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Microclima Termoigrometrico

Definizione, parametri fisici, indici di comfort e stress termico, normativa applicabile e obblighi di valutazione nel DVR ai sensi dell'Allegato IV D.Lgs. 81/08 e delle norme UNI EN ISO 7730, 7243 e 15743.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Il microclima termoigrometrico è l'insieme dei parametri fisici ambientali — temperatura dell'aria (Ta), temperatura radiante media (Tmrt), umidità relativa (RH) e velocità dell'aria (va) — che, combinati con il metabolismo energetico del lavoratore e la resistenza termica dell'abbigliamento, determinano il comfort termico e il rischio di stress termico nei luoghi di lavoro. La valutazione è disciplinata dall'Allegato IV punto 1.9 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e dalla norma tecnica UNI EN ISO 7730:2006 che introduce gli indici PMV (Voto Medio Predetto) e PPD (Percentuale Prevista di Insoddisfatti) per quantificare il benessere termico in ambienti moderati.

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Definizione e parametri del microclima

Il microclima termoigrometrico è descritto da sei variabili fondamentali, quattro ambientali e due personali:

  • Ta — Temperatura dell'aria: misurata in °C con termometro schermato dalla radiazione, rappresenta la temperatura del fluido che circonda il corpo del lavoratore.
  • Tmrt — Temperatura radiante media: misurata in °C con globotermometro a sfera nera (Ø 150 mm), esprime l'effetto combinato delle sorgenti di calore radiante presenti nell'ambiente (pareti calde, forni, sole).
  • RH — Umidità relativa: espressa in percentuale, influenza la capacità evaporativa del sudore e la percezione di caldo o freddo.
  • va — Velocità dell'aria: misurata in m/s con anemometro omnidirezionale, determina l'entità della convezione corporea e del raffrescamento evaporativo.
  • M — Metabolismo energetico: espresso in W/m² o MET (1 MET = 58,2 W/m²), quantifica la produzione di calore legata all'attività fisica svolta durante il lavoro.
  • Icl — Resistenza termica dell'abbigliamento: espressa in clo (1 clo = 0,155 m²·°C/W), descrive l'isolamento termico fornito dagli indumenti indossati.

Sulla base di queste variabili, la norma UNI EN ISO 7730:2006 calcola i due indici sintetici di comfort termico per ambienti moderati:

  • PMV (Predicted Mean Vote — Voto Medio Predetto): stima il voto medio espresso da un ampio gruppo di persone su una scala a 7 punti che va da -3 (molto freddo) a +3 (molto caldo), con lo 0 corrispondente alla neutralità termica. I valori accettabili per un ambiente di lavoro confortevole sono compresi tra -0,5 e +0,5.
  • PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied — Percentuale Prevista di Insoddisfatti): esprime la percentuale di persone insoddisfatte delle condizioni termiche. Un PMV di ±0,5 corrisponde a un PPD inferiore al 10 %, valore soglia raccomandato dalla norma ISO 7730 per ambienti di lavoro di categoria A.

Normativa applicabile

La disciplina del microclima negli ambienti di lavoro è articolata su più livelli normativi:

  • D.Lgs. 81/08 — Allegato IV, punto 1.9: stabilisce i requisiti minimi che i luoghi di lavoro devono rispettare in materia di aerazione, temperatura e umidità. Prevede che la temperatura degli ambienti di lavoro sia adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
  • D.M. 10 settembre 1992: linee guida sul microclima negli ambienti di lavoro in ufficio, che indicano intervalli di riferimento per temperatura (20–26 °C in estate, 18–22 °C in inverno) e umidità relativa (40–60 %) per i lavori sedentari.
  • UNI EN ISO 7730:2006: norma tecnica di riferimento per la valutazione del comfort termico in ambienti moderati mediante il calcolo degli indici PMV e PPD, applicabile a lavori con metabolismo compreso tra 46 e 232 W/m² e in ambienti con temperature operative comprese tra 10 e 30 °C.
  • UNI EN ISO 7243 (caldo intenso): norma per la valutazione dello stress termico da caldo mediante l'indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), applicabile ad ambienti industriali con fonti di calore radiante intenso (fonderie, acciaierie, forni).
  • UNI EN ISO 15743:2008 (freddo intenso): norma per la valutazione e la gestione del rischio da stress termico da freddo negli ambienti di lavoro mediante l'indice IREQ (Insulation REQuired), utilizzabile per celle frigorifere e lavoro all'aperto in condizioni invernali.

Stress termico da caldo

Lo stress termico da caldo si manifesta quando il carico termico ambientale supera la capacità del corpo di disperdere calore attraverso sudorazione, convezione e irraggiamento. Le principali patologie correlate sono:

  • Colpo di calore: ipetermia grave (temperatura corporea > 40 °C) con possibile alterazione dello stato di coscienza; è l'emergenza più severa e richiede intervento medico immediato.
  • Crampi da calore: contrazioni muscolari dolorose causate dalla perdita di elettroliti attraverso la sudorazione abbondante.
  • Svenimento da calore: perdita temporanea di coscienza per vasodilatazione periferica e ridotto afflusso di sangue al cervello in ambienti molto caldi.
  • Esaurimento da calore: stato di affaticamento con cefalea, nausea e debolezza progressiva, precursore del colpo di calore.

