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Guida completa · 2026

Sicurezza Biblioteche e Archivi: Guida Completa 2026

Tutto quello che serve sapere per impostare la sicurezza in una biblioteca, un archivio storico o un centro documentale: DVR, rischio biologico da polveri e muffe, rischio chimico per il restauro, movimentazione di volumi e casse, VDT per catalogatori, microclima degli ambienti di conservazione, antincendio e sanzioni.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Una biblioteca o un archivio storico deve gestire la sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 con un DVR personalizzato sui rischi specifici del settore. Gli obblighi principali comprendono: valutazione del rischio biologico da polveri di archivio e muffe, valutazione del rischio chimico per le attività di restauro, movimentazione manuale di volumi e casse, sorveglianza sanitaria per catalogatori VDT e archivisti esposti a polveri, piano antincendio specifico per il carico di incendio cartaceo, controllo del microclima negli ambienti di conservazione e formazione lavoratori 12 ore (rischio medio).

1. Quadro normativo: D.Lgs. 81/08 per biblioteche pubbliche e private, archivi statali

Le biblioteche e gli archivi — siano essi pubblici (comunali, provinciali, statali, universitari, scolastici) o privati (fondazioni, enti ecclesiastici, associazioni culturali) — rientrano pienamente nell'ambito di applicazione del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) dal momento in cui impiegano almeno un lavoratore subordinato o equiparato. L'applicazione del D.Lgs. 81/08 agli enti pubblici è esplicita: l'art. 3 c. 1 estende il campo di applicazione a tutti i settori di attività, privati e pubblici, senza eccezioni per la natura giuridica del datore di lavoro.

Per gli archivi statali e per le strutture del Ministero della Cultura (MiC), il datore di lavoro è tipicamente il dirigente responsabile della struttura con autonomia di spesa e organizzazione. I Comuni che gestiscono biblioteche pubbliche identificano il datore di lavoro ai sensi dell'art. 2 lett. b) D.Lgs. 81/08 nel soggetto titolare del rapporto di lavoro e con effettivi poteri decisionali: nella prassi, il Sindaco per atto formale può delegare queste responsabilità a un dirigente o al responsabile del servizio.

Il quadro normativo specifico per archivi e biblioteche include: il D.M. 10/03/1998 sui criteri di sicurezza antincendio, il D.P.R. 151/2011 per le attività soggette a CPI (categoria 34 per gli archivi sopra determinate soglie), le linee guida INAIL sul rischio biologico negli ambienti non sanitari, le norme tecniche UNI EN ISO 9241 per i posti di lavoro con videoterminale, e la normativa ISO 11228 sulla movimentazione manuale dei carichi.

Supportiamo biblioteche, archivi statali e comunali, centri documentali universitari e archivi privati nella gestione documentale della sicurezza, adattata alle caratteristiche specifiche dell'istituzione e del patrimonio conservato.

2. DVR per biblioteche e archivi: rischi specifici

Il Documento di Valutazione dei Rischi per una biblioteca o un archivio deve identificare e valutare i rischi peculiari di queste tipologie di ambienti di lavoro, significativamente diversi da quelli di un generico ufficio o di un contesto produttivo. I rischi caratteristici del settore comprendono:

Il DVR va elaborato con il coinvolgimento del medico competente (quando nominato), dell'RLS e, per gli aspetti tecnici di restauro, eventualmente con consulenza di un esperto in conservazione dei beni culturali. Va aggiornato ogni volta che cambiano le condizioni lavorative, a seguito di infortuni significativi o di acquisizione di nuovi fondi che modificano il profilo di rischio.

3. Rischio biologico: muffe, funghi, polvere d'archivio, acari su materiale antico

Il rischio biologico negli archivi e nelle biblioteche è disciplinato dal Titolo X D.Lgs. 81/08 (artt. 266-286) ed è uno dei rischi più caratteristici e meno noti di questo settore lavorativo. La polvere accumulata su materiale cartaceo antico — specialmente in fondi non trattati, in depositi con ventilazione insufficiente o con episodi pregressi di umidità — può contenere concentrazioni significative di agenti biologici pericolosi per la salute.

