Il D.Lgs. 231/2001, nella sua applicazione ai reati di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni colpose gravi (art. 590 c.p.) commessi in violazione delle norme antinfortunistiche, espone le persone giuridiche a sanzioni pecuniarie significative e a misure interdittive che possono paralizzarne l'attività. La Cassazione ha elaborato criteri precisi per valutare la responsabilità dell'ente e l'efficacia esimente del Modello Organizzativo (MOG).
Chi può essere chiamato a rispondere
L'ente risponde ai sensi dell'art. 25-septies D.Lgs. 231/2001 quando il reato presupposto (art. 589 o 590 c.p. in violazione di norme antinfortunistiche) sia commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente da soggetti apicali (art. 5 co. 1 lett. a) o da soggetti sottoposti alla direzione o vigilanza degli apicali (art. 5 co. 1 lett. b). Il risparmio di costi derivante dalla mancata adozione di misure di sicurezza costituisce 'vantaggio' sufficiente. L'Organismo di Vigilanza (OdV) ha un ruolo centrale nel sistema esimente: la sua mancata istituzione o l'esercizio meramente formale dei controlli aggrava la posizione dell'ente.
Perché questo orientamento è rilevante
Il D.Lgs. 231/2001 applicato agli infortuni sul lavoro è uno degli ambiti di maggiore rilevanza pratica per le imprese di media e grande dimensione, e in misura crescente anche per le PMI che operano in settori ad alto rischio infortunistico (costruzioni, manifattura, logistica, energia). Le sanzioni interdittive — sospensione o revoca di autorizzazioni, divieto di contrattare con la P.A., esclusione da agevolazioni — possono avere impatto fatale sull'operatività aziendale. La Cassazione ha chiarito che il MOG 'di carta', formalmente adottato ma non implementato, non costituisce esimente: è necessario un sistema reale di prevenzione, formazione, controllo e reazione ai segnali di rischio.
Massime consolidate
Cassazione Penale Sez. IV — n. 23401/2023
La responsabilità dell'ente ex art. 25-septies D.Lgs. 231/2001 per omicidio colposo commesso in violazione delle norme antinfortunistiche presuppone che il reato sia stato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente; il risparmio di costi conseguente alla mancata adozione di misure di sicurezza soddisfa il requisito del vantaggio anche in assenza di un beneficio economico diretto.
L'art. 25-septies D.Lgs. 231/2001, introdotto dalla L. 123/2007, ha esteso la responsabilità degli enti ai reati di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni colpose gravi o gravissime (art. 590 c.p.) commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. La Quarta Sezione chiarisce che il presupposto del vantaggio non richiede necessariamente un beneficio patrimoniale diretto ma può consistere in un risparmio di spesa derivante dalla mancata adozione di dispositivi di protezione, macchinari conformi, formazione o sistemi di gestione della sicurezza. Il concetto di 'interesse' dell'ente è invece soggettivo: si valuta ex ante se la condotta omissiva fosse funzionale a un vantaggio per l'ente. La Corte ha affermato che la sistematica omissione di misure prevenzionistiche può rivelare un'organizzazione strutturalmente carente che ha agito nell'interesse dell'ente, indipendentemente dall'intenzione dei singoli.
Rilievo pratico: Le società con dipendenti esposti a rischi lavorativi significativi devono valutare l'adozione di un Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001 con la parte speciale dedicata ai reati antinfortunistici. L'assenza del modello, in caso di infortunio grave, espone l'ente a sanzioni pecuniarie pesanti e a misure interdittive.
art. 25-septies D.Lgs. 231/2001art. 589 c.p.art. 5 D.Lgs. 231/2001Cassazione Penale Sez. IV — n. 15538/2022
L'esimente del Modello Organizzativo ex artt. 6-7 D.Lgs. 231/2001 opera solo se il modello sia stato adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del reato, sia idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi, e l'Organismo di Vigilanza abbia esercitato un controllo effettivo; un modello formalmente adottato ma non implementato nella realtà aziendale non costituisce esimente.
La Cassazione ribadisce i presupposti cumulativi dell'esimente del MOG (Modello di Organizzazione e Gestione): adozione del modello prima della commissione del reato; idoneità del modello a prevenire reati della tipologia verificatasi (valutazione ex ante); istituzione di un Organismo di Vigilanza con poteri autonomi di iniziativa e controllo; effettivo esercizio dei poteri di vigilanza da parte dell'OdV; elusione fraudolenta del modello da parte dell'autore del reato. La Corte valuta l'idoneità del modello in concreto: non basta che il modello preveda formalmente i rischi antinfortunistici ma occorre che siano state identificate le aree di rischio specifiche, definiti protocolli di decisione e comportamento, istituiti flussi informativi verso l'OdV, e che l'OdV abbia effettuato verifiche documentate. Il modello di carta, non calato nella realtà operativa, viene esplicitamente escluso dalla portata esimente.
Rilievo pratico: Il MOG deve essere costruito sulla base di un'analisi dei rischi reati della società (mappatura delle aree sensibili), tradotto in procedure operative concrete, comunicato a tutto il personale con formazione specifica, e monitorato dall'OdV con audit periodici. Aggiornare il modello dopo ogni infortunio significativo.
art. 6 D.Lgs. 231/2001art. 7 D.Lgs. 231/2001art. 25-septies D.Lgs. 231/2001Cassazione Penale Sez. IV — n. 38013/2024
In tema di responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231/2001 per lesioni colpose gravi commesse in violazione delle norme antinfortunistiche, l'accertamento della colpa di organizzazione richiede la verifica che la carenza del sistema prevenzionistico sia sistematica e rifletta scelte strutturali dell'ente, non il mero errore individuale del singolo lavoratore o preposto.