Le condizioni lavorative a maggior rischio includono fonderie, acciaierie, panifici e pastifici industriali, lavanderie, vetrerie, lavoro estivo all'aperto nel settore agricolo ed edilizio. La valutazione dello stress termico da caldo diventa obbligatoria quando l'analisi preliminare non consente di escludere il superamento dei valori limite. Lo strumento valutativo di riferimento è l'indice WBGTind (WBGT individuale, che tiene conto dell'abbigliamento), calcolato secondo la norma UNI EN ISO 7243 e confrontato con i valori limite tabellati in funzione del metabolismo del lavoratore. Il superamento dei valori limite impone l'adozione di misure correttive immediate.

Stress termico da freddo

Lo stress termico da freddo si verifica quando la dispersione di calore dal corpo supera la produzione metabolica, determinando un abbassamento progressivo della temperatura corporea centrale. I principali rischi per la salute comprendono:

  • Ipotermia: riduzione della temperatura corporea centrale al di sotto di 35 °C, con progressiva compromissione delle funzioni cardiovascolari, neurologiche e respiratorie.
  • Congelamento: necrosi tissutale locale (dita, orecchie, naso) per solidificazione dei fluidi intracellulari in condizioni di temperatura molto bassa.
  • Riduzione dell'attenzione e della manualità: anche prima dei danni fisici gravi, il freddo compromette le capacità cognitive e la destrezza manuale, aumentando il rischio di infortuni.

Gli ambienti a maggior rischio includono celle frigorifere e celle di surgelazione, magazzini refrigerati, macellerie industriali, e lavori all'aperto durante la stagione invernale nelle regioni settentrionali. La valutazione dello stress termico da freddo si effettua attraverso l'indice IREQ (Insulation REQuired), definito dalla norma UNI EN ISO 15743:2008, che indica il livello minimo di isolamento termico dell'abbigliamento necessario per mantenere l'equilibrio termico del corpo in funzione della temperatura, dell'umidità, della velocità del vento e del metabolismo. Il confronto tra IREQ e l'isolamento effettivo fornito dall'abbigliamento indossato dal lavoratore consente di determinare l'adeguatezza degli indumenti protettivi e i tempi massimi di esposizione consentiti.

Valutazione del microclima nel DVR

L'obbligo di valutare il rischio microclima nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) discende direttamente dall'art. 17 e dall'art. 28 del D.Lgs. 81/08, che impongono al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro, inclusi quelli di natura fisica. La valutazione segue un percorso articolato:

  • Analisi preliminare qualitativa: sopralluogo delle postazioni di lavoro, identificazione delle sorgenti di calore o freddo, stima del metabolismo lavorativo per tipologia di mansione. Se l'analisi esclude con certezza condizioni di rischio, la valutazione può essere conclusa senza misurazioni strumentali, con adeguata documentazione delle motivazioni.
  • Misura strumentale: obbligatoria quando l'analisi preliminare evidenzia potenziali criticità. Gli strumenti impiegati comprendono termoigrometri per Ta e RH, anemometri omnidirezionali per va, globotermometri a sfera nera per Tmrt, e stazioni microclimatiche integrate. Le misurazioni devono essere condotte durante le condizioni operative più rappresentative dei cicli lavorativi ordinari.
  • Calcolo degli indici: elaborazione dei dati rilevati per il calcolo di PMV/PPD (ambienti moderati — ISO 7730), WBGT (caldo intenso — ISO 7243) o IREQ (freddo intenso — ISO 15743).
  • Periodicità: la valutazione va aggiornata in caso di variazioni significative dell'impianto di climatizzazione o riscaldamento, modifica dei processi produttivi, introduzione di nuove sorgenti di calore o freddo, o su indicazione del medico competente.
  • Figure professionali: la valutazione strumentale del microclima è affidata a tecnici abilitati con competenze specifiche in fisica ambientale (RSPP, tecnici della prevenzione, ingegneri o fisici con esperienza in microclimatologia industriale).

Ti aiutiamo a verificare la completezza della valutazione del microclima nel DVR della tua azienda e supportiamo la gestione documentale degli esiti della misurazione strumentale.