I principali agenti biologici documentati negli archivi sono:

Le misure di prevenzione e protezione comprendono: monitoraggio microbiologico ambientale periodico nelle sale di deposito, sistemi di ventilazione con filtrazione HEPA per i depositi di materiale a rischio, procedure scritte di movimentazione del materiale polveroso che minimizzino il sollevamento di polveri (apertura lenta dei faldoni, utilizzo di aspiratori con filtro HEPA per la pulizia), fornitura e uso obbligatorio di DPI respiratori (FFP2 per operazioni ordinarie, FFP3 per operazioni intensive o in presenza di materiale visibilmente contaminato da muffe), guanti monouso in nitrile, formazione specifica degli archivisti sui rischi biologici e sui sintomi da sorvegliare (tosse persistente, dispnea, rinite, eruzioni cutanee).

4. Rischio chimico: solventi per restauro, prodotti di conservazione, inchiostri

Il rischio chimico in biblioteche e archivi interessa in primo luogo gli addetti alle attività di restauro e conservazione, ma può coinvolgere anche il personale che tratta fondi particolari. La valutazione va effettuata ai sensi del Titolo IX D.Lgs. 81/08 (artt. 223-232) raccogliendo le Schede di Sicurezza (SDS) di tutti i prodotti utilizzati.

Prodotto / agenteUso tipicoPericoli principaliDPI minimi
Alcol etilico, alcol isopropilicoPulitura superfici, consolidamentoInfiammabile, vapori irritantiGuanti in nitrile, ventilazione adeguata, maschera vapori organici A
Acetone, toluenePulitura, solventi per adesiviInfiammabile, narcotico, irritante SNCGuanti chimici Cat. III, maschera A2, occhiali, cappa aspirante
Paraloid B-72 in soluzioneConsolidamento legature e carteSolvente organico nel veicolo, irritanteGuanti in nitrile, maschera vapori organici A, ventilazione
Klucel, metilcellulosaAdesivi per restauro in acquaIrritante lieve, polveri respirabiliGuanti monouso, mascherina FFP1 in fase di polvere
Arsenico (presente in fondi storici trattati)Antiparassitario storico su carte e legatureTossico per inalazione e contatto, cancerogeno Cat. 1AGuanti chimici Cat. III, maschera P3, tuta monouso, procedura specifica
Gas azoto / CO2 (fumigazione)Disinfezione di fondi infestatiAsfissiante, rischio anossico in spazi confinatiProcedura spazio confinato, rilevatori O2, DPI specifici

Tutti i laboratori di restauro devono essere dotati di cappe aspiranti localizzate per le operazioni con solventi volatili. I prodotti vanno conservati in armadio metallico antincendio ventilato, separati dalle fonti di ignizione. I fondi con sospetta presenza di arsenico (spesso segnalabile da un caratteristico odore di aglio o da cartellini d'archivio storici che ne segnalano il trattamento) richiedono procedura specifica con valutazione preventiva del rischio, DPI di Cat. III, monitoraggio biologico degli archivisti esposti e comunicazione all'ASL competente.

5. Movimentazione manuale dei carichi: libri, casse, scaffalature mobili

La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è disciplinata dal Titolo VI D.Lgs. 81/08 (artt. 167-171) e dalle norme tecniche ISO 11228 richiamate nell'Allegato XXXIII. Per il personale di biblioteche e archivi le attività di MMC sono frequenti e spesso sottostimate rispetto ad altri settori.

Le principali attività di MMC nel settore comprendono:

Le misure di prevenzione includono: carrelli portavolumi con piani estraibili per la consultazione, scale con gradino di appoggio e piano portaoggetti per l'accesso ai ripiani alti, limitazione del peso delle casse di archivio (max 15 kg), formazione sulla corretta tecnica di sollevamento, rotazione delle mansioni per le attività più pesanti. Quando la valutazione NIOSH supera il valore di azione, va attivata la sorveglianza sanitaria tramite medico competente.

6. Rischio VDT e ergonomia per catalogatori e addetti reference

Il rischio da videoterminale (VDT) è disciplinato dal Titolo VII D.Lgs. 81/08 (artt. 172-179) e dall'Allegato XXXIV. È definito lavoratore VDT chi utilizza una attrezzatura munita di videoterminali in modo sistematico o abituale per 20 o più ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'art. 175. Catalogatori, reference librarian, archivisti che lavorano con sistemi informativi bibliotecari (SBN, OPAC, MANUSonline, sistemi di gestione documentale) e personale amministrativo di biblioteche e archivi rientrano tipicamente in questa categoria.

