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Giurisprudenza sicurezza sul lavoro

Infortuni sul lavoro e responsabilità dell’ente (D.Lgs. 231/2001)

Come la Cassazione applica l’art. 25-septies: il «vantaggio» nei reati colposi, il ruolo del modello organizzativo e cosa rischia la società dopo un infortunio grave.

Risposta rapida

Dal 2007 l’omicidio colposo e le lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme di sicurezza sul lavoro sono reati presupposto della responsabilità dell’ente (art. 25-septies D.Lgs. 231/2001). Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 38343/2014, caso ThyssenKrupp) l’interesse o il vantaggio dell’ente va riferito alla condotta, non all’evento: basta che la violazione abbia fatto risparmiare costi o tempi. La società evita la sanzione solo dimostrando di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo.

I principi affermati dalla Cassazione

  1. 1. Interesse o vantaggio si misurano sulla condotta

    Nessuna impresa ha interesse a un infortunio. Per questo le Sezioni Unite hanno chiarito che, nei reati colposi, il criterio dell’art. 5 va riferito alla condotta violatrice: il risparmio di spesa sulle misure di sicurezza, l’aumento di produttività ottenuto saltando procedure, il minor tempo di lavorazione.

    art. 5 D.Lgs. 231/2001art. 25-septies D.Lgs. 231/2001

  2. 2. Il risparmio deve essere apprezzabile e non episodico

    La giurisprudenza successiva richiede che il vantaggio sia oggettivamente apprezzabile e riconducibile a una scelta o a una prassi dell’organizzazione; una violazione isolata e di minima portata, legata solo all’iniziativa del singolo, può non bastare. È una valutazione caso per caso.

  3. 3. Il modello deve essere specifico ed effettivamente attuato

    L’esonero richiede un modello idoneo, adottato prima del fatto e attuato in concreto, con un organismo di vigilanza autonomo e un sistema disciplinare applicato. Modelli copiati, mai aggiornati o non conosciuti dai lavoratori sono ritenuti inefficaci. Per la sicurezza il riferimento è l’art. 30 D.Lgs. 81/2008, che presume conformi in prima applicazione i modelli basati sulle Linee guida UNI-INAIL o sullo standard BS OHSAS 18001 (oggi ISO 45001) per le parti corrispondenti.

    art. 6 D.Lgs. 231/2001art. 30 D.Lgs. 81/2008

  4. 4. La responsabilità dell’ente è autonoma

    L’ente risponde anche se l’autore del reato non è identificato o il reato si estingue per causa diversa dall’amnistia (art. 8). Il patteggiamento della persona fisica non chiude quindi la posizione della società.

    art. 8 D.Lgs. 231/2001

Le sanzioni per la società

Il valore della singola quota è fissato dal giudice in base alle condizioni economiche dell’ente (art. 11).

Modello organizzativo e segnalazioni

Il modello deve prevedere anche i canali di segnalazione interna richiesti dal D.Lgs. 24/2023 sul whistleblowing (art. 6, c. 2-bis, D.Lgs. 231/2001). Nella parte sulla sicurezza deve coprire gli obblighi dell’art. 30 D.Lgs. 81/2008: rispetto degli standard tecnici, valutazione dei rischi, emergenze, appalti, riunioni periodiche, sorveglianza sanitaria, formazione, vigilanza, documentazione e verifiche periodiche.

Cosa fare in azienda

Domande frequentiFAQ

Una piccola impresa può essere sanzionata ex D.Lgs. 231/2001?
Sì, la disciplina si applica agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica, a prescindere dalle dimensioni. Non si applica alle imprese individuali secondo l’orientamento prevalente.
Avere la certificazione ISO 45001 equivale ad avere il modello 231?
No. Lo standard può costituire la base della parte sulla sicurezza, ma il modello richiede anche organismo di vigilanza, sistema disciplinare, flussi informativi e, se manca, la parte generale del D.Lgs. 231/2001.
Il modello serve anche a proteggere il datore di lavoro persona fisica?
Indirettamente: l’art. 16, c. 3, D.Lgs. 81/2008 considera assolto l’obbligo di vigilanza del delegante quando è adottato ed efficacemente attuato il modello di verifica e controllo dell’art. 30, c. 4.

Fonti normative

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