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Guida definitiva · 2026

Sicurezza sul Lavoro in Comuni e Province: DVR, dirigente scolastico e adempimenti 2026

Chi è il datore di lavoro negli enti locali, come strutturare il DVR per la PA locale, RSPP interno o esterno, rischi specifici di cantieri stradali, cimiteri, asili nido comunali, biblioteche e impianti sportivi, formazione dei dipendenti pubblici e obblighi del Comune come committente.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Negli enti locali il datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 è il dirigente con poteri di gestione (non necessariamente il sindaco), o il funzionario apicale negli enti privi di dirigenti. Il DVR va redatto per ciascuna unità organizzativa e deve coprire tutti gli ambienti: uffici con VDT, cantieri stradali, cimiteri, asili nido, biblioteche, impianti sportivi. L'RSPP può essere un tecnico interno o un professionista esterno abilitato. I dipendenti pubblici seguono la stessa formazione obbligatoria dei lavoratori privati, con ore differenziate per livello di rischio della mansione.

1. Quadro normativo: D.Lgs. 81/08 e D.Lgs. 165/2001

La sicurezza sul lavoro negli enti locali si muove nell'intersezione tra due corpi normativi: il D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro), che disciplina gli obblighi prevenzionistici di qualsiasi datore di lavoro, pubblico o privato, e il D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 (Testo Unico sul pubblico impiego — TUPI), che regola l'organizzazione e la gestione del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni.

L'art. 3 c. 1 D.Lgs. 81/08 stabilisce esplicitamente che il decreto si applica a tutti i settori di attività privati e pubblici e a tutte le tipologie di rischio, senza distinzioni tra dipendenti pubblici e privati. Fanno eccezione specifiche disposizioni derogatorie per le forze armate, la polizia di Stato e altre strutture con ordinamento speciale (art. 3 cc. 2-3 D.Lgs. 81/08), ma Comuni, Province, Città metropolitane, Unioni di Comuni e Comunità Montane sono soggetti integralmente alle disposizioni del D.Lgs. 81/08.

Il TUPI (D.Lgs. 165/2001) rileva ai fini della sicurezza perché fissa la distinzione tra la funzione di indirizzo politico-amministrativo (attribuita agli organi di governo: sindaco, giunta, consiglio) e la funzione di gestione (attribuita ai dirigenti): questa distinzione è cruciale per identificare correttamente chi è il datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08. Il TUEL — D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 — agli artt. 107-109 conferisce ai dirigenti la responsabilità della gestione e dell'attuazione degli atti di indirizzo, inclusa la responsabilità sulla sicurezza nei luoghi di lavoro di propria competenza.

2. Chi è il datore di lavoro negli enti locali

L'art. 2 lett. b) D.Lgs. 81/08 definisce il datore di lavoro, nel settore pubblico, come il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto a un ufficio avente autonomia gestionale, che abbia esercitato in fatto i poteri direttivi o, comunque, abbia comunque stipulato i contratti di lavoro.

Nella pratica degli enti locali di medie e grandi dimensioni (Comuni capoluogo, Province, Città metropolitane) i datori di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 sono tipicamente i dirigenti di settore: il dirigente del settore lavori pubblici per gli operai stradali, i cantieri e il parco macchine; il dirigente del settore servizi educativi per il personale degli asili nido e delle scuole materne; il dirigente del settore cultura per biblioteche e musei; il segretario generale per il personale degli uffici amministrativi trasversali. Questa pluralità di datori di lavoro determina la possibilità di DVR separati per settore o unità organizzativa.

Nei piccoli Comuni privi di dirigenti (quelli con meno di 5.000 abitanti che applicano l'art. 109 TUEL nominando responsabili di area privi di qualifica dirigenziale), la responsabilità datoriale si concentra sul sindaco (come organo di governo che detiene anche poteri gestionali residuali) o sul responsabile dell'area tecnica nominato ai sensi dell'art. 109 TUEL. La giurisprudenza penale ha confermato in più occasioni la responsabilità del sindaco per violazioni prevenzionistiche nei Comuni senza dirigenti, quando non sia stato formalmente individuato un responsabile alternativo.