Gli obblighi del datore di lavoro per i lavoratori VDT comprendono:

Il lavoro con i libri fisici (lettura in postura flessa, consultazione di volumi grandi su piani non adeguati) presenta rischi posturali analoghi al VDT. Il DVR deve valutare le postazioni di consultazione e di lavoro manuale con la stessa attenzione riservata alle postazioni informatizzate.

7. Microclima: temperature e umidità negli ambienti di conservazione

Il controllo del microclima negli archivi e nelle biblioteche risponde a una duplice esigenza: la conservazione del patrimonio documentale (che richiede condizioni stabili e controllate) e il benessere e la salute dei lavoratori che operano in quegli ambienti. Le due esigenze possono entrare in conflitto, e questa tensione deve essere gestita nel DVR con consapevolezza.

Le condizioni ottimali per la conservazione del materiale cartaceo e archivistico prevedono: temperatura stabile tra 14°C e 18°C, umidità relativa (UR) stabile tra 45% e 55%, assenza di sbalzi rapidi di temperatura e umidità, ventilazione controllata con ricambio d'aria filtrato. Queste condizioni, ottimali per il materiale, comportano per i lavoratori un ambiente piuttosto freddo e possono determinare disagio termico soprattutto per chi opera nei depositi per periodi prolungati.

Il D.Lgs. 81/08 (Allegato IV) stabilisce che la temperatura nei luoghi di lavoro in periodo freddo deve essere adeguata all'organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. Per le attività sedentarie nei depositi freddi va valutato il rischio da stress termico da freddo ai sensi delle norme tecniche ISO 11079 e UNI EN ISO 7730. Le misure di protezione comprendono: abbigliamento termico adeguato (da indicare nel DVR come DPI), limitazione del tempo di permanenza nei depositi più freddi, alternanza con ambienti a temperatura normale, monitoraggio periodico delle condizioni microclimatiche con strumentazione idonea (termo-igrometri calibrati con registrazione continuativa).

8. Rischio incendio: materiale cartaceo, impianti antincendio specifici per archivi

Il rischio incendio negli archivi e nelle biblioteche è tra i più elevati che un edificio adibito ad attività lavorative possa presentare. La combinazione di elevato carico di incendio (carta, pergamena, legno, tessuti), irripetibilità e insostituibilità del materiale conservato e caratteristiche costruttive degli edifici storici (soffitti alti, strutture lignee, aperture tra i piani) richiede un approccio specifico e differenziato rispetto al generico luogo di lavoro.

Il quadro normativo di riferimento comprende: il D.M. 10/03/1998 (criteri generali di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro), il D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151 (attività soggette a CPI) e il D.M. 02/09/2021 (gestione delle emergenze). Gli archivi con superficie superiore a 1.000 m² rientrano nella categoria 34 del D.P.R. 151/2011 e sono soggetti all'obbligo di ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) dai Vigili del Fuoco.

Le specificità degli impianti antincendio negli archivi e biblioteche di pregio comprendono:

La formazione antincendio degli addetti segue il D.M. 02/09/2021. Per gli archivi con rischio elevato il corso è da 16 orecon parte pratica obbligatoria. Tutti i lavoratori devono conoscere le vie di esodo, i punti di raccolta, l'ubicazione degli estintori e delle centraline di rilevazione.

9. Lavori in quota: scale e soppalchi per scaffalature alte

I lavori in quota nelle biblioteche e negli archivi riguardano principalmente l'accesso alle scaffalature alte e ai soppalchi. Il D.Lgs. 81/08 definisce lavoro in quota qualsiasi attività lavorativa che esponga il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad un'altezza superiore a 2 m rispetto a un piano stabile (art. 107). Per lavori al di sotto di questa soglia si applica comunque l'obbligo di valutazione del rischio di caduta dall'alto.

Le attrezzature di accesso in quota nelle biblioteche e negli archivi comprendono:

La formazione specifica per i lavori in quota è obbligatoria per i lavoratori che accedono a scaffalature alte e soppalchi. Il DVR deve includere la valutazione del rischio di caduta per ciascuna tipologia di accesso in quota presente nella struttura.

