81/08 non prevede soglie minime di durata del contratto al di sotto delle quali gli obblighi formativi decadono. Anche per un contratto di 15 giorni per la raccolta dei pomodori il datore è tenuto ad erogare formazione generale e specifica, consegnare i DPI e verificare l'idoneità alla mansione. La prassi del "questo lo sa già fare" non costituisce adempimento degli obblighi di legge.

Settori con più infortuni gravi tra lavoratori stranieri

La distribuzione degli infortuni che coinvolgono lavoratori stranieri non è uniforme tra i settori produttivi. Alcune aree concentrano la maggior parte degli eventi gravi e mortali:

Edilizia

Cadute dall'alto, ribaltamento macchine operatrici, crolli, seppellimento

Lavoratori da Romania, Moldavia, Marocco, Bangladesh e Albania sovra-rappresentati nei ruoli di manovalanza e muratura. Alta incidenza di lavoro nero e appalti a cascata che diluiscono le responsabilità di sicurezza.

Agricoltura

Ribaltamento trattori, colpo di calore, fitofarmaci, attrezzi da taglio

Lavoratori stagionali da Bulgaria, Romania, India e Africa subsahariana concentrati nelle campagne di raccolta estive. Frequente caporalato e assenza di formazione anche minima.

Logistica e magazzini

Movimentazione manuale carichi (MMC), carrelli elevatori, turni notturni

Forte presenza di lavoratori da Bangladesh, Pakistan e India nelle aree logistiche dell'Emilia-Romagna e della Lombardia. Ritmi di lavoro elevati e scarsa attenzione alla valutazione del rischio ergonomico.

Pulizie e servizi

Rischio chimico da detergenti, scivolamento su superfici bagnate

Lavoratori prevalentemente da Sudamerica e Africa subsahariana. Lavoro spesso in orari notturni o molto precoci, in ambienti non presidiati, con ridotta supervisione e formazione sul rischio chimico.

Industria manifatturiera

Nel settore manifatturiero i lavoratori stranieri sono presenti in modo rilevante nella lavorazione carni e salumi, nella produzione ceramica (rischio silice), nel settore del legno e nella metalmeccanica di base. Gli infortuni più frequenti riguardano contatti con organi in movimento, tagli e amputazioni da attrezzatura da taglio, ustioni e ferite da schegge metalliche.

Analisi indicativa basata su dati INAIL aggregati per settore ATECO e nazionalità dei lavoratori infortunati.

Cosa può fare il datore di lavoro per ridurre gli infortuni tra lavoratori stranieri?

La riduzione del rischio infortunistico tra i lavoratori stranieri non richiede misure speciali o derogatorie: richiede l'applicazione rigorosa delle norme già vigenti con un'attenzione specifica alle barriere che rendono quella stessa applicazione meno efficace in questo contesto.

1. Formazione multilingue effettiva

Verificare che la formazione obbligatoria sia stata effettivamente compresa e non solo formalmente erogata. Integrare il percorso standard con materiale bilingue, video dimostrativi nella lingua del lavoratore e una verifica di apprendimento che vada oltre la semplice firma del registro presenze. L'Accordo Stato-Regioni 2025 rende ancora più chiaro che l'attestato non prova la comprensione.

2. Affiancamento iniziale sistematico

L'affiancamento da parte di un tutor (anche nella stessa lingua madre del nuovo assunto, ove possibile) nei primi giorni di lavoro riduce significativamente il rischio infortunistico nella fase di inserimento. Non deve essere una presentazione dell'azienda, ma un training on-the-job sulle procedure operative sicure specifiche per la mansione.

3. Mediatore culturale per la comunicazione del rischio

Un mediatore culturale non è solo un interprete: conosce le differenze di percezione del rischio tra culture diverse, può aiutare a identificare resistenze all'uso dei DPI legate a fattori culturali o pratici (disagio fisico, percezione di inefficacia) e facilita la comunicazione bidirezionale tra lavoratore e responsabile della sicurezza.