Misure di prevenzione e protezione

Le misure da adottare variano in funzione del tipo di rischio microclimatico rilevato e devono seguire la gerarchia delle misure di prevenzione prevista dall'art. 15 D.Lgs. 81/08, privilegiando gli interventi tecnici alla fonte rispetto ai dispositivi di protezione individuale:

  • Ventilazione e climatizzazione: installazione o adeguamento di impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) e condizionamento per mantenere temperatura e umidità nei range di comfort previsti dal D.M. 10/09/1992 e dalla norma ISO 7730. Nei locali con calore radiante intenso, la ventilazione localizzata sulle postazioni di lavoro riduce il carico termico percepito.
  • Schermi radianti: barriere riflettenti o pannelli isolanti interposti tra le sorgenti di calore radiante (forni, presse a caldo, colate) e le postazioni di lavoro, per ridurre il contributo della Tmrt al carico termico complessivo.
  • Indumenti protettivi per ambienti caldi: tute aluminizzate riflettenti, indumenti ventilati o raffrescati ad aria compressa per esposizioni a calore radiante intenso; materiali ad alta traspirabilità per lavori con elevato metabolismo in ambienti caldi.
  • Indumenti protettivi per ambienti freddi: abbigliamento multistrato con isolamento termico adeguato all'indice IREQ calcolato, copricapo, guanti e calzature termiche per prevenire l'ipotermia e il congelamento localizzato.
  • Pause termiche e reidratazione: organizzazione di pause periodiche in ambienti termicamente neutri, con accesso a bevande fresche (in ambienti caldi) o calde (in ambienti freddi) per sostenere l'equilibrio idro-salino e prevenire l'esaurimento da calore o l'ipotermia progressiva.
  • Misure organizzative: rotazione dei lavoratori tra postazioni a diverso carico termico, programmazione delle lavorazioni più gravose nelle ore più fresche della giornata (per lavori all'aperto estivi), riduzione del metabolismo mediante ausili meccanici per le operazioni più faticose.
  • Sorveglianza sanitaria: obbligatoria quando la valutazione evidenzia un rischio residuo di stress termico da caldo o da freddo non eliminabile con sole misure tecniche e organizzative. Il medico competente stabilisce la periodicità degli accertamenti e il protocollo sanitario in funzione del tipo e dell'entità dell'esposizione. La sorveglianza sanitaria non è prescritta dal D.Lgs. 81/08 per i soli ambienti moderati in cui il DVR esclude il rischio di stress termico significativo.

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Domande frequentiFAQ

Il microclima deve essere misurato in tutti i luoghi di lavoro?
No. La misurazione strumentale del microclima non è obbligatoria in modo generalizzato. Il datore di lavoro deve prima effettuare un'analisi qualitativa preliminare delle condizioni microclimatiche. Se tale analisi consente di escludere con ragionevole certezza il superamento dei valori di riferimento o la presenza di condizioni di stress termico, la valutazione può essere documentata nel DVR senza ricorrere a misure strumentali, purché siano adeguatamente illustrate le motivazioni di tale conclusione. La misura strumentale diventa necessaria quando l'analisi preliminare identifica potenziali criticità o quando il tipo di lavorazione (fonderie, celle frigorifere, lavoro estivo all'aperto) fa ragionevolmente ipotizzare il rischio di stress termico.
Quali sono i limiti di temperatura per gli uffici?
Il D.M. 10 settembre 1992 indica, per i locali adibiti a lavori sedentari (uffici), un intervallo di temperatura operativa di 20–22 °C nella stagione invernale e di 24–26 °C nella stagione estiva, con umidità relativa raccomandata tra il 40 % e il 60 %. L'Allegato IV D.Lgs. 81/08 non fissa valori numerici assoluti ma richiede che la temperatura sia adeguata all'organismo umano tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici richiesti. In caso di condizioni che si discostano significativamente dagli intervalli raccomandati e che generano disagio persistente nei lavoratori, ti aiutiamo a verificare se sia opportuno effettuare una valutazione strumentale con calcolo degli indici PMV/PPD.
Cosa si intende per stress termico da caldo e quando è obbligatoria la valutazione?
Lo stress termico da caldo è la condizione in cui il carico termico ambientale — determinato da temperatura dell'aria, calore radiante, umidità e attività fisica — supera la capacità del corpo di disperdere calore, con conseguente rischio di ipertermia, crampi, svenimento o colpo di calore. La valutazione strumentale mediante indice WBGT (norma UNI EN ISO 7243) diventa necessaria in tutti i contesti in cui l'analisi preliminare non consente di escludere tale rischio: lavorazioni in prossimità di forni, colate o presse a caldo, attività fisicamente intense in ambienti non climatizzati durante l'estate, lavoro agricolo o edilizio nelle ore più calde. Il WBGT individuale (WBGTind) viene confrontato con i valori limite tabellati in funzione del metabolismo per determinare l'adeguatezza delle condizioni di lavoro.
La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per il rischio microclima?
La sorveglianza sanitaria per il rischio microclima non è automaticamente obbligatoria per tutti i lavoratori. Il D.Lgs. 81/08 la prescrive quando la valutazione del rischio evidenzia un'esposizione a stress termico da caldo o da freddo che non può essere eliminata con sole misure tecniche e organizzative. In pratica, la sorveglianza sanitaria è indicata per i lavoratori esposti a condizioni di caldo intenso (WBGT superiore ai valori limite) o di freddo intenso (IREQ superiore all'isolamento dell'abbigliamento disponibile), mentre per i soli ambienti moderati con PMV/PPD nei range accettabili non è in genere richiesta. Il medico competente, se nominato, contribuisce a valutare la necessità e a definire il protocollo sanitario appropriato.

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