10. Illuminazione in ambienti di conservazione e lavoro

L'illuminazione nelle biblioteche e negli archivi deve rispondere contemporaneamente alle esigenze conservative del patrimonio (limitare l'esposizione dei documenti alla radiazione luminosa, particolarmente pericolosa per inchiostri e coloranti) e ai requisiti normativi per la sicurezza e il benessere dei lavoratori.

I requisiti normativi per i livelli di illuminamento nei luoghi di lavoro sono definiti nell'Allegato IV D.Lgs. 81/08 e nella norma UNI EN 12464-1 (illuminazione dei posti di lavoro interni). Per le principali aree di una biblioteca o archivio:

AreaIlluminamento minimo (lux)Note
Sale di consultazione500 luxIlluminazione localizzata ai tavoli di lettura; indice di abbagliamento UGR < 19
Postazioni VDT (catalogazione, reference)500 luxAssenza di riflessi sullo schermo; luminanza dello sfondo 100-300 cd/m²
Sale di deposito (lavoro di ricerca)200 luxIlluminazione a LED con filtro UV per proteggere il materiale
Corridoi e aree di transito100 luxIlluminazione di sicurezza indipendente obbligatoria
Laboratori di restauro750-1000 luxIlluminazione localizzata per le operazioni di dettaglio; colori neutri

Per la conservazione del materiale è preferibile illuminazione a LED a bassa emissione UV e IR, con temperatura di colore neutra (3000-4000 K). Nei depositi l'illuminazione va attivata solo quando il personale è presente (sensori di presenza), riducendo l'esposizione cumulativa dei documenti alla luce. L'illuminazione di sicurezza (almeno 1 lux nelle vie di esodo, con autonomia di 1 ora) è obbligatoria ai sensi dell'Allegato IV D.Lgs. 81/08 e della norma CEI EN 50171.

11. Formazione obbligatoria per addetti biblioteche e archivi

Le biblioteche e gli archivi (codice ATECO 91.01) sono classificati come attività a rischio medio dall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011. Il monte ore di formazione dei lavoratori è di 12 ore totali: 4 ore di formazione generale e 8 ore di formazione specifica sui rischi del settore. L'aggiornamento periodico è di 6 ore ogni 5 anni.

I contenuti della formazione specifica per il settore biblioteche e archivi devono includere:

I preposti (responsabili di sala, capi archivisti, coordinatori) seguono un percorso aggiuntivo di 8 ore. Gli addetti antincendio per rischio elevato seguono il corso specifico da 16 oreai sensi del D.M. 02/09/2021. Per gli enti pubblici la formazione rientra nei piani formativi annuali ex D.Lgs. 165/2001 e può essere erogata da enti di formazione accreditati o dalla struttura formativa interna dell'amministrazione.

Checklist di conformità per biblioteche e archivi

  • DVR con valutazione del rischio biologico (polveri di archivio) e chimico (restauro)
  • Piano antincendio specifico con impianti idonei (gas inerte nei depositi di pregio)
  • Formazione lavoratori 12 ore (rischio medio) con contenuti specifici di settore
  • DPI per archivisti: FFP2/FFP3, guanti nitrile, abbigliamento termico per depositi freddi
  • Sorveglianza sanitaria: visita VDT ogni 2 anni, visita biologico/MMC secondo protocollo
  • Monitoraggio microclimatico documentato (temperatura e umidità relativa nelle sale)
  • Illuminazione verificata: 500 lux nelle sale consultazione, LED a basso UV nei depositi
  • DUVRI redatto per appalti di restauro, pulizia e manutenzione con ditte esterne

12. Sorveglianza sanitaria e sanzioni

La sorveglianza sanitariaper il personale di biblioteche e archivi è obbligatoria ai sensi dell'art. 41 D.Lgs. 81/08 ogni volta che la valutazione del rischio evidenzia esposizioni che superano i valori di azione. I principali trigger per questo settore sono: rischio biologico da polveri di archivio classificato al Gruppo 2 o superiore, movimentazione manuale dei carichi con indice NIOSH superiore al valore di azione, utilizzo di VDT per 20 o più ore settimanali, esposizione a solventi organici nelle attività di restauro.

