I dati preliminari INAIL relativi al primo semestre 2026 confermano che il settore delle costruzioni rimane uno dei comparti a maggiore incidenza di infortuni mortali in Italia. Le denunce di infortunio con esito letale nel comparto edile si concentrano principalmente nelle fasi di lavoro in quota — posa in opera di coperture, montaggio ponteggi, lavori su tetti e lucernari — e nelle attività di demolizione e scavo.
Le cause prevalenti restano le cadute dall'alto, che rappresentano la prima voce per frequenza e gravità, seguite da seppellimenti durante operazioni di scavo e da traumi da caduta di materiali o attrezzature. L'analisi per dimensione aziendale evidenzia una concentrazione significativa degli eventi nelle micro-imprese (meno di 10 addetti) e nel lavoro autonomo, dove la presenza e l'efficacia dei sistemi di gestione della sicurezza è statisticamente inferiore.
Dal punto di vista geografico, le regioni del Nord-Ovest e del Centro confermano i volumi assoluti più elevati, mentre il Sud e le Isole mostrano tassi di incidenza pro-capite ancora critici.
Tra le misure preventive richiamate dall'INAIL e dall'INL figura il rispetto sistematico del D.Lgs. 81/08 Titolo IV per i cantieri temporanei e mobili: redazione del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), Piano Operativo di Sicurezza (POS), nomina del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) e in fase di Esecuzione (CSE), utilizzo di reti di sicurezza e dispositivi anticaduta omologati. La formazione specifica obbligatoria per i lavoratori di cantiere rimane un nodo critico su cui concentrare le risorse di prevenzione.