Per chiarire la catena delle responsabilità, molti enti adottano un atto organizzativo formale— delibera di giunta o determinazione dirigenziale — che individua espressamente il datore di lavoro per ciascuna struttura organizzativa, i dirigenti e preposti con compiti di sicurezza, e delega specifiche funzioni in materia di sicurezza ai sensi dell'art. 16 D.Lgs. 81/08. La delega ai sensi dell'art. 16 deve essere scritta, accettata per iscritto, pubblicizzata all'interno dell'organizzazione e riferirsi a specifiche funzioni con attribuzione dei poteri e dei mezzi necessari per svolgerle: senza questi elementi non è efficace ai fini dell'esonero di responsabilità del delegante.

3. RSPP negli enti locali: interno o esterno

Il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) è l'organismo che supporta il datore di lavoro nella valutazione dei rischi, nell'elaborazione del DVR e nella definizione delle misure di prevenzione. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) deve possedere i requisiti di cui all'art. 32 D.Lgs. 81/08: laurea in specifiche discipline tecniche (ingegneria, architettura, geologia, chimica, fisica, scienze della sicurezza) o diploma tecnico abbinato ai corsi di formazione specifici, e attestato dei moduli A, B e C dell'Accordo Stato-Regioni del 26/01/2006 (tot. 28 ore + ore modulo B specifico per macrosettore ATECO + modulo C da 24 ore per RSPP).

Gli enti locali possono scegliere tra tre modalità organizzative:

In tutti i casi, il datore di lavoro mantiene gli obblighi non delegabili: approvazione e firma del DVR, nomina dell'RSPP, istituzione e aggiornamento del DVR. La nomina dell'RSPP esterno va formalizzata con lettera di incarico e va comunicata all'RLS.

4. DVR per la PA locale: strutture e ambienti

Il DVR di un ente locale deve coprire tutti gli ambienti di lavoro e tutte le mansioni. La complessità sta nella varietà degli ambienti: un Comune medio gestisce in proprio uffici amministrativi, cantieri stradali e di manutenzione, scuole materne e asili nido, biblioteche e musei, impianti sportivi, cimiteri, magazzini comunali, officine per la manutenzione dei mezzi, aree verdi.

La struttura raccomandata per il DVR di un ente locale articolato è:

Il DVR va aggiornato in occasione di variazioni significative (ristrutturazioni, nuove attività, infortuni rilevanti, ispezioni con prescrizioni) e, comunque, con periodicità non superiore a quella stabilita nel programma di miglioramento. La riunione periodica annuale ai sensi dell'art. 35 D.Lgs. 81/08 è obbligatoria per gli enti con più di 15 dipendenti e costituisce l'occasione principale per aggiornare le priorità del sistema di sicurezza.

5. Rischi negli uffici anagrafici e di sportello con pubblico

Il personale degli uffici comunali che svolge attività di sportello (anagrafe, ufficio tributi, ufficio tecnico, URP, sportello SUAP) è esposto a rischi caratteristici che devono essere valutati nel DVR:

6. Rischi nei cantieri stradali e lavori cimiteriali

Il settore dei lavori stradali e delle manutenzioni è tra i più rischiosi per i dipendenti degli enti locali. Gli operai del settore lavori pubblici che intervengono su strade comunali, marciapiedi, segnaletica, illuminazione pubblica, verde stradale, fognature e acquedotti sono esposti a:

Per i lavori cimiteriali si aggiungono i rischi biologici da esumazioni ed estumulazioni, il rischio chimico da prodotti disinfettanti e l'impatto psicologico del contatto quotidiano con la morte (componente dello stress lavoro-correlato da valutare nel DVR).

