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Osservatorio · Immigrazione e sicurezza

Lavoratori Immigrati e Sicurezza sul Lavoro

Dati INAIL sugli infortuni tra lavoratori stranieri, analisi delle cause (barriera linguistica, precarietà, sottoinformazione), normativa D.Lgs. 81/08 e buone prassi aziendali.

~17%Quota denunce infortuni da lavoratori stranieri (indicativa)Artt. 36-37D.Lgs. 81/08 — formazione in lingua comprensibileL. 199/2016Legge contro il caporalatoIN.F.O.Progetto INAIL per lavoratori stranieri
Risposta rapida

I lavoratori stranieri in Italia presentano indicativamente un tasso di infortuni sul lavoro più elevato rispetto ai colleghi italiani nei settori dell'edilizia e dell'agricoltura. Le cause principali non sono da ricercare in caratteristiche individuali, ma in fattori strutturali: la concentrazione in settori e mansioni ad alto rischio, la barriera linguistica che limita la comprensione delle informazioni di sicurezza, la precarietà contrattuale che ostacola la segnalazione dei pericoli e la maggiore esposizione al fenomeno del caporalato. Il D.Lgs. 81/08 (artt. 36–37) impone al datore di lavoro di garantire informazione e formazione in una lingua comprensibile per il lavoratore. I dati riportati sono indicativi su fonti INAIL 2025.

I dati INAIL 2025 sugli infortuni dei lavoratori stranieri

Secondo i dati INAIL, i lavoratori stranieri occupati in Italia rappresentano indicativamente il 10–12% degli occupati totali ma contribuiscono a una quota degli infortuni denunciati stimata intorno al 15–18% del totale. Questa sovrarappresentazione nei dati infortunistici non è uniforme: dipende fortemente dal settore e dalla tipologia di mansione. Nei comparti dell'edilizia e dell'agricoltura la quota di stranieri tra gli infortunati è particolarmente elevata, mentre nel terziario e nell'industria manifatturiera ad alta tecnologia l'incidenza si avvicina maggiormente alla media.

L'analisi per tipologia di infortunio evidenzia che gli stranieri sono sovrarappresentati negli infortuni più gravi: cadute dall'alto in edilizia, ribaltamenti di macchine agricole, investimenti da veicoli nei piazzali logistici. Una parte di questa sovrarappresentazione è spiegata dalla maggiore concentrazione in mansioni di esecuzione diretta, spesso le più rischiose, a fronte di una minore presenza in ruoli di coordinamento e supervisione.

Nota metodologica

Tutti i valori riportati sono indicativi e derivano da elaborazioni su dati INAIL Open Data e Rapporti Annuali. Non costituiscono dati ufficiali certificati. Per i dati aggiornati e definitivi consultare INAIL Open Data.

NazionalitàSettori più colpitiTipo infortunio prevalente
RomaniaEdilizia, agricoltura, manifatturaCadute dall'alto, MMC, macchinari agricoli
MaroccoEdilizia, agricoltura, pulizieCadute, tagli, investimenti
AlbaniaEdilizia, manifattura, logisticaCadute dall'alto, schiacciamenti
UcrainaAgricoltura, servizi domestici, ediliziaMMC, macchinari agricoli, infortuni domestici
India/Pakistan/BangladeshAgricoltura, logistica, tessileMacchinari agricoli, MMC, tagli

Tabella indicativa. Elaborazione su dati INAIL aggregati per cittadinanza. Ordinamento non gerarchico.

Le cause strutturali: perché i lavoratori stranieri si infortunano di più

L'analisi delle cause degli infortuni tra i lavoratori stranieri non può limitarsi ai fattori contingenti (errore umano, distrazione, imprudenza) ma deve considerare i determinanti strutturali che creano le condizioni di maggiore vulnerabilità.

Barriera linguistica

La difficoltà di comprensione della lingua italiana è il fattore più documentato e direttamente correlato agli infortuni tra i lavoratori stranieri. La barriera linguistica agisce su più livelli: impedisce la comprensione delle istruzioni operative verbali impartite dal preposto; riduce la capacità di leggere ed interpretare la segnaletica di sicurezza; ostacola la partecipazione attiva alla formazione sulla sicurezza erogata in italiano; limita la capacità di segnalare situazioni di pericolo o di chiedere chiarimenti sulle procedure da adottare.