Il medico competente, nominato mediante lettera di incarico, effettua: la visita preventiva prima dell'assunzione o del cambio di mansione; le visite periodiche secondo il protocollo sanitario (ogni anno per i lavoratori VDT over 50, ogni anno per gli esposti a rischio biologico classificato, ogni 2 anni per i lavoratori VDT under 50 senza problemi); le visite a richiesta del lavoratore; le visite dopo assenza per malattia superiore a 60 giorni continuativi. Esprime il giudizio di idoneità alla mansione specifica, che il datore di lavoro è tenuto a recepire nell'organizzazione del lavoro.

Le principali sanzioni ai sensi del D.Lgs. 81/08 applicabili alle biblioteche e agli archivi sono:

Per gli enti pubblici la responsabilità è personale del dirigente o del funzionario delegato. Le prescrizioni ex D.Lgs. 758/94 consentono la regolarizzazione entro il termine assegnato con pagamento ridotto dell'ammenda. Il mancato adeguamento entro il termine riattiva il procedimento penale. In caso di infortuni gravi o mortali si aggiungono i profili penali ex artt. 589-590 c.p.

FAQ — Sicurezza biblioteche e archiviFAQ

Il DVR è obbligatorio per una piccola biblioteca comunale?
Sì. L'obbligo di redazione del Documento di Valutazione dei Rischi ai sensi dell'art. 17 D.Lgs. 81/08 scatta dalla presenza di almeno un lavoratore subordinato o equiparato. Una biblioteca comunale con anche un solo bibliotecario dipendente — a tempo indeterminato, determinato o part-time — è tenuta alla predisposizione del DVR. L'obbligo vale sia per enti pubblici (Comuni, Province, Università, Ministero della Cultura) sia per istituzioni private (fondazioni, associazioni, enti ecclesiastici). Nel DVR vanno valutati i rischi specifici del contesto: rischio biologico da polveri di archivio, movimentazione manuale di volumi e casse, rischio VDT per catalogatori e personale reference, microclima degli ambienti di conservazione, illuminazione, rischio incendio legato al materiale cartaceo, lavori in quota su scale e soppalchi. Il documento va firmato dal datore di lavoro (per gli enti pubblici il dirigente responsabile o il direttore), dall'RSPP e, ove nominato, dal medico competente.
Come si valuta il rischio biologico legato alla polvere d’archivio?
La polvere degli archivi storici è un agente biologico complesso che può contenere spore fungine (Aspergillus, Penicillium, Cladosporium), batteri (Bacillus, Actinomiceti), acari della polvere (Dermatophagoides), frammenti di insetti e materiale organico degradato. La valutazione del rischio biologico va effettuata ai sensi del Titolo X D.Lgs. 81/08 e del D.Lgs. 81/08 Allegato XLVI. La classificazione dell'agente biologico determina il livello di rischio: le muffe più comuni degli archivi rientrano nel Gruppo 2 (agente biologico che può causare malattie nell'uomo, non probabile che si propaghi nella collettività, profilassi o terapia disponibile). La valutazione deve considerare: tipo di materiale trattato (materiale antico con substrato organico è a rischio più elevato), frequenza e durata dell'esposizione, presenza di sistemi di ventilazione e filtrazione, condizioni microclimatiche degli ambienti (umidità relativa e temperatura favoriscono la proliferazione fungina). Le misure di prevenzione comprendono: sistemi di ventilazione adeguati, DPI respiratori idonei (FFP2 o FFP3 per lavorazioni polverose intensive), procedure di movimentazione che limitino il sollevamento di polveri, monitoraggio microbiologico ambientale periodico.
Quali DPI servono per gli archivisti che lavorano con materiale antico?
I DPI per archivisti che trattano materiale antico (fondi storici, pergamene, volumi con legature in pelle, fotoarchivi su lastra di vetro o nitrato di cellulosa) devono essere selezionati in base alla valutazione specifica dei rischi. Per il rischio biologico da polveri: mascherina filtrante FFP2 per operazioni ordinarie di movimentazione e consultazione, FFP3 per operazioni intensive in ambienti con elevata concentrazione di polveri o in presenza di materiale visibilmente deteriorato da muffe; guanti in nitrile monouso per la protezione da agenti biologici e da contaminanti chimici superficiali. Per il rischio chimico (fondi con presenza di arsenico da trattamenti conservativi storici, fondi fotografici con fissativi al mercurio, materiali con solventi per restauro): guanti chimici di Cat. III, maschera con filtro combinato (particelle + vapori organici) secondo la scheda di sicurezza del prodotto specifico. Per i lavori in quota su scale e soppalchi: calzature antiscivolo con suola a grip elevato, eventuale sistema anticaduta per soppalchi senza parapetti adeguati. Per la movimentazione di casse e volumi pesanti: cintura lombalgica su indicazione del medico competente (non come sostituto delle misure tecniche). Tutti i DPI vanno consegnati con verbale firmato e accompagnati da formazione sull'uso.
Come si gestisce il rischio incendio in un archivio storico?
Il rischio incendio negli archivi storici è classificato come rischio elevato ai sensi del D.M. 10/03/1998 per la combinazione di: elevato carico di incendio (carta, pergamena, legno delle scaffalature, tessuti delle legature), irripetibilità del materiale conservato, difficoltà di evacuazione dei volumi, frequente presenza di impianti elettrici datati. La normativa di riferimento è il D.M. 10/03/1998 (criteri generali di sicurezza antincendio), il D.P.R. 37/1998 (Certificato di Prevenzione Incendi — CPI) per gli archivi che superano i 1000 m² o con particolari condizioni di rischio, e il D.M. 02/09/2021 per la gestione dell'emergenza. Gli archivi storici di superficie superiore a 1000 m² rientrano nell'elenco delle attività soggette a CPI (categoria 34 del D.P.R. 151/2011). Le misure obbligatorie includono: impianto di rilevazione incendi (sensori di fumo e temperatura), impianto di spegnimento automatico a gas inerte (CO2, argon, Inergen) nelle aree di conservazione chiuse — preferito agli sprinkler ad acqua per la tutela del materiale —, estintori a CO2 (non ad acqua né a polvere sulle carte), piano di emergenza con procedura di evacuazione del materiale prioritario, formazione antincendio per tutti gli addetti (D.M. 02/09/2021, livello 2 per rischio elevato: corso da 16 ore).
