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Metodo Kinney & Fine: Valutazione Semi-quantitativa del Rischio

Formula R = P × E × C (Probabilità × Esposizione × Conseguenze): il metodo semi-quantitativo sviluppato da Kinney e Fine nel 1976, le scale di punteggio, le soglie di rischio e il suo utilizzo nella redazione del DVR ai sensi del D.Lgs. 81/08.

D.Lgs. 81/08Sicurezza lavoroReg. CE 852/2004Igiene alimentareAccordo SR 2025Aggiornamento
Risposta rapida

Il metodo Kinney & Fine è un metodo semi-quantitativo di valutazione del rischio sviluppato da G.F. Kinney e A.D. Fine nel 1976 originariamente per conto della British Nuclear Fuels Ltd (BNFL). Il rischio R viene calcolato come prodotto di tre variabili: R = P × E × C, dove P è la Probabilitàdell'evento dannoso, E è l'Esposizione al pericolo e C rappresenta le Conseguenze attese. Il risultato numerico viene confrontato con soglie predefinite per classificare il livello di rischio e orientare le priorità di intervento.

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Origine e storia del metodo

Il metodo fu presentato da G.F. Kinney e A.D. Fine nel 1976 nell'articolo “Practical Risk Analysis for Safety Management”, elaborato nell'ambito di un progetto commissionato dalla British Nuclear Fuels Ltd (BNFL)per razionalizzare la valutazione dei rischi negli impianti nucleari. L'obiettivo era superare i limiti dei metodi puramente qualitativi (che non consentono confronti tra rischi diversi) e dei metodi quantitativi puri (che richiedono dati statistici raramente disponibili nelle aziende).

Il metodo si diffuse rapidamente in ambito industriale europeo a partire dagli anni Ottanta, grazie alla sua relativa semplicità applicativa e alla capacità di produrre una graduatoria numerica dei rischi utile per la definizione delle priorità di intervento. In Italia è divenuto uno degli approcci più utilizzati nella redazione del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi)previsto dall'art. 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.

La formula R = P × E × C: definizione delle tre variabili

Il cuore del metodo è la formula R = P × E × C, in cui:

  • P — Probabilità: misura la verosimiglianza che la sequenza di eventi che porta al danno si verifichi concretamente, tenendo conto delle misure di prevenzione esistenti. Non è una frequenza statistica pura, ma una stima ragionata che considera la natura del pericolo, le barriere di protezione presenti e l'esperienza operativa disponibile. Scala: da 0,1 (praticamente impossibile) a 10 (quasi certezza).
  • E — Esposizione: misura con quale frequenza le persone sono esposte al pericolo identificato. Non è la durata dell'esposizione in termini assoluti, ma la frequenza con cui si verifica il contatto tra il lavoratore e la sorgente di pericolo. Scala: da 0,5 (raramente, meno di una volta all'anno) a 10 (esposizione continua durante il turno di lavoro).
  • C — Conseguenze: misura la gravità del danno che si produrrebbe nel caso in cui l'evento si verificasse, considerando la plausibile entità delle lesioni personali e/o dei danni materiali nel caso peggiore ragionevolmente prevedibile. Scala: da 1 (lieve lesione) a 100 (catastrofe con più decessi).

Il prodotto R = P × E × C fornisce un indice numerico del rischio che va da un minimo teorico di 0,05 (P=0,1; E=0,5; C=1) a un massimo teorico di 10.000 (P=10; E=10; C=100), anche se in pratica i valori estremi non si raggiungono quasi mai.

Scale di punteggio per P (Probabilità)

La scala di Probabilità prevede i seguenti livelli, ciascuno associato a un punteggio e a un descrittore qualitativo:

  • 10 — Evento atteso (quasi certezza): l'evento dannoso è il risultato più probabile e prevedibile se il pericolo si manifesta; l'evento si è già verificato in passato nella stessa situazione.
  • 6 — Verosimile: l'evento si è verificato in situazioni analoghe; ci si potrebbe aspettare che accada.
  • 3 — Possibile: l'evento è inusuale ma si è verificato in condizioni simili in altri contesti. Non sorprenderebbe se accadesse.
  • 1 — Insolito ma possibile: l'evento si è verificato ma in modo non comune; nella maggior parte dei casi non accadrebbe.
  • 0,5 — Remoto: l'evento è concepibile ma rarissimo; non è noto che si sia verificato in situazioni analoghe.
  • 0,2 — Molto improbabile: l'evento è teoricamente possibile ma estremamente improbabile; si tratterebbe di una circostanza del tutto eccezionale.
  • 0,1 — Praticamente impossibile: l'evento è possibile solo in teoria (ad esempio, in violazione delle leggi fisiche o di condizioni di esercizio assolutamente eccezionali). Molte elaborazioni del metodo eliminano questo livello o lo usano solo per rischi residui di natura teorica.