7. Rischi in asili nido comunali, biblioteche e impianti sportivi

Le strutture comunali a diretto contatto con l'utenza presentano profili di rischio diversi da quelli degli uffici amministrativi e dei cantieri.

Negli asili nido e nelle scuole materne comunali, il personale educativo è esposto a: rischio biologico da contatto ravvicinato e prolungato con bambini in fascia di età 0-6 anni (malattie infettive, gastroenteriti, varicella, congiuntiviti — classificabili come agenti biologici di gruppo 2 ai sensi del Titolo X D.Lgs. 81/08); rischio MMC da movimentazione di bambini (sollevamento, trasporto, fasciatoio); rischio rumore da ambienti ad alta densità di bambini; rischio allergico da lattice (guanti, materiali didattici). La sorveglianza sanitaria per il personale delle strutture per l'infanzia include valutazione del rischio biologico e verifica dello stato vaccinale (epatite B, morbillo-parotite-rosolia, varicella, influenza).

Nelle biblioteche comunali, i rischi principali sono: rischio VDT per le postazioni di catalogazione e front-office informatizzato; rischio MMC da movimentazione di libri, scaffali e scatoloni (anche in quota, con scalette); rischio biologico da polvere e muffe nei depositi librari (spore fungine, allergeni da polvere); rischio caduta in quota da scalette e soppalchi. Le biblioteche con depositi storici o archivi analogici richiedono una valutazione specifica del rischio biologico da bio-deterioramento dei materiali.

Negli impianti sportivi comunali (palestre, piscine, campi sportivi, piste di pattinaggio), i rischi sono analoghi a quelli descritti nella guida sicurezza palestre: Legionella per gli impianti con docce e piscine, rumore, MMC, rischio chimico per il trattamento delle acque, rischio elettrico in ambienti umidi, scivolamento. La gestione diretta da parte del Comune — anziché in concessione — determina la responsabilità datoriale diretta dell'ente sugli operatori addetti all'impianto.

8. Formazione dei dipendenti pubblici

La formazione dei lavoratori è uno degli obblighi più importanti per gli enti locali, in considerazione della varietà delle mansioni e dei livelli di rischio. L'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 (e l'Accordo 7 luglio 2016 per le indicazioni operative) si applica integralmente ai dipendenti pubblici.

Profilo di rischioMansioni tipiche ente localeOre formazioneAggiornamento
Rischio bassoImpiegati uffici amministrativi, archivisti, bibliotecari (solo catalogazione)8 ore (4 gen. + 4 spec.)6 ore ogni 5 anni
Rischio medioEducatori nidi e materne, operatori sportivi, addetti pulizia impianti12 ore (4 gen. + 8 spec.)6 ore ogni 5 anni
Rischio altoOperai stradali, cantonieri, addetti cimitero, manutentori impianti16 ore (4 gen. + 12 spec.)6 ore ogni 5 anni
PrepostiCapi squadra lavori stradali, responsabili di servizioOre base + 8 ore preposto6 ore ogni 5 anni
DirigentiDirigenti di settore (datori di lavoro)16 ore dirigente6 ore ogni 5 anni

La formazione antincendio (D.M. 02/09/2021) e la formazione di primo soccorso (D.M. 388/2003) si aggiungono ai percorsi sopra indicati per gli addetti alle squadre di emergenza. La formazione per l'utilizzo delle attrezzature speciali (macchine movimento terra, PLE, gru su autocarro) richiede l'abilitazione ai sensi dell'Accordo Stato-Regioni 22/02/2012 con corsi teorico-pratici specifici.

9. Ente locale come committente: appalti e coordinamento sicurezza

Quando il Comune o la Provincia affida lavori, servizi o forniture in appalto, assume il ruolo di committente con specifici obblighi di sicurezza. Il quadro normativo è duplice: l'art. 26 D.Lgs. 81/08 per i contratti che si svolgono nei luoghi di lavoro dell'ente (appalto di pulizie, vigilanza, mense, manutenzione degli edifici) e il Titolo IV D.Lgs. 81/08 (artt. 88-101) per i cantieri temporanei e mobili (lavori stradali, ristrutturazioni di scuole ed edifici pubblici, nuove costruzioni).