Quante ore di formazione servono per personale di biblioteche pubbliche?
Le biblioteche pubbliche e gli archivi rientrano tipicamente nel codice ATECO 91.01 (attività di biblioteche e archivi), classificato come rischio medio dall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011. Il monte ore di formazione dei lavoratori è di 12 ore totali: 4 ore di formazione generale sui concetti fondamentali di sicurezza, diritti e doveri dei lavoratori, organizzazione della prevenzione; 8 ore di formazione specifica sui rischi del settore (biologico da polveri, MMC da movimentazione volumi, VDT, microclima, incendio, lavori in quota). L'aggiornamento periodico è di 6 ore ogni 5 anni. I preposti (responsabili di sala, coordinatori di fondi, capi archivisti) seguono un percorso aggiuntivo di 8 ore. Gli addetti antincendio per rischio elevato seguono il corso da 16 ore ai sensi del D.M. 02/09/2021. Gli addetti al primo soccorso seguono il corso da 12 ore (gruppo B, per organizzazioni fino a 5 dipendenti) o 16 ore (gruppo A). Per gli enti pubblici la formazione rientra nei piani formativi annuali e può essere erogata anche da strutture formative accreditate regionalmente o dagli enti bilaterali di settore.
La movimentazione di volumi pesanti costituisce rischio MMC?
Sì. La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è disciplinata dal Titolo VI D.Lgs. 81/08 (artt. 167-171) e dall'Allegato XXXIII che richiama le norme tecniche ISO 11228. Per il personale di biblioteche e archivi i carichi rilevanti sono molteplici: volumi singoli di grandi dimensioni e peso (dizionari enciclopedici, atlanti, volumi di grande formato possono superare i 5-10 kg), serie di volumi trasportati in serie dagli scaffali ai tavoli di consultazione, casse di materiale per trasferimenti e traslochi di fondi archivistici (le casse standard da archivio contengono 15-20 kg di documentazione), carichi su scaffalature compatte mobili (movimentazione manuale delle scaffalature). La valutazione va effettuata con il metodo NIOSH per il sollevamento, il metodo Snook-Ciriello per traino e spinta, il metodo RULA/REBA per le posture. Le attività di scaffalatura bassa (inginocchiarsi, piegarsi) e di scaffalatura alta (braccia elevate sopra la testa) presentano rischi posturali aggiuntivi. Le misure di prevenzione comprendono: carrelli portavolumi, scale con pianale portaoggetti, limitazione del peso per singolo sollevamento, rotazione delle mansioni, formazione sulla corretta tecnica di movimentazione.
Quando è obbligatoria la sorveglianza sanitaria per archivisti?
La sorveglianza sanitaria per il personale di biblioteche e archivi è obbligatoria ai sensi dell'art. 41 D.Lgs. 81/08 ogni volta che la valutazione del rischio evidenzia esposizioni che superano i valori di azione previsti. I trigger più frequenti per questo settore sono: (1) Rischio biologico classificato al Gruppo 2 o superiore per esposizione a polveri organiche di archivi storici, con visita preventiva e periodica focalizzata su sistema respiratorio, cute e occhi; (2) Movimentazione manuale dei carichi: quando l'indice NIOSH supera i valori di azione, con attenzione al rachide lombare; (3) Rischio VDT: per i catalogatori e il personale reference che utilizza il videoterminale per 20 ore settimanali o più, con visita preventiva e controllo della vista ogni 2 anni (ogni anno per i lavoratori over 50); (4) Rischio chimico per gli addetti al restauro che utilizzano solventi organici, con monitoraggio biologico degli indicatori di esposizione previsti dalle linee guida INAIL. Il medico competente va nominato mediante lettera di incarico, collabora alla redazione del DVR, definisce il protocollo sanitario e esprime il giudizio di idoneità alla mansione specifica per ciascun lavoratore.
Quali sono le sanzioni per mancato DVR in una biblioteca pubblica?
Le sanzioni per mancato DVR si applicano anche agli enti pubblici, comprese le biblioteche comunali, universitarie e statali. L'art. 55 c. 1 lett. a) D.Lgs. 81/08 punisce la mancata elaborazione del DVR con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 3.071 a 7.862 euro a carico del datore di lavoro (per gli enti pubblici il dirigente con poteri di spesa e organizzazione). La mancata nomina dell'RSPP comporta arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro. La mancata formazione dei lavoratori è punita con arresto fino a otto mesi o ammenda fino a 5.700 euro per lavoratore non formato. Per gli enti pubblici la responsabilità penale è personale del dirigente o del funzionario delegato; la responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 non si applica agli enti pubblici non economici, ma l'ente risponde civilmente del danno. Le ispezioni ASL/PSAL negli enti pubblici sono frequenti e le prescrizioni ex D.Lgs. 758/94 consentono la regolarizzazione entro i termini assegnati con pagamento ridotto dell'ammenda. Il mancato adeguamento entro il termine della prescrizione riattiva il procedimento penale.