Scale di punteggio per E (Esposizione)

La scala di Esposizione misura la frequenza del contatto tra il lavoratore e la sorgente di pericolo:

  • 10 — Continuo: esposizione per la maggior parte del turno lavorativo (più di 6 ore su 8); il lavoratore è costantemente a contatto con la sorgente di pericolo durante l'attività ordinaria.
  • 6 — Frequente: esposizione approssimativamente ogni ora durante il turno; l'operazione che genera l'esposizione è parte integrante del ciclo di lavoro ripetitivo.
  • 3 — Giornaliero / Occasionale: l'esposizione avviene circa una volta al giorno oppure ogni pochi giorni.
  • 2 — Settimanale: l'esposizione avviene da una a tre volte a settimana; tipico di operazioni di manutenzione periodica o di attività non quotidiane.
  • 1 — Mensile: l'esposizione avviene da una a tre volte al mese; tipico di operazioni di manutenzione programmata o di ispezioni periodiche.
  • 0,5 — Raramente: l'esposizione avviene meno di una volta al mese (ad esempio, alcune volte l'anno); tipico di operazioni di revisione straordinaria o di emergenza.

Scale di punteggio per C (Conseguenze)

La scala delle Conseguenze misura la gravità del danno nel caso peggiore ragionevolmente prevedibile:

  • 100 — Catastrofe: molte vittime (più di 10 decessi); evento con impatto su comunità esterne all'azienda.
  • 40 — Disastro: più decessi (da 2 a 10); evento con gravi ripercussioni sull'organizzazione.
  • 15 — Molto grave / Invalidità permanente: un decesso o invalidità permanente grave (menomazione ≥ 40%); lesioni permanenti a più persone.
  • 7 — Grave: lesioni gravi a più persone o invalidità permanente parziale a un lavoratore; inabilità permanente al lavoro.
  • 3 — Lesioni serie: inabilità temporanea (almeno 30 giorni di prognosi); fratture, ustioni di II grado, danni permanenti lievi.
  • 1 — Lieve lesione: primo soccorso o trattamento medico senza inabilità temporanea; piccole escoriazioni, contusioni minori, irritazioni reversibili.

Soglie di rischio R: classi di accettabilità

Il valore numerico R ottenuto dalla formula viene confrontato con soglie che definiscono le classi di priorità di intervento. Le soglie più comunemente adottate nelle applicazioni europee del metodo sono le seguenti:

  • R < 20 — Accettabile: il rischio è basso; non sono necessari interventi urgenti. Il rischio deve comunque essere documentato nel DVR e monitorato nel tempo per eventuali variazioni.
  • 20 ≤ R < 70 — Moderato (attenzione): il rischio richiede attenzione; è necessario programmare misure di miglioramento nei tempi tecnici ragionevoli.
  • 70 ≤ R < 200 — Alto (correzione necessaria): il rischio è significativo; devono essere adottate misure correttive in tempi brevi e il rischio deve essere ridotto prima di proseguire con l'attività nelle condizioni attuali.
  • 200 ≤ R < 400 — Molto alto (correzione urgente): il rischio è elevato e richiede interventi immediati; l'attività potrebbe essere sospesa fino all'adozione delle misure correttive.
  • R ≥ 400 — Intollerabile (stop attività): il rischio è inaccettabile; l'attività deve essere interrotta immediatamente e non può riprendere senza l'adozione di misure radicali di riduzione del rischio.

Pregi e limiti del metodo

Il metodo Kinney & Fine presenta vantaggi significativi che ne giustificano la diffusione, ma anche limiti metodologici rilevanti che l'operatore della sicurezza deve conoscere.

Pregi principali:

  • Semplicità applicativa: non richiede dati statistici di frequenza degli incidenti; può essere applicato con la sola esperienza operativa e il giudizio esperto del valutatore.
  • Graduatoria delle priorità: il valore numerico R consente di confrontare rischi di natura diversa all'interno della stessa organizzazione e di costruire una graduatoria che orienta le priorità di intervento e l'allocazione delle risorse.
  • Documentabilità: i punteggi assegnati e la motivazione delle scelte sono documentabili nel DVR, rendendo tracciabile il processo di valutazione.
  • Adattabilità: il metodo è stato adattato a numerosi settori (industria chimica, costruzioni, manifattura, sanità) e a tipologie di rischio diverse (rischi meccanici, chimici, ergonomici, psicosociali).

Limiti principali:

  • Soggettività nell'assegnazione dei punteggi: l'assegnazione dei valori di P, E e C dipende dal giudizio del valutatore; valutatori diversi possono attribuire punteggi diversi allo stesso pericolo, compromettendo la riproducibilità dei risultati.
  • Falsa precisione numerica: il prodotto R = P × E × C produce un numero che può essere frainteso come una misura oggettiva di rischio, mentre è la sintesi di stime soggettive. La norma UNI ISO 31010:2019 avverte che i metodi semi-quantitativi non equivalgono a metodi quantitativi e i risultati non dovrebbero essere trattati come tali.
  • Assenza di ponderazione delle incertezze: il metodo non incorpora formalmente l'incertezza associata alle stime, a differenza di approcci probabilistici più avanzati.
  • Scale non universalmente standardizzate: esistono varianti del metodo con scale e soglie differenti; la mancanza di una versione normata unica può generare confusione nel confronto tra DVR di organizzazioni diverse.