La ricerca in psicologia della sicurezza mostra che la comunicazione del rischio è un processo che va ben oltre il semplice trasferimento di informazioni: richiede comprensione, interiorizzazione e capacità di agire coerentemente con le istruzioni ricevute anche in condizioni di stress e fretta. Una formazione erogata in una lingua che il lavoratore non comprende adeguatamente non produce comportamenti sicuri.

Concentrazione in settori e mansioni ad alto rischio

I lavoratori stranieri in Italia sono sproporzionalmente concentrati nei settori e nelle mansioni caratterizzati da rischi elevati: edilizia (muratori, carpentieri, addetti alle demolizioni), agricoltura (raccolta manuale, uso di macchinari agricoli, trattamenti fitosanitari), logistica (magazzinieri, addetti al carico/scarico), industria manifatturiera in fonderie e settori ad alto rischio chimico e meccanico. Questi settori sono anche quelli con i tassi di infortuni più elevati nel complesso. La sovrarappresentazione dei lavoratori stranieri in questi comparti è quindi uno dei fattori esplicativi principali della loro maggiore incidenza infortunistica.

Precarietà contrattuale e sottoinformazione sui diritti

I lavoratori stranieri, specie quelli con permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, si trovano in una condizione di vulnerabilità contrattuale che li rende meno propensi a segnalare rischi o a rifiutare mansioni pericolose. La paura di perdere il lavoro — e conseguentemente il permesso di soggiorno — crea un meccanismo di auto-censura che riduce l'efficacia dei sistemi di segnalazione del pericolo. A questa condizione si aggiunge spesso la scarsa conoscenza dei propri diritti in materia di sicurezza (diritto di rifiutare mansioni pericolose, obbligo del DVR, diritto alla formazione, copertura INAIL per infortuni e malattie professionali).

Inserimento lavorativo rapido senza adeguata formazione

In alcuni contesti produttivi caratterizzati da elevato turnover — frequente nei settori agricoltura stagionale, ristorazione, logistica — i lavoratori vengono inseriti nelle mansioni operative con tempi di formazione e addestramento molto compressi. Il rischio di infortuni è statisticamente più elevato nei primi giorni e nelle prime settimane di lavoro in una nuova mansione, per la mancata familiarità con attrezzature, procedure e layout del posto di lavoro. Per i lavoratori stranieri questo rischio è amplificato dalla barriera linguistica.

Fattore di rischioMeccanismoSettori più colpiti
Barriera linguisticaMancata comprensione istruzioni, segnaletica, formazioneTutti i settori
Concentrazione in mansioni ad alto rischioEsposizione diretta ai rischi più elevatiEdilizia, agricoltura, logistica
Precarietà contrattualeRinuncia a segnalare pericoli, accettazione mansioni rischioseAgricoltura, logistica, ristorazione
Sottoinformazione sui diritti SSLMancato esercizio dei diritti di sicurezzaTutti i settori con alta presenza straniera
Inserimento rapido senza formazione adeguataElevato rischio nelle prime settimane di lavoroStagionale: agricoltura, ristorazione, logistica

Tabella indicativa. Elaborazione su letteratura scientifica e dati INAIL.

Il quadro normativo: artt. 36-37 D.Lgs. 81/08 e obbligo di comprensibilità

Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico Sicurezza) prevede obblighi specifici che impongono al datore di lavoro di tenere conto della composizione linguistica e culturale della forza lavoro nell'adempimento degli obblighi di informazione e formazione.

Art. 36 — Informazione dei lavoratori

L'art. 36 del D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di fornire a ciascun lavoratore adeguate informazioni sui rischi specifici della propria mansione, sulle misure di prevenzione e protezione adottate, sui pericoli dell'area di lavoro e sulle procedure da seguire in caso di emergenza. Il comma 3 dispone esplicitamente che il contenuto della comunicazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Per i lavoratori stranieri che non comprendono adeguatamente l'italiano, questo obbligo impone al datore di lavoro di adottare misure concrete per assicurare la comprensibilità: traduzione scritta delle informazioni nelle lingue della forza lavoro, uso di materiali illustrativi e audiovisivi, supporto di mediatori linguistici.

Art. 37 — Formazione dei lavoratori

L'art. 37 prevede che il datore di lavoro assicuri a ciascun lavoratore una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni. La formazione deve avvenire in occasione della costituzione del rapporto di lavoro, del trasferimento o cambiamento di mansioni, dell'introduzione di nuove attrezzature o tecnologie. La formazione deve essere erogata durante l'orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori. Per i lavoratori stranieri il requisito di "adeguatezza" della formazione impone che essa sia effettivamente comprensibile e che la comprensione sia verificata e documentata.

Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011

L'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, attuativo dell'art. 37 del D.Lgs. 81/08, ha definito la durata minima, i contenuti e le modalità della formazione obbligatoria per lavoratori (modulo generale da 4 ore + modulo specifico per rischio basso 4 ore, medio 8 ore, alto 12 ore) e preposti. Per i lavoratori stranieri l'Accordo ha introdotto disposizioni specifiche: i percorsi formativi devono essere erogati con modalità che ne assicurino la comprensione. Ciò si traduce in pratica nell'obbligo di utilizzare materiali in lingua comprensibile, supporti multimediali, mediatori culturali o docenti bilingui laddove necessario. La certificazione delle competenze acquisite (attestato di formazione) deve tenere conto delle modalità specifiche adottate per garantire la comprensibilità.

Attenzione per i datori di lavoro

La semplice erogazione della formazione in italiano a un lavoratore straniero che non comprende adeguatamente la lingua non soddisfa gli obblighi degli artt. 36–37 del D.Lgs. 81/08. In caso di infortunio, la mancata adozione di misure concrete per garantire la comprensibilità può essere valutata dagli organi giudicanti come concausa della responsabilità datoriale. È consigliabile documentare le misure adottate (materiali in lingua, interprete, test di comprensione) nel registro della formazione aziendale.

Caporalato e sicurezza sul lavoro: la L. 199/2016

Il fenomeno del caporalato rappresenta uno dei contesti di maggiore vulnerabilità per i lavoratori stranieri dal punto di vista della sicurezza sul lavoro. La L. 29 ottobre 2016, n. 199 ("Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo") ha significativamente rafforzato il quadro sanzionatorio.

La fattispecie penale dell'art. 603-bis del codice penale

La L. 199/2016 ha riformulato l'art. 603-bis c.p. estendendo la fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro al di là del settore agricolo. Il reato si configura quando l'intermediazione è caratterizzata da sfruttamento dei lavoratori e il reclutatore approfitta del loro stato di bisogno. Tra gli indicatori di sfruttamento la norma elenca esplicitamente la violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. Le pene previste sono: per il caporale-intermediario, reclusione da 1 a 6 anni e multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato; per l'utilizzatore (il datore di lavoro finale), le stesse pene se ha usato, assunto o utilizza, assume o impiega manodopera ricorrendo all'intermediazione illecita. La L. 199/2016 ha anche introdotto la confisca obbligatoria dei beni frutto del reato.

Connessione tra caporalato e rischi SSL

Il collegamento tra caporalato e violazione delle norme di sicurezza è documentato dalle inchieste della magistratura e dai rapporti delle forze ispettive (INL, Carabinieri NAS e TPC). I lavoratori soggetti a sfruttamento lavorativo tipicamente: non ricevono formazione sulla sicurezza né DPI adeguati; lavorano per orari eccessivi (spesso superiori alle dodici ore giornaliere) che aumentano il rischio di infortuni da fatica; operano in ambienti non valutati nel DVR perché i loro rapporti di lavoro sono irregolari; non possono denunciare condizioni di lavoro pericolose per il timore di ritorsioni.

Settori più esposti

L'agricoltura è il settore storicamente più associato al caporalato, ma le indagini degli ultimi anni hanno documentato il fenomeno anche in edilizia (subappalti a cascata con imprese interposte), logistica (magazzini e centri di distribuzione), ristorazione e industria manifatturiera. Le aree geografiche con maggiore presenza documentata di caporalato sono il Sud Italia (Puglia, Calabria, Campania, Sicilia per l'agricoltura) e alcune zone del Centro-Nord con alta concentrazione di insediamenti logistici.

Il progetto IN.F.O. INAIL e i materiali multilingue

L'INAIL ha sviluppato nel corso degli anni un corpus di strumenti informativi e formativi multilingue specificamente destinati ai lavoratori stranieri, nell'ambito del progetto IN.F.O. (Informazione e Formazione per gli stranieri Occupati). Il progetto si propone di ridurre il divario informativo tra lavoratori stranieri e italiani in materia di sicurezza sul lavoro e diritti assicurativi INAIL.

