<strong>I dati INAIL 2025 sugli infortuni notturni: il quadro generale</strong><br><br>Il rapporto INAIL dedicato agli infortuni del lavoro nelle fasce orarie notturne, pubblicato nel corso del 2025, evidenzia una concentrazione di eventi lesivi nelle ore comprese tra le 22:00 e le 06:00 significativamente sproporzionata rispetto alla percentuale di lavoratori coinvolti in turni notturni sul totale della forza lavoro.<br><br>L'analisi statistica condotta dall'Istituto mostra che il rischio relativo di subire un infortunio durante le ore notturne è superiore rispetto alle ore diurne in tutti i settori considerati, con picchi nelle ore 02:00-04:00, corrispondenti al momento di massima depressione del ritmo circadiano e di conseguente riduzione della vigilanza e dei tempi di reazione.<br><br><strong>I settori più colpiti: sanità, manifatturiero, trasporti</strong><br><br>I settori con la più alta incidenza di infortuni notturni sono, nell'ordine: la sanità e assistenza sociale (operatori sanitari, infermieri, OSS nei reparti ospedalieri e nelle strutture residenziali per anziani), l'industria manifatturiera (operatori di impianti e macchine nelle produzioni in continuo), il settore dei trasporti e della logistica (autisti di mezzi pesanti, addetti ai magazzini e smistamento pacchi, operatori aeroportuali).<br><br>Nel settore sanitario, il fenomeno degli infortuni notturni è amplificato dalla cronica carenza di personale, che costringe gli operatori a turni prolungati e a doppi turni, con effetti sulla concentrazione e sulla capacità di gestire situazioni di emergenza. Nel manifatturiero, il rischio è più concentrato nelle attività che richiedono manipolazione di attrezzature in movimento e nella gestione di processi chimici o termici ad elevata temperatura.<br><br><strong>Le cause principali: fatica e riduzione della vigilanza</strong><br><br>INAIL individua come cause prevalenti degli infortuni notturni la fatica accumulata (soprattutto nei casi di lavoratori che svolgono regolarmente il turno notturno senza adeguato riposo diurno), la riduzione della vigilanza correlata ai ritmi circadiani, e la minore supervisione rispetto ai turni diurni.<br><br>La fatica cronica da lavoro notturno ha effetti documentati sulla capacità decisionale, sui tempi di reazione e sulla percezione del rischio. Un lavoratore in stato di stanchezza accumulata tende a sottovalutare i pericoli presenti nell'ambiente di lavoro e ad adottare comportamenti meno cauti. Questo fenomeno è noto in letteratura scientifica come risk homeostasis e costituisce una sfida specifica per la prevenzione nei contesti notturni.<br><br><strong>Il quadro degli obblighi per i lavoratori notturni: D.Lgs. 66/2003</strong><br><br>Il Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66, in attuazione delle Direttive europee sui tempi di lavoro, definisce il quadro degli obblighi specifici per i lavoratori notturni. È considerato lavoratore notturno chi svolga normalmente durante il periodo notturno (definito come non meno di 7 ore consecutive, comprendenti l'intervallo dalle 24 alle 05:00) almeno 3 ore del suo orario di lavoro giornaliero, o una quota del suo orario di lavoro annuo superiore al terzo.<br><br>Il datore di lavoro che impiega lavoratori notturni ha una serie di obblighi specifici: valutazione dei rischi specificamente connessi ai turni notturni, con indicazione delle misure di prevenzione adottate; sorveglianza sanitaria preventiva e periodica affidata al medico competente, con specifici accertamenti sulle condizioni di salute che possono essere aggravate dall'attività notturna (disturbi del sonno, patologie cardiovascolari, problemi gastrointestinali); informazione preventiva al lavoratore sui rischi connessi al lavoro notturno.<br><br><strong>Misure preventive: organizzazione dei turni e ergonomia notturna</strong><br><br>Le misure preventive più efficaci per ridurre l'incidenza degli infortuni notturni riguardano sia l'organizzazione del lavoro sia l'ambiente fisico. Sul piano organizzativo, la letteratura scientifica indica come fattori protettivi la rotazione dei turni in senso orario (da mattino a pomeriggio a notte), l'evitare il turno notturno nella fase iniziale della carriera lavorativa e nelle fasi finali (lavoratori anziani), la limitazione della durata dei turni notturni a 8 ore, e la previsione di pause regolari durante il turno.<br><br>Sul piano ambientale, l'illuminazione adeguata degli ambienti di lavoro notturni (che supporta il mantenimento della vigilanza), la temperatura dei locali, la disponibilità di aree di riposo per le pause e la presenza di bevande calde contribuiscono a mitigare gli effetti della fatica. Il medico competente, nell'ambito della sorveglianza sanitaria, può fornire indicazioni individualizzate ai lavoratori notturni su igiene del sonno e gestione della stanchezza.<br><br><strong>Gli obblighi documentali e il coordinamento RSPP-medico competente</strong><br><br>Il DVR deve contenere una sezione specifica dedicata ai rischi connessi al lavoro notturno, con la valutazione delle conseguenze sulla salute e sicurezza dei lavoratori e le misure adottate o programmate. L'RSPP e il medico competente devono coordinarsi nella definizione delle misure preventive, con il medico che esprime pareri sull'idoneità al lavoro notturno e fornisce indicazioni sull'organizzazione dei turni dalla prospettiva della medicina del lavoro.
Fonti normative
- INAIL — Report infortuni turni notturni 2025 (open.inail.it)
- D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 — attuazione direttive 93/104/CE e 2000/34/CE
- Art. 28 D.Lgs. 81/2008 — valutazione dei rischi
- Direttiva 2003/88/CE — orario di lavoro
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