4. Revisione del DVR per includere la composizione della forza lavoro

Il Documento di Valutazione dei Rischi deve includere un'analisi specifica della composizione della forza lavoro come fattore di rischio organizzativo: quota di lavoratori stranieri, lingue prevalenti, livello di scolarizzazione, barriere linguistiche rilevate. Da questa analisi devono discendere misure concrete: tipo di formazione, lingua dei cartelli, procedure di segnalazione accessibili.

5. Procedure di segnalazione accessibili

I lavoratori stranieri segnalano meno frequentemente infortuni lievi e quasi-infortuni, per timore di conseguenze lavorative o per difficoltà a navigare le procedure burocratiche. Procedure semplificate, moduli multilingue, canali di segnalazione informale e un clima aziendale in cui la segnalazione non è vista come un problema consentono di intercettare i segnali deboli prima che diventino eventi gravi.

Lista di controllo per il datore di lavoro

  • La formazione è stata erogata in una lingua compresa dal lavoratore?
  • Il DVR analizza la composizione della forza lavoro come fattore di rischio?
  • I cartelli di sicurezza sono leggibili e comprensibili a chi non parla italiano?
  • Esiste una procedura di segnalazione degli infortuni accessibile anche in altra lingua?
  • I DPI sono stati consegnati e il lavoratore sa come usarli correttamente?
  • I lavoratori stagionali hanno ricevuto formazione prima di iniziare le attività?

Approfondisci

FAQ sicurezza lavoratori stranieriFAQ

Il datore di lavoro è responsabile se un lavoratore straniero non capisce l'italiano e si infortuna?
Sì. L'art. 37 del D.Lgs. 81/08 impone che la formazione sia erogata in una lingua comprensibile al lavoratore. Se il datore eroga un corso solo in italiano a un lavoratore che non padroneggia la lingua e questo non comprende le istruzioni di sicurezza, la responsabilità ricade sul datore in caso di infortunio. La giurisprudenza ha confermato questo principio in diverse sentenze, anche di merito e di legittimità, riconoscendo la formazione incomprensibile come equivalente a formazione non erogata.
Come si eroga la formazione obbligatoria a un lavoratore che non parla italiano?
Le soluzioni più adottate sono: corsi in lingua madre (disponibili in rumeno, arabo, hindi, francese, inglese presso enti accreditati), utilizzo di materiale didattico bilingue o multilingue, affiancamento di un interprete o mediatore culturale durante la formazione, uso estensivo di pittogrammi, immagini e video. L'Accordo Stato-Regioni in materia di formazione (da ultimo aggiornato nel 2025) non prevede deroghe all'obbligo di comprensibilità: il solo attestato di partecipazione non è sufficiente se il lavoratore non ha compreso i contenuti.
Un lavoratore straniero irregolare ha diritto all'INAIL in caso di infortunio?
Sì. La tutela INAIL si applica a tutti i lavoratori dipendenti che svolgono attività soggetta all'obbligo assicurativo, indipendentemente dalla nazionalità, dal tipo di permesso di soggiorno o dalla regolarità del rapporto di lavoro. L'art. 10 del T.U. INAIL (D.P.R. 1124/1965) e la giurisprudenza consolidata riconoscono il diritto all'indennizzo anche al lavoratore extracomunitario in posizione irregolare. Il datore di lavoro rimane comunque responsabile per le sanzioni derivanti dall'impiego irregolare.
I lavoratori stagionali stranieri in agricoltura devono fare la formazione sicurezza?
Sì, senza eccezioni. Il D.Lgs. 81/08 non prevede deroghe all'obbligo di formazione in ragione della durata del contratto. Anche per contratti di poche settimane il datore di lavoro è tenuto a erogare la formazione generale e quella specifica per le mansioni assegnate, prima che il lavoratore inizi a svolgere le attività. Per i lavoratori stagionali che hanno già ricevuto formazione equivalente in altri contesti è possibile, in determinate condizioni, procedere a una verifica delle competenze anziché ripetere integralmente il percorso formativo.

Fonti normative

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