Materiali disponibili

Il catalogo INAIL di materiali multilingue comprende: schede informative sui rischi per settore (edilizia, agricoltura, manifattura, logistica) disponibili in romeno, albanese, arabo, cinese, spagnolo, ucraino, polacco e altre lingue; opuscoli sui diritti del lavoratore straniero in materia di sicurezza, sui DPI, sui doveri del datore di lavoro; video formativi con sottotitoli in lingua straniera disponibili sul portale istituzionale INAIL; poster e segnaletica di sicurezza illustrata per ambienti di lavoro multilingue. Questi strumenti sono liberamente scaricabili dal portale INAIL e possono essere utilizzati dai datori di lavoro come supporto agli adempimenti degli artt. 36–37 del D.Lgs. 81/08.

Limitazioni dei materiali standardizzati

L'utilizzo di materiali INAIL multilingue standardizzati è un punto di partenza, non un sostituto di un processo formativo adeguato. I materiali preconfezionati non possono sostituire la formazione specifica sulla mansione e sull'ambiente di lavoro concreto, che deve tenere conto delle caratteristiche specifiche del posto di lavoro, delle attrezzature utilizzate e delle procedure operative interne dell'azienda. La valutazione della comprensione effettiva da parte del lavoratore deve essere documentata.

Buone prassi aziendali per l'integrazione e la sicurezza

Alcune aziende con alta presenza di lavoratori stranieri hanno sviluppato buone prassi che vanno oltre il minimo normativo e producono risultati documentati in termini di riduzione dell'incidentalità. Queste pratiche possono essere formalizzate come "Buone Prassi" ai sensi dell'art. 2, lett. v) del D.Lgs. 81/08 e sottoposte a validazione INAIL.

Mediatori culturali per la sicurezza

L'inserimento di mediatori culturali specializzati nelle procedure di accoglienza e formazione iniziale dei lavoratori stranieri è una delle pratiche più efficaci. Il mediatore non si limita alla traduzione linguistica ma facilita la comprensione del contesto culturale della sicurezza (in alcuni paesi di origine le pratiche di sicurezza formali sono meno sviluppate e le norme di sicurezza non sono percepite come vincolanti). La figura del mediatore culturale per la sicurezza è stata sperimentata con successo in grandi cantieri edili, impianti manifatturieri ad alta presenza straniera e cooperative agricole.

Segnaletica bilingue o illustrata

La sostituzione della segnaletica puramente testuale con segnaletica illustrata (pittogrammi) o bilingue è una misura a basso costo e alto impatto. La normativa europea sulla segnaletica di sicurezza (Direttiva 92/58/CEE, recepita dal D.Lgs. 81/08 Allegato XXV-XXXII) privilegia i pittogrammi proprio per garantire la comprensibilità indipendente dalla lingua. In ambienti con alta presenza di lavoratori stranieri è consigliabile integrare i pittogrammi con testi nelle lingue principali della forza lavoro.

Tutoraggio dei nuovi assunti stranieri

Il tutoraggio formale da parte di un lavoratore esperto (preferibilmente della stessa nazionalità o con conoscenza della lingua) durante il periodo di inserimento iniziale (prime due–quattro settimane) riduce significativamente il rischio di infortuni nei momenti di maggiore vulnerabilità. Il tutor accompagna il nuovo lavoratore nell'apprendimento pratico delle procedure, nelle operazioni con attrezzature specifiche e nel riconoscimento dei pericoli dell'ambiente di lavoro.

Buona prassiObiettivoApplicabilità
Mediatori culturali per la sicurezzaSuperare barriera linguistica e culturaleCantieri, impianti con >20% stranieri
Materiali INAIL in lingua madreAdempiere artt. 36-37 D.Lgs. 81/08Tutte le aziende con lavoratori stranieri
Segnaletica bilingue/illustrataComprensione immediata dei pericoliAmbienti di lavoro multilingue
Tutoraggio primissimo inserimento (2-4 settimane)Ridurre incidenti nelle prime settimaneEdilizia, agricoltura, logistica, manifattura
Test di comprensione post-formazioneVerificare apprendimento e documentarloTutte le aziende (obbligo implicito D.Lgs. 81/08)
Linea di ascolto anonima per segnalare pericoliRidurre autocensura da vulnerabilità contrattualeAziende >10 dipendenti con alta presenza straniera

Tabella indicativa. Le misure andrebbero adattate al contesto aziendale specifico.