La Quarta Sezione precisa il concetto di 'colpa di organizzazione' come fondamento autonomo della responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231/2001. Non è sufficiente l'accertamento del reato individuale del soggetto apicale o del subordinato: occorre verificare che la commissione del reato rifletta una carenza organizzativa dell'ente, intesa come difetto nel sistema di prevenzione, controllo e gestione dei rischi. La colpa di organizzazione si distingue dalla semplice colpa individuale: si manifesta nella mancata adozione di procedure, nella carenza formativa sistematica, nel difetto di controllo da parte dell'OdV, nella mancata risposta a segnali di rischio (infortuni pregressi, near miss, prescrizioni non ottemperate). La Corte afferma che l'ente che dimostri di aver strutturato un sistema prevenzionistico adeguato e vigilante può escludere la propria responsabilità anche quando il singolo autore abbia commesso il reato per condotta abnorme.
Rilievo pratico: Documentare sistematicamente la gestione dei near miss, delle prescrizioni degli organi di vigilanza e degli infortuni. L'OdV deve acquisire questi dati e verificare la risposta aziendale. La capacità di dimostrare una reazione organizzativa sistematica ai segnali di rischio è il principale elemento difensivo per l'ente.
art. 25-septies D.Lgs. 231/2001art. 590 c.p.artt. 6-7 D.Lgs. 231/2001Cassazione Penale Sez. IV — n. 9007/2021
Le sanzioni applicabili all'ente per l'illecito ex art. 25-septies D.Lgs. 231/2001 comprendono la sanzione pecuniaria e, nelle ipotesi più gravi, le sanzioni interdittive di cui all'art. 9 co. 2 D.Lgs. 231/2001 (interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione o revoca di autorizzazioni, divieto di contrattare con la P.A., esclusione da agevolazioni e finanziamenti); la commissione del reato nell'ambito di un'attività imprenditoriale continuativa aggrava la valutazione.
L'art. 25-septies D.Lgs. 231/2001 prevede per l'omicidio colposo ex art. 589 c.p. una sanzione pecuniaria da 1.000 a 2.000 quote, con ogni quota compresa tra 258 e 1.549 euro. Nelle ipotesi di cui al co. 2 (violazione delle misure antinfortunistiche di particolare gravità) si aggiungono le sanzioni interdittive per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a un anno. La Cassazione precisa che la valutazione della gravità tiene conto della sistematicità delle violazioni, del numero di vittime, del tipo di attività dell'ente, dell'eventuale adozione tardiva di misure correttive successiva all'infortunio. Le sanzioni interdittive, che possono paralizzare l'attività dell'ente, sono applicabili anche in via cautelare nel corso del procedimento. La Corte valorizza positivamente la condotta riparatoria dell'ente (risarcimento alle vittime, adozione del MOG dopo il fatto) ai fini dell'attenuazione della sanzione, ma esclude che essa elida la responsabilità già accertata.
Rilievo pratico: Il sistema sanzionatorio del D.Lgs. 231/2001 può avere impatto devastante sull'operatività aziendale, specie per le PMI. Il rischio di sospensione dell'attività o di esclusione da gare pubbliche è concreto. La valutazione costi-benefici del MOG deve tenere conto di questo rischio complessivo, non solo della sanzione pecuniaria.
art. 25-septies D.Lgs. 231/2001art. 9 D.Lgs. 231/2001art. 13 D.Lgs. 231/2001
Prassi recente e tendenze
La giurisprudenza degli ultimi anni ha progressivamente approfondito il concetto di 'colpa di organizzazione' come fondamento autonomo della responsabilità dell'ente, distinto dalla semplice trasposizione della colpa individuale. I tribunali valutano positivamente la sistematicità dei controlli OdV, la gestione documentata dei near miss e delle prescrizioni degli organi di vigilanza, la formazione specifica sul D.Lgs. 231/2001 per i soggetti apicali e i responsabili della sicurezza. Le Linee Guida di Confindustria e di altre associazioni di categoria per la costruzione dei MOG sono riferimento interpretativo per i giudici nella valutazione dell'adeguatezza del modello.
Disclaimer: sintesi orientativa, non costituisce parere legale né rappresentazione fedele del testo della sentenza. Per le decisioni complete riferirsi alle banche dati ufficiali (Italgiure, DeJure, One Legale, Foro Italiano). Le formule "orientamento consolidato" indicano principi ricorrenti, non singole pronunce specifiche.
Domande frequentiFAQ
Tutte le società possono essere chiamate a rispondere ex D.Lgs. 231/2001 per infortuni sul lavoro?
Cosa deve contenere il Modello Organizzativo 231 per essere esimente rispetto ai reati antinfortunistici?
Quali sanzioni rischia l'ente in caso di omicidio colposo sul lavoro?
L'adozione del MOG dopo l'infortunio può ridurre la sanzione?
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Fonti normative
- D.Lgs. 81/08 — Testo Unico Sicurezza
- Reg. CE 852/2004 e 178/2002
- Italgiure / DeJure / One Legale (banche dati Cassazione)
- INAIL — circolari e indicazioni operative
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