Per i contratti ex art. 26, l'ente committente deve: verificare l'idoneità tecnico-professionale dell'impresa appaltatrice mediante acquisizione del DURC, del certificato di iscrizione alla Camera di Commercio, della dichiarazione relativa all'organico medio annuo e degli attestati di formazione del personale impiegato; elaborare il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza) quando le attività dell'appaltatore si svolgono in ambienti dove lavorano contemporaneamente dipendenti dell'ente; aggiornare il DUVRI in caso di variazioni delle condizioni di lavoro; stimare i costi della sicurezza da interferenza e includerli nei contratti (non soggetti a ribasso d'asta).

Per i cantieri soggetti al Titolo IV, il committente pubblico ha l'obbligo di nominare il CSP (Coordinatore Sicurezza in Progettazione) e il CSE (Coordinatore Sicurezza in Esecuzione) nei casi previsti dall'art. 90. Il CSP redige il PSC e il Fascicolo dell'Opera che accompagna l'edificio per tutta la sua vita utile; il CSE coordina le imprese e i lavoratori autonomi durante i lavori, può sospendere i lavori in caso di pericolo imminente e grave. Il D.Lgs. 36/2023 (nuovo Codice dei contratti pubblici) ha rafforzato i requisiti per i coordinatori e ha introdotto disposizioni sulla congruità della manodopera per i lavori edili.