Approfondisci

FAQ lavoratori stranieri e sicurezza sul lavoroFAQ

Il datore di lavoro è obbligato a fornire informazioni sulla sicurezza in una lingua comprensibile per i lavoratori stranieri?
Sì. L'art. 36, comma 3, del D.Lgs. 81/08 dispone esplicitamente che il datore di lavoro fornisca le informazioni sui rischi e le misure di prevenzione e protezione in una forma e in una lingua comprensibile per i lavoratori. Analogamente, l'art. 37 prevede che la formazione sia erogata in una lingua comprensibile per il lavoratore. La norma non specifica le modalità concrete (traduzione scritta, interprete, materiali audiovisivi, test di comprensione), ma l'orientamento degli organi di vigilanza (ASL/UOPSAL e Ispettorato del Lavoro) è che la comprensibilità debba essere effettivamente verificata e documentata, non semplicemente presunta. In caso di infortunio, la mancata adozione di misure per garantire la comprensibilità delle informazioni può configurare una concausa della responsabilità datoriale.
Cosa prevede l'Accordo Stato-Regioni del 2011 per la formazione dei lavoratori stranieri?
L'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 (in attuazione dell'art. 37 del D.Lgs. 81/08) ha definito la durata minima e i contenuti della formazione di base per lavoratori e preposti. In merito ai lavoratori stranieri, l'Accordo ha introdotto specifiche disposizioni: i percorsi formativi devono essere erogati con modalità e in lingue che ne assicurino la comprensione; per i lavoratori che non comprendono adeguatamente la lingua italiana, il datore di lavoro deve utilizzare percorsi formativi con supporto in lingua madre o con mediatori culturali; il materiale didattico può essere integrato con strumenti multimediali, illustrazioni e test di comprensione. La formazione erogata senza verificare la comprensione effettiva del lavoratore non soddisfa i requisiti dell'Accordo e può essere contestata dagli organi di vigilanza.
Cos'è il caporalato e quali sono i rischi per la sicurezza sul lavoro collegati?
Il caporalato è il fenomeno dell'intermediazione illecita di manodopera, disciplinato e sanzionato dall'art. 603-bis del codice penale, introdotto nella formulazione attuale dalla L. 29 ottobre 2016, n. 199. Consiste nell'attività di chi recluta manodopera allo scopo di destinarla ad aziende terze in condizioni di sfruttamento, caratterizzate da: retribuzione non proporzionata alla quantità di lavoro, orari di lavoro eccessivi, violazione delle norme di sicurezza, degradanti condizioni di lavoro. Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, il caporalato comporta rischi specifici: assenza di formazione e informazione sui rischi (perché i lavoratori sono spesso assunti illegalmente senza essere registrati); mancata fornitura di DPI adeguati; lavoro in ambienti non valutati nel DVR; impossibilità pratica di rifiutare mansioni pericolose per il timore di perdere il reddito. I lavoratori vittime di caporalato — prevalentemente immigrati in condizione di vulnerabilità — subiscono una doppia esposizione al rischio: quella dei settori ad alto rischio (agricoltura, edilizia, logistica) e quella derivante dall'assenza di tutele.
Quali materiali INAIL sono disponibili in lingua straniera per la formazione dei lavoratori immigrati?
L'INAIL ha sviluppato nel corso degli anni una serie di strumenti formativi e informativi multilingue destinati ai lavoratori stranieri. Il progetto IN.F.O. (Informazione e Formazione per gli stranieri Occupati) ha prodotto materiali formativi disponibili nelle principali lingue dei lavoratori immigrati in Italia: romeno, albanese, arabo, cinese, spagnolo, ucraino e altre. I materiali comprendono: schede informative sui rischi per settore (edilizia, agricoltura, manifattura) in formato illustrato e testo semplificato; opuscoli sui diritti del lavoratore straniero in materia di sicurezza; video formativi disponibili sul portale INAIL. Questi strumenti possono essere utilizzati come supporto dai datori di lavoro nell'adempimento degli obblighi di informazione e formazione ex artt. 36-37 D.Lgs. 81/08.
I lavoratori stranieri irregolari sono tutelati dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro?
Sì. La normativa sulla sicurezza sul lavoro si applica a tutti i lavoratori presenti in un luogo di lavoro, indipendentemente dalla regolarità del rapporto di lavoro, dalla nazionalità e dal titolo di soggiorno. Il D.Lgs. 81/08 definisce il lavoratore come qualsiasi persona che svolga un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere (art. 2, lett. a). In caso di infortuni sul lavoro che coinvolgano lavoratori irregolari, le responsabilità civili e penali del datore di lavoro sono le stesse previste per i lavoratori regolari. La condizione di irregolarità del lavoratore non attenuisce le responsabilità datoriali in materia di sicurezza, anzi può aggravare il profilo penale per il reato di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno (art. 22 D.Lgs. 286/1998).

Fonti normative

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