14. Fonti normative

Fonti normative

  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 — Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro (artt. 17, 28, 36-37, 41, 55, Titoli VI, IX, X, XI)
  • D.M. 10 marzo 1998 — Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro
  • D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151 — Regolamento per la prevenzione degli incendi (attività soggette a CPI, categoria 34)
  • D.P.R. 12 gennaio 1998 n. 37 — Disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi
  • Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti e dirigenti (D.Lgs. 81/08)
  • D.M. 2 settembre 2021 — Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro
  • Linee Guida INAIL — Rischio biologico negli ambienti di lavoro non sanitari: archivi, biblioteche, musei
  • ISO 11228-1:2021 — Ergonomia, movimentazione manuale, sollevamento e trasporto
  • UNI EN ISO 9241-5 — Ergonomia dell’interazione uomo-sistema: postazioni di lavoro con VDT
  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 artt. 172-179 — Attrezzature munite di videoterminali

Disclaimer. Questa guida ha finalità informative ed editoriali e non sostituisce la valutazione tecnica o legale del caso specifico. Gli obblighi applicabili dipendono dalla struttura, dalle attività svolte, dalle mansioni presenti e dalla normativa vigente. DVR, valutazione del rischio biologico, piano antincendio e sorveglianza sanitaria devono essere adattati al caso concreto. Supportiamo biblioteche, archivi e centri documentali nella verifica degli obblighi applicabili e nella gestione documentale della sicurezza.

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