Il confronto con ISO 31000:2018 (gestione del rischio — principi e linee guida) e UNI ISO 31010:2019(tecniche di valutazione del rischio) evidenzia come queste norme raccomandino di scegliere la tecnica di valutazione in funzione della natura del rischio, delle informazioni disponibili e delle risorse. Il metodo Kinney & Fine rientra tra i metodi semi-quantitativi riconosciuti dalla UNI ISO 31010:2019 (Allegato B), adeguati per valutazioni di screening o per contesti in cui non sono disponibili dati statistici affidabili.

Come il metodo Kinney & Fine si integra nel DVR (D.Lgs. 81/08 art. 28)

L'art. 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla Sicurezza) impone al datore di lavoro di elaborare un DVR che contenga la valutazione di tutti i rischiper la salute e sicurezza dei lavoratori, con indicazione delle misure di prevenzione e protezione adottate e delle priorità di intervento. La norma non prescrive un metodo specifico di valutazione, lasciando al datore di lavoro (con il supporto del RSPP e del medico competente) la scelta dell'approccio metodologico.

Il metodo Kinney & Fine è compatibile con i requisiti dell'art. 28 e dell'art. 29 del D.Lgs. 81/08 a condizione che:

  • la scelta delle scale di punteggio e delle soglie sia documentata e motivata nel DVR;
  • l'assegnazione dei punteggi sia effettuata coinvolgendo il RSPP, il medico competente (ove previsto) e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), garantendo la partecipazione prevista dall'art. 29, comma 2;
  • il DVR riporti per ciascun rischio i valori di P, E, C e il valore R calcolato, con la relativa classificazione nelle soglie adottate;
  • le misure di prevenzione e protezione programmate siano coerenti con la classificazione R e con le priorità definite;
  • la valutazione sia rielaborata in caso di modifiche del processo produttivo, degli impianti o dell'organizzazione del lavoro, come previsto dall'art. 29, comma 3.

La norma UNI 11230:2007(Gestione del rischio — Vocabolario), pur non avendo carattere prescrittivo per il DVR, fornisce utili definizioni di riferimento per l'applicazione uniforme dei concetti di pericolo, rischio, conseguenza e probabilità nel contesto del metodo.

Approfondimenti

Domande frequentiFAQ

Il metodo Kinney & Fine è obbligatorio per il DVR in Italia?
Il D.Lgs. 81/08 non impone nessun metodo specifico per la valutazione del rischio: il datore di lavoro può scegliere liberamente l'approccio metodologico, purché la valutazione sia documentata, esaustiva e aggiornata. Il metodo Kinney & Fine è uno dei più utilizzati in Italia per la sua semplicità applicativa, ma non è l'unico metodo accettato. In taluni settori o per specifici rischi (ad esempio, il rischio chimico ex art. 223 D.Lgs. 81/08) esistono metodologie standardizzate di riferimento che devono essere prioritariamente applicate.
Quale è la differenza tra il metodo Kinney & Fine e la matrice di rischio (P × D)?
La matrice di rischio a due variabili (R = P × D, dove D è il Danno) è il metodo più semplice e più diffuso nelle PMI italiane. Il metodo Kinney & Fine introduce una terza variabile — l'Esposizione (E) — che rende la valutazione più sensibile alla frequenza del contatto tra il lavoratore e il pericolo: due situazioni con la stessa probabilità di evento e le stesse conseguenze attese ricevono punteggi R diversi se l'esposizione dei lavoratori è diversa. Questo rende il metodo Kinney & Fine più adatto a confrontare rischi con frequenze di esposizione molto diverse (ad esempio, operazioni quotidiane versus operazioni di manutenzione mensile).
Come si tratta la soggettività nella scelta dei punteggi P, E e C?
La soggettività è il principale limite del metodo Kinney & Fine. Per ridurla, si raccomanda di: (1) coinvolgere più valutatori nella fase di assegnazione dei punteggi e ricercare il consenso, (2) documentare le motivazioni delle scelte nell'allegato metodologico del DVR, (3) adottare scale con descrittori qualitativi chiari e condivisi a livello aziendale, (4) verificare la coerenza dei punteggi con i dati disponibili su infortuni e quasi-infortuni aziendali e di settore. La UNI ISO 31010:2019 suggerisce di integrare i metodi semi-quantitativi con tecniche strutturate come HAZOP o FMEA per i rischi di maggiore complessità.

Fonti normative

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