FAQ — Sicurezza negli enti localiFAQ

Chi è il datore di lavoro in un Comune ai sensi del D.Lgs. 81/08?
Negli enti locali la figura del datore di lavoro ai fini del D.Lgs. 81/08 non coincide necessariamente con il sindaco o il presidente della provincia. L'art. 2 lett. b) del D.Lgs. 81/08 definisce datore di lavoro, per le pubbliche amministrazioni, il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto a un ufficio avente autonomia gestionale. Il D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 (Testo Unico sul pubblico impiego) traccia la distinzione tra indirizzo politico-amministrativo (organi di governo: sindaco, giunta, consiglio) e gestione amministrativa (dirigenti e funzionari). Nella prassi degli enti locali, il datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 è tipicamente il segretario generale per le funzioni trasversali, o i singoli dirigenti di settore per le rispettive unità organizzative (settore lavori pubblici, settore servizi educativi, settore cultura, ecc.). Negli enti di piccole dimensioni privi di dirigenti, la giurisprudenza e la prassi del Ministero del Lavoro attribuiscono la responsabilità datoriale al sindaco o al responsabile dell'area tecnica nominato ai sensi dell'art. 109 D.Lgs. 267/2000 (TUEL). L'identificazione corretta del datore di lavoro è fondamentale perché su di esso gravano gli obblighi non delegabili: la redazione o il concorso alla redazione del DVR (art. 17 D.Lgs. 81/08) e la nomina dell'RSPP. Una delibera di giunta o un atto organizzativo formale che individui espressamente i soggetti responsabili per ciascuna struttura organizzativa è la soluzione più trasparente e raccomandabile.
Il DVR di un Comune deve essere unico o può essere diviso per settore?
La norma (art. 28 D.Lgs. 81/08) non impone una struttura unica o plurima del DVR: ciò che conta è che tutti i rischi a cui sono esposti tutti i lavoratori dell'ente siano valutati. Per un Comune di medie-grandi dimensioni, dove coesistono ambienti di lavoro molto diversi — uffici anagrafici, cantieri stradali, scuole materne, biblioteche, impianti sportivi, officine di manutenzione, cimiteri — è prassi consolidata e organizzativamente ragionevole strutturare il DVR in un documento quadro aziendale, che contiene la politica per la sicurezza, l'organigramma della sicurezza e la valutazione dei rischi comuni (incendio, emergenze, formazione), affiancato da allegati specifici per ciascuna unità produttiva o sede operativa. Ogni allegato descrive i rischi specifici dell'ambiente (es. rischio VDT per gli uffici, rischio biologico per i nidi, rischio stradale per il cantiere itinerante della squadra manutenzione, rischio chimico per il cimitero). Questa struttura modulare facilita gli aggiornamenti localizzati — quando si modificano le condizioni di un settore, si aggiorna solo l'allegato pertinente senza dover rielaborare l'intero documento. Il DVR va firmato dal datore di lavoro (o dai datori di lavoro, se sono più dirigenti di settore), dall'RSPP e, ove nominato, dal medico competente.
Un piccolo Comune con meno di 10 dipendenti può svolgere il ruolo di RSPP internamente?
Sì. Il D.Lgs. 81/08 all'art. 34 consente al datore di lavoro di svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione in determinate tipologie e dimensioni aziendali. Per gli enti locali (attività della pubblica amministrazione locale, codici ATECO 84.11 e 84.13) con un numero di lavoratori fino ai limiti stabiliti dall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011, il datore di lavoro può assumere il ruolo di RSPP previo svolgimento di un corso di formazione specifico: per il settore pubblico amministrativo, il rischio è classificato come basso, quindi il corso previsto è di 16 ore con aggiornamento periodico di 6 ore ogni cinque anni. Tuttavia, nella pratica degli enti locali — soprattutto quelli che gestiscono in proprio cantieri stradali, cimiteri, manutenzione del verde, nidi e impianti sportivi — la complessità tecnica dei rischi da valutare rende difficile la gestione efficace dell'RSPP in proprio da parte del sindaco o del segretario. È per questo che la soluzione più diffusa è l'affidamento del servizio di prevenzione e protezione a un professionista esterno abilitato ai sensi dell'art. 32 D.Lgs. 81/08 (ingegnere, tecnico della prevenzione, laurea in scienze della sicurezza), che segue l'ente con un contratto di servizio periodico. L'affidamento esterno non esime il datore di lavoro dagli obblighi non delegabili.
Quali sono i rischi specifici del personale cimiteriale comunale?
Il personale addetto alla gestione dei cimiteri comunali è esposto a una combinazione di rischi che richiede una valutazione specifica nel DVR dell'ente. I principali sono: rischio biologico da esumazioni e inumazioni (esposizione a agenti biologici di gruppo 2-3, resti umani in decomposizione, aerosol contaminati durante le operazioni di estumulazione); rischio chimico da uso di sostanze per la pulizia delle cappelle e dei loculi (disinfettanti concentrati, acido muriatico per rimozione efflorescenze); rischio fisico da vibrazioni corpo intero prodotte da escavatori e pale meccaniche usate per la preparazione delle fosse; rischio da movimentazione manuale dei carichi (feretri, lapidi, urne cinerarie, materiali da costruzione per i lavori di manutenzione); rischio da lavori in ambienti confinati (cavedi, tombe di famiglia interrate, locali tecnici sotterranei) ai sensi del D.P.R. 177/2011; rischio da investimento in aree di manovra dei mezzi; stress da lavoro in un ambiente con alto impatto emotivo. I dispositivi di protezione individuale per il personale cimiteriale comprendono: tuta monouso Tyvek per le estumulazioni, guanti chimici e biologici, maschera con filtro combinato ABEK2P3, calzature di sicurezza S3, occhiali a tenuta. La formazione specifica sui rischi cimiteriali è parte integrante del percorso formativo obbligatorio.
I dipendenti pubblici devono seguire la stessa formazione sulla sicurezza dei lavoratori privati?
Sì. Il D.Lgs. 81/08 si applica a tutte le tipologie di lavoratori subordinati, inclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, senza distinzione tra settore pubblico e privato (art. 3 c. 1 D.Lgs. 81/08). L'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011, che disciplina durata, contenuti, modalità di erogazione e periodicità della formazione obbligatoria dei lavoratori, si applica integralmente ai dipendenti degli enti locali. Le ore di formazione dipendono dal livello di rischio dell'attività: i dipendenti degli uffici amministrativi di un Comune svolgono attività classificata come rischio basso (ATECO 84.11/84.13 per l'attività amministrativa), per cui la formazione è di 8 ore totali (4 generali + 4 specifiche) con aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni. Tuttavia, per il personale che svolge attività diverse — operai stradali, addetti alla manutenzione del verde, personale cimiteriale, educatori dei nidi — il livello di rischio è più elevato (rischio medio o alto) e la formazione richiesta è rispettivamente di 12 ore (rischio medio) o 16 ore (rischio alto), oltre alla formazione specifica per i rischi di mansione. I preposti (responsabili di squadra, coordinatori di servizio) aggiungono 8 ore di formazione specifica. La formazione dei dipendenti pubblici può essere erogata mediante le strutture formative interne degli enti (scuole di formazione PA, accordi con università), ma deve rispettare i requisiti minimi dell'Accordo Stato-Regioni.
Quando il Comune è committente di un appalto, quali obblighi di sicurezza ha verso le imprese appaltatrici?
Il Comune che affida lavori, servizi o forniture in appalto assume il ruolo di committente ai sensi degli artt. 26 e 88-101 D.Lgs. 81/08 e del D.Lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici). Gli obblighi variano a seconda della tipologia dell'appalto. Per i contratti d'appalto e d'opera o di somministrazione nei luoghi di lavoro dell'ente (art. 26), il committente deve: verificare l'idoneità tecnico-professionale delle imprese (visura CCIAA, DURC, dichiarazione organico medio annuo, dichiarazione formazione sicurezza); elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI) quando vi siano rischi da interferenza tra le attività dell'ente e quelle dell'appaltatore (pulizie, manutenzioni negli uffici, gestione mense); coordinare le misure di prevenzione dalle interferenze. Per i cantieri temporanei o mobili soggetti al Titolo IV D.Lgs. 81/08 (lavori stradali, manutenzione edifici scolastici, impianti sportivi), il committente pubblico deve nominare il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) e il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE) quando sono presenti più imprese esecutrici o quando i lavori superano le soglie previste dall'art. 90 D.Lgs. 81/08. Il CSP redige il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e il Fascicolo dell'Opera; il CSE vigila sull'applicazione del PSC durante i lavori, può sospendere i lavori in caso di pericolo grave e imminente e ha poteri di coordinamento tra le imprese. La verifica della congruità dell'incidenza della manodopera per i lavori edili (DM 143/2021) è un ulteriore adempimento a carico della stazione appaltante pubblica.

11. Fonti normative

Fonti normative

  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro (artt. 2, 17, 26, 28, 34, 36-37, 41, 88-101, Titolo IV)
  • D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 — Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni (artt. 4, 5, 17)
  • D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 — Testo Unico enti locali (TUEL), artt. 107-109
  • D.P.R. 14 settembre 2011 n. 177 — Regolamento per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati
  • Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti (D.Lgs. 81/08)
  • Accordo Stato-Regioni 7 luglio 2016 — Indicazioni operative attuative degli obblighi di formazione
  • D.Lgs. 31 marzo 2023 n. 36 — Codice dei contratti pubblici (artt. 119, 120, Allegato I.13)
  • D.M. 23 giugno 2021 n. 143 — Congruità incidenza manodopera settore edile
  • Circolare Ministero del Lavoro 13 agosto 1995 n. 73 — Chiarimenti applicativi D.Lgs. 626/94 alle pubbliche amministrazioni
  • D.M. 2 settembre 2021 — Criteri per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro (prevenzione incendi)

Disclaimer. Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la valutazione tecnica o legale del caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dalla struttura organizzativa dell'ente, dalle attività svolte, dalle mansioni presenti e dalla normativa vigente. DVR, nomina dei datori di lavoro e formazione devono essere adattati al caso concreto.

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